La vicenda giudiziaria che ha coinvolto il senatore di Forza Italia Franco Silvestro torna al centro del dibattito dopo la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Roma. Il caso era esploso nel giugno scorso, quando era stata resa pubblica la denuncia presentata da un’imprenditrice, che aveva riferito di una presunta violenza sessuale che sarebbe avvenuta nel febbraio 2025 all’interno degli uffici del Senato. Silvestro aveva respinto ogni accusa, dichiarandosi estraneo ai fatti. A settembre la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento, ritenendo tardiva la querela e quindi mancante la condizione di procedibilità. Una precisazione importante, perché l’archiviazione in questo caso non equivale a una sentenza di merito sui fatti contestati. La vicenda, tuttavia, ha riacceso il confronto politico e le reazioni all’interno di Forza Italia. Tra le voci che intervengono sul caso c’è quella di Alessandra Iannuccilli, già responsabile di Azzurro Donna e per anni impegnata nella segreteria regionale di Forza Italia Campania. Iannuccilli conosce personalmente Silvestro, con il quale ha condiviso diverse campagne elettorali e iniziative politiche, e difende la propria convinzione sull’estraneità del senatore alle accuse.
Lei ha seguito la segreteria regionale di Forza Italia. Qual è la sua opinione in merito a quanto accaduto al senatore Franco Silvestro?
«Io non ho mai avuto dubbi sulla vicenda. Ho conosciuto il senatore Silvestro durante la campagna elettorale delle regionali, quando era candidato, e ho lavorato con lui nella segreteria dell’onorevole Martusciello per quattro anni. Onestamente, questa vicenda mi è sembrata una sorta di “Boccia due”: da un lato Boccia e Sangiuliano e, dall’altro, questa donna e il senatore. Ho avuto modo di frequentare sia il Senato sia la Camera e, per la mia esperienza, mi sono posta subito delle domande sulla ricostruzione dei fatti e sulle concrete possibilità di chiedere aiuto in quella situazione. Conosco Silvestro anche sul piano personale e nel tempo si è instaurato un rapporto di amicizia. È una persona che scherza e ride con tutti, ma che ho sempre visto rispettosa degli altri e, in particolare, delle donne. Durante le campagne elettorali abbiamo lavorato a stretto contatto con molte ragazze della giovanile e non ho mai assistito a comportamenti equivoci o irrispettosi. Sono stata coordinatrice per tre anni di Azzurro Donna e abbiamo organizzato insieme al senatore e al ministro Tajani diversi eventi dedicati alle donne. Per questo, l’archiviazione rappresenta per me una conferma di una convinzione che avevo già maturato».
Da donna lavoratrice e impegnata in politica, qual è l’opinione che si è fatta?
«Se subisco una violenza e ne resto traumatizzata, come era stato raccontato all’epoca, penso che la prima reazione sarebbe quella di chiedere aiuto o denunciare. Se non si ha il coraggio di farlo immediatamente, ritengo comunque difficile che una situazione del genere possa passare completamente inosservata. Sono iscritta all’Ordine dei giornalisti da quando avevo 18 anni. Mio padre è ancora oggi editore, abbiamo avuto giornali e io stessa ho lavorato nel settore. Proprio per questo ritengo che, su vicende così delicate, il giornalismo debba essere par ticolarmente rigoroso. A mio avviso, questa storia è stata molto amplificata. Sono stata contattata da Repubblica, ma ho scelto di non parlare perché non ritenevo ci fossero i presupposti. Dopo la vicenda Boccia, ho avuto la sensazione che si sia creato un meccanismo nel quale emergono periodicamente storie molto esposte mediaticamente. È un fenomeno che considero pericoloso perché rischia di trasformare questioni delicate in vicende da prima pagina prima ancora che siano stati chiariti tutti gli elementi.
Nel caso di Silvestro, inoltre, conosco gli spazi del Senato. Per quanto ne so, la stanza del senatore è collocata in una zona dove ci sono altre persone e altri uffici nelle immediate vicinanze. Mi sono quindi posta delle domande sulla ricostruzione dei fatti. Naturalmente si tratta della mia valutazione personale, ma è anche per questo che ho avuto dubbi fin dall’inizio.
Ritengo che vicende di questo tipo vadano affrontate con grande serietà, perché possono avere conseguenze pesanti sulla vita delle persone e delle loro famiglie. Il senatore ha figli e una famiglia e, a mio avviso, è stato sottoposto a una forte esposizione mediatica.
Ho manifestato la mia solidarietà a Silvestro perché ho lavorato fianco a fianco con lui, anche durante campagne elettorali molto impegnative. Conosco il suo modo di rapportarsi alle persone e, nella mia esperienza, non ho mai visto comportamenti irrispettosi nei confronti delle donne.
Quando ho appreso dell’archiviazione, ho pensato alla giornalista che aveva firmato gli articoli e avrei voluto dirle: “Mi hai martellato per settimane, ma a quanto pare quello che davi per certo non era poi così certo”.
Oggi faccio altro e ho lasciato la politica, ma continuo a pensare che, prima di esporre pubblicamente una persona in una vicenda così delicata, sia necessario verificare con grande attenzione tutti gli elementi. A maggior ragione quando ci sono una famiglia e dei figli. Il senatore, inoltre, ha già vissuto una storia personale di sofferenza alle spalle. Per quello che ho conosciuto direttamente, ritengo che non meritasse una simile esposizione».
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