Ogni volta che la Salernitana attraversa un momento di difficoltà, ecco che il suo nome è tra i più gettonati negli ambienti del tifo granata. Del resto stiamo parlando di un allenatore che, un po’ come Re Mida, ha trasformato in oro tutto quello che ha toccato vincendo un campionato e conquistando due salvezze in B. Eppure Leonardo Menichini non ha vissuto sempre momenti tranquilli, tra l’ostracismo di parte della dirigenza, lo scetticismo dell’ambiente e qualche critica “feroce” di alcuni organi di informazione. “Sdrammatizzare, farsi scivolare tutto addosso, non perdere mai l’entusiasmo e credere fortemente nel lavoro che stai facendo” la risposta a chi gli chiede come abbia fatto a vivere con serenità quelle pressioni che, invece, hanno mandato in tilt colleghi altrettanto esperti e importanti. In qualità di doppio ex della sfida in programma sabato pomeriggio allo Scida, il trainer di Ponsacco seguirà con interesse Crotone-Salernitana .
Che partita dobbiamo attenderci allo Scida?
“Secondo me sarà una gara avvincente e spettacolare, tra due squadre che in tempi recenti hanno calcato il massimo palcoscenico del calcio italiano e che hanno voglia di scalare posizioni in classifica. Il Crotone ha delle difficoltà oggettive, è partito con un penalizzante -6 in classifica e dovrà vincere a tutti i costi per avvicinarsi alla zona salvezza e dare un primo segnale alla piazza. La Salernitana, dal canto suo, ha già un bel distacco dal primo posto e non ha alternativa al colpaccio fuori casa. Il pareggio non servirebbe a nessuno, proprio per questo immagino un match intenso, ricco di occasioni e senza calcoli o tatticismi esasperati”.
Affrontare un avversario che non ha mai vinto può creare maggiore ansia alla Salernitana?
“Stiamo parlando di una squadra forte ed esperta che certo non si farà condizionare da questo fattore. Si giocherà allo Scida contro un avversario comunque valido e questo basta per preparare la gara senza fare ulteriori ragionamenti. Io penso che i granata partano comunque avvantaggiati. Lo dicevo prima: al Crotone il pari non servirebbe a nulla e non credo faranno una partita di attesa e ripartenza. Sono convinto che proveranno a vincere e che lasceranno spazi che la Salernitana proverà a sfruttare con i suoi giocatori di maggior talento. Ribadisco, per entrambe il segno X sarebbe una mezza sconfitta”.
A proposito di giocatori bravi: a Salerno c’è Lescano che è diventato riserva di lusso e che pare demotivato…
“E’ evidente che stiamo parlando di un calciatore abituato a essere protagonista e che, presumibilmente, al momento della firma aveva avuto rassicurazioni sul posto da titolare. Io però credo fortemente che nessun allenatore scelga per danneggiarsi da solo e che evidentemente Cosmi ritenga di aver trovato un certo equilibrio con il tandem La Gumina-D’Ursi. Due giocatori altrettanto validi per la categoria. In una rosa che vuole vincere è necessario che tutti si mettano a disposizione, sfruttando i minuti che il tecnico concede. Chi ambisce alla B deve avere alternative all’altezza dei titolari, sta a chi parte dalla panchina non perdere mai stimoli pur trattandosi – nel caso specifico – di gente con un palmares di tutto rispetto”.
Lei, nel 2019, in un momento di crisi tra squadra, società e tifoseria aprì le porte dell’Arechi per ricreare un clima positivo. Forse, allo stato attuale, mancano più queste operazioni simpatia che i risultati…
“Secondo me sarebbe fondamentale ricompattare tutte le componenti. Ricordo bene quel pomeriggio. Non sapevamo ancora con chi avremmo dovuto giocare lo spareggio salvezza e c’era scoramento tra i tifosi e una scollatura evidente con la proprietà. Chiesi di allenarci all’Arechi per riprendere confidenza con il terreno di gioco e con il nostro stadio, sapendo che il pubblico è una di quelle armi in più che nei momenti decisivi fa la differenza. Vennero in tanti, soprattutto bambini e famiglie. I rasserenarono gli animi, nella gara d’andata col Venezia ci furono 15mila spettatori e il settore ospiti del Penzo era pieno. Ci salvammo alla grande, proprio contro Serse Cosmi”.
A distanza di quel playout “farsa” si è verificato il caso Sampdoria.
“E’ vero e dispiace. Immaginate un allenatore che deve tenere alta la concentrazione di un gruppo senza nemmeno sapere quando e contro chi giocherà. Non è calcio questo. E ogni anno assistiamo alle stesse scene: società iscritte pur essendo in difficoltà e classifiche stravolte tra penalizzazioni ed esclusioni. Così si falsano i campionati e si allontanano le persone. Sarebbe ora di istituire regole ferree e chiare, evitando che i tribunali incidano più del rettangolo verde. E poi ricorsi, contro-ricorsi…basta!”.
A proposito di Venezia-Salernitana, nel libro Macte Animo lei disse di aver accettato il ritorno con una sola partita da giocare perché un padre non abbandona mai suo figlio…
“E non fu una frase di circostanza. Mancava una giornata alla fine del campionato, arrivò la chiamata della società e accettai subito perché mi andava di difendere quella categoria che avevamo riconquistato tutti insieme e con fatica. Non fu facile preparare in pochi giorni la trasferta di Pescara, poi ci fu lo strascico playout tra ricorsi e caso Foggia. Alla fine disputammo una bellissima partita a Salerno e riuscimmo a difenderci alla grande al Penzo. Non dimenticherò mai le scene di gioia nello spogliatoio e sugli spalti, sarebbe stato brutto per tutti arrivare al centenario del club con una retrocessione”.
Cosa pensò dopo l’espulsione di Minala e il gol del Venezia?
“E’ umano subentri un po’ di paura, ma col passare del tempo vidi che la squadra si ricompattò lottando su tutti i palloni con la voglia matta di mantenere sul campo la categoria. Già all’andata avevo apprezzato l’atteggiamento, fu importante anche rilanciare gente come Orlando che fu presa poco in considerazione ma che aveva spensieratezza ed entusiasmo adatti per quel tipo di spareggi. E poi Milan Djuric, un leone che fece reparto da solo. Ma tutti hanno veramente dato l’anima per la salvezza della Salernitana, ci ritrovammo a giocare in 11 contro 10 per ottanta minuti eppure la portammo fino ai rigori”.
Quanto era buona quell’acqua e zucchero negli spogliatoi del Penzo…
“Altro ricordo incredibile. A Micai girava la testa, in quei momenti la tensione gioca brutti scherzi e lui era reduce anche da uno screzio con i tifosi all’esterno dello stadio. Lotito, prendendosi anche una bella responsabilità, lo invitò a restare in campo e i fatti gli diedero ragione. Fu un grande protagonista di quel pomeriggio e non solo per il rigore parato. Ma faccio fatica a ricordare un solo calciatore che non uscì dal campo stremato dalla fatica, ma carico d’entusiasmo per quel risultato così importante”.
Altra salvezza qualche anno prima col Lanciano…
“Arrivai a febbraio al posto di Torrente, col mercato appena chiuso e una squadra col morale a terra. Partimmo subito bene mettendo sotto due squadre come Pescara e Crotone che poi andarono in A. Cambiai modulo, passando al 4-4-2 per sfruttare al massimo le potenzialità di Coda e Donnarumma e con Zito largo a sinistra. Mi sembrava inopportuno tener fuori uno dei due bomber, alla fine mi hanno ripagato a suon di gol. E nello spareggio col Lanciano fummo praticamente perfetti, l’1-4 dell’andata ci consentì di gestire il ritorno con tranquillità e di goderci uno stadio strapieno”.
Anche nella sua prima esperienza ereditò una bella patata bollente, con il burrascoso addio di Somma e una tifoseria scontenta…
“Però è stato l’unico anno “normale” a Salerno, visto che ho potuto lavorare dall’inizio. Che stagione, ragazzi! Ricordo rimonte incredibili, una squadra capace di reagire alla grande alle difficoltà, una tifoseria che non faceva mai mancare il proprio apporto e che riempì l’Arechi con 25mila spettatori nel derby col Benevento vinto per 2-0. E poi era un girone durissimo. Il Foggia di De Zerbi, il Lecce, la Juve Stabia, il Matera. Squadre che ci affrontavano facendo la partita della vita. La mia Salernitana ottenne 80 punti, con 12 successi in campo esterno e un equilibrio tattico che esaltava le caratteristiche degli attaccanti e dei difensori. Se chiudo gli occhi rivedo la grande festa post Barletta, una città e una provincia letteralmente impazzite di gioia. Sono cose che mi porterò dentro per tutta la vita”.
Però è innegabile che Salerno abbia imparato ad apprezzare Menichini solo dopo il terzo addio. Oggi prevale l’amarezza per le mancate riconferme o la gioia per aver conquistato un posto nel cuore dei tifosi?
“Ovviamente la gioia. Ancora oggi sento tante persone che mi ricordano quei tempi così belli e che mi chiedono di tornare quando ci sono delle difficoltà. Quando posso vengo volentieri a Salerno e ho visto anche qualche partita dal vivo riscontrando l’affetto e il rispetto della gente. La critica fa parte del gioco, io non ho mai perso entusiasmo e ho risposto con i risultati. Nella storia resteranno la promozione e le due salvezze e questo mi rende orgoglioso”.
Dove vedremo Menichini nelle prossime settimane?
“Io attendo la chiamata giusta. Per me parlano i risultati e chi mi chiama mi sceglie esclusivamente per come lavoro sul campo. Il palmares recente dice che ho fatto i playoff col Monterosi salvandomi bene con Turris e Pontedera in situazioni non semplici. Con Crotone, Reggiana e Pisa – piazze calde e passionali – ci siamo tolti soddisfazioni. E a Salerno non è andata poi così male…”
Gaetano Ferraiuolo
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