La metafora è abusata, ma continua a funzionare. Quando il sole scioglie la neve, tornano visibili cose che fino al giorno prima sembravano scomparse. L’offerta di Intesa Sanpaolo su Montepaschi sta producendo qualcosa di simile nel capitalismo italiano, muovendo gli equilibri e al contempo rendendo visibili relazioni, convergenze e interessi che finora erano rimasti sullo sfondo.
Bpm è nel pool di banche che finanziano LMDV
Come spesso accade, il dettaglio più interessante arriva da una notizia apparentemente laterale. Repubblica ha raccontato che Banco Bpm è entrata nel pool di banche che finanziano Leonardo Maria Del Vecchio nell’operazione con cui il giovane imprenditore, da poco approdato anche all’editoria, punta a riacquistare le quote detenute da due dei suoi fratelli in Delfin. Nel gruppo dei finanziatori siedono già Unicredit e Crédit Agricole, che del resto è anche il principale azionista della stessa Bpm. Di per sé non ci sarebbe nulla di straordinario. Le banche da sempre finanziano gli imprenditori impegnati a ridefinire l’azionariato delle proprie società. Ma è quando si allarga lo sguardo che il quadro diventa più interessante.

Gli incroci tra Mps, Bpm e Delfin
Basta tornare allo scorso aprile, al rinnovo degli organi sociali della banca senese, per accorgersi che molti dei protagonisti di oggi frequentavano già lo stesso tavolo. Allora la lista presentata dall’imprenditore Pierluigi Tortora (risultata poi vincente rispetto a quella del consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni) aveva proposto alla carica di ceo Luigi Lovaglio. La Holding PLT di Tortora risultava già beneficiaria di finanziamenti da parte di Mps. Il voto finale fece emergere che a quell’intesa avevano partecipato, oltre a Lovaglio e a PLT, anche Bpm e Delfin, la stessa Bpm che oggi è coinvolta nel riassetto azionario della cassaforte dei Del Vecchio. Se questo non basta a tratteggiare un patto occulto, è comunque sufficiente a delineare un quadro nitido: da un lato Bpm, titolare di circa il 3,8 per cento di Mps, ha sostenuto la candidatura di Lovaglio già pensando di invitarlo a nozze, come poi è successo domenica scorsa con la proposta di fusione. Dall’altro Bpm e Delfin, quest’ultima titolare di circa il 17,5 per cento di Mps, hanno trovato un ulteriore punto di convergenza nella partecipazione della banca guidata da Giuseppe Castagna al riassetto della stessa Delfin.

Riassumendo. Castagna dialoga con Lovaglio, il quale trova il sostegno di Delfin (socio di riferimento di Montepaschi) e Banco Bpm che a sua volta finanzia Leonardo Maria. Sullo sfondo si muovono Crédit Agricole, Unicredit e gli altri protagonisti del grande risiko bancario. Più che una sequenza di episodi separati, sembra un sistema di relazioni che tende periodicamente a ricomporsi attorno agli stessi nomi. Non risulta che i soggetti coinvolti abbiano chiesto, come prevede l’articolo 22-bis del TUB, preventiva autorizzazione della Bce per la detenzione concertata di partecipazioni capaci di esercitare una notevole influenza. Né che l’accordo sia stato comunicato al mercato, con tutte le conseguenze del caso, inclusa la possibile applicazione della disciplina sull’Opa obbligatoria qualora la somma delle partecipazioni avesse superato il 25 per cento del capitale e vi fossero stati acquisti di azioni nell’anno precedente la stipula del patto.

Milleri prigioniero dei vincoli imposti da Del Vecchio?
In questa storia compare inevitabilmente anche Francesco Milleri, chiamato a gestire una fase delicata per Delfin dopo la scomparsa di Leonardo Del Vecchio. È difficile immaginare che un manager della sua esperienza non abbia valutato tutte le implicazioni degli assetti che si stavano formando. Così come è difficile pensare che i diversi protagonisti della vicenda non abbiano ben chiaro il disegno complessivo nel quale si muovono. Milleri, da manager esperto, deve aver percepito il rischio e verosimilmente cercato interlocuzioni anche con altri istituti di credito. Ma a quanto risulta è rimasto prigioniero dei vincoli imposti da Leonardo Maria, che mantiene i propri legami con i finanziamenti di Unicredit e Bpm ottenuti dando in pegno azioni Delfin. Il risultato è un intreccio complesso, una trama che, oltre a sfidare le norme, si presta al sospetto di un evidente conflitto di interessi.

