È morta a 77 anni Matilde ‘Mity’ Simonetto, fino al 2010 responsabile dell’immagine e della comunicazione di Silvio Berlusconi. L’ha annunciato la famiglia in una nota, ricordando che Simonetto è stata tra le prime consulenti d’immagine in Italia e, per 20 anni, ha collaborato con l’ex premier. «Professionista di grande competenza, lo ha affiancato con passione, eleganza e discrezione nei suoi molteplici ruoli imprenditoriali, istituzionali e politici. Nel corso della sua attività si è distinta per serietà, energia, riservatezza e rigore professionale, conquistando la stima di colleghi e collaboratori». I funerali saranno celebrati mercoledì 8 luglio alle ore 15.00 presso la chiesa di San Camillo a Milano.
Month: Luglio 2026
Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
“Novecento Italiano, opere dalla collezione Generali. Special Guest: Gustav Klimt”. La mostra si terrà a Roma, a Palazzo Bonaparte, dal 14 luglio al 23 agosto. Tenete a mente la data dell’inaugurazione: è quella del tradizionale ricevimento a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia. E chi è il capo di Assicurazioni Generali? Philippe Donnet. Ebbene, il 13 luglio nell’edificio bonapartiano Donnet accoglierà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha già messo in agenda l’appuntamento. Un colpaccio, tra l’altro già avvenuto in passato, che stavolta cade nel pieno della scalata bancaria con vista sul Leone di Trieste.

Donnet poi sarà tra gli ospiti del ricevimento dell’ambasciata, dove tra l’altro sono attesi i capi di Crédit Agricole, altri protagonisti del risiko estivo. Ma il genio di Donnet è infinito: sì, perché il giorno dopo sempre a Palazzo Bonaparte verrà aperta un’altra mostra, stavolta dedicata a un artista italiano, Marco Tamburro, il quale, per una curiosa coincidenza astrale, vanta un’amicizia decennale con Giorgia Meloni. Tra parentesi, Donnet ha acquisito la cittadinanza italiana nell’aprile del 2021, con una cerimonia organizzata dall’allora sindaco d Venezia Luigi Brugnaro a Ca’ Farsetti.

Lollobrigida a Zara per le cravatte
Nella sede della Comunità Italiana di Zara è arrivata la mostra itinerante “La Storia della Cravatta – Dalle origini croate all’eccellenza italiana”, un percorso espositivo dedicato alla nascita e all’evoluzione della cravatta, dalle origini croate del XVII secolo fino alla sua affermazione come simbolo internazionale di eleganza e dell’eccellenza manifatturiera italiana. Chi c’era alla cerimonia? Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. E Maurizio Talarico, fondatore dell’omonimo marchio e unico brand italiano presente nella mostra, in rappresentanza della tradizione artigianale del made in Italy nel settore della cravatta. Che poi era un accessorio dell’uniforme dei mercenari croati durante la guerra dei Trent’anni diventato nei secoli icona dello stile maschile.

De Laurentiis ritirerà il premio della Stampa Estera?
Mercoledì 8 luglio, nella sede di Palazzo Grazioli, la Stampa Estera ha programmato di conferire al patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, il tradizionale Premio alla Carriera per il «ruolo e l’impegno nel calcio italiano e internazionale», e per «un percorso caratterizzato da risultati sportivi di assoluto prestigio, capacità manageriale e un costante impegno nella valorizzazione della SSC Napoli e della città di Napoli nel mondo». Chissà se De Laurentiis, dopo le indagini della Procura di Bari, parteciperà alla cerimonia…

Venezia, Clooney Leone alla carriera in barba a Trump
E poi dicono che Donald Trump se la prende con l’Italia… Il cda della Biennale di Venezia ha accolto la proposta del direttore artistico della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, di assegnare il Leone d’oro alla carriera a George Clooney. Bene, l’attore ha sempre criticato duramente il presidente Usa e già si scommette su cosa dirà sul palco della Laguna. L’annuncio del premio arriva in un momento di altissima tensione tra Roma e Washington e visto il carattere fumantino del presidente Usa rischia di non favorire la distensione. Tra l’altro Clooney per la sua militanza politica ha rinunciato a un ingaggio di 35 milioni di dollari che lo doveva vedere come protagonista di uno spot pubblicitario di El Al, la compagnia aerea israeliana.

Spionaggio per Mosca, due arresti a Roma: fermato un ex 007 italiano
Due persone sono state arrestate a Roma dai carabinieri del Ros per spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici, attività che sarebbero state condotte in cambio di soldi per un presunto agente dei servizi di intelligence russi, coperto da immunità diplomatica in Italia. Coinvolte altre cinque persone, effettuate decine di perquisizioni.
Chi è il principale indagato
Il principale indagato è un 59enne ex appartenente al comparto di intelligence italiano e già sottoufficiale dei Carabinieri. Secondo quanto emerso, l’uomo acquisiva informazioni attraverso sei fonti, tra cui quattro militari in servizio, indagati a vario titolo per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato, rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione. Tra gli episodi contestati ce n’è anche uno particolarmente delicato: gli indagati avrebbero rivelato l’identità di alcuni agenti impegnati nelle attività di controspionaggio italiano, esponendo personale operativo che lavorava su dossier sensibili.
Grazie al lavoro della Procura di Roma, del comparto intelligence e dei Ros oggi lo Stato Italiano rende evidente a tutti quale sia il reale atteggiamento della Russia nei nostri confronti.
— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto) July 7, 2026
Quello che emerge con l’evidenza dei fatti è un conflitto ibrido quotidiano, una guerra…
Crosetto: «Conflitto ibrido quotidiano»
«Quello che emerge con l’evidenza dei fatti è un conflitto ibrido quotidiano, una guerra latente costante, per indebolire le nostre istituzioni, le nostre alleanze e la nostra sicurezza», ha scritto su X Guido Crosetto, ministro della Difesa. «È la punta di un iceberg gigantesco, la guerra ibrida, fatto di nemici esterni e traditori interni che sono pronti a vendere la loro Nazione per soldi o per potere o per interesse personale. Oggi lo Stato ne colpisce alcuni ma lo scontro è continuo ed incessante».
Juventus, Massara nuovo Chief Football Officer
Innesto nella dirigenza della Juventus. L’ex direttore sportivo di Milan e Roma Frederic Massara è stato scelto dall’amministratore delegato Giovanni Carnevali come Chief Football Officer. Come si legge in un comunicato, «Massara avrà la responsabilità di guidare la gestione e lo sviluppo dell’area sportiva maschile, contribuendo alla definizione e all’attuazione delle strategie e dei progetti sportivi del Club, in stretta sinergia con Marco Ottolini, Sporting Director».
Nuove nomine nel Leadership Team del Club
— JuventusFC (@juventusfc) July 7, 2026https://t.co/yBoA1fprao pic.twitter.com/PEmiQcLoaJ
Chi è Massara, ex dirigente di Milan e Roma
Massara riparte dalla Juventus a poco più di un mese dall’addio alla Roma. La sua terza esperienza in giallorosso, dopo quelle del 2016/17 e del 2018/19, è stata segnata da frizioni legate al mercato con l’allenatore Gian Piero Gasperini, che hanno portato anche all’addio di Claudio Ranieri, advisor della famiglia Friedkin. Dal 2019 al 2023 Massara aveva ricoperto l’incarico di direttore sportivo del Milan: durante la sua permanenza in rossonero, il club ha vinto lo scudetto nel 2022.

Ottolini confermato, Chiellini cambia ruolo
Ottolini, come sottolinea la nota, resta in carica come direttore sportivo. È invece ai saluti il francese François Modesto, ormai ex direttore tecnico: era stato voluto dal connazionale Damien Comolli, che ha guidato come ceo la Juventus per appena un anno. Cambio di incarico poi per l’ex difensore bianconero Giorgio Chiellini, che da Director of Football Strategy diventa Chief Club Affairs Officer: avrà il compito di mantenere i rapporti con le istituzioni calcistiche in Italia e in Europa.

Le opposizioni non indicheranno i nuovi membri in Vigilanza Rai
Continua il caos in Vigilanza Rai. Le opposizioni, che si sono dimesse in blocco dalla commissione parlamentare in aperta polemica con la maggioranza, non indicheranno i nuovi componenti così come invece esplicitamente richiesto con una lettera di Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, presidenti di Senato e Camera, inviata rispettivamente ai capigruppo di Palazzo Madama e Montecitorio. Alla base della scelta un accordo tra i partiti del centrosinistra, compresa Italia Viva. I partiti dovranno indicare entro domani, mercoledì 8 luglio, i nuovi componenti della commissione: in caso di nomine dall’alto, le opposizioni hanno fatto sapere di essere pronte a nuove dimissioni.

Le dimissioni in blocco del 2 luglio
Il 2 luglio la Commissione di Vigilanza Rai è stata azzerata con le dimissioni dei componenti di opposizione e di maggioranza. Prima è arrivato il passo indietro della (ormai ex) presidente Barbara Floridia e di tutti i membri dell’opposizione. Nella lettera in cui ha annunciato le dimissioni, la senatrice del M5s ha parlato di un organo di garanzia «tenuto in ostaggio da chi governa». A stretto giro è poi arrivato il gesto analogo dei rappresentanti delle forze di governo, ma con motivazioni opposte: «Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra».
Esplosione a Damasco dove è in corso la visita di Macron
Un’esplosione è stata udita a Damasco, dove da lunedì 6 luglio è in visita il presidente francese Emmanuel Macron. Lo ha constatato un giornalista dell’agenzia Afp sul posto. Il capo dell’Eliseo si trova a colloquio con il presidente siriano, Ahmed al Sharaa, e ha lasciato nella mattinata del 7 luglio l’hotel Four Season di Damasco prima che si udissero le esplosioni nella zona. Fonti dell’Eliseo, intanto, hanno confermato che «il presidente è al sicuro» e che «il programma della visita continua». Le strade sono state bloccate e sono state attuate misure di sicurezza in seguito all’esplosione.
Trovata uccisa a Kyiv l’attentatrice di Monaco
Trovato in una zona periferica di Kyiv il cadavere di Anastasiia Berezovska, la donna braccata dall’Interpol in quanto esecutrice materiale dell’attentato avvenuto nel Principato di Monaco contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev. Lo riporta Ukrainska Pravda. Berezovska, che fuggendo dopo aver piazzato l’ordigno era anche passata in auto dall’Italia dirigendosi poi verso la Svizzera, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco: già fermate due persone, un ufficiale in servizio della Direzione principale dell’intelligence militare ucraina (Gur) e un ex membro delle forze dell’ordine. Cittadina ucraina residente in Germania, Berezovska era ricercata con l’accusa di tentato omicidio, collocazione di un ordigno esplosivo in luogo pubblico e associazione a delinquere. Gli inquirenti ritengono che non abbia agito da sola. Nell’attentato, avvenuto il 29 giugno, sono rimasti feriti Ermolaev, la compagna e il figlio.
Chi è Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci
Il faccendiere Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci, per il quale nei giorni scorsi sono state eseguite misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali. L’ipotesi è che Lavitola sia il mandante, in concorso con un’altra persona. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari. Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, nel corso della quale gli sono stati sequestrati smartphone e pc.

Chi è il faccendiere Valter Lavitola
Nato a Salerno, Lavitola ha da poco compiuto 60 anni e ha un passato da editore e giornalista. Nel 1996 fondò il quotidiano L’Avanti!, sorta col sostegno politico di alcuni ex esponenti dell’allora Partito Socialista Italiano (in cui aveva militato) finiti nel centro-destra: nel 2010 il giornale pubblicò il documento sulla casa di Monte Carlo che fece scoppiare un caso su Gianfranco Fini, allora presidente della Camera. A proposito di politica, visti anche gli ottimi rapporti che aveva all’epoca con Silvio Berlusconi, si candidò alle Europee del 2004 con Forza Italia: ottenne 54 mila preferenze, senza essere però eletto. In passato Lavitola è stato coinvolto in varie indagini giudiziarie, accumulando diverse condanne e periodi di detenzione. Indagato dal 2011 per tentata estorsione ai danni di Berlusconi insieme con l’imprenditore Giampaolo Tarantini per il caso delle escort pugliesi e oggetto di un mandato di arresto, rientrò in Italia nel 2012 dopo otto mesi di latitanza all’estero, finendo in carcere.

Successivamente fu condannato a 2 anni 8 mesi. A dicembre del 2013 un nuovo arresto, stavolta per tentata estorsione a Impregilo (oggi Webuild), tra le più importanti società italiane di costruzioni e ingegneria: al centro dell’inchiesta alcuni appalti per la costruzione di un ospedale a Panama. In questo caso Lavitola ricevette una pena di 3 anni. Nell’ambito della sua carriera da editore è stato inoltre condannato a tre anni e otto mesi di reclusione nel 2015 per l’appropriazione indebita di oltre 20 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Nello stesso anno arrivò anche la condanna a 3 anni per concorso in corruzione in relazione alla cosiddetta “compravendita dei senatori“, in cui era accusato di aver favorito il passaggio di alcuni parlamentari da uno schieramento politico all’altro in cambio di denaro o altri benefici. Una volta uscito dal carcere, Lavitola si è rifatto una vita nel settore della ristorazione, aprendo un ristorante a Roma, nel quartiere Monteverde. E proprio qui, nel 2023, fu fotografato assieme a Ranucci.
Indagato anche un dipendente del ristorante
A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Assieme al faccendiere è indagato anche il cittadino camerunense Clesio Tavares Gomes, che avrebbe svolto la funzione di intermediario con i presunti esecutori materiali dell’attentato (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis). L’uomo dal 2017 risulta dipendente della società di Lavitola che gestisce il ristorante ‘Cefalù Bistrò di Pesce’ e subito dopo l’attentato è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. Non sono questi gli unici elementi indiziari: particolare rilievo assumono infatti anche le conversazioni intercettate tra Gomes e la compagna, dalle quali emergerebbe come l’eventuale rientro dell’uomo in Italia dipendesse da decisioni attribuite a Lavitola.

La sorpresa di Ranucci: «È un amico»
«Ci conosciamo dal 2019, è un amico. Ci sentivamo spessissimo, se non tutti i giorni quasi, ma è ovvio che come sentiva me parlava anche con tanti altri giornalisti, pure più autorevoli. È una cosa risaputa, l’ho detto persino in commissione vigilanza Rai di fronte alle domande di Maurizio Gasparri che eravamo amici, quindi non c’è nessun tipo di mistero», ha dichiarato Ranucci, esprimendo sorpresa per le indagini a carico di Lavitola: «Sono sicuro che non mi avrebbe mai fatto del male. Ribadisco però che ho massimo rispetto del lavoro dei magistrati e dei carabinieri che hanno dimostrato un grande rigore morale a condurre questa inchiesta, oltre a grandi capacità, quindi mi affido a loro».
Indagati per bancarotta fraudolenta Aurelio e Luigi De Laurentiis
Perquisizioni della Guardia di Finanza nelle sedi delle società calcistiche Bari e Napoli. Ipotizzati i reati di false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024 del club pugliese e bancarotta fraudolenta, connessi alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale, presentata per l’insolvenza della medesima società sportiva. Risultano indagati Aurelio De Laurentiis, proprietario e presidente del Napoli, e il figlio Luigi, amministratore unico del Bari. Le indagini delle Fiamme Gialle si basano su una serie di approfondimenti tecnici approfonditi sui bilanci, sulle note integrative e sulle relazioni di gestione del Bari, da tempo in una situazione di perdita sistemica: tra il 2019 e il 2025, il club biancorosso aveva accumulato un buco di 30 milioni di euro. E la proprietà non avrebbe contrapposto un piano concreto per risanare i conti. Il Napoli e il Bari sono controllate dalla Filmauro, azienda della famiglia De Laurentiis.

Sotto la lente d’ingrandimento la cessione di Caprile al Napoli
Sotto la lente d’ingrandimento c’è, in particolare, il trasferimento di un calciatore da una squadra all’altra: il portiere Elia Caprile, oggi al Cagliari. Nel 2022 il Bari aveva acquistato il calciatore dal Leeds, riconoscendo al club inglese premi connessi all’eventuale valore di rivendita. Nell’estate del 2023 Caprile era stato poi ceduto dal Bari al Napoli per 2,2 milioni di euro, trasferendo integralmente alla società campana il diritto a beneficiare della successiva rivalutazione economica del cartellino.

Due anni dopo, il portiere è stato poi ceduto al Cagliari per 8 milioni, somma interamente incassata dal Napoli con una plusvalenza di 7 milioni e di cui – secondo gli inquirenti – avrebbe dovuto beneficiare in parte anche il Bari, già in grave difficoltà finanziarie. Le perquisizioni della Finanza sono state estese anche a tre direttori sportivi delle due società – Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso per il Napoli, Ciro Polito per il Bari – e al procuratore di Caprile – Graziano Battistini – allo stato non indagati, intervenuti a vario titolo nella cessione del calciatore al Napoli.
Fincantieri investe 600 milioni nella subacquea e crea un campione internazionale
Negli ultimi anni Fincantieri ha scoperto che il vero tesoro del mare non galleggia. Sta sotto. E lì ha deciso di costruire il suo futuro. Per decenni è stata la società che costruiva navi da crociera, militari, traghetti. Oggi continua a farlo, naturalmente. Ma il baricentro strategico si è spostato di qualche centinaio di metri più in basso, sul fondale. È lì che passano i cavi internet, gli oleodotti, i gasdotti, i sensori, le infrastrutture energetiche. È lì che si combatte una parte crescente della competizione geopolitica. Ed è lì che si stanno aprendo alcuni dei mercati più redditizi dell’industria mondiale.
Così il Gruppo vuole controllare l’intera catena del valore
Va in questa direzione l’acquisizione, con un esborso iniziale di 600 milioni, della maggioranza del capitale di quattro aziende molto diverse tra loro ma unite da un filo preciso, ovvero Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm. La prima mappa i fondali e le infrastrutture sommerse, la seconda sviluppa sistemi di comunicazione subacquea, la terza realizza robot autonomi destinati a operare negli abissi mentre la quarta è specializzata nei droni navali di superficie. Mettendole insieme nasce una filiera praticamente completa dell’underwater. L’idea è quella di non limitarsi più a costruire piattaforme, ma controllare l’intera catena del valore – dalla raccolta dei dati alla sorveglianza dei fondali, dai robot autonomi alla manutenzione delle infrastrutture critiche fino alla difesa. È un cambio di paradigma. Per decenni il mare è stato considerato soprattutto una via di comunicazione. Oggi è diventato un’infrastruttura. Sul fondo degli oceani passa oltre il 95 per cento del traffico mondiale di dati attraverso migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica. Gasdotti, elettrodotti e impianti eolici offshore moltiplicano il valore economico del sottosuolo marino. Dopo il sabotaggio del Nord Stream nessuno considera più quei fondali un luogo neutrale. Sono diventati un terreno di competizione strategica tra Stati, aziende energetiche e difesa. Fincantieri ha deciso di arrivarci prima degli altri.
Nel segmento underwear attesi ricavi superiori al miliardo nel 2026
I numeri spiegano meglio delle parole perché il Gruppo stia accelerando così tanto. Grazie alle nuove acquisizioni, il segmento underwear – che nel 2025 ha registrato ricavi per 667 milioni di euro e ha inciso per il 6,7 per cento dei ricavi sul portafoglio del Gruppo – è destinato a crescere a ritmi significativi con ricavi pro-forma 2026 superiori a 1,1 miliardi di euro ed Ebitda pari a circa 220 milioni di euro, anticipando di quatto anni l’obiettivo di ricavi e Ebitda underwater previsti al 2030. Il messaggio ai mercati è altrettanto chiaro. Per anni Fincantieri è stata giudicata soprattutto sulla capacità di riempire i bacini di costruzione e consegnare navi nei tempi previsti. Un business enorme, ma caratterizzato da margini relativamente contenuti e cicli lunghi. L’underwater cambia completamente la prospettiva. Qui i margini sono più elevati, la componente tecnologica pesa molto di più della carpenteria, la proprietà intellettuale conta quasi quanto gli impianti industriali e la domanda è sostenuta da governi che stanno aumentando ovunque le spese per la sicurezza. È il passaggio da industria pesante a industria pesante ad alta intensità tecnologica.
Spese militari, il curioso allineamento tra destra e sinistra contro Trump
Ci sono pochi temi su cui destra e sinistra si danno la mano, uno di questi è il sostanziale no alle richieste di Donald Trump di aumentare al 5 per cento di Pil le spese militari per la presenza nella Nato entro il 2035. E anche questo spiega la martellante offensiva a cui il presidente Usa sta sottoponendo Giorgia Meloni.

Gli attacchi di Trump a Meloni
Ultimo episodio non più tardi di lunedì, quando sui social ha pubblicato una foto non particolarmente benevola della premier con la scritta «Serve un ordine restrittivo», provvedimento usato contro gli stalker. Insomma, a Donald l’arrabbiatura non è passata. E difficilmente gli passerà in tempo per il vertice Nato di Ankara. Perché il governo italiano intende aumentare la spesa per armamenti, ma di poco e con calma, non arrivando certo agli obiettivi indicati dagli americani e inserendo tra le spese anche capitoli che hanno già fatto alzare il sopracciglio di Washington. Va detto che Trump è brutale nelle sue manifestazioni, ma la richiesta di maggiori contributi agli alleati va avanti dai tempi di Barack Obama, e nemmeno tutti gli altri Paesi europei fanno i salti di gioia all’idea di alzare gli investimenti per la Nato.

Il muro delle opposizioni sulle spese militari
Ma se il governo italiano frena, promettendo un graduale aumento che porti al 3,6 per cento nel 2028, l’opposizione non accelera. «Invece di mettere soldi sulle armi, porteremo la spesa sanitaria al 7 per cento del Pil, come altri Paesi europei», ha detto Elly Schlein, che chiede un maggiore coordinamento militare europeo. Giuseppe Conte ha definito in passato «una follia» aumentare di 12 miliardi la spesa in difesa. Non meno teneri Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Linea pro-europeista anche da parte di Matteo Renzi. E tornando al centrodestra, non è ancora chiaro se di maggioranza o di opposizione, anche Roberto Vannacci ha alzato le barricate: «Le spese militari bisogna aumentarle se c’è una concreta minaccia ma io ancora non la vedo questa minaccia». E dunque, comunque vadano le elezioni il prossimo anno, l’obiettivo indicato da Trump si può considerare stabilmente in bilico.

Nel prossimo biennio l’aumento sarà di 17-18 miliardi
Piccolo promemoria. Nel 2025 l’Italia ha aumentato significativamente la spesa arrivando al 2,01 per cento del suo Pil e promette un +0,25 per cento nel 2027 e +0,55 per cento nel 2028, per un aumento complessivo di 17-18 miliardi di euro nel prossimo biennio. Nei due anni passati siamo stati tra i Paesi che hanno aumentato i contributi in media con gli alleati e, da sempre, siamo tra i primi tre contributori in termini di uomini schierati. Tra i primi Paesi a spendere in difesa, guarda caso, i vicini di Russia e Ucraina: la Polonia con il 4,30 per cento del Pil, poi Lettonia (3,74) ed Estonia (3,42), sopra il 3 per cento Danimarca e Norvegia, la Germania è al 2,39 con 105 miliardi. Gli Stati Uniti? Si attestano al 3,19 per cento, che in dollari fa 980 miliardi, pari a oltre il 59 per cento del budget Nato. Netto, al limite del lapalissiano, il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Se vuoi far parte di questa alleanza, devi rispettare gli impegni presi». «Penso che non ci sia un’alternativa a far parte della Nato», ha chiarito. «Se qualcuno ha un’idea diversa la dica, io non voglio allearmi né con la Russia né con la Cina». Ma tanta chiarezza cozza con la proverbiale confusione della politica italiana e questo Oltreatlantico non va proprio giù.

Prossimo round negoziati Israele-Libano a Roma il 15-16 luglio
L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha annunciato durante un incontro con il Council on Foreign Relations a Washington che il prossimo round di colloqui tra Israele e Libano si terrà la prossima settimana, il 15 e 16 luglio, a Roma. L’incontro si svolgerà ancora a livello di ambasciatori. Leiter ha inoltre affermato che il presidente libanese Joseph Aoun incontrerà il presidente Donald Trump il 21 luglio.
Star Wars: La serie animata The Ninth Jedi presenta al pubblico il futuro di Star Wars
Spin-off di Star Wars: Visions, l'anime è ambientato dopo gli eventi di L'ascesa di Skywalker
In attesa dell'arrivo nei cinema di Starfighter, nuovo film del franchise Star Wars che porta la storia oltre la linea temporale esplorata finora, un primo assaggio del futuro ci viene offerto da The Ninth Jedi, serie che vede la collaborazione di Lucasfilm e della casa di produzione giapponese Production I.G. (Ghost in the Shell). Guarda il video: Star Wars: Visions Presenta - The Ninth Jedi | Trailer Ufficiale Gli otto episodi, che saranno disponibili in inglese e in giapponese (e ovviamente in italiano) su Disney+ il prossimo 5 agosto, continuano la storia vista negli episodi di Star... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Star Wars - 7 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Editoria: Il vetro secondo Franci Conforti
Vincitore (nella versione breve) del Premio Italia, esce ora in ebook e stampa il romazo breve di Franci Conforti Vetro
Uscito su Urania col titolo Metallo e vetro, vincitore l'anno scorso del Premio Italia, esce ora in versione completa, sotto forma di romanzo breve e col titolo Vetro il nuovo lavoro di fantascienza di Franci Conforti, autrice vincitrice del Premio Urania e due volte del Premio Odissea. Il romanzo ha diversi risvolti: scientifico, economico, politico, ma non manca l'avventura spaziale e il mistero. Oltre che in ebook, il libro, di 128 pagine, è disponibile in versione stampa a 13 euro. Vetrodi Franci ConfortiL’universo custodisce ancora dei misteri. La missione finale... - Leggi l'articolo
Il bronzo olimpico Pizzolato condannato a 5 anni e 4 mesi per stupro
Antonino Pizzolato, vincitore di due medaglie di bronzo alle Olimpiadi (negli 81 kg a Tokyo 2020 e negli 89 kg a Parigi 2024), è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per stupro di gruppo: era accusato di aver abusato sessualmente di una turista finlandese il 22 luglio 2022, in un residence a Trapani. Condannati alla stessa pena anche gli altri tre imputati: Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì. La Procura della città siciliana aveva chiesto 10 anni.
La ricostruzione dei fatti
Secondo quanto ricostruito, Pizzolato e gli amici avevano conosciuto tre ragazze finlandesi in un locale sulla spiaggia. Due erano tornate in albergo a fine serata, mentre una aveva seguito il pesista nel residence dove alloggiava l’atleta, trovando però dentro l’appartamento anche il resto della comitiva. I quattro avrebbero a quel punto avuto con lei rapporti sessuali non consensuali: la violenza si sarebbe poi interrotta quando la giovane, in lacrime, aveva chiesto di tornare al suo albergo. Nel 2018 Pizzolato era stato squalificato per 10 mesi dalla Federazione italiana pesistica (Fipe) per comportamenti intimidatori verso giovani atleti nel centro dell’Acqua Acetosa a Roma.
Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)
Ha pubblicato un altro libro di successo, ha contribuito a mediare un accordo di pace provvisorio con l’Iran, ha intrapreso un’intensa campagna mediatica ed è in costante ascesa nei sondaggi. Cosa ancor più importante, sembra aver ormai fatto definitivamente colpo su Donald Trump, che nel 2024 lo aveva pescato come vice per la sua corsa alla Casa Bianca e che nel 2028 potrebbe tirargli la volata. L’estate sembra aver consacrato J.D. Vance come indiscusso erede politico di The Donald, qualora dovesse candidarsi alle primarie repubblicane e dunque alle prossime Presidenziali. Con buona pace di Marco Rubio, dato in vantaggio fino a pochi mesi fa.

Vance era stato superato da Rubio, che poi è inciampato
Indicato già all’inizio del secondo mandato di Trump come suo possibile successore, Vance era stato superato (almeno per gli analisti) da Rubio, più lontano dalla retorica identitaria di altri esponenti MAGA. L’ascesa del segretario di Stato era stata sancita in Baviera alla Conferenza di Monaco, dove aveva ricevuto una standing ovation. Tutto questo mentre il presidente li metteva a confronto – arrivando quasi a contrapporli – nei suoi incontri coi consiglieri nello Studio Ovale, in vista di un ipotetico ticket elettorale per il 2028. I diretti interessati, senza mai dichiarare apertamente l’ambizione di raccogliere il testimone del capo, nel frattempo affermavano di non aver intenzione di mettersi i bastoni tra le ruote, assicurandosi reciproco sostegno. A metà aprile, però, Rubio si è imbarcato in due infruttuose missioni diplomatiche: in Ungheria il suo sostegno non ha impedito la sconfitta elettorale di Viktor Orban e in Pakistan dove i primi colloqui con l’Iran non hanno prodotto risultati. Da quel momento in poi è iniziata la rimonta di Vance, fino al contro-sorpasso.

Il punto di svolta per Vance è arrivato con l’Iran
Funzionari di Washington, citati da Axios, raccontano di un Trump con sempre meno dubbi riguardo al nome del suo erede politico. «Se l’è guadagnato», ha affermato una fonte della testata, aggiungendo che Rubio, il quale «non aveva comunque intenzione di candidarsi, ora è ancora meno propenso a farlo». Al di là delle “disavventure” del segretario di Stato, il punto di svolta per Vance è arrivato a metà giugno, quando assieme agli inviati presidenziali Jared Kushner e Steve Witkoff ha contribuito a negoziare il memorandum d’intesa con l’Iran, siglato il 17 del mese. Il giorno precedente, con eccezionale tempismo, aveva pubblicato il suo nuovo libro Communion: Finding My Way Back to Faith. Vance, che aveva già in programma un tour di presentazione del volume sulla sua ritrovata fede, ha tratto vantaggio dall’attenzione mediatica suscitata dal suo ruolo nei colloqui di pace, ottenendo un boom di vendite. Ben 33 le interviste rilasciate nel corso di un mese, spaziando da podcast MAGA e briefing stampa alla Casa Bianca a brevi scambi informali con i giornalisti, fino a partecipazioni a programmi come lo show di Bill Maher su HBO e il talk show di orientamento progressista The View, su ABC. Intervento, quest’ultimo, pare molto apprezzato da Trump, certo non un fan del programma, che ha avuto tempo di seguire l’ospitata del suo vice tra una telefonata a Gianni Infantino e la pubblicazione di un meme su Giorgia Meloni. Di recente, Vance si è concentrato anche sulla raccolta fondi per il Republican National Committee, contribuendo a incassare circa 70 milioni di dollari: risorse che potrebbero risultare fondamentali qualora decidesse di candidarsi alla presidenza.

Il numero due di Trump è in costante ascesa nei sondaggi
Vero, l’indice di gradimento di Vance tra tutti gli americani resta in territorio negativo, sostanzialmente pari a quello di Trump. Ma tra i repubblicani è salito al 62 per cento, appena al di sotto del 65 per cento di Trump (che non si potrà ricandidare) e ben al di sopra del 51 per cento di Rubio. Questo almeno secondo Navigator Research, istituto vicino ai Democratici. Inoltre, Vance è in vantaggio su altri potenziali rivali repubblicani nei sondaggi nazionali e in quelli degli Stati che votano per primi: Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina. L’ultimo sondaggio di Big Data Poll lo vede ampiamente in testa tra i potenziali candidati repubblicani con il 35,4 per cento dei consensi, più del doppio rispetto a Rubio.

Resta il nodo Carlson
Il ruolo di Vance nella firma dell’accordo sul nucleare iraniano e le sue critiche al governo di Benjamin Netanyahu hanno irritato i conservatori filo-israeliani. Ma questo, secondo gli analisti, non dovrebbe spostare molto. Idem per le opinioni riguardo al ruolo dell’esecutivo nelle attività d’impresa, criticate di recente al vertice dell’organizzazione conservatrice Club for Growth, in quanto non sufficientemente favorevoli al libero mercato. Il vero (ma relativo) inghippo in ottica Casa Bianca è rappresentato da Tucker Carlson. Sebbene Trump sia entusiasta di Vance, non vede infatti di buon occhio un suo importante alleato: il noto podcaster MAGA, appunto, che gli ha voltato le spalle arrivando ad assumersi con tono affranto la responsabilità del ritorno al potere di The Donald. «Finora non rappresenta un problema. Ma potrebbe diventarlo se Trump chiedesse a J.D. di prendere le distanze da lui», ha spiegato a Axios un consigliere del presidente Usa. Vedremo. Per ora, Vance non è solo in vantaggio su Rubio nei favori del presidente, ma anche per la squadra di consulenti politici e addetti ai lavori che ha già assoldato dietro le quinte, una “infrastruttura” di cui il segretario di Stato non dispone. Il sorpasso è cosa fatta: al momento non ci sono dubbi che sia Vance il grande favorito in casa Grand Old Party per le Presidenziali del 2028, anno in cui alla Casa Bianca potrebbe approdare un hillbilly.
La lettera di Conte: «Ditemi la data dell’audizione sul Covid»
Giuseppe Conte ha inviato una lettera al presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria Covid, il senatore meloniano Marco Lisei , e – per conoscenza – ai presidenti delle Camere in cui ha chiesto nuovamente di conoscere la data della sua audizione. «Ho chiesto ai Presidenti delle Camere di intercedere perché fosse concordata al più presto la data della mia audizione, anche per spazzare via le false e menzognere accuse che lei per primo, insieme agli altri componenti della Commissione del suo partito, mi state rivolgendo», si legge nella lettera scritta da Conte a Lisei. Parlando a Sky Tg 24, il presidente del Movimento 5 stelle ha dichiarato: «Sono due anni che ho dato la mia disponibilità e oggi ho scritto un’altra lettera formale per confrontare la data della mia audizione. È evidente che non hanno alcun interesse ad audirmi e hanno costruito un plotone di esecuzione».
Conte aveva già scritto a La Russa e Fontana
A fine giugno Conte aveva già inviato una lettera inviata ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e per conoscenza anche a Lisei, ribadendo la volontà di voler essere audito in commissione: in quell’occasione aveva specificato di essere pronto a dimettersi da commissario uan volta fissata la data, salvo essere reintegrato conclusa l’audizione.
La protesta di aprile alla Camera
Ad aprile c’erano state scintille alla Camera, dove i deputati di Fratelli d’Italia avevano indossato delle mascherine come forma di protesta provocatoria contro Conte, tirato in ballo per la gestione Covid dopo le ultime audizioni in commissione.
Poste italiane svetta anche in tempo di saldi tra carte emesse, e-commerce e logistica
Estate tempo di saldi, offerte e sconti. Poste italiane si contraddistingue come punto di riferimento nello shopping, soprattutto digitale, con oltre 29 milioni di carte emesse e quasi 15 milioni di wallet. Nel 2025 sono state registrate circa 3,4 miliardi di transazioni con carte Postepay, e ben 795 milioni per operazioni e-commerce. Un fenomeno, quello degli acquisti online, che aumenta sempre di più e favorisce lo sviluppo della logistica. Solo nei primi tre mesi del 2026, Poste Italiane ha consegnato 89 milioni di pacchi (+14,6 per cento a/a).
Rapporto Sace, l’export italiano accelera verso i 700 miliardi di euro
Secondo le previsioni del Rapporto Export 2026 di Sace, intitolato Re-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale, l’export italiano di beni in valore crescerà del 2 per cento nel 2026, per poi accelerare al 2,5 per cento nel 2027, raggiungendo 675 miliardi di euro, e al 2,8 per cento nel 2028, quando supererà i 690 miliardi di euro. Una dinamica possibile in uno scenario di graduale ritorno alle condizioni pre-conflitto in Medio Oriente e coerente con il percorso verso l’obiettivo dei 700 miliardi di export, che si raggiungerà continuando a sostenere diversificazione dei mercati, iniziative di sviluppo delle imprese italiane all’estero e supporto di sistema, in linea con il nuovo Piano strategico 2026-2028 Sace50.
La geografia dell’export italiano
Il Rapporto Export dedica un ampio approfondimento a geografie e settori di opportunità. Sul piano geografico, l’Asia-Pacifico si conferma tra le aree più dinamiche per l’export italiano, con vendite pari a 60,3 miliardi di euro nel 2025 e attese in crescita del 3,5 per cento nel 2026 e del 3,4 per cento medio annuo nel biennio 2027-28, sostenute da investimenti in innovazione, transizione verde, infrastrutture sostenibili e nuove catene di approvvigionamento. Il Medio Oriente, dopo una contrazione prevista nel 2026 legata alla crisi nell’area del Golfo, è atteso tornare a crescere con decisione nel biennio successivo, con un incremento medio del 5,3 per cento. In America Latina, le vendite sono previste in aumento del 2 per cento nel 2026 e del 3,1 per cento medio annuo nel 2027-28, alimentate dai progetti in ambito energetico e dalla riorganizzazione delle catene del valore. L’Africa, anche grazie al Piano Mattei della presidenza del Consiglio dei ministri, presenta spazi di sviluppo per macchinari, tecnologie e beni intermedi. L’export verso i 18 Paesi prioritari del Piano vale 14,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1 per cento rispetto al 2024. Nei mercati più tradizionali, infine, l’Europa avanzata resta il principale bacino di destinazione, con 346 miliardi di euro di export nel 2025 e una crescita attesa del 2,5% nel 2026, mentre l’Europa Centro-Orientale mostra profili di crescita significativamente superiori alla media nell’intero triennio. Anche il Nord America offre prospettive positive, con un incremento previsto dell’1,9 per cento nel 2026 e del 3,2 per cento medio annuo nel biennio successivo.
Picchi: «Crescita sui mercati internazionali richiede approccio più proattivo e coordinato»
Queste le dichiarazioni di Guglielmo Picchi, presidente di Sace: «La 19esima edizione del nostro Rapporto Export racchiude già nel titolo il messaggio chiave: Re-Agire, che vuol dire trasformare le complessità in competitività, attuando decisioni strategiche in condizioni di incertezza. Il Rapporto ci consegna una prospettiva positiva, ma soprattutto la consapevolezza che la crescita sui mercati internazionali richiede oggi un approccio più proattivo e coordinato».
Pignotti: «Vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export»
Così invece Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace: «L’export italiano si dimostra solido, ma è chiamato a misurarsi con una competizione globale più articolata rispetto al passato. Diversificazione geografica, sicurezza e ampliamento delle fonti di approvvigionamento e integrazione nelle filiere globali del valore sono le sfide che emergono dal Rapporto, su cui lavoriamo al fianco delle imprese con il nostro Piano strategico Sace50. L’obiettivo è chiaro, vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export e lo raggiungeremo insieme a tutti gli attori di sistema».
Terzulli: «Diversificazione intelligente chiave per sostenere la competitività delle nostre imprese»
Infine Alessandro Terzulli, chief economist di Sace, ha dichiarato: «In uno scenario globale sempre più complesso e frammentato, la sfida non è solo “andare all’estero”, ma farlo in modo strategico. Una diversificazione intelligente, che combini mercati maturi e nuove geografie ad alto potenziale con adeguati strumenti di protezione dai rischi, rappresenta la chiave per sostenere nel tempo la competitività internazionale delle nostre imprese, sia dal punto di vista dei mercati di sbocco che da quello dei mercati di approvvigionamento».
Risiko: le banche hanno cambiato tavolo, la politica no
Per anni il capitalismo italiano è rimasto prigioniero della stessa fotografia. Giuliano Amato la chiamò la «foresta pietrificata», una definizione diventata iconica. Ora però, con l’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps, la foresta si rimette in movimento. Quella lanciata dalla banca di Ca’ de Sass non è infatti una semplice operazione di mercato, ma il segnale che il risiko bancario ha smesso di essere una faccenda di condominio. La partita ora si gioca su un tavolo europeo, dove i confini contano meno delle dimensioni e il peso si misura sulla capacità di raccogliere risparmio, finanziare imprese e competere con gruppi che ragionano su scala globale.
Si invocano sovranità o mercato alla bisogna
Il paradosso è che mentre le banche cambiano pelle, una parte della politica e delle istituzioni continua a osservare il fenomeno con categorie che appartengono al secolo scorso. Si invoca la sovranità quando il compratore parla straniero e il mercato quando fa comodo. Intanto si scoprono problemi che fino al giorno prima nessuno vedeva. L’Antitrust ne offre un esempio curioso. Nel 2018 escluse che Mediobanca esercitasse il controllo sulle Assicurazioni Generali. Oggi sembra invece pronta a leggere nell’operazione di Intesa un’influenza che allora non esisteva. Il 13 per cento di Generali è sempre lì e l’ad Carlo Messina ha specificato di considerarlo un investimento, non una leva di comando. Se il principio è cambiato, sarebbe utile capire quando. Anche perché, nello stesso momento, il quasi 30 per cento detenuto da Crédit Agricole in Banco Bpm sembra suscitare un interesse decisamente più tiepido. Evidentemente anche la concorrenza conosce le sue geometrie variabili.

Le mire di Crédit Agricole
Ed è proprio la banca francese il convitato di pietra di questa stagione. Mentre il dibattito guarda altrove, Crédit Agricole continua a occupare posizioni. Banco Bpm è solo il tassello più visibile. Sul suo tavolo ci sono anche Banca del Mezzogiorno e la Cassa di Risparmio di Orvieto. Tutto legittimo, un po’ meno accorgersene soltanto quando conviene. Il golden power dovrebbe essere una regola. Da noi rischia di diventare uno stato d’animo.

Generali continua a rappresentare un caso unico
In questo quadro Generali continua a rappresentare un caso quasi unico. Enrico Cuccia diceva che se era caduto l’Impero romano poteva cadere anche Mediobanca, ma non il Leone di Trieste. Oggi attorno alla compagnia convivono Mediobanca, Delfin, Caltagirone, Benetton, Intesa. Nessuno comanda davvero, e forse è proprio questo il suo valore. In un capitalismo sempre più concentrato, Generali resta una delle poche grandi istituzioni che non possono essere ricondotte al progetto di un solo azionista.

La trasformazione di Mediobanca e di Mps
Anche Mediobanca, del resto, è chiamata a prendere atto che il proprio mestiere è cambiato. Per decenni è stata la regia del capitalismo italiano. Oggi quel capitalismo non esiste più. Non perché siano spariti gli interessi, ma perché hanno cambiato indirizzo. Alberto Nagel, l’ex ad, aveva intuito per tempo che il futuro passa dal risparmio gestito più che dai vecchi salotti finanziari. L’offerta di Intesa accelera questa trasformazione e, paradossalmente, potrebbe rafforzare Mediobanca proprio costringendola a concentrarsi su ciò che sa fare meglio. Quanto a Monte dei Paschi, forse è arrivato il momento di liberarla dalla nostalgia. Luigi Lovaglio ha restituito dignità a una banca che molti consideravano definitivamente perduta. Pensare che possa continuare a vivere come banca della città significa non avere capito che il mercato europeo non concede più rendite sentimentali.

UniCredit e il muro di Berlino
Lo stesso vale per UniCredit. L’ad Andrea Orcel non ha incontrato Giancarlo Giorgetti, come pure è stato fatto circolare. I rapporti con il governo sono meno tesi di un anno fa. In Germania, invece, Berlino continua a opporsi all’operazione Commerzbank. È il segno che gli interessi nazionali non sono scomparsi. Hanno semplicemente cambiato scala. Il credito europeo è ormai un sistema integrato nel quale gli interessi nazionali continueranno a esistere, ma dovranno imparare a convivere con quelli industriali. La politica può accompagnare questo processo, non fermarlo.

È qui che si misura davvero la sovranità economica. Non nel guardare alla nazionalità dei passaporti di chi siede nei consigli di amministrazione, ma nel costruire gruppi abbastanza forti da non diventare essi stessi terreno di conquista. Per anni si è detto che il capitalismo italiano era immobile. Adesso che finalmente si muove, c’è già chi prova a fermarlo di nuovo.
Il Cnel di Brunetta ospita i produttori di vini e le altre pillole del giorno
Renato Brunetta, si sa, produce vini nella periferia della Capitale, nella sua tenuta agricola Capizucchi, situata a sud di Roma nell’Agro Romano, vicino al santuario del Divino Amore. E le sue bottiglie godono anche di buona reputazione. Fatto sta che mercoledì 8 luglio, l’assemblea generale dell’Unione Italiana Vini si svolgerà nella sede del Cnel, presieduto proprio da Brunetta. Sarà lui ad aprire i lavori della sessione pubblica “Oltre l’Atlantico: l’Europa ridisegna i propri confini. Sfide e opportunità per il vino italiano”. Immancabili poi i saluti istituzionali del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del collega al Made in Italy Adolfo Urso. E qualche maligno già ci vede l’ombra di un conflitto d’interessi. Cin cin.

Salvini inaugura il cantiere
Matteo Salvini se ne va in giro a inaugurare cantieri: lunedì è stata la volta del “campo base” di Ghislarengo, al confine tra le province di Novara e Vercelli, dove il ministro per le Infrastrutture insieme con il collega all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dato il via ai lavori del tratto della Pedemontana Piemontese tra Ghemme e Masserano. La visita del segretario leghista arriva dopo quella del capogruppo FdI alla Camera, Giangaleazzo Bignami, con cui il partito di Giorgia Meloni ha cercato di “scippare” alla Lega la paternità dello sblocco definitivo dell’opera. L’investimento complessivo ammonta a quasi 400 milioni di euro. L’infrastruttura permetterà di connettere direttamente il casello di Ghemme sull’autostrada A26 con Masserano, punto di partenza della superstrada per Biella e prevede la realizzazione di circa 15 chilometri di nuovo tracciato stradale con quattro svincoli strategici pensati per migliorare i collegamenti.

A Roma da Panetta c’è Isabel Schnabel
Giornate campali alla Banca d’Italia, quelle di lunedì e martedì. Presso il Centro Convegni Carlo Azeglio Ciampi a via Nazionale, si tiene la conferenza del Network ChaMP – Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World. Presente Isabel Schnabel, componente del comitato esecutivo della Bce, con il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta per discutere la trasmissione della politica monetaria.

Scandalo ai Mondiali: il caso della squalifica di Balogun sospesa grazie a Trump
Con la decisione di revocare la squalifica del calciatore statunitense Falorin Balogun, la Fifa «ha oltrepassato il limite». È quanto si legge in un duro comunicato della Uefa che parla di una decisione «senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile». L’attaccante è stato graziato dopo – pare – una telefonata di Donald Trump a Gianni Infantino. «Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole che sono il fondamento di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte, le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso, non è così», si legge nella nota dell’organo di governo del calcio europeo.
La revoca della squalifica con l’articolo 27
Balogun, espulso contro la Bosnia ed Erzegovina dopo una revisione al Var, avrebbe dovuto saltare il match dei quarti di finale Stati Uniti-Belgio. Partita in cui invece potrà scendere in campo, ha spiegato la Fifa, in virtù di quanto previsto dall’articolo 27 del Codice disciplinare, secondo cui il comitato disciplinare Fifa «può decidere di sospendere, in tutto o in parte, l’attuazione di un provvedimento disciplinare». Nell’articolo si legge anche: «Se la persona che beneficia di una sanzione sospesa commette un’altra infrazione di natura e gravità analoghe durante il periodo di prova, la sospensione sarà revocata dall’organo giudiziario e la sanzione sarà eseguita, fatto salvo ogni ulteriore sanzione inflitta per la nuova infrazione». Balogun, insomma, è stato squalificato con la condizionale.

Il ringraziamento di Trump alla Fifa
Come ha rivelato il New York Times, di mezzo ci sarebbe però una telefonata fatta dalla Casa Bianca direttamente a Infantino. «Grazie alla Fifa per aver posto rimedio a una grave ingiustizia!», ha scritto il tycoon sul suo social Truth dopo la grazia a Balogun. In precedenza era intervenuto anche il segretario di Stato statunitense Marco Rubio: «Siamo stati fregati con quel cartellino rosso. Dovrebbe esserci un ricorso», aveva detto. Secondo la Bild, la sospensione della squalifica di Balogun è arrivata dopo quattro giorni di pressing da parte di Andrew Giuliani, figlio di Rudy e capo della task force per la Coppa del Mondo alla Casa Bianca; del segretario al Commercio Howard Lutnick, di dirigenti della federazione calcistica Usa e di un team di avvocati.

La Federcalcio belga fa ricorso
Il tutto questo, rischia di rimetterci il Belgio. Evidenziando che «l’articolo 66.4 dello stesso Codice Disciplinare della FIFA precisa che un cartellino rosso (espulsione) comporta automaticamente la squalifica per la partita successiva», la Federcalcio belga si è detta «sbalordita» per quanto accaduto, aggiungendo di star valutando «tutte le possibili opzioni». Uscendo rapidamente dal linguaggio dei comunicati, la Federcalcio di Bruxelles ha scelto di presentare un ricorso urgente contro la discussa decisione presa dalla Fifa. La partita tra Stati Uniti e Belgio è in programma nella notte italiana tra lunedì 6 e martedì 7 luglio, con calcio d’inizio alle ore 2.

Malagò: «Precedente pericolosissimo»
Parlando di «assurdità», sulla questione si è espresso anche il neopresidente della Figc, Giovanni Malagò: «Sono andato anche a guardare questo articolo 27 che consente o consentirebbe alla Fifa e solo alla Fifa, per cui non è replicabile nei vari campionati nazionali e dico meno male perché sarebbe veramente l’Armageddon. È inutile che ce la raccontiamo, questa scelta ha un evidente sapore politico, lo ha scritto anche il New York Times». E poi: «Oggettivamente è un precedente pericolosissimo».
Vannacci lancia il triathlon futurista: appuntamento a Sanremo
Con un post social, Roberto Vannacci ha lanciato la «tre giorni degli arditi futuristi», che inizierà a Sanremo dal 10 giugno, in uno stabilimento balneare della località ligure. «Lo sport è vita e chi è in salute pesa di meno sul Servizio Sanitario. La politica è leadership ed esempio. I politici, quindi, dovrebbero dare l’esempio anche nello sport… invece di ballare sui carri del Gay Pride», ha scritto l’ex generale: «Ci vediamo venerdì per temprarci. Prove fisiche per tutti i politici. D’altra parte, anche per fare politica ci vuole un fisico bestiale».
Il programma della tre giorni «senza compromessi» dei vannacciano prevede una prova di nuoto, perché «la mente domina l’acqua», una di corsa campestre, che vedrà «la determinazione oltre l’ostacolo della distanza, come il cuore futurista», e infine una di ciclismo: «Pedalando controvento riuniamo una Nazione». L’ex generale, assicurando la sua presenza a Sanremo, ha anche ricordato ai suoi “arditi” di portare il costume.
Salvini affida la comunicazione digitale della Lega al braccio destro italiano di Musk
Secondo i sondaggi, la Lega continua a perdere voti, al punto da essere stata superata da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che proprio il segretario del Carroccio Matteo Salvini aveva – improvvidamente – lanciato in politica. In vista delle elezioni politiche del 2027 (che potrebbero tenersi in primavera), il vicepremier e ministro dei Trasporti ha detto di puntare al 10 per cento: un risultato al momento più vicino a un sogno che a una reale possibilità. Come riporta Domani, per tentare di centrare l’obiettivo Salvini intende puntare su Andrea Stroppa, informatico esperto di cybersecurity e braccio destro italiano di Elon Musk, affidandogli la comunicazione digitale della Lega.

Con Stroppa, Salvini punta a portare dalla sua parte Musk
Salvini, spiega Domani, vuole capitalizzare al massimo le competenze in materia di intelligenza artificiale di Stroppa, che già – seppur informalmente – forniva consulenza al Carroccio. Il dialogo col referente italiano di Musk, che collabora attivamente con le aziende del magnate e ne cura i rapporti istituzionali e la comunicazione in Italia, è stato avviato: le esatte modalità di collaborazione verranno decise più avanti. Assoldando Stroppa, Salvini punta a portare dalla sua parte Musk – caduto in disgrazia dal punto di vista dell’opinione pubblica – e la potenza di fuoco mediatica di Mr. Tesla.
— Elon Musk (@elonmusk) June 28, 2026
«Da Neuralink per aiutare le persone con malattie neurodegenerative, a Starlink messo a disposizione dei Paesi colpiti da catastrofi naturali, ai razzi riutilizzabili impiegati per la ricerca scientifica. E ancora il suo impegno per l’Occidente, per la natalità e per la libertà di espressione, la sua amicizia per l’Italia», ha scritto Salvini su X il 28 giugno, in occasione del 55esimo compleanno di Musk, ricevendo in cambio un cuore. Il messaggio social è stato poi condiviso da Stroppa che, scrive Domani, si sarebbe già messo al lavoro per il Carroccio “studiando” la crescita del partito di Vannacci.

La classifica dei sindaci e governatori più apprezzati nel 2026
Per la prima volta una donna conquista il primo posto tra i sindaci più apprezzati d’Italia. Sara Funaro, prima cittadina di Firenze, guida infatti la classifica Governance poll 2026, realizzata da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, davanti a Marco Fioravanti (Ascoli) e Gaetano Manfredi (Napoli). Tra i governatori, al vertice c’è Antonio Decaro (Puglia), seguito da Alberto Stefani (Veneto) e Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia-Giulia).
Trump provoca Meloni con un meme: «Serve un ordine restrittivo»
Dopo la querelle della foto «implorata» al G7, Donald Trump torna ad attaccare (e prendere in giro) Giorgia Meloni, sempre a modo suo. Il presidente degli Stati Uniti infatti ha pubblicato su Truth una sua foto con la premier italiana, accompagnata dalla scritta: «Serve un ordine restrittivo». Si tratta di un meme molto diffuso sui social, dove la formula viene usata in chiave ironica per raccontare cotte e fissazioni. Strumento cautelare che impone a una persona di mantenere una distanza minima da un’altra e di astenersi dal contattarla, il “restraining order” viene richiesto tipicamente dalle vittime di stalking. E Trump, appunto, aveva raccontato di essere stato “perseguitato” da Meloni a Evian (dove è stata scattata la foto in questione).

Nessun commento da Palazzo Chigi
L’ultima provocazione di Trump nei confronti di Meloni, tra l’altro non fondata su una ragione specifica, è arrivata alla vigilia del vertice Nato in programma a Ankara il 7 e 8 luglio, dove i due dovrebbero incrociarsi di nuovo. Da Palazzo Chigi, dopo la massiccia presenza del governo alla festa per l’Independence Day a Villa Taverna, filtra un certo sconcerto. Ma nessun commento. E dovrebbe essere questa la linea che Roma manterrà.
LEGGI ANCHE: Meloni, il bulldozer Trump e la distruzione della diplomazia dell’immagine
Calenda: «Trump bullo da quattro soldi»
C’è però chi, dall’opposizione, ha già risposto all’ennesima provocazione del tycoon. «Trump è un ignobile bullo da quattro soldi. Piena solidarietà alla presidente del Consiglio», ha scritto su X Carlo Calenda, leader di Azione.
#Trump e’ un ignobile bullo da quattro soldi. Piena solidarietà alla Presidente del Consiglio. https://t.co/XHgHyKPsfd
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) July 5, 2026
Ancora missili e droni su Kyiv, almeno 11 morti
Ondate di missili e droni russi su Kyiv e la regione circostante nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 luglio 2026. Nella capitale ucraina il bilancio delle vittime è salito a 11, come annunciato dal sindaco Vitali Klitschko su Telegram: «Secondo i medici, al momento ci sono 11 vittime dell’attacco notturno nemico a Kyiv. Di queste, un uomo ferito è deceduto in ospedale stamattina. 46 persone sono rimaste ferite. 27 di loro sono state ricoverate in ospedale. Tra cui tre bambini». Registrati danni e distruzioni in quattro quartieri della città. Sotto la supervisione procedurale della procura della città di Kyiv, è stata avviata un‘indagine preliminare sul fatto che l’esercito russo abbia commesso un altro crimine di guerra che ha causato la morte di persone. La procura generale ha rilevato che l’epicentro degli impatti e della caduta di frammenti di armi russe si trovava nei distretti di Darnytskyi e Podilskyi di Kyiv, e che danni sono stati registrati anche nei distretti di Holosiivskyi e Obolonskyi. Nel quartiere di Podilskyi, gli appartamenti dal quinto al nono piano di uno degli edifici sono stati distrutti.
Quaranta candidati per Palazzo Marino e nessuna idea di Milano
C’è una statistica che dovrebbe far riflettere più di ogni sondaggio: a quasi un anno dal voto, i nomi accostati alla poltrona di Palazzo Marino hanno superato quota 40. Siamo all’iperbole. Tra dichiarati, disponibili, sussurrati e rassegnati loro malgrado a comparire nella partita, la contesa per succedere a Giuseppe Sala ha già prodotto più candidati di quanti Milano ne abbia mai visti. E altri se ne aggiungeranno, da qui alle elezioni c’è ancora tempo. Il problema però non è la quantità, che pure fa specie. È che dietro l’abbondanza si intuisce una buona dose di imbarazzo, forse perché nessuno, a destra come a sinistra, ha ancora capito bene quale città vuole amministrare. Allora si moltiplicano i pretendenti nella speranza che il numero supplisca alla chiarezza di idee.

Centrodestra o campo largo, il copione cambia poco
Nel centrodestra come sempre la ricerca procede per tentativi. Silvia Sardone s’è fatta incoronare dalle primarie della Lega, seconda solo a Matteo Salvini, che però è occupato altrove. Ignazio La Russa non smette di sponsorizzare Maurizio Lupi con la costanza di chi è convinto che prima o poi qualcuno finirà per dargli ragione. Intorno continuano a ruotare economisti, manager, professionisti, giornalisti e qualche imprenditore. Più che una selezione, un variegato album di figurine. Persino Urbano Cairo è comparso e scomparso dall’agone il tempo necessario per ricordarsi che aveva già un mestiere, e per giunta in tempi di crisi piuttosto impegnativo.

Nel campo largo il copione cambia poco. Pierfrancesco Majorino resta il nome più accreditato, mentre il Partito democratico fa quello che gli riesce meglio: rimandare la scelta fin dove possibile annegandola nel dibattito tra le sue anime. Le primarie restano sul tavolo, ma nessuno sembra avere fretta di apparecchiarle. E poi c’è il civismo, che a Milano come altrove si ripresenta puntuale ogni cinque anni non privo di ambizioni. Segno che una parte dell’elettorato non si fida più dei partiti, o si fida soltanto di chi riesce a farli dimenticare.
Quasi nessuno si interroga sull’idea di Milano
Ma il punto vero è un altro: mentre la politica discute sul possibile successore di Sala, quasi nessuno si interroga sull’identità e sul futuro della città. Milano piace sempre di più al mondo (o, meglio, ai ricchi del mondo), ma sempre meno ai milanesi per i quali abitarla sta diventando un problema. Sono le due facce della stessa medaglia. Da una parte investimenti, weeks e grandi eventi glamour. Dall’altra il costo della vita, la casa che non si trova se non a prezzi impossibili, le periferie che chiedono di essere guardate prima che raccontate, la criminalità che da fenomeno episodico è diventata una costante in zone sempre più larghe del suo territorio. Alle ultime Comunali la capitale economica del Paese aveva già registrato l’affluenza più bassa della sua storia, poco più del 47 per cento: un milanese su due non si era presentato. È il dato che dovrebbe interessare i 40 aspiranti sindaci più di qualunque sondaggio che ne prefiguri il consenso. Chi entrerà a Palazzo Marino troverà una città più ricca, ma anche più costosa e selettiva. Dovrà decidere se continuare a venderne la scintillante immagine all’estero o ricominciare a occuparsi anche del benessere di chi la abita. Non è detto che le due cose non si bilancino, ma da Expo in poi è stata la prima a prevalere. È una scelta che finora è rimasta sullo sfondo. In politica ci sono momenti in cui un nome mette tutti d’accordo, altri in cui nella generale incertezza tutti propongono un nome diverso. Ma all’ombra del Duomo il problema non è eleggere un sindaco. È trovarne uno che abbia il coraggio di dire agli elettori che città vuole costruire.

Dall’estero: Marco Passarello, Francesco Verso, Elia Gonella premiati alla Eurocon
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Nel week-end si è tenuta in Germania, a Berlino, l'annuale convention europea della fantascienza, l'Eurocon. La convention ha ricordato con commozione lo scrittore Ian Watson, recentemente scomparso, celebrandone il contributo al fandom internazionale. Grande affluenza anche agli incontri con Alastair Reynolds, Peter F. Hamilton e Becky Chambers, protagonisti di panel e sessioni di firme molto partecipate. Il programma è stato unanimemente apprezzato per la sua varietà internazionale, con appuntamenti dedicati alla narrativa queer finlandese, alla storia del... - Leggi l'articolo
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Su Urania Millemondi il secondo volume dell'antologia che raccoglie i racconti alla base della serie d'animazione Love, Death & Robots.
Su Urania Millemondi di luglio arriva Love, Death & Robots volumi 2 e 3, una corposa antologia che raccoglie diciassette racconti uniti da due sole caratteristiche. La prima è che si tratta di ottimi racconti di fantascienza, la seconda che sono i semi dai quali sono nati gli episodi della serie d'animazione per adulti prodotta da Joshua Donen, David Fincher, Jennifer Miller e Tim Miller per Netflix. Un'ottima lettura per le vacanze incombenti, un altro volume raccoglierà le storie della quarta e conclusiva stagione di questa particolare e affascinante... - Leggi l'articolo
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