Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa

La Cina è un «importante vicino» con cui costruire un rapporto «costruttivo e stabile». Sanae Takaichi prova così a riaprire il dialogo con Pechino. Nel discorso programmatico pronunciato alla Dieta in occasione dell’apertura della sessione autunnale, la premier giapponese ha riconosciuto la lunga storia di relazioni tra i due Paesi, precisando però che Tokyo continuerà ad affermare le proprie posizioni e a chiedere alla Cina un «comportamento responsabile». Il messaggio arriva mentre si lavora all’ipotesi di un incontro con Xi Jinping al summit APEC di novembre a Shenzhen e Tokyo si interroga sull’affidabilità dell’alleato americano dopo il vertice tra Xi e Donald Trump.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
La premier giapponese Sanae Takaichi (Ansa).

La crisi diplomatica con Pechino di fine 2025

L’apertura diplomatica di Takaichi non cancella le distanze sulla sicurezza, ma è tesa a far ripartire rapporti deteriorati dalla grave crisi, aperta nel novembre 2025. Allora la premier, durante un’interrogazione parlamentare, prospettò un coinvolgimento militare del Giappone in caso di crisi a Taiwan. L’erede politica di Shinzo Abe rese così esplicito uno scenario che Tokyo preferiva lasciare nell’ambiguità. Per Pechino, che considera Taiwan una questione interna e non rinuncia all’uso della forza per ottenerne il controllo, è stata una provocazione che ha aperto una frattura con una leader già guardata con molto sospetto per le sue storiche posizioni definite «revisioniste» sulla storia dell’imperialismo nipponico. Sono seguiti avvisi contro i viaggi in Giappone, pressioni sugli scambi culturali e accuse sul presunto ritorno del militarismo.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Xi Jinping (Ansa).

Le frizioni tra Tokyo e Washington

Lo si è visto anche durante il summit tra Xi e Trump alla Casa Bianca. Entrambi hanno ricordato l’alleanza sinoamericana nella Seconda Guerra mondiale, ma il leader cinese ha citato esplicitamente la lotta contro gli «aggressori militaristi giapponesi». Un richiamo che a Tokyo ha generato disagio. Takaichi ha cercato rassicurazioni in una telefonata di circa 20 minuti con Trump, ribadendo la fiducia reciproca tra i due Paesi. Ma il canale aperto non cancella le inquietudini. La guerra in Medio Oriente sta rallentando le consegne dei missili Tomahawk acquistati dal Giappone. Le sanzioni americane contro la Corte penale internazionale hanno colpito anche la sua presidente, la giudice giapponese Tomoko Akane. A Okinawa, l’arresto di un marine ventenne in relazione all’omicidio durante una rapina di una donna di 39 anni ha riacceso l’indignazione, la premier dal canto suo ha condannato il delitto chiedendo piena collaborazione a Washington.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan con Donald e Melania Trump (Ansa).

La cooperazione militare con gli Usa e il nodo di Taiwan

Eppure, sul terreno militare l’integrazione prosegue. Gli Stati Uniti trasferiranno alla base di Kadena, a Okinawa, il sistema missilistico Typhon, capace di lanciare Tomahawk e raggiungere il territorio cinese. Un rafforzamento della deterrenza che alimenta però le tensioni con Pechino. Contemporaneamente, il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi sostiene che il Giappone dovrebbe discutere «senza tabù» dei Tre Principi non nucleari e dell’eventuale acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare. Sono questioni distinte, ma entrambe toccano limiti particolarmente sensibili per l’unico Paese a essere stato vittima di un bombardamento atomico. È un segnale di quanto il dibattito sulla sicurezza si sia spostato, mentre Takaichi prepara la revisione dei tre principali documenti strategici entro la fine dell’anno. La vicinanza a Taiwan rende d’altronde difficile immaginare che il Giappone resti estraneo a un eventuale conflitto: l’isola di Yonaguni dista appena 110 chilometri da Taiwan. Nel 2022, durante le esercitazioni cinesi seguite alla visita di Nancy Pelosi a Taipei, cinque missili cinesi finirono nella zona economica esclusiva giapponese.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Donald Trump con Sanae Takaichi alla Casa Bianca (Ansa).

La Cina mantiene un canale aperto, ma alle sue condizioni

Ora Takaichi cerca di scindere il canale della sicurezza da quello diplomatico. In questo quadro si inserisce la visita a Pechino, nelle scorse settimane, di una delegazione di circa 50 esponenti politici e imprenditoriali guidata dall’ex ministro degli Esteri Takeshi Iwaya, che ha incontrato il capo della diplomazia cinese Wang Yi e il vicepremier He Lifeng. L’accoglienza ad alto livello mostra che Pechino non intende chiudere ogni canale. Ma Wang ha ricordato le «responsabilità storiche» del Giappone e la necessità di «correggere» la sua percezione della Cina. Una porta resta aperta, le condizioni politiche rimangono. Un test cruciale sarà l’APEC di Shenzhen, dove sono attesi anche Trump e Vladimir Putin. Pechino non ha ancora confermato il colloquio, ma un incontro permetterebbe di mostrare che la crisi può essere gestita ai massimi livelli. Un suo rifiuto, invece, renderebbe più evidente la distanza tra i due vicini asiatici. Per Tokyo, il rischio è ritrovarsi ai margini di una distensione tra grandi potenze mentre il proprio rapporto con la Cina resta bloccato su Taiwan.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya con l’omologo cinese Wang Yi (Ansa).

Economia e calo demografico: il fronte interno di Takaichi

La tenuta interna è l’altro fronte aperto per la premier giapponese. Nel suo discorso programmatico in parlamento, Takaichi ha promesso investimenti nei settori strategici e una politica fiscale «responsabile e proattiva», insieme alla riduzione temporanea dell’imposta sui consumi alimentari. Deve però convincere i mercati sulla sostenibilità della spesa. Ha inoltre definito il calo demografico una «crisi nazionale», annunciando una strategia entro fine anno. La risposta standard alla carenza di lavoratori è l’automazione, mentre l’impiego di stranieri viene indicato come extrema ratio. Anzi, le regole vengono inasprite. Dal primo ottobre la tassa per la residenza permanente è salita da 10 mila a 200 mila yen, con requisiti più severi. Sono previste anche restrizioni sull’acquisto di terreni vicino a siti sensibili per la sicurezza nazionale. Per i critici, Tokyo rende così più difficile attirare persone proprio quando ne avrebbe bisogno.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Sanae Takaichi (Ansa).

La scommessa di Takaichi è che tecnologia e investimenti possano sostenere un Paese con meno lavoratori, consentendogli anche di recuperare terreno nella competizione industriale con i vicini asiatici. Tra questi c’è proprio la Cina, concorrente nei settori avanzati ma anche primo partner commerciale. Le due economie restano legate da mercati, forniture e catene produttive che il gelo diplomatico non ha cancellato. Le imprese giapponesi chiedono dunque di stabilizzare i rapporti: per loro è una necessità concreta. Il progetto di rilancio interno passa dunque anche dalla capacità di contenere le tensioni con l’ingombrante vicino. Takaichi può rafforzare la difesa e cercare di ridurre le dipendenze nei settori strategici, ma una crisi prolungata con Pechino aggiungerebbe ostacoli a un’economia già alle prese con il declino demografico. Le prossime settimane riveleranno se davvero Cina e Giappone saranno in grado di tornare a parlarsi. Non tanto per andare d’accordo, ma per provare a gestire un disaccordo sempre più evidente.