Eboli. la voce della vittima e il grazie all’avvocato

Ci sono storie di cronaca nera che non si esauriscono tra le pagine di un fascicolo giudiziario, ma che scavano ferite profonde nel cuore di una comunità. La vicenda di Florin Dorel Sferle, condannato dal Tribunale di Salerno per violenza sessuale aggravata e continuata e maltrattamenti in famiglia, è una di queste. Ma è soprattutto il capitolo conclusivo di un incubo iniziato tra le mura di casa quando la vittima aveva appena otto anni. Una bambina a cui è stata brutalmente strappata l’infanzia, ma che oggi, dalle sue stesse ceneri, è riuscita a riemergere con una forza sovrumana. La condanna a sette anni di reclusione, unita all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualunque incarico a contatto con i minori, mette un punto fermo a anni di indagini dolorose, perizie e accertamenti psicologici. Eppure, oltre i documenti e le carte processuali, c’è un elemento invisibile e potente che ha permesso a questa bambina di ieri di diventare la donna di oggi — moglie e madre felice di due figli: la presenza costante dell’avvocato Maria Gabriella Gallevi. Il legale ha scelto di difenderla gratuitamente, mossa da un profondo senso di giustizia e da una rara, preziosa vicinanza umana. Oggi la vittima, finalmente libera, rompe il silenzio per lanciare un messaggio di speranza a chiunque si trovi nel buio. Le sue parole sono un frammento di pura verità che tocca il cuore: “Vorrei ringraziarla con tutto il cuore per non aver mai smesso di lottare per me. Anche quando io non riuscivo più a presentarmi, quando ero stanca, distrutta, e avevo perso ogni speranza, lei non ha mai rinunciato. A un certo punto ho smesso di credere che avrei ottenuto giustizia, ma lei ci ha creduto al posto mio. Per me non è stata solo la mia avvocata: è stata la persona che ha combattuto quando io non avevo più la forza di farlo. Oggi che l’incubo è finito, voglio solo dirle grazie. Non dimenticherò mai quello che ha fatto per me”. Parole che pesano più di qualsiasi sentenza, perché raccontano il miracolo della fiducia e la possibilità di rinascere. L’avvocato Gallevi, dal canto suo, restituisce al ruolo della difesa il suo valore più alto: “Ho scelto di aiutare questa ragazza senza alcun compenso perché davanti a un dolore simile, la giustizia diventa un dovere morale. Continuerò a battermi contro ogni forma di violenza e invito tutte le donne a non restare sole: denunciare si può, si deve. La verità prima o poi trova la sua strada”. La vita di questa giovane donna è oggi la prova vivente che la luce può vincere anche sul buio più fitto. La sua storia resta un messaggio potente per tutti noi: la violenza si combatte, la paura si supera, e dal dolore si può, finalmente, tornare a vivere. Un messaggio di speranza rivolto a tutti, soprattutto alle esponenti del gentil sesso.

Mario Rinaldi

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