La nuova stretta di Pechino su comici e artisti

«Il sole sta per tramontare a Occidente. Tutto è tranquillo nella Città Proibita». Guo Degang ha sostituito con queste parole il verso di una canzone patriottica dedicata al lago Weishan. Improvvisazione che ha fatto finire uno dei comici più popolari della Cina sotto indagine. Pochi giorni dopo, nello Hebei, lo scultore Gao Zhen è stato condannato a tre anni di carcere per opere in cui Mao Zedong appare inginocchiato, deformato o davanti a un plotone d’esecuzione. Due episodi avvenuti in rapida successione che lasciano intendere i limiti entro i quali devono muoversi comici e artisti cinesi. In entrambi i casi, l’intervento delle autorità ha protetto i simboli della storia rivoluzionaria dalla satira.

Guo Degang nei guai per aver ironizzato su una canzone patriottica

Prima è arrivata la notizia dell’indagine aperta su Guo. Il comico è considerato uno dei principali artefici del rilancio dello xiangsheng, un genere tradizionale di comicità basato su giochi di parole e improvvisazione. Ma improvvisare su una delle canzoni più amate dal Partito comunista, utilizzata nelle celebrazioni per l’anniversario della Repubblica Popolare, gli sta causando dei guai. Tutto è cominciato il 24 luglio, quando Guo si è esibito a Wuhan in un adattamento dell’opera Ji Gong, il Buddha vivente. Nei panni del monaco irriverente del folklore cinese ha intonato Suonando la mia amata pipa, brano composto nel 1956 per il film Guerriglieri della ferrovia, dedicato alla resistenza comunista contro l’occupazione giapponese. Nel testo originale il sole tramonta a Occidente e la quiete scende sul lago Weishan. Guo ha trasferito la scena nella Città Proibita, aggiungendo alla canzone alcune rime burlesche. Il brano fa parte del repertorio patriottico della Repubblica popolare e nel 2019 il dipartimento della Propaganda del Partito comunista lo aveva incluso fra le 100 canzoni scelte per celebrare il 70° anniversario dello Stato.

La nuova stretta di Pechino su comici e artisti
Guo Degang (da Youtube).

Uno spettatore però ha denunciato Guo per aver «distorto e volgarizzato un’opera rivoluzionaria classica» e violato la morale pubblica e tanto è bastato perché l’ufficio della Cultura e del Turismo di Wuhan aprisse un’inchiesta. L’esibizione era stata autorizzata, ma la variante introdotta da Guo non compariva nei materiali presentati per l’approvazione preventiva. Il risultato? Alcuni dei suoi spettacoli in programma sono stati cancellati e il caso è finito sotto la lente delle autorità. Sui social cinesi se ne discute molto, con opinioni anche opposte. Una parte degli utenti considera intoccabile Suonando la mia amata pipa. «L’arte deve servire il popolo, se al popolo non piace, non fate questo tipo di arte», recita uno dei commenti rilanciati dai media statali. Altri giudicano le autorità «troppo sensibili» e difendono l’esibizione come una normale improvvisazione coerente con l’opera di Ji Gong.

Gao Zhen condannato per aver leso l’onore di «eroi e martiri»

Pochi giorni dopo la notizia dell’indagine su Guo, è giunta quella della condanna di Gao Zhen. A fine agosto, il Tribunale popolare di Sanhe lo ha riconosciuto colpevole di aver leso la reputazione e l’onore degli «eroi e martiri», infliggendogli il massimo previsto per la fattispecie di reato: tre anni di reclusione. Gao, che era residente negli Stati Uniti, è stato arrestato il 26 agosto 2024 e ha già trascorso due anni in custodia cautelare. Se l’appello annunciato dalla difesa non modificherà la sentenza, uscirà dal carcere a fine agosto 2027. Gao ha acquisito notorietà internazionale per il progetto Gao Brothers lanciato con il fratello. Il duo è diventato celebre per le opere sulla Rivoluzione culturale, la censura e il culto di Mao. Alla base c’è un’esperienza personale. Il padre dello scultore, classificato come «nemico di classe», morì in detenzione durante la Rivoluzione culturale. Quel trauma familiare attraversa i lavori contestati, realizzati fra il 2005 e il 2009. In Mao’s Guilt, il Grande timoniere è inginocchiato in una posa di pentimento. Nella serie Miss, Mao ha seno femminile e naso da Pinocchio. In The Execution of Christ, uomini con le sembianze di Mao puntano i fucili contro Gesù. Durante la perquisizione dello studio dell’artista, le autorità hanno sequestrato decine di opere, fra sculture, dipinti e fotografie. Le sculture sono anteriori sia alla legge del 2018 sulla protezione degli eroi e dei martiri sia all’introduzione, nel 2021, dello specifico reato. La mancata pubblicazione delle motivazioni lascia irrisolto il punto centrale del procedimento: se sia stata punita la realizzazione delle opere oppure una loro diffusione successiva. Amnesty International e Human Rights Watch denunciano un’applicazione retroattiva della norma.

Perché aumentano i controlli sulla comicità dal vivo

Quelli di Guo e Gao non sono gli unici casi. Nel 2023 una battuta sui cani costò alla società del comico Li Haoshi una multa di 14,7 milioni di yuan. Li aveva associato due animali che inseguivano uno scoiattolo a uno slogan dell’Esercito popolare di liberazione. Nel 2022, la comica Li Bo è stata multata per aver ironizzato sulla quarantena imposta a Shanghai durante la pandemia di Covid. Negli anni, in Cina la comicità dal vivo ha conquistato spazio come alternativa meno levigata alla televisione. Pressioni lavorative, matrimoni, ansia sociale e discriminazioni entrano nei monologhi con ampia libertà. Ma la crescita economica (e di audience) del settore sta attirando un controllo più stretto e, in alcuni casi, sanzioni o condanne. Soprattutto quando si toccano i simboli della storia della Repubblica Popolare, alterando la compostezza richiesta dalla memoria ufficiale.