L’ultima Supermedia Agi/Youtrend sulle intenzioni di voto, realizzata sulla base di 11 sondaggi condotti dal 25 giugno all’8 luglio da sette istituti, conferma il sorpasso di Futuro Nazionale sulla Lega. Il partito di Roberto Vannacci è dato al 6,2 per cento, in crescita dello 0,9 per cento nelle ultime due settimane, mentre il centrodestra nel complesso arretra esattamente della stessa misura. Stabili i partiti di opposizione, a +2,4 per cento sul centrodestra.
Roberto Vannacci (Ansa).
La Lega continua ad arretrare
Fratelli d’Italia è ancora saldamente la prima formazione politica del Paese col 27,7 per cento (-0,1), seguito dal Partito democratico al 21,5 per cento (+0,1). Il Movimento 5 stelle sale al 13 per cento (+0,2). In leggera flessione invece Forza Italia al 7,8 per cento (-0,2). Segue Alleanza Verdi e Sinistra, data al 6,5 per cento (-0,1). Detto dei vannacciani, continua ad arretrare la Lega, ora al 5,8 per cento (-0,4). Azione scende al 3 per cento (-0,2). Stabile Italia Viva al 2,3 per cento. Poi +Europa all’1,3 per cento e Noi Moderati all’1 per cento -0,1 per entrambi i partiti). Per quanto riguarda le coalizioni, il campo largo sale al 44,7 per cento staccando ulteriormente il centrodestra, in netto calo al 42,3 per cento.
È morta Bonnie Tyler, cantante britannica interprete di una serie di hit negli Anni 70 e 80, tra cui Total Eclipse of the Heart. Aveva 75 anni. A maggio era stata posta in coma indotto dopo un intervento chirurgico d’urgenza all’intestino in Portogallo, dove abitava: era ancora ricoverata in terapia intensiva.
Il grido che le cambiò la voce (e la carriera)
Nata nel 1951 come Gaynor Hopkins nel Galles meridionale, Bonnie Tyler scelse il nome d’arte con cui divenne nota leggendo un giornale e selezionando nomi e cognomi che le piacevano. I primi successi erano arrivati a metà degli Anni 70 con i singoli Lost in France e More Than a Lover. Nel 1977, dopo un intervento chirurgico per dei noduli alle corde vocali, l’episodio che le cambiò la carriera, raccontato nella sua autobiografia: mentre si recava in ospedale a trovare il fratello, si accorse di aver dimenticato il regalo che aveva comprato per lui e così lanciò un grido talmente forte, che le provocò danni permanenti. La voce di Bonnie Tyler ne uscì trasformata, assumendo una timbrica più roca: nello stesso anno incise It’s a Heartache, che divenne una hit mondiale. Il suo brano più famoso è però senza alcun dubbio Total Eclipse of the Heart, arrivato nel 1983.
Bonnie Tyler negli Anni 80 (Ansa).
Nel 1984 fu ospite del Festiva di Sanremo
L’anno successivo, ospite al Festival di Sanremo, eseguì la canzone sul palco dell’Ariston, cosa che di fatto la lanciò anche in Italia, dove era ancora poco conosciuta. Nel frattempo, però, era inserita nel Guinness dei primati grazie all’album Faster Than the Speed of Night, che era entrato nella classifica inglese direttamente al numero 1, cosa mai successo in precedenza a un’artista britannica.
Tra i suoi successi anche Holding Out for a Hero
Tra i successi della sua lunga carriera figurano anche Holding Out for a Hero, dalla colonna sonora di Footloose, e Here She Comes, canzone nata dalla collaborazione con Giorgio Moroder.
Bonnie Tyler nel 2018 (Ansa).
Nel 2013, anno in cui era stata insignita del titolo di Member of the Order of the British Empire per il suo contributo alla musica, aveva rappresentato il Regno Unito all’Eurovision Song Contest con il brano Believe in Me. L’ultimo album di Bonnie Tyler, The Best Is Yet To Come (il 18esimo in studio), era uscito nel 2021.
Bonnie Tyler all’Eurovision Song Contest nel 2013 (Ansa).
Dopo l’inchiesta sullo spionaggio e l’arresto di due ex agenti dei servizi segreti, accusati di aver venduto informazioni riservate sulla sicurezza nazionale in cambio di denaro, il Governo ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia coinvolti nella vicenda. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il Governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma. Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato…
«Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro tre giorni. Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale», ha scritto Tajani sui social.
I casi analoghi del recente passato
Astakhov e Gorbachev, protetti dall’immunità diplomatica, sono stati dichiarati persone non grate e pertanto espulsi dall’Italia. Una misura che richiama direttamente quanto accaduto nel 2021 ad altri due diplomatici di Mosca, allontanati dal Paese dopo l’arresto dell’ufficiale di Marina Walter Biot, fermato mentre consegnava documenti riservati a funzionari dell’ambasciata russa nel parcheggio di un centro commerciale di Roma. Nel 2023, inoltre, il ministero degli Esteri aveva espulso come persona non grata l’addetto militare russo Damir Ravilevich Kurmashov, scoperto a corrompere Gavino Raoul Piras (protagonista della vicenda di questi giorni). Al posto del diplomatico allontanato era arrivato in Italia proprio Astakhov, che aveva ereditato i contatti del predecessore. La posizione di Piras invece era stata archiviata.
Chi sono gli ex agenti dell’Aisi arrestati
Nell’ambito dell’inchiesta sulle spie per la Russia sono stati arrestati due ex funzionari dell’Aisi in pensione: il già citato Piras e Vincenzo Di Pasquale. Entrambi avevano anche prestato servizio per l’Arma dei Carabinieri. Piras, in particolare, è stato ripreso scambiava cellulari, schede di memoria e pizzini col suo interlocutore russo. Oltre ai due arrestati ci sono poi altri cinque indagati (di cui quattro militari) a piede libero: Davide Piantanida, Gianluca Nardella, Giuseppe Tempesta, Sergio Romeo, Antonio Guerra.
Mai sottovalutare il richiamo della Provincia. In questo caso quella di Como. Secondo i ben informati, il direttore del quotidiano lacustre Diego Minonzio starebbe per cedere il timone a Lorenzo Mottola, attuale vicedirettore di Libero. Non è dato sapere cosa abbia spinto Mottola, riminese classe 1980 e a Libero dal 2009, a lasciare via dell’Aprica e il quotidiano di Alessandro Sallusti per trasferirsi sul lago. Minonzio era entrato alla Provincia nel 1992, ricoprendo il ruolo di caporedattore centrale e di responsabile dell’edizione lecchese. Dal 2006 al 2011 era passato proprio a Libero come capocronista per Milano e la Lombardia, prima di tornare a Como come direttore de La Provincia.
Treni in ritardo e alcune cancellazioni, in modo particolare tra quelli a lunga percorrenza, si sono verificati in Calabria a causa del danneggiamento della linea ferroviaria nel crotonese e nel cosentino. A Cutro, Isola Capo Rizzuto ed a San Lucido sono stati tranciati dei cavi in fibra della linea ferroviaria. Il danneggiamento sarebbe riconducibile, secondo le prime ipotesi, a un tentativo di furti di rame. Rfi ha reso noto che si sta procedendo a smaltire la circolazione anche attraverso la sostituzione delle tratte interessate con l’utilizzo del servizio autobus. La procura della Repubblica di Paola (Cosenza) ha avviato una indagine sul danneggiamento della linea. Nell’area del crotonese la manomissione è avvenuta in due luoghi distinti: il primo a circa 500 metri dalla stazione di Isola Capo Rizzuto e il secondo in prossimità dell’ingresso della galleria di Cutro. In ciascun sito sono stati eseguiti quattro tagli netti che hanno tranciato sia le linee di fibra ottica che quelle di rame. È stato accertato che entrambe le zone sono sprovviste di impianti di videosorveglianza. Sebbene la prima ipotesi investigativa propenda per un tentato furto di rame fallito, gli inquirenti non escludono alcuna pista. Tra gli scenari al vaglio vi è anche l’ipotesi di un vero e proprio atto di sabotaggio.
La Cassazione ha accolto il ricorso presentato da Irene Pivetti, annullando con rinvio la sentenza di condanna a 4 anni per l’ex presidente della Camera dei deputati, accusata di autoriciclaggio ed evasione fiscale. La procura generale aveva chiesto ai giudici della seconda sezione penale della Cassazione di confermare la condanna. Pivetti tornerà ora davanti a una diversa sezione della Corte d’appello a Milano. Era stata condannata in primo grado a settembre del 2024 e i 4 anni di reclusione erano stati poi confermati in appello a dicembre del 2025.
La presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo
Al centro del procedimento che vede Pivetti sul banco degli imputati figurano alcune operazioni commerciali risalenti al 2016, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, legate alla presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo, che aveva coinvolto il gruppo cinese Daohe. Secondo le ricostruzioni svolte dai pm e dagli investigatori della Guardia di Finanza, quelle transazioni sarebbero state utilizzate da Pivetti per riciclare fondi provenienti da irregolarità fiscali. La vicenda giudiziaria già nel 2022 aveva portato la Cassazione a confermare un sequestro di oltre 3,4 milioni di euro a carico dell’ex presidente della Camera.
Al vertice Nato di Ankara, Donald Trump aveva detto di ritenere conclusa la tregua con l’Iran. Nella notte gli Stati Uniti sono tornati ad attaccare nella parte meridionale della Repubblica Islamica. Tra le località interessate dai raid Bandar Abbas e a Sirik, nei pressi dello stretto di Hormuz, e la costa occidentale di Sirik. Segnalati attacchi anche a Konarak e Chabahar. Teheran ha risposto con missili e droni sulle basi americane in Kuwait e Bahrein.
Donald Trump (Ansa).
Il Centcom: «Colpiti circa 90 obiettivi militari iraniani»
Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di aver colpito «circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, infrastrutture di sorveglianza costiera, depositi di missili e droni, capacità navali e infrastrutture logistiche militari lungo la costa iraniana», al fine di «indebolire ulteriormente la capacità di Teheran di attaccare navi mercantili e marinai civili innocenti nello stretto di Hormuz».
I Guardiani della rivoluzione affermano che gli attacchi statunitensi hanno colpito, tra le altre cose, i ponti sulle strade che portano a Mashhad, ovvero la città in cui l’ex guida suprema Ali Khamenei verrà sepolto nel corso della giornata. Secondo il ministero della Salute iraniano, gli attacchi Usa delle scorse ore hanno causato almeno 14 morti e 78 feriti in cinque province del Paese.
La risposta dell’Iran: nel mirino nel basi militari Usa
Come detto, l’Iran ha risposto alla nuova offensiva americana con missili e droni contro le basi Usa nel Golfo Persico. Gli attacchi, spiegano le forze armate di Teheran, hanno preso di mira un sistema missilistico Patriot in Kuwait, serbatoi di carburante dell’esercito statunitense in Bahrein e un sito di antenne satellitari per l’allerta precoce in Qatar: «Non permetteremo in alcun caso che gli obiettivi e le aspirazioni dello sciocco presidente degli Stati Uniti si realizzino e difenderemo gli alti ideali della Rivoluzione Islamica fino alla vittoria finale». Al Jazeera riporta che, dopo il secondo giorno di attacchi statunitensi all’Iran, il traffico nello stretto di Hormuz risulta quasi completamente bloccato.
Michele Mari supera le polemiche e vince, con 190 voti, il Premio Strega 2026. L’acceso dibattito seguito all’affaire Murgia non ha pesato sulla vittoria deI convitati di pietra(Einaudi) con cui lo scrittore, alla sua prima volta al più ambito riconoscimento letterario italiano, aveva già incassato il Premio Strega Giovani. Il suo è un romanzo corale in cui racconta un patto goliardico, che si trasforma in una competizione feroce, tra compagni di classe di un liceo milanese dopo gli esami di maturità. Al secondo posto si è piazzato Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli) con 152 voti, al terzo Bianca Pitzorno con La sonnambula (Giunti), 84 voti. Quarto Alcide Pierantozzi, in finale anche al Premio Campiello 2026 con Lo sbilico (Einaudi), che ha avuto 78 voti, e quinta con un piccolissimo stacco Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 75 voti. Chiude la classifica in sesta posizione Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma), che ha totalizzato 64 voti. Il totale dei voti espressi è stato pari a 643, cifra corrispondente all’80,4 per cento degli aventi diritto.
A Milano, in via dell’Aprica, non si respira. È tutta una colata di cemento bollente, ma nelle redazioni del gruppo editoriale del senatore Angelucci soffia una potente aria condizionata che attutisce l’afa irrespirabile. La stessa aria condizionata deve aver accolto nell’ufficio di Alessandro Sallusti, da poco nuovo direttore di Libero, un giovane “professore” dei social. Si tratta di Gino Zavalani, il direttore editoriale di Esperia, già vicino social media manager di Sallusti, che terrà insieme al suo editore Pietro Dettori – ex braccio destro di Gianroberto Casaleggio nel M5s delle origini poi di Luigi Di Maio e recentemente ‘arruolato’ nella campagna social per il Sì al referendum della giustizia – dei veri e propri corsi di formazione firmati Dors Media per la creazione di contenuti social alle firme del quotidiano cartaceo fondato da Vittorio Feltri.
Gino Zavalani (Imagoeconomica).
La sfida silenziosa tra Libero e il Giornale di Cerno
Ormai lo sanno anche i muri che l’informazione non passa più attraverso la carta stampata, ma dai reel di Instagram e da TikTok. Dunque Sallusti non poteva desiderare di meglio del tandem Zavalani-Dettori che con Esperia, che dietro alla dichiarata indipendenza dalla politica avrebbe contatti con la destra e con FdI, macinano numeri da capogiro sulle varie piattaforme. Un passaggio obbligato per rinnovarsi in quella sfida silenziosa tra Sallusti e il Giornale di Tommaso Cerno che, contro ogni previsione, non è riuscito a trovare la formula magica per ripetere il successo ottenuto con Il Tempo.
Takashi Yamazaki dirigerà un progetto fantascientifico prodotto dalla Scott Free del regista di Blade Runner
Dopo l'industria cinematografica giapponese, il regista di Godzilla Minus One Takashi Yamazaki torna a Hollywood con un progetto che lo vede collaborare con il maestro della fantascienza cinematografica Ridley Scott. Come riportato per primi da The Hollywood Reporter e Deadline, infatti, il prossimo progetto del regista sarà Nue, film distribuito da 20th Century e prodotto dalla Scott Free di Ridley Scott, insieme alle case di produzione giapponesi Robot Communications e Toho-Tombo nelle persone di Keiichiro Moriya, Go Abe e Georgina Pope. Al momento non si hanno notizie sulla... - Leggi l'articolo
CINEMA - Dall'estero - 9 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni
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CINEMA - Dall'estero - 9 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni
La grande autrice gallese di Fra gli altri, vincitrice del premio Hugo e Nebula, sarà ospite a Milano a Stranimondi a metà ottobre.
Dopo RJ Barker un nuovo grande ospite annunciato per Stranimondi 2026: Jo Walton, straordinaria autrice gallese naturalizzata canadese, vincitrice del Premio Hugo e del Premio Nebula con Among Others recentemente riproposto da NeoN col titolo Fra gli altri, sarà ospite della manifestazione milanese il 17 e 18 ottobre prossimi.
Walton parla gallese (oltre ovviamente all'inglese) e ha esordito professionalmente anche scrivendo materiale per giochi di ruolo. È autrice di romanzi, poesie, saggi e racconti apprezzati per la varietà di temi e per... - Leggi l'articolo
Un ruolo da regista, più che da attore in prima linea. Con il carcere alle spalle, lo sguardo rivolto verso il generalissimo e un’occhiata agli (ex?) amici di Fratelli d’Italia. Mentre il rapporto logoro con Giorgia Meloni prosegue tra frecciatine e remote ipotesi di disgelo. Che partita sta giocando Gianni Alemanno? E qual è il senso dietro le sue uscite sulla corsa alle elezioni comunali di Roma del 2027, condite da un’antica suggestione?
L’abbraccio con Vannacci appena uscito dal carcere
Uscito da Rebibbia il 24 giugno, l’ex sindaco della Capitale ha avuto pochi dubbi su dove andare. La direzione sta tutta in quell’abbraccio con Roberto Vannacci, accorso a salutarlo nel suo primo giorno di nuova libertà. Un momento che pare aver scandito l’inizio di un sodalizio politico già in fase di costruzione.
Dopo la cena con il generale e alcuni dei suoi deputati, Alemanno ha incontrato alla Camera dei deputati un gruppo di parlamentari vannacciani. La vicinanza presto si tradurrà in un’adesione di fatto. «Mi iscriverò a Futuro nazionale», ha dichiarato durante una delle sue prime apparizioni televisive su Sky Tg24. Attenzione, però, a pensare ad ambizioni di potere. «Non ho intenzione di chiedere ruoli. Voglio contribuire a questo progetto, a farlo crescere e a migliorarlo», ha chiarito, affinché «questa destra cresca bene e cresca in maniera tale da poter incidere sul futuro del Paese».
La nuova veste di Alemanno, dietro le quinte
E allora eccolo nella sua nuova veste dietro le quinte, in disparte ma presente, pronto a dare idee, suggerimenti e indicazioni: al ministro della Giustizia Carlo Nordio su come affrontare l’emergenza delle carceri – «gli scriverò una lettera formale per chiedere un colloquio» -, alla premier Giorgia Meloni su come comportarsi con Donald Trump – «è il momento di mettere la schiena dritta» -, senza dimenticare certamente la sua amata Roma, quella che ha amministrato per cinque anni fino al 2013, prima che le indagini dell’inchiesta Mafia Capitale lo travolgessero.
Suggestione Rampelli in ottica 2027 per Roma
Con la mente già proiettata alle elezioni comunali del 2027, Alemanno ha annunciato che Futuro nazionale «sta già cercando un candidato». La nostalgia, però, si sa che è canaglia. Facile guardarsi indietro e ripensare ai vecchi amici di un tempo. Così l’ex sindaco è tornato su un vecchio amico di Colle Oppio: «Il candidato naturale che può esserci oggi a Roma è Fabio Rampelli, non ci sono dubbi. Nel ballottaggio se c’è Rampelli, Rampelli tutta la vita».
Romano doc, classe 1960, il cofondatore di Fratelli d’Italia e oggi vicepresidente della Camera è stato più volte considerato per assumere la carica di primo cittadino della Capitale. Ipotesi, però, sempre mandate in fumo. È accaduto, per esempio, per le elezioni del 2021, quando al suo nome fu preferito quello dell’avvocato Enrico Michetti. Nella tornata precedente, quella del 2016, nessuna discussione. Fu lui stesso a farsi da parte per dare spazio alla leader Meloni che decise di candidarsi. Andando ancora indietro nel tempo, per la corsa alla presidenza della Regione Lazio nel 2013 il nome di Rampelli venne invece scartato in favore di Francesco Storace. Tutti, peraltro, sconfitti.
Quelle «spaccature interne di Fratelli d’Italia»
Secondo Alemanno il motivo che ha finora impedito l’emergere di questa candidatura sta nelle «spaccature interne di Fratelli d’Italia». Il riferimento è all’ala dei cosiddetti Gabbiani guidata da Rampelli che in diverse occasioni si è dimostrata in contraddizione con i vertici di partito. Valga a titolo di esempio lo scontro, rientrato in extremis, al congresso provinciale romano del 2024, con i Gabbiani a spingere per la candidatura di Massimo Milani e il veto contrario dei meloniani, riusciti poi a far convergere l’interesse su Marco Perissa. Fonti tra le fila di Fratelli d’Italia, comunque, sottolineano a Lettera43 che il «partito non ha mai cristallizzato delle correnti» e che sul nome da scegliere per le elezioni romane del 2027 «adesso come adesso non ci sono veti, l’ipotesi di una candidatura di Rampelli sta sul tavolo».
La rottura con la presidente del Consiglio è sanabile?
In ambiente FdI, l’idea comune è che le recenti dichiarazioni di Alemanno puntino a voler “seminare zizzania” all’interno del partito per polemizzare, indirettamente, con la presidente del Consiglio. Nel corso dell’intervista televisiva, l’ex sindaco ha in effetti detto che «Meloni vede Roma e l’amministrazione di Roma come un peso», motivo per cui tenderebbe ad avere difficoltà nell’individuare il suo candidato. Non solo. Secondo Alemanno, l’attuale destra al governo avrebbe la colpa di aver tradito il suo profilo sovranista, abbandonandosi a un centro liberale che avrebbe lasciato uno «spazio enorme» da dover riempire.
Giorgia Meloni e Fabio Rampelli (Imagoeconomica).
Attacchi, questi, che hanno radici lontane. Dopo aver militato nella stessa area politica – Movimento sociale italiano prima, Popolo della libertà dopo, passando per Alleanza nazionale – già dagli anni di Mafia Capitale i rapporti tra i due si erano incrinati. La rottura si è poi consumata definitivamente nel 2022 per i differenti posizionamenti sulla guerra in Ucraina, con l’abbandono di Fratelli d’Italia da parte di Alemanno e l’avvio del suo movimento “Indipendenza!” nel 2023.
Gianni Alemanno e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
E se oggi Meloni ha scelto la strada del silenzio rispetto alle critiche mosse dal vecchio alleato, chissà che non sia proprio Vannacci a farli riavvicinare. Riferendosi a un possibile ingresso di Futuro nazionale in coalizione, Alemanno in fondo lo ha detto: «Essendo il capo della coalizione, è lei che deve chiamare per costruire un rapporto».
Le autorità russe hanno vietato l’esportazione di gasolio a partire da oggi, 8 luglio. Lo ha annunciato il vice primo ministro Alexander Novak, a seguito di una riunione di governo presieduta da Vladimir Putin, spiegando anche che la Russia inizierà a importare carburante da altri Paesi.
Automobili in coda in una stazione di servizio in Russia (Ansa).
Le lunghe code e le risse ai distributori di tutto il Paese
Dalla fine di maggio in Russia – terzo produttore mondiale di petrolio – è in corso una crisi dei carburanti, innescata dai ripetuti attacchi condotti dall’Ucraina con droni contro le raffinerie, i magazzini e i centri logistici del Paese. In numerose regioni della Federazione Russa si stanno verificando da giorni lunghe code ai distributori, con automobilisti costretti ad attendere per ore. E sono state segnalate spesso risse, causate dalle priorità concesse alle auto in dotazione ai funzionari di vario grado, a cui viene consentito di saltare le code. «L’attuale situazione presso le stazioni di servizio sta destando preoccupazione tra la popolazione e il governo continua ad adottare ulteriori misure per affrontare queste problematiche e stabilizzare la situazione», ha affermato Novak. Da gennaio il prezzo della benzina alla pompa è aumentato dell’11,6 per cento.
Crisi dei carburanti in Russia (Ansa).
Putin aveva ammesso «una certa carenza di carburante»
A fine giugno Putin, durante una riunione di alti funzionari sull’approvvigionamento e la distribuzione di carburante, aveva ammesso le difficoltà, istituendo una task force «per garantire le che tutti i programmi stagionali di fornitura di carburante siano rispettati per le imprese agroindustriali, perché il raccolto dipende da questo». Lo zar, parlando di «una certa carenza di carburante», aveva inoltre affermato che le riserve di benzina ammontavano a 1,7 milioni di tonnellate e che erano in corso valutazioni sulla «necessità di introdurre un divieto totale all’esportazione di gasolio».
«Non mi pento di nulla di quello che ho fatto». Lo ha detto Giorgia Meloni in una conferenza stampa al termine del vertice Nato di Ankara, rispondendo a una domanda sull’investimento politico fatto sul rapporto con Donald Trump, che sostanzialmente l’ha rinnegata, facendo ironia nei suoi confronti e accusandola a più riprese. «L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente», ha affermato la presidente del Consiglio.
Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara (Ansa).
Meloni: «Non cambio idea, ho una strategia in testa»
«Non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori», ha continuato Meloni, ricordando che col presidente Usa «ci sono affinità su alcuni temi della politica, dall’immigrazione alla cultura woke». E poi: «Chiaramente ritenevo che potesse essere più semplice. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea. Ho una strategia in testa, figlia di cosa è nell’interesse nazionale italiano e dell’Europa». Parlando con Mark Rutte, Trump si è lamentato ancora dell’Italia, che «ha fatto molto male» nelle decisioni sulle sue basi.
Donald Trump e Mark Rutte (Ansa).
Meloni: «La linea dell’Italia sull’Iran è molto chiara»
A tal proposito, Meloni ha dichiarato: «Non è che abbiamo preso delle decisioni o abbiamo fatto delle scelte così, un giorno ne facciamo una, un giorno ne facciamo un’altra. Abbiamo avuto una linea molto chiara dall’inizio del conflitto in Iran. E quella linea la manteniamo». Così poi sugli impegni con la Nato: «Vogliamo chiaramente rispettarli, lo faremo e lo stiamo facendo già, però lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità in base al contesto, in base alle nostre possibilità. Siamo convinti che sia però assolutamente necessario farlo, particolarmente in un tempo come questo».
L’inchiesta che aveva scosso il mondo del calcio si sta sgonfiando. L’ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva, sta infatti per vedere archiviata la sua posizione dopo l’interrogatorio reso una settimana fa negli uffici della Procura di Milano. La decisione dovrebbe arrivare entro fine mese.
Sparite dal capo d’imputazione le “bussate” in sala Var
Convocato il 30 aprile dal pm Maurizio Ascione, Rocchi aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. A seguito di un nuovo invito a comparire, l’ex fischietto si è invece presentato, rispondendo alle domande dell’accusa. Stando a quanto emerso, dal capo d’imputazione sono sparite le “bussate” in sala Var a Lissone per suggerire le decisioni agli arbitri davanti ai monitor. Insomma, su questo aspetto della vicenda non sarebbe stato rilevato alcunché di rilevante sul piano penale.
Gianluca Rocchi (Ansa).
Restano le accuse legate alle designazioni per l’Inter
Resta l’accusa di aver «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto coinvolgimento della competizione», ovvero di aver concordato le designazioni degli arbitri destinati all’Inter. Non più con ignoti, ma con esponenti della società nerazzurra «e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina». Tuttavia non risultano indagati né dirigenti dell’Inter, né l’ex presidente della Figc. Peraltro, a seguito di nuove intercettazioni a Rocchi viene contestato di essere intervenuto (dopo l’autosospensione da designatore) nella scelta di Maurizio Mariani come arbitro di Torino-Inter del 26 aprile 2026 (partita ormai ininfluente) «soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito».
Nella dichiarazione conclusiva del summit di Ankara, i leader dei Paesi Nato hanno confermato l’impegno di destinare 70 miliardi di dollari all’Ucraina nel 2026 «in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento» e almeno altrettanti nel 2027, per un totale di 140. «L’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica e gli Alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale». L’appoggio della Nato a Kyiv, si legge nel documento, «deve essere equo, prevedibile e sostenibile a lungo termine».
Donald Trump e Mark Rutte (Ansa).
Annunciati oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti per la difesa
Nella dichiarazione si legge poi che i Paesi europei e il Canada, «in collaborazione con gli Stati Uniti, si stanno assumendo maggiori responsabilità» per la deterrenza e la difesa dell’Alleanza», che si basano su «un mix appropriato di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica, integrate da risorse spaziali e cibernetiche». Annunciati oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti per la difesa.
Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara (Ansa).
Il monito all’Iran e la conferma della Russia come «minaccia»
Per quanto riguarda l’Iran, gli Alleati ribadiscono che la Repubblica Islamica «non deve mai possedere un’arma nucleare», invitando Teheran «a rispettare pienamente la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz». I leader della Nato hanno inoltre confermato la definizione della Russia come «minaccia a lungo termine» per l’Alleanza.
A Roma, mercoledì pomeriggio, tutti da Michele Vietti. Nella Capitale, nel palazzo del ventennio che un tempo ospitava la gioventù del littorio e che ora si chiama WeGil, va in scena l’assemblea di Anfir, ovvero l’associazione delle finanziarie regionali che detengono le leve del potere economico a livello locale, e che di fatto si sono sostituite alle vecchie, gloriose, casse di risparmio. Alla guida c’è una storica conoscenza della politica italiana, Michele Vietti, già vicepresidente del Csm, e che ora è presidente Anfir oltre che della finanziaria regionale piemontese, quella della sua terra. All’appuntamento ci saranno, tra gli altri, il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, l’ad di Cdp Dario Scannapieco, Regina Corradini D’Arienzo, ad di Simest, Michele Pignotti ad di Sace.
Michele Vietti (Imagoeconomica).
La geopolitica di Cairo
Urbano Cairo si appassiona con i temi del nuovo ordine mondiale. Nella giornata di giovedì a Milano non mancherà il suo contributo al talk “Governare la complessità: scenari geopolitici e trasformazione del business”, organizzato da Rcs Academy, Corriere della Sera e Bcg, «per analizzare i nuovi equilibri geopolitici e le relative implicazioni nel posizionamento delle imprese globali». Oltre al patron di Rcs MediaGroup, saranno presenti il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto, il presidente di Fincantieri Biagio Mazzotta e la vicepresidente di Confindustria Barbara Cimmino. Lo spettacolo è assicurato. E soprattutto, cosa si diranno Cairo e Fitto dopo il convegno?
Urbano Cairo (Imagoeconomica).
Ariecco il Meeting di Rimini
Puntuale come una cartella delle tasse, torna il Meeting di Rimini. In una giornata con un sole a picco, caldissimo, a Roma viene presentata la prossima, imminente, edizione . Lo scenario è sempre quello di Palazzo Borromeo, con il Custode di Terra Santa fra Francesco Ielpo, non in presenza ma in collegamento. Accanto al padrone di casa Francesco Di Nitto, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, ci sarà Lucia Albano, sottosegretaria al ministero dell’Economia. Dalle parti di Palazzo Chigi dicono che «il tema della Terra Santa è molto delicato, e non a caso la delegazione governativa è stata ridotta all’essenziale».
Dopo la Rai, anche La7 ha presentato il suo palinsesto autunnale. Confermati tutti i big, la principale novità è rappresentata dall’approdo sulla tv generalista della serie M – Il figlio del secolo, incentrata su Benito Mussolini (interpretato da Luca Marinelli) e tratta dai romanzi di Antonio Scurati.
Lilli Gruber (Imagoeconomica).
Senza variazioni la settimana del prime time
Confermato il gruppo storico di volti noti del giornalismo, per una settimana del prime time senza variazioni: lunedì con Corrado Augias a La Torre di Babele; martedì con Giovanni Floris a diMartedì; mercoledì con Aldo Cazzullo a Una giornata particolare; giovedì con Corrado Formigli a Piazzapulita; venerdì con Diego Bianchi a Propaganda Live; sabato con Massimo Gramellini a In altre Parole in onda a partire dall’access prime time, che da lunedì a venerdì vedrà ancora Lilli Gruber al timone di Otto e Mezzo.
Corrado Formigli (Imagoeconomica).
Di domenica la palla passerà ancora a In Onda con Marianna Aprile e Luca Telese. Conferme in blocco anche nel daytime: Omnibus con Gaia Tortora, Alessandra Sardoni, Andrea Pennacchioli, Gerardo Greco e Frediano Finucci; Coffee Break con Andrea Pancani; L’Aria che tira con David Parenzo; Tagadà con Tiziana Panella.
La serie M sarà presentata in studio da Augias
La7 trasmetterà M grazie a un nuovo accordo con Sky. E, come ha spiegato il patron Urbano Cairo, la serie «sarà presentata da Augias con qualche ospite in studio». Le otto puntate di M «saranno divise in almeno quattro serate». L’editore ha inoltre respinto in modo netto qualsiasi lettura politica della scelta: «Riteniamo che ci sia tanta gente che vorrebbe vedere M. e non l’ha potuta vedere, è un’operazione che ha una valenza per ascolti, interessi commerciali, fortissimo. Quando facciamo scelte di palinsesto non abbiamo in animo di fare scelte ispirate politicamente, ma commercialmente».
Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi
Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi, miniserie che ripercorre in tre puntate la vicenda della loggia massonica e il ruolo del suo fondatore Licio Gelli (interpretato da Fabrizio Gifuni) nella storia italiana. Arriverà poi su La7 in prima visione The Apprentice – Alle origini di Trump, docufilm che racconta le origini dell’ascesa imprenditoriale dell’attuale presidente Usa. La7 trasmetterà inoltre Mr Nobody Against Putin, premiato con l’Oscar come miglior documentario.
Urbano Cairo (Imagoeconomica).
Annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play
Cairo ha inoltre annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play. «Presenteremo il progetto a ottobre o novembre, a dimostrazione di quanto crediamo nell’investimento sul digitale», ha spiegato l’imprenditore, aggiungendo che La7 Play avrà «un nuovo modo di dialogare con i vari device».
Enrico Mentana (Imagoeconomica).
Cairo: «La7 anti-Meloni? Non ci sono bolscevichi»
Rispondendo domanda sulle parole del direttore del TG La7 Mentana, che ha definito la rete «anti-Meloni», Cairo ha poi dichiarato che l’emittente «non ha mai fatto sconti ai governi». E poi: «Ho ricevuto costantemente telefonate, non sono mai cessate. La7 ha programmi che hanno attenzione a quello che avviene nel Paese, vogliamo ospitare tutti i protagonisti». Successivamente ha aggiunto: «Quando Mentana è arrivato a La7 nel 2010 la situazione non era molto diversa da oggi. La rete aveva un atteggiamento critico anche allora. Ora non hai più Gad Lerner e Michele Santoro, ma non mi pare che ci siano pericolosi bolscevichi».
A origliare le voci che riguardano nuovi, possibili scambi di poltrone viene il dubbio che a volte i papabili siano considerati un po’ come le figurine Panini che si scambiano da un posto all’altro. Prendiamo per esempio la Consob. La successione a Paolo Savona è ancora in alto mare tanto che il 13 luglio, la relazione annuale sarà presentata dalla commissaria anziana in carica Chiara Mosca.
Dal tira e molla su Freni alla carta Osnato
È dall’8 marzo che in Consob si naviga a vista, con candidati bruciati clamorosamente, altri come Federico Freniaffossati dai dissidi tra alleati e qualcuno come Marco Osnato che si è sfilato dalla competizione. Una cosa è certa: Giorgia Meloni vuole chiudere la partita il prima possibili e così il totonomi si arricchisce di esterni che ambirebbero alla posizione.
Marco Osnato (foto Imagoeconomica).
Spunta lo scambio Di Noia-Cornelli
Tra questi, secondo i ben informati, c’è anche Carmine di Noia, ex Consob passato all’Ocse. Nel 2022, infatti, il commissario traslocò a Parigi per assumere la direzione per gli Affari finanziari e delle imprese presso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Ora potrebbe rientrare come presidente scambiandosi la poltrona con Federico Cornelli, che lascerebbe la Consob per l’Ocse. Lo stesso Cornelli figura ancora tra i papabili per il dopo Savona ma su di lui penderebbe il veto leghista perché sostenuto da Antonio Tajani. Vedremo.
Amplifon, azienda italiana leader globale nel settore dei servizi e soluzioni per l’udito, rende noto che in data odierna il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo dedicato alla società nell’ambito della serie tematica Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy. Emesso in oltre 170 mila esemplari, raffigura un profilo di donna in cui l’orecchio assume un ruolo centrale, richiamando il valore della cura dell’udito come parte essenziale della vita delle persone e strumento per riscoprire, attraverso il suono, emozioni, relazioni e quotidianità.
Cortese: «Riconoscimento al nostro contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo»
L’iniziativa è stata presentata mercoledì 8 luglio 2026 a Roma presso la sede del ministero in occasione di un evento dedicato a otto nuove emissioni della serie, alla presenza, tra gli altri, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del sottosegretario di Stato con delega alla Filatelia Fausta Bergamotto e della consigliera di amministrazione di Amplifon Nina Cortese, che ha commentato: «Siamo molto orgogliosi di questa emissione che rappresenta un omaggio e un riconoscimento alla storia della nostra azienda, al suo percorso di crescita sui mercati internazionali e al suo costante contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo, in un settore che ha un impatto molto importante sulla qualità della vita delle persone».
Un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha sparato e ucciso un cittadino messicano durante un controllo stradale a Houston. Lo ha confermato David Venturella, direttore ad interim dell’agenzia federale, spiegando che l’uomo – Lorenzo Salgado Araujo – aveva tentato di investire l’agente, il quale ha aperto il fuoco. Venturella ha descritto la vittima come un «immigrato clandestino».
On July 7, 2026, at approximately 6:50 AM CT, ICE law enforcement attempted to conduct a vehicle stop as part of a targeted enforcement operation to arrest an illegal alien. The driver of the vehicle, Lorenzo Salgado Araujo—an illegal alien from Mexico—attempted to evade arrest.… https://t.co/2TWG3GuOr9
In un video girato da un passante si vede un veicolo nero parcheggiato ad angolo rispetto a un furgone bianco, con le porte spalancate, e Salgado Araujo disteso a terra tra i due veicoli. Un agente è ripreso mentre è al telefono e una mano sul fianco dell’uomo, che sarebbe stato colpito all’addome. Nelle vicinanze si vedono altri agenti federali accanto ad almeno altri tre uomini ammanettati. L’ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento per la Sicurezza Interna sta conducendo un’indagine sulla sparatoria.
An ICE officer shot and killed a man during a targeted enforcement operation in Houston on Tuesday morning.
According to federal officials, the shooting occurred just before 7 a.m. near Canal Street and Wayside Drive. Investigators stated that the suspect, identified as Lorenzo… pic.twitter.com/j96tgsvULj
L’esordio cinematografico di Supergirl, nuovo capitolo del rilancio dell’universo DC affidato a James Gunn, sta registrando risultati al botteghino inferiori alle previsioni.
Se Superman non è stato un grande successo, superando di poco i seicento milioni di dollari, il secondo film della DC capitanata da James Gunn, Supergirl, si avvia a ottenere la qualifica di disastro.
Secondo i dati di BoxOffice Mojo, il film, interpretato da Milly Alcock, era accreditato di un incasso di circa 65 milioni di dollari nel week-end d’apertura, ma ha esordito con poco più di 37 milioni. Il costo di produzione viene stimato in circa 175 milioni di dollari, ai quali si aggiungerebbero circa 100 milioni destinati alla promozione.
Nel secondo fine settimana... - Leggi l'articolo
Su Urania Collezione di luglio un romanzo che parla di un messaggio dallo spazio e di come l'umanità reagisca male alla novità.
L'arrivo di un messaggio dallo spazio è un classico della fantascienza, probabilmente il punto di riferimento di questo filone è Contact di Carl Sagan, edito nel 1985.
Nonostante i punti di contatto con La voce del padrone Stanisław Lem affronta il problema da un altro punto di vista, incentrato non tanto sulla traduzione del messaggio ma sulla reazione degli umani.
Il progetto segreto La voce del padrone ha già ottenuto un piccolo risultato quando il matematico Piotr E. Hogarth si unisce alla ricerca.
Uomo integro e intellettualmente onesto lo... - Leggi l'articolo
Nuova crisi per L’Unità. Alfredo Romeo, editore dello storico quotidiano della sinistra italiana, ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni a partire da mercoledì 8 luglio 2026 a causa del fallimento di una trattativa col Partito democratico per l’acquisizione della testata. Romeo aveva rilevato l’Unità nel 2022 vincendo l’asta fallimentare del Tribunale di Roma. Secondo quanto riferito da Dagospia, a far saltare il tavolo è stata la pretesa dell’immobiliarista di restare nella società con una quota di minoranza. Nella sua storia, il giornale fondato nel 1924 da Antonio Gramsci è già stato chiuso e riaperto diverse volte, attraversando numerosi cambi di assetto e linea editoriale.
La nota dell’editore
«Tre anni fa Romeo Editore rilevò la testata de L’Unità, sottraendola a un fallimento che ne avrebbe segnato la fine definitiva. Fin dal primo giorno, l’impegno assunto è stato duplice: rimettere in ordine i conti, garantendo una gestione corretta e rigorosa del giornale e, al tempo stesso, custodirne la storia nella prospettiva — mai nascosta — di riportare la testata nella disponibilità della sua casa naturale, il Partito democratico». Così si legge in una nota dell’editore, che prosegue: «Su questa base si è sviluppato, negli ultimi mesi, un lungo e articolato dialogo con il Pd, nel corso del quale l’editore ha manifestato la disponibilità a cedere la testata a un prezzo puramente simbolico. Una scelta che testimonia come l’operazione non sia mai stata guidata da logiche di profitto, ma dalla volontà di restituire L’Unità alla comunità politica e culturale che l’ha generata». E ancora: «Il confronto sembrava avviato verso una conclusione positiva. Il Partito democratico ha tuttavia deciso di non dare seguito alla trattativa. Preso atto di questa decisione, venuta meno la prospettiva che aveva giustificato l’impegno di questi anni, e tenendo conto delle ulteriori perdite di esercizio accumulate nel frattempo, Romeo Editore si vede costretta a sospendere le pubblicazioni». «L’editore ringrazia la redazione, i collaboratori e i lettori che in questi tre anni hanno reso possibile la continuità di una testata che appartiene alla storia del Paese», conclude la nota.
Mossa a sorpresa di Nigel Farage, leader del partito britannico di destra Reform UK. Dopo essere finito al centro di un’inchiesta su donazioni milionarie e redditi privati non pienamente dichiarati, il volto della Brexit ha annunciato sui social le dimissioni da deputato e, contestualmente, la ricandidatura alle elezioni suppletive (nel seggio di Clacton), chiedendo «un verdetto popolare» sulle accuse finanziarie che lo riguardano.
BREAKING: Nigel Farage has resigned as an MP to trigger a by-election in Clacton
"This will be a people vs the establishment by-election. A chance to stick two fingers up to the entire establishment" pic.twitter.com/oMNHR9pFNZ
Le accuse a Farage e la difesa del leader di Reform UK
Al centro delle indagini da parte dell’organismo parlamentare che vigila sugli standard di comportamento dei deputati c’è una donazione da 5 milioni di sterline attribuita al miliardario investitore nel settore crypto Christopher Harborne, che secondo i media britannici non sarebbe stato registrato come beneficio economico. I parlamentari dell’opposizione, inoltre, hanno chiesto l’apertura di un’altra inchiesta su altre donazioni provenienti da George Cottrell, imprenditore attivo nei settori delle criptovalute e del gioco d’azzardo, che negli Stati Uniti ha scontato una pena detentiva per frode. «Non ho fatto nulla di sbagliato. Non ho infranto la legge in alcun modo. Non ho fatto un uso improprio del denaro pubblico», ha dichiarato Farage, sostenendo di essere vittima di un complotto da parte dell’establishment, incapace di batterlo alle urne. Il leader di Reform UK ha inoltre denunciato violazioni della privacy da parte dei media: in particolare ha accusato il Sunday Times di aver pubblicato la foto della casa in cui vive sua figlia, cosa che avrebbe provocato episodi di molestie.
A pochi mesi dalla conclusione dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, il Villaggio Olimpico di Porta Romana ha iniziato la trasformazione prevista dal progetto originario, pronto a diventare uno dei più grandi studentati convenzionati d’Italia. È una delle eredità più visibili lasciate dalle Olimpiadi, assieme alle infrastrutture e ai grandi interventi di rigenerazione urbana che hanno ridisegnato Milano. C’è una domanda che accompagna tutte le grandi trasformazioni come queste: quando un investimento pubblico contribuisce ad aumentare il valore di una parte della città, chi intercetta quella nuova ricchezza?
Il cantiere del Villaggio Olimpico quando ancora i lavori non erano finiti (foto Ansa).
Siamo alla finanziarizzazione dell’abitare
Alessandro Coppola, docente del Politecnico di Milano e tra i principali studiosi delle trasformazioni urbane spiega a Lettera43 che il capoluogo lombardo «è diventato interessante e rilevante per gli investimenti di soggetti molto sofisticati nel mondo finanziario e immobiliare su scala sostanzialmente globale». La trasformazione non nasce certo né con Expo 2015 né con le Olimpiadi. Le sue radici affondano nei primi Anni 2000, quando Milano iniziava ad attirare grandi operatori internazionali interessati non soltanto agli immobili, ma alla città come piattaforma di investimento. È il processo che gli studiosi definiscono finanziarizzazione dell’abitare.
Il cantiere Coima al Villaggio Olimpico vicino allo Scalo di Porta Romana in una foto di archivio (Ansa).
La casa cioè continua naturalmente a essere un luogo in cui vivere, ma diventa contemporaneamente un asset finanziario. Cambia così anche il mercato immobiliare: ai tradizionali operatori locali si affiancano fondi internazionali, società di gestione del risparmio e investitori istituzionali che guardano a Milano come una delle principali piazze europee dove allocare capitali. Uno dei simboli di questa nuova fase è stata Porta Nuova, il primo grande progetto capace di attrarre investimenti internazionali e di modificare profondamente il modo in cui la città viene percepita dai mercati.
Expo e Milano-Cortina: la leva della trasformazione
Secondo Coppola, «i grandi eventi sostenuti da importanti risorse pubbliche contribuiscono a valorizzare specifiche aree urbane», ma sarebbe riduttivo attribuire a loro la responsabilità della crescita dei valori immobiliari. Expo 2015 e Milano-Cortina 2026 hanno accelerato dinamiche già in corso. L’area dell’Esposizione universale ospita oggi Mind – Milano innovation district –, uno dei più grandi progetti europei di rigenerazione urbana. Arexpo, società pubblica proprietaria dei terreni, ha affidato lo sviluppo dell’area a Lendlease attraverso una concessione di 99 anni, dando vita a un investimento complessivo di 4,5 miliardi di euro destinato a università, ricerca, imprese e servizi.
L’albero della vita simbolo di Expo 2015 (foto Ansa).
Lo stesso schema si ritrova nello Scalo di Porta Romana, acquistato nel 2020 dal Fondo Porta Romana – gestito da Coima e partecipato, tra gli altri, da Covivio e Prada Holding – per circa 180 milioni di euro. Dopo aver ospitato il Villaggio Olimpico durante i Giochi, l’area è entrata nella fase di riconversione prevista dal progetto originario: residenze universitarie, edilizia convenzionata, spazi pubblici e un grande parco urbano. Parallelamente, lo Stato ha accompagnato questa trasformazione con un imponente investimento infrastrutturale. Il ministero oggi gestito da Matteo Salvini ha destinato circa un miliardo di euro alle opere connesse ai Giochi di Milano-Cortina, tra collegamenti ferroviari, viabilità e interventi destinati a rimanere anche dopo la conclusione dell’evento.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini (foto Ansa).
Chi ci guadagna davvero?
Per Coppola, tuttavia, il punto non è stabilire se queste trasformazioni siano state positive o negative. La domanda è un’altra: «Occorre interrogarsi su quanto l’attore pubblico riesca realmente a beneficiare dei processi di valorizzazione che contribuisce esso stesso a generare». È qui che il dibattito esce dal terreno dell’urbanistica per entrare in quello dell’economia politica. Quando un investimento pubblico aumenta il valore di un quartiere, quando una nuova linea ferroviaria, un grande evento internazionale o un progetto di rigenerazione fanno crescere il prezzo degli immobili circostanti, chi intercetta quella ricchezza? Lo Stato, attraverso strumenti fiscali e urbanistici oppure i proprietari delle aree e gli investitori che hanno scommesso su quei quartieri? È una domanda che riguarda Milano, ma che oggi attraversa molte delle grandi città europee impegnate in processi di cambiamento simili.
Il cantiere del complesso in via Melchiorre Gioia a Porta Nuova coinvolto nelle inchieste milanesi sull’urbanistica (foto Ansa).
Milano vince per attrattività, ma non per redistribuzione
I numeri raccontano una città che ha vinto la sfida dell’attrattività. Quella della redistribuzione resta invece aperta. Negli ultimi 20 anni Milano ha consolidato il suo ruolo di capitale economica del Paese, attirando imprese, studenti, lavoratori qualificati e investitori internazionali. Aree per lungo tempo marginali sono state trasformate in nuovi poli direzionali, residenziali e universitari, aumentando il valore degli immobili e rendendo Milano uno dei mercati più dinamici d’Europa. È qui, però, che Coppola invita a spostare l’attenzione.
Un cantiere Coima a Milano (foto Ansa).
L’aumento del valore immobiliare non produce automaticamente benefici per tutti. Secondo il docente, la crescita ha favorito in primo luogo chi possedeva già patrimonio immobiliare nelle aree interessate dalle trasformazioni e gli operatori che hanno investito nei grandi progetti di sviluppo urbano. L’aumento dei valori immobiliari ha infatti accresciuto la ricchezza dei proprietari e la redditività degli investimenti, mentre il sistema fiscale italiano, caratterizzato da una tassazione relativamente contenuta sul patrimonio immobiliare, limita la capacità del settore pubblico di recuperare parte di quella rendita per reinvestirla in politiche redistributive. È questo il nodo che, secondo Coppola, distingue la semplice crescita economica dalla qualità del modello di sviluppo.
Chi vive solo del proprio reddito è tagliato fuori
Le conseguenze di questo processo emergono con maggiore evidenza nel mercato dell’abitare. Secondo i dati di Idealista, nel primo trimestre del 2026 il canone medio di locazione a Milano ha raggiunto i 23,3 euro di media al metro quadrato, il valore più elevato in Italia e in crescita rispetto ai mesi precedenti (seguono Firenze con 22,3 euro, Venezia con 21,7, Roma con 19,8 euro e Bologna con 17,5). L’aumento dei prezzi, tuttavia, rappresenta soltanto l’effetto più visibile. Per Coppola, il gruppo sociale maggiormente esposto è costituito da chi vive esclusivamente del proprio reddito da lavoro, senza poter contare su un patrimonio immobiliare.
Il cantiere della Beic, Biblioteca europea di informazione e cultura, nell’area di Porta Vittoria coinvolto nelle inchieste milanesi sull’urbanistica (foto Ansa).
«Le maggiori difficoltà riguardano i nuclei che hanno redditi medi e bassi, senza un patrimonio significativo». La questione, quindi, non riguarda soltanto studenti o giovani professionisti, categorie spesso al centro del dibattito pubblico. Coinvolge anche lavoratori dipendenti, famiglie e nuovi residenti che, pur avendo un’occupazione stabile, incontrano crescenti difficoltà nell’accedere al mercato della casa. La competizione per l’abitare diventa così una conseguenza della crescente finanziarizzazione del mercato immobiliare.
In cerca di un modello di sviluppo sostenibile
Expo e Milano-Cortina hanno lasciato una città più moderna, competitiva e attrattiva sul piano internazionale. Il dibattito, però, non può fermarsi alla qualità delle opere realizzate o alla capacità di attrarre investimenti. La domanda riguarda il modello di sviluppo: quando il settore pubblico contribuisce a creare valore attraverso infrastrutture, rigenerazione urbana e grandi eventi, quanto di quella ricchezza riesce realmente a tornare alla collettività? È un interrogativo che va oltre Milano e che riguarda tutte le città chiamate a conciliare crescita economica e interesse pubblico.
Dopo l’autosospensione di Gianluca Rocchi e l’interim di Dino Tommasi, gli arbitri hanno un nuovo designatore per Serie A e B: Daniele Orsato. L’ex fischietto è stato scelto dal nuovo direttore tecnico Domenico Messina (designatore dal 2014 al 2017) assieme al Comitato Nazionale: almeno inizialmente erano in lizza anche Nicola Rizzoli e Daniele Doveri, che però ha deciso di restare sul campo per un altro anno. Il mandato di Orsato sarà biennale.
Daniele Orsato (Ansa).
Nel 2020 era stato eletto miglior arbitro al mondo
Orsato, 50 anni, come arbitro vanta ben 290 gare dirette in Serie A, distribuite in 18 stagioni calcistiche: più di lui solo Concetto Lo Bello, che dal 1954 al 1974 ne collezionò addirittura 328. Orsato è stato eletto inoltre miglior arbitro al mondo dall’IFFHS nel 2020, anno in cui ha diretto anche la finale di Champions League tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco. Ritiratosi da arbitro alla fine della stagione 2023/24, a gennaio del 2025 è stato scelto come commissario per lo sviluppo del talento arbitrale dell’AIA. Nel luglio successivo è stato poi nominato Responsabile della Commissione Arbitri Nazionale di Serie C.
A cinque mesi dall’incorporazione in SpaceX, tramite un’operazione interamente in azioni che ha valutato la società combinata quasi 1,25 trilioni di dollari, l’azienda di intelligenza artificiale xAi cambia ufficialmente nome diventando SpaceXAI. Il cambio di brand, che era stato anticipato dal patron Elon Musk un paio di mesi fa, è stato annunciato tramite un post su X in cui è stato ha svelato anche il nuovo logo. Il rebranding segue l’offerta pubblica iniziale di SpaceX di giugno, la più grande mai registrata, che ha reso Musk per un breve periodo il primo trilionario della storia.
La nuova denominazione riflette l’integrazione sempre più stretta tra le attività di intelligenza artificiale e quelle spaziali di Musk. SpaceX, fondata nel 2002 dal magnate con l’obiettivo di creare le tecnologie per ridurre i costi dell’accesso allo spazio e (chissà) permettere la colonizzazione di Marte, continuerà a mantenere un profilo separato dedicato alle attività aerospaziali, ai lanci e allo sviluppo dei veicoli. Sotto il controllo del nuovo marchio SpaceXAI rientrerà invece la piattaforma social X: l’ex Twitter era stata acquisita da xAI nel 2025.
La Corte d’appello di Parigi ha confermato la colpevolezza per “fatti gravi” di Marine Le Pen, riducendo la sua pena in prima istanza da quattro a tre anni di carcere, di cui uno con il braccialetto elettronico. La leader del Rn potrà però candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027 perché l’ineleggibilità, in prima istanza di cinque anni, è stata ridotta a 15 mesi, già scontati visto che ha cominciato a decorrere dal marzo 2025. Sarà lei stessa, alle 20 di martedì 7 luglio 2026, ad annunciare se si candiderà oppure no (ndr in passato aveva dichiarato più volte di non voler fare campagna elettorale con l’obbligo del braccialetto elettronico). Un’ipotesi che si sta già facendo strada è quella, per Le Pen, di chiedere una riduzione o adattamento della pena, anche se il braccialetto elettronico – fanno notare gli esperti – è già in sP un adattamento di pena. Se l’obbligo di un anno venisse ridotto a sei mesi, Le Pen potrebbe fare campagna elettorale senza braccialetto elettronico a partire da gennaio