Paziente oncologica lasciata sola al termine del turno:

di Erika Noschese

Un gravissimo e inquietante episodio di interruzione della continuità assistenziale scuote l’ambulatorio di Medicina Trasfusionale dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, trasformandosi rapidamente in uno scontro frontale e senza esclusione di colpi tra la dirigenza del sindacato Fisi (Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali) e la Direzione Medica di Presidio dell’azienda ospedaliera universitaria. I fatti, emersi solo di recente a seguito di un duro e formale sollecito scritto, inviato alla Direzione Medica di Presidio dalla dirigente sindacale della Fisi, dottoressa Annunziata, risalgono allo scorso tre aprile. In quella precisa data, una giovane paziente oncologica, con una severa forma di anemia secondaria a emorragia, è rimasta nell’ultima ora di trasfusione collegata al dispositivo di infusione della sacca ematica senza la necessaria e obbligatoria presenza del personale infermieristico di reparto, che ha smontato dal turno secondo il proprio orario di lavoro, pur essendo ancora in corso la trasfusione. Il medico in servizio si è trovato in questo modo a dover gestire in totale solitudine una procedura terapeutica complessa e a rischio di reazioni avverse, potendo contare solo nelle battute finali sul supporto solidale del personale giunto da un altro reparto specialistico del nosocomio. La ricostruzione dettagliata dell’accaduto mette in luce una serie di pesanti e inaccettabili falle organizzative e comportamentali che hanno messo a repentaglio la sicurezza delle cure. La paziente era stata inviata nella mattinata dal Day Hospital di Oncologia all’ambulatorio di Medicina Trasfusionale dove doveva eseguire trasfusione di due sacche di sangue, ma a causa di una catena di ritardi di natura tecnico-organizzativa, la trasfusione della prima delle due unità richieste, era iniziata in tarda mattinata. Valutata attentamente l’importanza del quadro ematologico complessivo e l’imminenza del lungo ponte delle festività pasquali, che avrebbe inevitabilmente comportato la chiusura totale della struttura ambulatoriale per i tre giorni successivi, il medico aveva ritenuto clinicamente indispensabile e non differibile procedere con la somministrazione della seconda sacca di emazie, anche se tardi. Di fronte a questa precisa e insindacabile scelta terapeutica di natura medica, l’orario di smonto del gruppo infermieristico dell’ambulatorio si è rivelato un muro burocratico del tutto invalicabile. Gli infermieri hanno smontato rispettivamente alle 14.30 e alle 15.00, come prevede il loro profilo orario, pur essendo ancora in atto la trasfusione. Il medico si è trovato così a continuare la trasfusione per circa un’ora ancora, senza il supporto infermieristico. Questo clamoroso episodio ha scatenato la durissima reazione della Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali, che ha provveduto a formalizzare denuncia ai vertici ospedalieri, rimasta tuttavia priva di riscontri ufficiali per diverse settimane consecutive. Non avendo ricevuto risposte a quanto denunciato, nonostante le reiterate richieste verbali alla Direzione Medica di Presidio, con una nota formale del 27/05/2026, la dirigente sindacale, ha stigmatizzato pubblicamente il silenzio istituzionale della direzione aziendale. La sigla sindacale Fisi pone l’accento su tre punti: non si può liquidare la questione con la motivazione che l’ambulatorio deve chiudere all’orario previsto, anche se vi sono terapie necessarie, come si è tentato di sostenere (verbalmente) da parte di qualche interlocutore; la decisione di continuare a trasfondere la seconda unità di sangue anche oltre l’orario di smonto degli infermieri era motivato da scelte mediche precise; l’infermiere che si fosse trattenuto a completare la trasfusione insieme al medico avrebbe potuto recuperare quell’ora nei giorni successivi. Non si comprende il motivo di tanto silenzio in queste settimane da parte della dirigenza del Ruggi. La Fisi chiede che la Direzione Medica di Presidio, la Uoc Gestione del Rischio Clinico e tutta la Direzione Aziendale esprimano valutazioni precise in merito alle questioni elencate e comunichino le decisioni conseguenti a un episodio così grave.

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