La Procura di Salerno ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sulla vendita dei lotti dell’ex Italcementi alla foce dell’Irno a Salerno. L’inchiesta era stava avviata dopo un esposto presentato da alcuni cittadini che prospettavano illeciti penali in occasione dell’alienazione di alcuni lotti dell’area dell’ex stabilimento. L’ufficio inquirente guidato da Raffaele Cantone ha trasmesso al gip richiesta di archiviazione del procedimento penale a carico di ignoti per l’ipotesi di falso ideologico in atto pubblico.
L’esposto ipotizzava la possibile falsità di atti amministrativi e notarili relativi all’alienazione di alcuni lotti dell’area, sostenendo che questi non rappresentassero adeguatamente l’esistenza di vincoli derivanti dall’originario atto di acquisto del compendio da parte del Comune di Salerno. Al momento della vendita, nel 1995, da parte di Italcementi al Comune di Salerno del lotto di terreno, il certificato di destinazione urbanistica indicava quelle aree come “destinate al recupero degli standard, a spazi e attrezzature pubbliche, verde e parcheggi”, confermato pure nel rogito notarile.
La Squadra Mobile ha ricostruito l’evoluzione urbanistica dell’area dal ’95, rilevando che la destinazione originaria a spazi pubblici, verde e parcheggi è stata modificata attraverso successive varianti al Prg (1999) e al Puc (2006, 2013 e 2022), fino a prevedere anche destinazioni turistico-alberghiere e parcheggi. Dagli atti non si comprende con certezza la natura del vincolo imposto nel 1995 e cioè se fosse una obbligazione negoziale, un vincolo urbanistico conformativo o, come sembrerebbe, un autonomo vincolo derivante dalla legislazione speciale post-sismica.
Inoltre, secondo la Procura, non risulta attivata la procedura di svincolo prevista dall’articolo 7 del regolamento comunale, ma gli atti urbanistici modificativi non sono mai stati impugnati. Per questo, al momento della vendita dei lotti, l’attestazione sull’assenza del vincolo era conforme alla destinazione urbanistica vigente. E, quindi, nessuna configurabilità del reato di falso, in quanto l’attestazione dell’assenza del vincolo, indicata nel contratto di compravendita dei lotti, era conforme alla destinazione urbanistica del momento. L’eventuale illegittimità della procedura urbanistica, secondo la Procura, avrebbe potuto configurare un abuso d’ufficio, reato che si sarebbe consumato nel 1999 e che risulta ormai prescritto, oltre a non essere più punibile dopo la legge del 2024. Nella richiesta di archiviazione, che è ora al vaglio del gip, è stata anche motivata la ragione per la quale non si è ritenuto di dare avviso ai presentatori dell’esposto, in quanto non possono essere qualificati come persone offese dal reato ipotizzato.
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