Nocera e il caso delle assunzioni facili

Pasquale Califano*

Nelle ultime ore le pagine della cronaca locale hanno acceso i riflettori su una vicenda che sta scuotendo Palazzo di Città: i presunti favoritismi legati ad alcune procedure di assunzione presso la Nocera Multiservizi e il Comune, con la conseguente convocazione della Commissione consiliare “Controllo e Garanzia” e un’interrogazione parlamentare.È doveroso ricordare che i fatti sono ancora oggetto di verifica e che ogni valutazione sulle procedure dovrà attendere gli accertamenti degli organi competenti. Ciò che è invece già osservabile è l’effetto che questa vicenda sta producendo sul clima emotivo della comunità. Camminando per le strade di Nocera o semplicemente leggendo le discussioni sui social network, emerge infatti una sensazione diffusa: la bufera non è soltanto amministrativa o politica, ma investe il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Il sospetto, anche quando non è ancora accertato, esercita una forza particolare quando riguarda l’accesso al lavoro pubblico. È come un reagente chimico che rende visibili tensioni già presenti ma spesso invisibili. L’istituzione rischia allora di non essere più percepita come garante imparziale delle regole, bensì come un’autorità che distribuisce opportunità in modo diseguale. In questo clima riemerge una dinamica antica: quella della rivalità, in cui i concittadini finiscono per guardarsi reciprocamente con diffidenza, oscillando tra l’invidia di chi ritiene altri privilegiati e il senso di esclusione di chi teme di non avere le stesse possibilità. Le reazioni assumono forme differenti. C’è chi preferisce minimizzare, quasi a proteggersi dal disagio che il dubbio produce. C’è chi riversa rabbia e frustrazione nello spazio dei social network. E c’è chi si rifugia nella convinzione che “tanto è sempre stato così”. È probabilmente quest’ultima la risposta più preoccupante, perché la rassegnazione non rappresenta una forma di lucidità, ma il progressivo logoramento del legame civico. Quando si smette di credere che le regole possano essere uguali per tutti, il diritto perde forza simbolica e lascia spazio alla logica del favore. La psicologia dei gruppi descrive da tempo queste dinamiche. Sigmund Freud aveva osservato come la stabilità di una comunità dipenda anche dalla credibilità dell’autorità chiamata a garantire equità. Quando questa funzione viene percepita come indebolita, il conflitto tende a diventare più emotivo che razionale. Sul piano sociologico, Niklas Luhmann ricordava che la fiducia nelle procedure rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui una società riduce la complessità e rende prevedibili i rapporti tra cittadini e istituzioni. Se viene meno la convinzione che una procedura pubblica sia realmente impersonale e trasparente, non si incrina soltanto la fiducia verso un singolo ente, ma il patto di cittadinanza nel suo complesso. È proprio in questo contesto che assume rilievo anche la comunicazione istituzionale. Interpellato sulla vicenda, il primo cittadino ha ricondotto la polemica all’avvio della campagna elettorale. Dal punto di vista della dinamica politica, una simile lettura può essere interpretata come il tentativo di collocare la vicenda nel fisiologico confronto tra maggioranza e opposizione. Dal punto di vista psicosociale, tuttavia, una narrazione esclusivamente politica rischia di non intercettare il bisogno di rassicurazione espresso da una parte della cittadinanza. Quando una comunità manifesta inquietudine rispetto all’imparzialità delle regole, il bisogno principale non è alimentare il conflitto tra schieramenti, ma ricevere garanzie sulla trasparenza dei processi. In questa prospettiva, gli strumenti di controllo previsti dall’ordinamento – come il lavoro della Commissione consiliare e gli eventuali approfondimenti degli organi competenti – possono rappresentare non soltanto un passaggio amministrativo, ma anche un’occasioni per rafforzare la fiducia collettiva attraverso procedure chiare e verificabili. La magistratura, se coinvolta, seguirà il proprio percorso; gli organi amministrativi svolgeranno le verifiche necessarie e ciascuno farà la propria parte secondo le rispettive competenze. Nel frattempo, però, la città è chiamata a interrogarsi su una questione che va oltre la singola vicenda. Una comunità può sopportare anche il conflitto politico. Più difficile è convivere con la convinzione che le regole non valgano allo stesso modo per tutti. È in quel momento che si incrina il senso di appartenenza e lo spazio pubblico perde la propria funzione di luogo dell’uguaglianza, del merito e della fiducia reciproca. Perché una città che si abitua al sospetto rischia, lentamente, di smarrire la propria natura di polis.

*Psicologo Clinico e di comunità, Psicanalista infantile, specialista in dinamiche di gruppo.

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