Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania

Su un punto almeno Giorgia Meloni e Roberto Vannacci la pensano allo stesso modo: Napoli e la Campania sono più un problema che un’opportunità. La presidente del Consiglio e il generale all’ombra del Vesuvio si fanno vedere il meno possibile. Il motivo non è chiaro, anche se tanti pensano che il retropensiero sia lo stesso: sono terre difficili, “pericolose”, caratterizzate da una classe politica scaltra e notabilare, e oltretutto politicamente ormai considerate blindate dalla sinistra.

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Giorgia Meloni (Ansa).

Tra Comunali e referendum per FdI è stata una débâcle

Alle Amministrative della scorsa primavera, FdI in provincia di Napoli è sostanzialmente scomparsa: pensate che a Portici ha preso lo 0,98 per cento; a San Giorgio a Cremano l’1,23; a Ercolano il 2,28; ad Afragola il 3,88; a Mugnano il 4,82 per cento. Comuni grandi, con più di 50 mila abitanti, dove il partito di Giorgia Meloni si è vaporizzato. E il referendum? Un disastro: a Napoli e provincia i “no” alla riforma costituzionale sulla Giustizia sono stati il 71,5 per cento, il record italiano.

Meloni si fida più del sindaco di Napoli che dei suoi

Eppure, la Campania non è mai stata una regione “rossa”: hanno governato per il centrodestra il compianto Antonio Rastrelli, poi Stefano Caldoro, che poi perse per meno di tre punti contro Vincenzo De Luca. Eppure, col passare degli anni, la destra si è persa negli scontri interni, e la Campania è diventata più ostile di Toscana ed Emilia-Romagna. Chi conosce bene le dinamiche politiche di queste zone sostiene che in fondo Meloni si fidi più del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che dei suoi stessi esponenti locali: non a caso, l’America’s cup, evento di livello mondiale che sta facendo brillare il golfo su tutte le tv del globo, è sbarcata a Napoli soprattutto per merito di Meloni, vede come protagonisti assoluti dal punto di vista mediatico Manfredi e il presidente della Regione Roberto Fico, mentre il centrodestra locale si accontenta di qualche manifesto affisso in città.

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Il bacio tra Giorgia Meloni e Gaetano Manfredi realizzato da Ineos a Bagnoli (Ansa).

Vannacci non pervenuto

Ci sarebbero praterie per Vannacci, ma niente: pure lui, sotto ’o Vesuvio, non si fa vedere quasi per nulla. La scorsa settimana sono stati nominati i vertici locali: Antonio Ambrosio è il nuovo vice (pure vicario) del coordinatore campano di Futuro Nazionale, Catello Di Capua. Ambrosio si è candidato alle Regionali dello scorso anno con FdI e ha ottenuto, nella circoscrizione partenopea, 3.398 preferenze: nulla a che vedere con Domenico Giannetta e Tommaso Calderone, arruolati da Vannacci in Calabria e Sicilia, entrambi con un passato da capogruppo di Forza Italia, gente coi voti “veri”. Lo stesso Di Capua, ex fedelissimo del senatore di An Enzo Nespoli, non è mai stato un big delle preferenze. Di Ciro Borriello, ex sindaco di Torre del Greco, neocoordinatore provinciale a Napoli, abbiamo già scritto. «Purtroppo», dice a Lettera43 un vannacciano partenopeo della prima ora, «registriamo l’assenza di Vannacci sul territorio. Dovrebbe venire, farsi vedere, la gente ci ferma e ci chiede di incontrarlo, ma lui niente. Le nomine vengono calate dall’alto, e va anche bene, nessun problema, ma qui Fratelli d’Italia ha combinato tanti di quei guai che ci sarebbe un potenziale di voti impressionante. L’impressione è che non ci sia interesse verso di noi».

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Roberto Vannacci (Ansa).

E il centrosinistra gongola

Intanto il centrosinistra gode, preparandosi a fare il pienone alle prossime Politiche, nella terza regione d’Italia, giocando praticamente senza avversari: qui la Lega, come potete ben comprendere, non va per la maggiore, per usare un eufemismo. A tenere botta resta solo Forza Italia, ma non basta. Non può bastare.

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Elly Schlein, Roberto Fico e Giuseppe Conte (Imagoeconomica)