Attilio Naddeo: Il Psi un partito nicchia

SAN CIPRIANO PICENTINO. Attilio Naddeo è una delle figure storiche del socialismo salernitano. Militante del PSI fin da giovanissimo, è stato ultimo segretario provinciale del Partito Socialista Italiano tra il giugno 1993 e il maggio 1994, fino al commissariamento voluto dalla federazione diretta dall’allora segretario nazionale Ottaviano Del Turco. La sua carriera amministrativa è legata soprattutto a San Cipriano Picentino, dove ha ricoperto per tre volte la carica di sindaco: dal 1990 al 1992, poi dal 1999 al 2004 e infine dal 2004 al 2009. Alle elezioni del 2024 è tornato in campo come candidato sindaco, senza essere eletto, scegliendo poi di dimettersi da consigliere comunale per lasciare spazio a nuove generazioni. Con lui ripercorriamo mezzo secolo di storia politica, tra ricordi, analisi e riflessioni sul presente e sul futuro del socialismo italiano.

Cosa è cambiato da allora ad oggi? “È cambiato il mondo. Una volta nei partiti, dalla DC al PCI, passando anche per il Movimento Sociale Italiano, c’erano persone di grande intelligenza, capaci di visione. Oggi manca una leadership, mancano progetti per il futuro. Negli anni d’oro il PSI a Salerno era al 33% ed era il primo partito, ma era anche un periodo segnato da molte inchieste giudiziarie: arresti, avvisi di garanzia, un clima di forte giustizialismo. Alla fine, però, tutto si è risolto senza condanne. All’epoca il nostro riferimento era Carmelo Conte, ministro per le Aree Urbane, una figura temuta persino da Craxi. Fu proprio Conte ad introdurre la legge 64 sul Mezzogiorno, che rappresentava una sorta di rinascita per il Meridione. Ricordo il giornalista Giorgio Bocca che su “L’Espresso” scrisse che Conte voleva fare la metropolitana a Salerno quando non l’avevano nemmeno Firenze e Torino. Progetto che poi è stato realizzato nell’attualità, ma fu ispirato all’epoca da un esponente socialista. Erano anni di grandi cervelli: Enzo Giordano sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca vicesindaco. Con il crollo delle ideologie e del Muro di Berlino è mancato l’input per rigenerarsi. Da lì è iniziata un’altra storia”.

Che futuro vede per il PSI?

“Oggi il PSI è guidato da un amico, Enzo Maraio, assessore alla Cultura della Regione Campania. È diventato un partito di nicchia: ha buone idee, ma non so quale direzione prenderà. Il contesto politico è molto diverso e non è semplice ritagliarsi uno spazio significativo”.

Cosa pensa del nuovo sistema elettorale?

“È un sistema costruito per la Meloni, convinta di poter raggiungere il 42%. Ad oggi per contrastarla ci sarebbe bisogno di un campo largo che includa tutti i partiti del centrosinistra. La Meloni ha negato molte delle cose dette in passato, eppure continua a salire nei sondaggi. La sinistra invece litiga senza trovare un programma comune. Per far vincere il centrosinistra servirebbe un “Papa esterno”, qualcuno capace di metterli d’accordo, perché da soli non ci riescono”.

Lei è stato sindaco per tre mandati. Cosa è cambiato nell’amministrare un comune?

“Oggi si va sempre più verso l’autonomia impositiva: i comuni devono spendere quello che incassano, salvo i fondi PNRR che arrivano di tanto in tanto. È difficile mantenere determinati standard, soprattutto nei servizi e nell’assistenza”.

Come giudica l’attuale amministrazione di San Cipriano Picentino?

“Per ora governano, ma grandi progetti non ne vedo. Io ero candidato contro di loro, ma non sono stato eletto. Siamo in attesa della sentenza sul PUC: Provincia e Regione hanno fatto ricorso al TAR contro un piano che punta ad aumentare la popolazione. San Cipriano è in una posizione strategica, al confine con Salerno, ma manca un progetto per rilanciare la parte storica del paese. Durante il mio mandato avevo proposto un Museo dello Sbarco: la Regione Campania, con Bassolino, finanziò una prima tranche. Poi il sindaco successivo non proseguì. Il professor Oddati lo portò a Salerno, ma oggi è chiuso”.

Progetti per il futuro?

“Sono in stand-by e non penso di ricandidarmi. Magari qualche incarico politico, poi si vedrà. Mi sono dimesso da consigliere comunale perché, dopo 45 anni di militanza, tornare semplice consigliere non era il caso. Ho preferito lasciare spazio ad altri. Con il bagaglio culturale e politico che ho, posso intervenire quando serve. Sono entrato nel PSI a 16 anni, nel 1977, nella giovanile socialista. All’epoca Enzo Napoli era segretario provinciale, c’erano Raffaele Visconti — oggi dirigente di Equitalia in liquidazione — Massimo Calenda, giornalista Rai, e Mimmo Bruno, che poi lavorò nell’ufficio stampa di Craxi. È stata una scuola politica straordinaria”. Un Naddeo a tutto campo, narratore di aneddoti di un passato che ha costituito le fondamenta di ideologie politiche ben precise, ma che oggi si scontra con una realtà completamente diversa, nella quale lo stesso ex primo cittadino di San Cipriano non riesce a riconoscersi.

Mario Rinaldi

L'articolo Attilio Naddeo: Il Psi un partito nicchia proviene da Le Cronache.