Il Vescovo fugge a Roma mentre la Curia affonda

Mentre ieri mattina nella Curia di Salerno andava in scena uno dei momenti più solenni e fondanti per la vita pastorale di una diocesi — il giuramento e la presa di possesso dei nuovi parroci, insieme alla declaratio dei candidati al presbiterato —, il grande assente era proprio lui: l’Arcivescovo Andrea Bellandi. Invece di adempiere al primo e più alto dovere di un Pastore, monsignor Bellandi ha preferito un viaggio lampo a Roma presso la Conferenza Episcopale Italiana, scortato dal suo “vescovo ombra” don Gentile. Un’assenza ingiustificabile che solleva interrogativi pesanti: Una visita d’emergenza o un normale passaggio istituzionale? si è trattato di una fuga disperata in cerca di conforto e solidarietà dal Cardinale Zuppi o dell’ennesima manovra politica per sostenere la candidatura a Vescovo di don Pietro? O per trovare sostegno sul dossier Mangiacapra per il cancelliere Sessa?’ Quale che sia la risposta, il dato oggettivo resta impietoso: gli atti solenni, carichi di valore giuridico ma soprattutto spirituale ed ecclesiale, sono stati declassati a mere formalità burocratiche. Il Papa lo ha ripetuto fino alla noia ai Vescovi: la prima qualità richiesta è la vicinanza, la presenza fisica e paterna accanto ai propri sacerdoti. In momenti complessi e difficili come quelli che la Chiesa sta attraversando, una parola del proprio Pastore avrebbe rappresentato un incoraggiamento vitale per i futuri presbiteri e un richiamo forte per i nuovi parroci, affinché non si riducano a freddi “funzionari” — sullo stile dei collaboratori stretti del Vescovo, come don Gentile, don Virgilio e don Romano —, ma diventino pastori capaci di sentire l’odore del proprio gregge. In qualsiasi diocesi del mondo è il Vescovo a presiedere e inviare i parroci nella Chiesa di Cristo. A Salerno, invece, il clero si è trovato di fronte a una scena surreale: a gestire un passaggio così delicato c’era il Vice Cancelliere don Giovanni Coppola inviato con una semplice delega, lui e’di Capezzano e messo lì dal don Gentile per essere occhi ed orecchi dello stesso. La cancelleria di Salerno pensate un po’ e’ senza titoli perché sia il cancelliere don Sessa,che presto vi sarà svelato il tratto da’ Mangiacapra, e il Vice Cancelliere sono senza titoli. Tra i presenti serpeggiava l’amarezza e una domanda inevitabile: se pure l’Arcivescovo era assente, perché il Vescovo Ausiliare, pur presente in Curia, non è stato chiamato a presiedere un atto così alto? Il direttorio dei vescovi dice “l’Ausiliare cè il principale collaboratore del Vescovo diocesano nel governo della diocesi. Per questo egli consideri il Vescovo Ausiliare come fratello e lo renda partecipe dei suoi progetti pastorali, dei provvedimenti e di tutte le iniziative diocesane, affinché nel reciproco scambio di opinioni procedano in unità di intenti e in armonia di impegno”. La comunità diocesana salernitana si chiede ormai apertamente se meriti davvero un simile disprezzo. L’assenza di ieri è solo l’ultimo capitolo di una gestione distante e verticistica: già il 21 agosto, in occasione della tradizionale Alzata del Panno di San Matteo, il Vescovo ha preferito non stringersi attorno ai suoi preti e alla sua città, scegliendo invece i salotti amici di Comunione e Liberazione. Salerno non ha bisogno di dirigenti con la valigia pronta, né di pastori che scappano di fronte alle responsabilità della propria Curia. Merita una guida vera, presente, capace di stare in mezzo al suo popolo e non arroccata nelle stanze del potere romano.

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