«Il consiglio comunale monotematico doveva riunirsi entro l’8 settembre ma è stato rinviato, non è più monotematico e la motivazione delle assenze non ha retto alla prova dei fatti». A dirlo il consigliere comunale di Forza Italia, Sarel Malan, unico ad opporsi ad uno slittamento del consiglio comunale monotematico. L’assise si riunirà il prossimo 24 settembre e non sarà solo su Grand Hotel e l’ex foce Irno ma ci sarà anche la delibera che, di fatto, va a contrastare la cementificazione selvaggia.
Consigliere Malan, lei era stato praticamente l’unico nell’opposizione a contestare l’accordo raggiunto dai capigruppo con il sindaco De Luca. A distanza di due settimane rifarebbe quella scelta?
«Assolutamente sì. E oggi posso dirlo senza alcuna soddisfazione personale: avevo ragione. È accaduto esattamente ciò che avevo previsto. Undici consiglieri di opposizione avevano chiesto un Consiglio straordinario sul Grand Hotel Salerno e sulla vicenda della Foce Irno. Il Testo unico degli Enti Locali prevede che, quando la richiesta proviene da almeno un quinto dei consiglieri, il Consiglio debba essere riunito entro venti giorni. Quel termine scadeva l’8 settembre. Non era una mia interpretazione politica: esiste anche un preciso orientamento del Ministero dell’Interno secondo cui entro i venti giorni devono avvenire sia la convocazione sia la materiale seduta del Consiglio».
Poi cosa è successo?
«È arrivato De Luca e ha ottenuto esattamente ciò che chiedeva. Il Consiglio è stato spostato a dopo San Matteo e quello che doveva essere un Consiglio sostanzialmente dedicato al Grand Hotel e alla Foce Irno è diventato un Consiglio con un ordine del giorno molto più ampio. Sono entrati il bilancio, il bilancio consolidato e soprattutto la proposta sullo stop al consumo di suolo. Tema certamente importante, sul quale discuteremo nel merito, ma politicamente il risultato è evidente: il confronto specifico che avevano chiesto le opposizioni è stato diluito all’interno di una seduta ordinaria con altri argomenti».
Lei quindi sostiene che i capigruppo dell’opposizione abbiano sbagliato?
«Dico qualcosa di ancora più semplice: si sono fatti prendere in giro. Lo dico politicamente, non personalmente. Avevamo uno strumento previsto dalla legge, undici firme e un termine preciso. Abbiamo rinunciato a esercitare fino in fondo quella prerogativa in cambio di una promessa di rinvio e oggi ci ritroviamo esattamente nella situazione che avevo denunciato».
La motivazione del rinvio era anche l’assenza di diversi consiglieri comunali per ferie.
«Ed è proprio questo l’aspetto che oggi appare meno credibile. Da quella conferenza dei capigruppo fino ad oggi si sono tenute regolarmente le commissioni consiliari e la partecipazione dei consiglieri è stata larghissima. Se i consiglieri potevano essere presenti alle commissioni, è difficile spiegare perché non avrebbero potuto partecipare a un Consiglio comunale. I fatti hanno dimostrato che quella motivazione non giustificava il rinvio».
De Luca aveva inoltre assicurato che la convocazione sarebbe avvenuta entro l’8 settembre.
«Ed è un altro elemento che va ricordato. Oggi è il 15 settembre e, per quanto mi riguarda, non mi risulta ancora notificata alcuna convocazione formale del Consiglio. Leggo sulla stampa dell’ipotesi del 24 settembre, ma un Consiglio comunale non si convoca attraverso le indiscrezioni giornalistiche. Esistono atti, termini e procedure».
È una critica soltanto a De Luca?
«No. De Luca ha fatto il suo mestiere politico e lo ha fatto molto bene: ha difeso il proprio interesse politico, ha guadagnato tempo, ha allargato l’ordine del giorno e ha evitato che il Consiglio avesse esclusivamente al centro Grand Hotel e Foce Irno. Il problema è che una parte dell’opposizione glielo ha consentito. Io non ero d’accordo allora e i fatti di oggi confermano le ragioni della mia contrarietà».
Quindi si è rotto definitivamente il fronte dell’opposizione?
«Non mi interessa alimentare guerre interne. Quando ci saranno battaglie comuni nell’interesse della città sarò il primo a sostenerle. Ma opposizione non significa semplicemente sedere dall’altra parte dell’aula. Significa esercitare fino in fondo le prerogative che i cittadini ci hanno attribuito. Su questa vicenda io ho scelto di farlo e continuerò a farlo».
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