Cavese, il vice presidente Corea a tutto campo

Imprenditore di successo. Professionista apprezzato a livello internazionale. Profondo conoscitore di tutte le dinamiche aziendali e manageriali. Da qualche tempo punto di forza della Cavese in grado di garantire introiti importanti attraverso sponsorizzazioni oltre alla capacità di gestire la società con oculatezza tenendo a posto i conti senza però trascurare l’aspetto meramente sportivo. Parlare con lui è stato davvero piacevole. Una chiacchierata a 360° utile a capire ancor di più come la Cavese, pur con un monte ingaggi tra i meno elevati del calcio professionistico, riesca a valorizzare i giovani difendendo contestualmente la categoria in un girone di fuoco come quello meridionale. A due giorni dal derby la redazione di Cronache ha intervistato il vice presidente biancoblu Gianpaolo Corea che, pur senza nascondere la legittima ambizione di fare il colpaccio all’Arechi, ha manifestato stima e profondo rispetto per Salerno, per la società, per la squadra e per la tifoseria. Ecco le sue dichiarazioni:
Partiamo dalle note dolenti. Ancora una volta la Cavese non potrà contare sul proprio pubblico…
“E’ una perdita ingente per noi, ci stiamo tristemente abituando a non avere i tifosi al nostro fianco in trasferta così come capita alle squadre che vengono a giocare in casa nostra. Un peccato sotto il profilo emotivo, visto che ogni club ha bisogno del supporto della gente. Ma direi un danno anche sul piano economico. In una categoria in cui si perde soltanto e per una società che basa la propria politica sull’autofinanziamento è importante poter contare su ogni tipo di introito”.
La tifoseria di Salerno ha deciso di non intonare alcun coro offensivo in segno di rispetto per una piazza rivale, ma penalizzata da queste restrizioni…
“E’ una scelta signorile ed elegante che, come società, apprezziamo e rispettiamo tantissimo. Del resto non scopriamo oggi la sportività della società della Salernitana e di una piazza che merita palcoscenici prestigiosi. Anche perché immagino non sarebbe nemmeno divertente lasciarsi andare al classico sfottò da stadio, che è il sale del derby, senza l’opposta fazione nel settore ospiti”.
A questo punto, con derby sempre senza tifosi ospiti e restrizioni a volte inspiegabili, non sarebbe meglio abolire il criterio geografico al momento della compilazione dei calendari?
“Mi sembra un interessante spunto di riflessione. Potrebbe essere un vantaggio sotto il profilo sportivo, visto che i gironi A e B sono meno competitivi sul piano tecnico e ambientale. Ma anche in termini economici. Il peso finanziario delle trasferte a centinaia di chilometri sarebbe ampiamente compensato dagli incassi al botteghino. In merito dico che auspico una maggiore partecipazione dei supporters metelliani in termini numerici. Alla curva non posso dire nulla: sempre presenti, sempre pronti a incitare la squadra dal primo al novantesimo. Vivono per la Cavese, gliene siamo grati. Negli altri settori, invece, ci sono ampi spazi vuoti e la nostra media spettatori si attesta attorno alle 3mila unità. Io sono per il calcio fatto di passione e attaccamento, con il cittadino cavese che si sente in dovere di dare un contributo alla squadra del cuore. Oggi invece tanti entrano nella modalità “tifoso-desktop”: sui social esperti di tattica, mercato e strategie, però poi non vengono allo stadio”.
Che Cavese sta nascendo?
“Anzitutto una società virtuosa che non farà mai il passo più lungo della gamba e che, pur avendo un monte ingaggi tra i più bassi in assoluto, si sta consolidando in C dopo il salto dalla D. Personalmente ricopro l’incarico di vice presidente e contribuisco con due sponsorizzazioni importanti, a me spetta far quadrare i conti in nome di quella “self generation” che costituisce la pietra miliare del nostro progetto. E per essere virtuosi occorre circondarsi di persone che siano aziendaliste come noi. Non a caso abbiamo blindato il nostro direttore sportivo De Liguori sostituendo mister Prosperi con Masitto. Ha la visione perfetta per il calcio sostenibile che vogliamo fare: sa che il giocatore bravo può essere ceduto per patrimonializzare, non ha paura di gettare nella mischia i giovani e prova a valorizzare al massimo il materiale a disposizione”.
Come mai non avete proseguito con Prosperi?
“Se convivi con tua moglie, ma lei si innamora di un altro non ha senso proseguire un rapporto. Lo riteniamo un ottimo tecnico e la Cavese l’anno scorso ha disputato una stagione importante. Aveva altri due anni di contratto e c’era la volontà di aumentare lo stipendio. Evidentemente aveva bisogno di società che attuassero altri tipi di strategie aziendali. Alla fine abbiamo dovuto esonerarlo. Va a Scafati? Sarei doppiamente felice. Per lui, che approderebbe in un club che garantisce investimenti di un certo tipo, e per noi che risparmieremmo uno stipendio”.
Torniamo al derby. Lei non è campano e lo vive in modo più sereno. Auspica un riavvicinamento tra le due tifoserie, divise da pochi chilometri, o è tra quelli che ama lo sfottò da stadio?
“Bisogna essere realisti: ipotizzare un’amicizia tra le due tifoserie è mera utopia e demagogia. Sarebbe conto l’indole umana. Bisogna avere rispetto per queste antiche rivalità che danno alla gara un sapore diverso. Ovviamente è quasi inutile rimarcare che tutto deve rimanere nell’ambito della goliardia: zero violenza, zero esagerazioni e consapevolezza che quella di Salerno è una tifoseria straordinaria e degna di palcoscenici diversi dalla C”.
Torniamo a quanto detto in apertura: che brutto vedere il settore ospiti chiuso…
“Io sono una persona molto concreta e pratica e faccio un ragionamento immedesimandomi nelle autorità competenti. Per garantire l’ordine pubblico lo Stato dovrebbe impiegare centinaia di poliziotti, con costi elevatissimi e la consapevolezza che basterebbe un gesto sconsiderato di un cane sciolto per turbare la serenità dell’evento e ritrovarsi attaccati da tutti per aver aperto le porte del settore ospiti. Conviene correre rischi di questo genere e gravare sulle casse statali per far divertire 2000 persone per un’ora e mezza? E’ un discorso complessivo, va oltre il derby di domenica. Se invece ragiono da vice presidente e da amante del calcio dico che una partita di calcio è tale quando sugli spalti si riesce ad accogliere tutti. Non sarà così e siamo dispiaciuti”.
Che Cavese arriverà a Salerno?
“Una Cavese assolutamente rispettosa del valore dell’avversario. In queste prime due giornate si sono viste cose interessanti. Abbiamo perso 3-0 a Bari e credo che il risultato sia sproporzionato rispetto a quanto visto nell’arco dei 90 minuti. In casa, dopo essere andati in vantaggio, abbiamo subito il pari del Cerignola su un episodio anomalo e questo poteva tagliarci le gambe. Invece c’è stata una reazione da grande squadra e abbiamo vinto 3-1 meritando i complimenti del loro presidente. Verremo a fare la nostra partita, con quel mix di rispetto e ambizione che ci può aiutare a esprimerci al meglio”.
Partita speciale per Gerardo Fusco, un cuore granata che sta segnando gol pesanti con la maglia della Cavese. Che consiglio gli darà prima della gara?
“Anzitutto non so se giocherà, sono sempre tra gli ultimi a conoscere la formazione. Posso dire che è un ragazzo pulito, perbene, generoso, innamorato di questo lavoro e che suda la maglia. Abbiamo un gruppo formato davvero da bravi ragazzi. Credo che dovrà scendere in campo con serenità, facendo prevalere lo spirito di servizio per i colori biancoblu. Segnare o fare bella figura gli farebbe guadagnare anche la stima del popolo granata, ne sono convinto. E’ un figlio della vostra terra, suo padre ha fatto la storia della Salernitana e, rivalità a parte, sono certo che la sua crescita è motivo di vanto anche per i vostri tifosi. Chiaramente, in caso di gol, sarebbe poco elegante esultare e capirei se restasse impassibile”.
Salernitana e Cavese: su chi punta e cosa temere?
“Dei granata temo questa falsa partenza. Il fatto che, in tre gare, abbiano collezionato due sconfitte e un pareggio mi lascia pensare che saranno ancora più carichi e agguerriti. Poi la squadra è competitiva, merito di una guida autorevole come Cosmi e di una società che rispettiamo tanto. Per noi, invece, punto sulla carica egli ex. Di Fusco abbiamo detto, ma in attacco possiamo contare anche su Fella e Orlando. Gente con trascorsi a Salerno e che ci terrà a fare bella figura a cospetto di una cornice di pubblico eccellente. Ovvio che parliamo di due realtà con obiettivi diversi. Noi dobbiamo vincere prima di tutto il campionato dei bilanci, poi mantenere la categoria alzando progressivamente l’asticella dopo lo start-up delle scorse stagioni. La Salernitana punta ad andare in B”.
Il presidente che segnò le date in rosso, la lite Faggiano-Raffaele, il gol di Minaj viziato da fallo, la scritta contro Salerno sul vostro pullman. L’anno scorso non mancarono gli argomenti di discussione…
“Io mi soffermo su quanto dichiarò Alessandro Lamberti. Credetemi, è una persona genuina e in totale buona fede. Semplicemente era emozionato all’idea che la nostra squadra potesse giocarsela contro un avversario blasonato. Ma io, lui e tutta la società abbiamo un rispetto e una stima enorme per Salerno. La vostra città è bellissima, avete un tifo spettacolare, amo il mare e lì il panorama è stupendo. Non siamo cavesi, non siamo campani e quindi dichiarare il nostro estremo rispetto per tutto ciò che vi riguarda nasce dal cuore e non è di facciata. Poi è ovvio che ci piacerebbe fare il colpaccio e portare punti a casa. L’anno scorso, nella gara d’andata, ricordo una bellissima Cavese nel secondo tempo”.
Vero che la Salernitana seguiva Awua?
“Non ho mai avuto modo di approfondire con il direttore De Liguori, ma non mi sorprenderebbe se un imprenditore intelligentissimo come Iervolino possa avere interesse per un calciatore forte e di categoria superiore. Forse non ci sono state le condizioni economiche. Il presidente certo non lo avrebbe fatto partire a cuor leggero, serviva un’offerta irrinunciabile o, comunque, estremamente vantaggiosa sul piano finanziario”.
Il vostro è un modello auto-sostenibile, a Salerno invece c’è un proprietario facoltosisissimo che però è passato dalla A alla C…
“Parto da un presupposto: Iervolino è un imprenditore estremamente capace, intelligentissimo, intuitivo, in grado di avere intuizioni straordinarie e che, vendendo la sua Università, ha introitato una cifra straordinaria. Il calcio è ovviamente un’altra cosa. Sicuramente non è stato fortunato, è evidente che non si sia creata l’amalgama giusta tra le varie componenti che compongono l’azienda sportiva. Avete avuto Busso che è un amico con cui ho condiviso tante esperienze in ambito professionale. Una persona validissima che però è rimasta pochi mesi. Forse avrebbe avuto bisogno di più tempo. Vi faccio l’esempio del Catanzaro: lì c’è Noto che io reputo un fuoriclasse. E’ un uomo con risorse importanti, pur non paragonabili a quelle di Iervolino, e che da anni valorizza giovani, fa risultati sportivi e introita dalle cessioni. Polito è quel direttore sportivo che si sposa perfettamente con le idee del proprietario. Un po’ come accade da noi col tandem De Liguori-Masitto.  Noi, con un budget ambizioso ma gestito con oculatezza, siamo tra i professionisti, scioriniamo un buon calcio, valorizziamo giovani e manteniamo la categoria in un girone complicatissimo. In campo, come in società, non occorrono 27 fuoriclasse, ma tante persone allineate che sposino la causa”.
Facciamo un gioco: Cavese ai playoff se perde entrambi i derby con la Salernitana. Accetta?
“Rispondo da manager…ditemi dove devo firmare!”
Gaetano Ferraiuolo

L'articolo Cavese, il vice presidente Corea a tutto campo proviene da Le Cronache.