Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra

Altro che le scaramucce dentro il campo largo del centrosinistra. A destra rischia di andare in scena uno scontro frontale molto più tonitruante. La bomba, giornalisticamente parlando, l’ha sganciata Lirio Abbate dalle pagine del suo nuovo datore di lavoro, il Giornale, dove si è trasferito non senza clamore dopo una carriera passata, tra gli altri, a L’Espresso e a Repubblica. Il nuovo vicedirettore con delega alle inchieste investigative e giudiziarie ha esordito in prima pagina il 15 settembre con un’inchiesta su Roberto Vannacci, la minaccia da destra per Giorgia Meloni.

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
L’inchiesta sulla prima pagina del Giornale il 15 settembre.

“Esclusivo. I conti che non tornano del generale super fetecchia”, è il titolo dell’articolo, che racconta «la mappa dei fondi e le zone d’ombra di Futuro Nazionale. Dagli imprenditori delle ferrovie all’edilizia fino ai lobbisti, tutti gli interessi dell’europarlamentare finiti nei dossier a Bruxelles. E torna di moda quel soprannome con cui divenne famoso all’Accademia militare». Boom. Un approfondimento, tra l’altro, pubblicato solo nella sua prima parte, con la seconda attesa per mercoledì 16 settembre.

Mentre a sinistra preparano i popcorn, l’ex generale ha risposto su Facebook: «Il titolo accusa, l’articolo insinua, i fatti non dimostrano nulla. Continuate pure a dedicarci prime pagine, inchieste e titoli scandalistici. Ogni vostro attacco vale più di mille manifesti. Noi restiamo trasparenti. Voi restate ossessionati. Ci vediamo al prossimo sondaggio». Secondo il Giornale però è solo la replica di chi si è arrampicato sugli specchi.

Per rispondere al fango, Alemanno getta fango su Abbate

A difendere Vannacci e chiedere una tregua ci ha pensato anche Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma che si è avvicinato politicamente a Futuro Nazionale dopo l’uscita dal carcere e ora controlla i team Vannacci nella Capitale. «Mi sembra assurdo che un quotidiano di destra come il Giornale metta in prima pagina un’inchiesta di Lirio Abbate contro il generale Vannacci», ha scritto su Instagram, con tanto di video annesso. «Chi è Lirio Abbate? È un giornalista d’inchiesta modello Report che fu il principale inventore della vicenda Mafia Capitale. Dai suoi articoli e dai suoi libri è partita un’indagine che ha infangato per anni tutta Roma e che è stata un attacco durissimo contro la mia amministrazione in Campidoglio e contro tutta la destra romana».

Quindi l’appello a Tommaso Cerno: «Chiedo al direttore del Giornale, che conosco come una persona seria, un liberale autentico difensore dei diritti, se è giusto che un giornale di destra utilizzi questi metodi per tentare di infangare una persona di destra come Vannacci. Il generale risponderà del merito di questo articolo che a me sembra tutta fuffa, ma io dico a Tommaso Cerno: per favore fermiamoci prima che sia troppo tardi! Non si possono usare questi metodi, oltretutto da destra contro una persona di destra!».

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Il giornalista Lirio Abbate (foto Imagoeconomica).

Il nervosismo della premier e i sondaggi che preoccupano

Meloni in questo periodo di avvicinamento alle elezioni del 2027 viene descritta come molto nervosa, ed è chiaro che dietro l’attacco al leader di Fn ci sia il tentativo della stampa di destra, a partire proprio da il Giornale di proprietà di Antonio Angelucci, parlamentare leghista, di fare scudo al governo e provare a sminare il più possibile la trappola Vannacci. Intanto, secondo il sondaggio Swg del 14 settembre per il Tg La7, l’ex generale nelle intenzioni di voto è salito ancora dello 0,2 per cento, arrivando a quota 7,9 per cento, che gli vale la seconda posizione tra le forze di destra, ormai stabilmente sopra a Forza Italia, ferma al 6,9 per cento, e alla Lega (scesa dal 5,7 per cento al 5,5 per cento).

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Antonio Angelucci (Imagoeconomica).

Vannacci in un’intervista al Giornale di Brescia ha detto che «Meloni si è persa per strada dall’inizio», non escludendo una possibile entrata in un eventuale futuro esecutivo Meloni, ma soltanto sulla base di «un accordo scritto» e senza oltrepassare le sue «linee rosse». Certo, per ora non c’è proprio aria di armistizio. In attesa della seconda puntata dell’inchiesta. Mentre lettori ed elettori di destra sembrano frastornati e affollano i commenti sotto i post di Cerno e del Giornale: «Così state facendo il gioco della sinistra».