Il vento azzurro che sale dalla Calabria

 di Lucia Serino

 

Insomma, gli ultimi saranno i primi. Chi glielo doveva dire alla Calabria che poteva aspirare a rappresentare un modello di buon governo e di riforme liberali che si candida a diventare proposta politica azzurra, forzista, nazionale alle prossime elezioni?

Ho letto, su questo giornale, l’entusiasmo con il quale la delegazione campana del partito berlusconiano ha partecipato a Roma alla presentazione del libro di Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, politico di lungo corso, vicepresidente di Forza Italia in carica, meno sanguigno del sindaco di Reggio Calabria ed ex deputato, Francesco Cannizzaro, ma con un physique du rôle più competitivo, diciamo. Che anche questo conta in politica, mai come ora che la comunicazione – ed Occhiuto lo sa bene, tra l’altro è un ex editore televisivo – apre scenari di narrazione che il presidente calabrese costruisce giorno per giorno grazie al lavoro di Veronica Rigoni, veneta, da tempo dentro la comunicazione di Forza Italia. Cominciamo da qui, chi costruisce la comunicazione non si vede, appare raramente. Provate a googlarne il nome di questa brava social media manager, trovate poco, pochissimo. Sia detto giusto per dare un suggerimento alle fresche nomine alla comunicazione del partito in Campania fatte da Martusciello.

Appare lui, Occhiuto. Appare molto. Sono anni che scrivo che è destinato ad essere un leader nazionale, capace di sfidare con le parole – successe a Napoli qualche anno fa – anche il veneratissimo presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sui rapporti con il Governo. Roberto Occhiuto è forse davvero un liberal nelle convinzioni, un po’ a tornaconto, ovviamente, per quello che conviene. Non lo abbiamo sentito nella questione gonne di Tajani, ad esempio, lo abbiamo visto invece a difesa della compagna, la viceministra Matilde Siracusano, nella vicenda Vannacci e le scollature generate dall’intelligenza artificiale. Ma questo è solo il livello più instagrammabile del suo messaggio politico. Che va soprattutto a intersecare questioni strutturali di una regione, la Calabria, che non ha mai avuto un governatore che anche nell’antropomorfia, di destra e di sinistra, non sembrasse un uomo che lo guardavi  e pensavi, “ah, il calabrese”, con quell’intimo disprezzo che conosco molto bene e che appartiene soprattutto a noi campani.

Il teatro della politica da tempo si nutre di libri dei leader, che puntuali arrivano in autunno e consentono agli autori di fare il tour dei teatri italiani, un tempo le piazze, con un pretesto letterario. Anche Occhiuto si è lanciato. Ora, la Calabria ha avuto e ha problemi enormi. Tutto quello che potremmo semplicisticamente elencare, dalla ‘ndrangheta in giù, è una questione gigantesca. Ma surfare sull’onda dei problemi è una grande qualità del presidente cosentino, e così nel suo libro Occhiuto rovescia antichi pregiudizi e fa un’operazione sottosopra degna di una foto di Oliverio Toscani, candida il modello del suo governo, cioè dell’ultima regione italiana, a proposta nazionale. I medici cubani, gli aeroporti (a proposito, la Calabria ne ha tre), i nuovi ospedali, e poi il cinema, il vortice delle trasmissioni del day time Rai (sì, certo, a pagamento, ma bisogna pur concepire una programmazione) e quelle di bandiera dei canali Mediaset, e poi la rete del suo apparato e tutto quello che significa un sistema di potere. Con alcune proposte alle quali qualcuno ha già fatto la tara, come il reddito per gli universitari al quale ora ha aggiunto gli scatti di gioventù come contrappeso di avanzamento occupazionale agli scatti di anzianità. Va tutto bene in fondo allo Stivale? Certamente no, ma il primo a dirlo sempre è proprio lui, da abile politico.

Tutte queste chiacchiere ci conducono a dire una cosa, fondamentalmente. Una delle grandi novità politiche dello scenario nazionale viene da una regione che il resto dell’Italia ha ancora difficoltà a percepire nella sua modernità. Non succedeva dai tempi di Giacomo Mancini. Il grande indotto del protagonismo di Occhiuto è proprio l’attenzione sulla sua regione, la Calabria, da sempre in fondo alle classifiche, e – aggiungiamo – per noi campani eternamente inchiodata all’immagine di quei flussi un po’ tamarri in esodo estivo verso Scalea e alla convinzione che se vai a Locri ti sequestrano ancora. Ci riuscirà Occhiuto a scalzare il gaffeur Tajani e a convincere una parte degli italiani che c’è qualcosa di nuovo che può anche risalire dallo Stretto? C’è solo un altro calabrese che può tenergli testa, riconvertendo o riequilibrando il racconto del governatore azzurro che per la verità raramente parla delle questioni della criminalità che pur c’è e rimane in Calabria e ha un imbattibile primato internazionale. E’ Nicola Gratteri, il Procuratore di Napoli. Anche lui porta il racconto della Calabria in giro per l’Italia, un’altra Calabria. Sembra di sentirlo Occhiuto controbattere: sì, lo sappiamo, ma dobbiamo parlare delle cose positive. E’ una sfida interessante, a distanza. Sono comunque lontani i tempi in cui, scusate la parentesi personale, arrivata in Calabria più di vent’anni fa, mi imbattei in un video di studenti dell’università di Arcavacata che diceva: voglio vivere a Salerno. L’aria è un  po’ cambiata, basta andare oltre Scalea.

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