Tra Fashion Week e caro affitti a settembre Milano è davvero Milano: il racconto della settimana

Venerdì, ore 13.00. Mentre arrivo, in ritardo, alla Fondazione Prada, per pranzare con Dodo mi rendo conto che al tavolo di fianco al nostro è seduta Camille Charriere. Mi guardo intorno e mi accorgo che la gente qui dentro si somiglia praticamente tutta: gran fisici, labbra cesellate, ultimo grido. Devo dire che Dodo in mezzo non sfigura, anche se noto che indossa sopra una coreana bianca di lino una giacca a vento leggera Nike e ai piedi ha un paio di Adidas Stan Smith.

«Mai mischiare Adidas con Nike, hombre», faccio, criptico, prima di sedermi di fronte a lui e fare cenno al cameriere per ordinare un beverone energizzante. «Hai visto che c’è Camille Charriere? L’ultima volta che sono venuto qui c’era Gwyneth Paltrow», aggiungo. Intorno a noi alcuni ragazzi bevono champagne mentre consultano la timeline di Instagram.
«Chi cazzo è Camille Charriere?», domanda Dodo, con aria interrogativa.
«Una influencer, scrittrice, podcaster. Una tizia da 1,4 milioni di follower», rispondo.
«Non vi sopporto a voi dello spettacolo», sospira, poi agguanta la birra che ha davanti e inizia a bere dalla bottiglia.
«Credimi», dico, alzando le mani, «ormai è assolutamente fondamentale».
«A quali sfilate sei stato questa settimana?», mi chiede.
«Nessuna», mormoro. «Io vivo nell’attimo presente, bello. E oggi ho una marea di cose da fare. Tu piuttosto, cosa ci fai qui?».
«Sono a Milano per lavoro, sono appena atterrato dopo un mese e mezzo di Bali. È paura! Ci dovresti andare. Sono stato benissimo. La miglior vacanza della mia vita».
«Secondo me vai forte, davvero forte. Nessuno è come te».
«Tu invece, piccolo orfanello degenerato, come te la passi? Vederti è impossibile».
«Sono presissimo, hombre, figurati che settimana scorsa ho addirittura celebrato un matrimonio. Mi cagavo addosso che manco la Ferragni prima di Sanremo. Però poi ho spaccato, come sempre del resto». Mi stringo nelle spalle. Poi mi soffermo a osservarlo e a parte il tono di voce troppo alto quando parla e il fatto che è profumato peggio di una figa devo ammettere che lo trovo abbastanza in forma.
«Caro, comunque ti trovo in forma», gli dico avvicinandomi.
«Anche tu, sei sempre uguale, e sei ancora abbronzato».
«Poco», preciso, con nonchalance.
«Vabbè, raccontami di te, che progetti hai? Cosa stai facendo?».
«Sono come Mauro Repetto, inseguo i miei sogni».
«Ma chi? Il biondino degli 883?».
«Esatto, lui. Ho appena letto il suo libro, tra l’altro molto più interessante di quelli di un mucchio di scrittori che incontro in giro per Milano impegnati a farsi i pompini a vicenda. Una storia pazzesca, comunque».
«Alla fine non è finito benissimo, però».
«Sì, in effetti poteva finire meglio».
«Come i tuoi racconti. Possono essere meglio. Devi uscire dalla comfort zone. Basta parlare di te», frigna Dado, e mentre lo dice mi rendo conto, mio malgrado, che ha completamente ragione.
«Oddio, difficile farlo», mugolo. «Dov’è il mio addetto stampa? Questa chiacchierata è già un racconto».

Tra Fashion Week e caro affitti a settembre Milano è davvero Milano: il racconto della settimana
Un’azione del derby Milan Inter (Getty Images).

Venerdì, ore 21.30. Dopo che il Milan ha perso 5-1 il derby mi sono così depresso che ho deciso di iniziare a seguire il rugby. L’unico problema è che non conosco affatto le regole, così adesso me ne sto qui, seduto nel mio salotto, a osservare lo schermo del computer mentre su Sky trasmettono Francia-Namibia senza capire un accidenti. È la seconda volta in vita mia che guardo una partita di rugby, la prima era stata circa una decina d’anni fa, un pomeriggio di settembre, in un pub ad Antibes. Io e Ofelia, in barca con Bob e Cleopatra, avevamo preso l’abitudine di prendere il tender e trascorrere le giornate su una piccola spiaggia, irraggiungibile via terra, poco lontano da Cannes. La stagione era quasi finita, ogni tanto grigliavamo del pesce fresco, bevevamo vino bianco francese e, se il tempo non era particolarmente favorevole, ci spingevamo fino ad Antibes e andavamo in un vecchio pub accanto al porto a bere birra. Io avevo la barba lunga, la pelle bruciata dal sole e i polsi stracolmi di braccialetti che, per tutta l’estate, avevo comprato in ogni porto dove ci eravamo fermati: Rosignano, S. Vincenzo, Porto Azzurro, Portoferraio, Capraia, Bastia, Saint Florent, Macinaggio, Porto Vecchio, Cogolin, Saint Tropez. Eravamo stati in barca a vela per oltre un mese e ricordo che quel giorno, mentre al pub di Antibes trasmettevano Francia – Sud Africa, ero parecchio triste perché l’indomani saremmo dovuti tornare a Milano.

Dopo che il Milan ha perso 5-1 il derby mi sono così depresso che ho deciso di iniziare a seguire il rugby. L’unico problema è che non conosco affatto le regole, così adesso me ne sto qui, seduto nel mio salotto, a osservare lo schermo del computer mentre su Sky trasmettono Francia-Namibia senza capire un accidenti

Penso a quel pomeriggio di 10 anni fa mentre in sottofondo suona il vinile, che è stato definito da tutti il caso discografico dell’estate jazzistica, Evenings at the Village Gate, ovverosia 80 magnifici minuti inediti di musica di John Coltrane, registrati a New York durante un live dell’agosto del 1961. Fuori piove, o forse ha appena smesso, e io, in totale solitudine, rollo uno spino di CBD, cammino nervosamente avanti e indietro per la stanza in boxer, scalzo e con indosso la maglia della nazionale. Ogni tanto mi fermo, guardo fuori dalla finestra, osservo la mia immagine riflessa nel vetro e poi mi chino sul grosso tavolo bianco posto al centro del soggiorno e scribacchio qualcosa sul mio taccuino, cercando vanamente di mettere ordine tra i pezzi che devo consegnare ai giornali e tutte le altre mille cose che ho in testa.

 

Da quando siamo tornati dalla Grecia a fine agosto è la prima volta che mi fermo dopo i week-end trascorsi a Venezia, a Camogli e a quello dedicato al matrimonio di Roffredo della scorsa settimana, con mega party annesso, in una villa in mezzo al Parco Sempione, con 250 invitati. Ce lo ripetevamo con Ofelia, mentre passeggiavamo sotto il sole con in testa i nostri cappelli di paglia sulla spiaggia di Naxos o mentre ci dividevamo un piatto di ricci crudi da Pipinos ad Antiparos, che l’estate sarebbe finita il giorno del matrimonio, e in effetti il tempo ci ha dato ragione. Mi ero ripromesso prima di partire per le vacanze di fare un piano di battaglia per affrontare la nuova stagione ma come da regolamento lo avevo clamorosamente disatteso e, una volta rientrato, sono stato travolto per l’ennesima volta dalla solita soffocante routine di cui mi sono lamentato tutti i santi giorni negli ultimi due anni. La storia come spesso accade si ripete e in particolare Milano a settembre è sempre più simile a se stessa, presa tra il caro affitti e i van con i vetri scuri con dentro le modelle della fashion week che zigzagano per le trafficate strade del centro mentre io, nel frattempo, non solo non sono in grado di progettare alcunché ma non riesco nemmeno ad andare a vedere all’Alcatraz il concerto di Paul Weller, fin dai tempi degli Style Council, super presente nel mio personalissimo Pantheon estetico-musicale di riferimento.

La famiglia tradizionale in Rai e l’ossessione della destra per la cultura dominante

Il giornalista de L’Espresso Simone Alliva con mastodontica pazienza ha spulciato gli oltre 400 emendamenti piovuti sul nuovo contratto di servizio della Rai depositato in Vigilanza e ne ha trovato uno – pericolosamente curioso – firmato dai parlamentari di Forza Italia Roberto Rosso, Maurizio Gasparri, Rita Dalla Chiesa, Andrea Orsini. Si legge che la Rai dovrebbe impegnarsi, tra le altre cose, a dare «una rappresentazione positiva dei legami familiari secondo il modello di famiglia indicato dall’articolo 29 della Costituzione». Il modello di famiglia evocato tra le righe non è nient’altro che la cosiddetta “famiglia naturale” che Giorgia Meloni ormai da anni ci propina in ogni uscita pubblica immaginando un’istituzione messa in pericolo dal libertinaggio moderno, dagli omosessuali e dall’ideologia “gender” che nessuno della maggioranza è mai riuscito a spiegare cosa sia, ma che viene ossessivamente ripetuta come un mantra.

La famiglia tradizionale in Rai e l'ossessione della destra per la cultura dominante
Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).

Definire il perimetro dei diritti per poterne escludere di nuovi

La “famiglia naturale e fondata sul matrimonio” sventolata dai prodi parlamentari è ovviamente usata nella sua natura escludente. Alla maggioranza non interessa dire concetti che già sappiamo e che sono incardinati nella storia del nostro Paese; a loro interessa rifiutare la modernità e definire il perimetro dei diritti per poterne escludere di nuovi, come hanno già ampiamente fatto con i figli della gestazione assistita che si sono ritrovati orfani per decreto o con le cosiddette “famiglie arcobaleno” ghettizzate nel cassetto dei respingenti contro natura che devono essere additati.

La televisione vista come mezzo principale della concimazione

L’emendamento però dice anche molto di più. Ci dice, per esempio, che come insegnò Silvio Berlusconi la televisione (soprattutto quella pubblica) viene vista come mezzo principale della concimazione di un comune sentire. Se “lo dice la televisione” che le famiglie buone sono quelle “naturali”, allora sarà vero. La pensano così al governo, ancorati alla credibilità della tivù come se non fossero passati questi ultimi 15 anni che hanno (con la collaborazione di partiti di tutti gli schieramenti) fracassato l’autorevolezza dei media. L’emendamento ci dice anche che la prima preoccupazione di questi che governano è quella di riuscire a instillare una cultura dominante, che è la loro vera ossessione, forse per un mai sopito complesso di inferiorità oppure perché la considerano una garanzia per preservare le proprie posizioni.

La famiglia tradizionale in Rai e l'ossessione della destra per la cultura dominante
Bruno Vespa durante una puntata dedicata a Silvio Berlusconi dopo la sua morte (Imagoeconomica).

Propaganda, guarda caso, come quella di Putin nel 2013

Come giustamente sottolinea Alliva, la proposta ha un’orribile consonanza con la legge che Vladimir Putin volle in Russia nel 2013, quando lo zar era ancora un mito per la presidente del Consiglio e per i suoi ministri. In quel caso Putin vietò la propaganda di qualsiasi forma di famiglia “non tradizionale”, non solo in televisione ma anche nelle produzioni cinematografiche e letterarie. In questo caso i parlamentari di Forza Italia devono avere pensato che i libri e i film siano arti troppo spicce per essere toccate. In effetti cominciare dalla televisione di Stato garantisce minori polemiche. L’importante è iniziare piano piano.

La famiglia tradizionale in Rai e l'ossessione della destra per la cultura dominante
La propaganda putiniana in tivù (Getty).

La vicinanza con i più retrogradi capi di governo in Europa

Si arriva così all’ultimo e più preoccupante lato della medaglia, cioè la vicinanza di Giorgia Meloni con i peggiori e più retrogradi capi di governo in Europa (e non solo). L’asse con Viktor Orban o con il premier polacco non è una gustosa scenetta da rilanciare sui social o, per gli avversari, da attaccare con il sorriso sulle labbra. Giorgia Meloni ha sempre ripetuto di ammirare quel tipo di politici per le loro politiche, per le loro scelte, per la durezza con cui circoscrivono i diritti. Non è una barzelletta. Meloni sa benissimo che non potrebbe da un giorno con l’altro imporre decisioni che solleverebbero una protesta popolare che finirebbe per travolgerla, ma sa benissimo anche che occorre un logorio lento e paziente che possa rendere potabile ciò che oggi apparirebbe scandaloso. Imporre alla Rai di suggerirlo è un granello di un progetto molto più ampio, che passa dall’indignazione per il libro del generale Vannacci alla sostituzione etnica del cognato ministro e alla lunga sequela di improvvide uscite dei suoi compagni di partito e di governo. Non sarà facile, non sarà breve, ma sono convinti di poterci riuscire. Anche con un emendamento sul contratto Rai che di fatto mette fuori dal perimetro la stessa Meloni, che incidentalmente non è sposata. Quindi non “naturale”.

Tutti gli insulti dalla politica che Giorgio Napolitano si è preso da vivo

Terrone, bolscevico, boia. Ma anche un anziano furbo e un oligarca, che avrebbe meritato di essere processato. La galleria di epiteti affibbiati al presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, morto a 98 anni nella serata di venerdì 22 settembre, è piuttosto lunga e singolare. Nelle ore in cui si accatastano i comunicati stampa che sembrano sfornati con il ciclostile per ricordare la figura dell’ex capo di Stato, alla memoria riaffiorano tutti gli affondi nei suoi confronti. Non è così frequente che un presidente diventi oggetto di attacchi tanto duri da parte della politica. Con accuse ben sopra le righe.

Tutti gli insulti dalla politica che Giorgio Napolitano si è preso da vivo
Umberto Bossi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Bossi condannato per vilipendio e poi graziato da Mattarella

Il caso principe resta quello di Umberto Bossi, condannato per vilipendio al presidente della Repubblica a un anno di reclusione (poi cancellato dalla grazia di Sergio Mattarella) per averlo definito «terrone». «Mandiamo un saluto al presidente della Repubblica, nomen omen. Non lo sapevo che era un terùn», disse lo storico leader leghista nel dicembre 2011, durante la Berghem Frècc, la festa del Carroccio organizzata a Bergamo.

Le frecciatine per il processo sulla trattativa Stato-mafia

Anche l’ex sottosegretario all’Interno, il grillino Carlo Sibilia, è stato rinviato a giudizio per il reato di vilipendio al presidente della Repubblica. Sotto inchiesta finì il tweet: «Perchè secondo voi impediscono agli scagnozzi Riina e Bagarella di “vedere” il boss?», pubblicato nel 2014, pochi giorni prima della testimonianza resa proprio da Napolitano nell’ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia.

Gli attacchi incrociati di Di Pietro e Grillo

Un caso eccezionale: un presidente della Repubblica che si sottopone alle domande dei magistrati per fatti avvenuti due decenni prima. Il procedimento ha sicuramente gravato sull’immagine dell’allora inquilino del Quirinale, soprattutto da un punto di vista mediatico. Il leader di Italia dei valori, Antonio Di Pietro, sosteneva fosse un modo «per impedire di conoscere i fatti, andando oltre i confini costituzionali del suo mandato». La tesi di Beppe Grillo invece era un’altra: «La sua rielezione è servita a metterlo in una situazione di massima sicurezza». Il guru del Movimento 5 stelle lo etichettò poi come un «anziano furbo», protagonista del colpo di Stato del secondo mandato, chiedendone l’impeachment.

Il 5 stelle Sorial lo definì «boia», per Silvio era un bolscevico

Sempre nel M5s l’ex deputato Giorgio Sorial definì Napolitano un «boia» che vuole «cucirci la bocca». Una ricostruzione giornalistica, poi, attribuì a Silvio Berlusconi l’affermazione: «Napolitano non è imparziale, gli italiani devono capire che è un bolscevico».

Il pensiero della premier Meloni: «Un oligarca contro il popolo»

Pure la presidente del Consiglio in carica, Giorgia Meloni, non è stata tenera nei suoi confronti. Nel 2016, a un anno dalla fine del mandato al Colle, non esitò a definirlo un «oligarca contro il popolo» e chiedendone addirittura le dimissioni da senatore a vita. Un pensiero consolidato, del resto: qualche anno dopo, l’attuale premier disse che Napolitano aveva un’idea tutta sua di democrazia. Sempre dal centrodestra, per il segretario della Lega e vicepremier Matteo Salvini è stato «un traditore che dovrebbe essere processato».

Da ministro dell’Interno anche lui alle prese coi flussi migratori

Insomma, Napolitano non ha incarnato una figura storica unitaria. Anzi. Il carattere spigoloso, da comunista migliorista della prima ora, non ha aiutato a forgiare un’immagine pop. Da sempre ha preferito coltivare il rapporto con le istituzioni più che rabbonire gli elettori. È stato presidente della Camera in una delle legislature più difficili della storia repubblica, dal 1992 al 1994, in piena era Tangentopoli, e successivamente è stato ministro dell’Interno nel governo Prodi, firmando in quegli anni la famosa Turco-Napolitano, una legge che tocca un tema attualissimo, il controllo dei flussi migratori. La riforma istituiva i centri di permanenza temporanea per i migranti.

Tutti gli insulti dalla politica che Giorgio Napolitano si è preso da vivo
Giorgio Napolitano e Giuliano Amato nel 1991 (Imagoeconomica).

Primo ex comunista a essere eletto al Quirinale

Napolitano ha comunque rappresentato la rottura in varie direzioni, non solo per la testimonianza nel processo sulla trattativa Stato-mafia. Nel 2006 è stato il primo ex comunista a essere eletto al Quirinale, rompendo il tabù del fattore K, ossia l’appartenenza alla tradizione comunista che ha impedito – nella Prima Repubblica – l’alternanza dei partiti avversari al governo e l’accesso alle alte cariche da parte degli esponenti comunisti, salvo qualche eccezione come la presidenza della Camera, assegnata a Pietro Ingrao e Nilde Iotti.

Il “reinsediamento” tra duri attacchi e applausi

Ma Napolitano è stato anche il capo dello Stato a essere eletto una seconda volta, una possibilità sottintesa dalla Costituzione repubblicana, ma che prima del 2013 non era mai avvenuta. Il discorso alla Camera per il suo “reinsediamento” lasciò il segno: i duri attacchi alla classe politica, una bocciatura senza pari, vennero accolti con fragorosi applausi da parte dei parlamentari. Erano loro i bersagli dell’elenco di una «lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità» che il capo dello Stato snocciolò a Montecitorio.

Bossi gli diede anche del «guerrafondaio»

In mezzo c’è stato il suo presunto sostegno agli attacchi in Libia per rovesciare il regime di Gheddafi, che gli sono valse implicite accuse – una fatta ancora da Bossi – di essere «guerrafondaio». Vari elementi che, uniti all’interventismo in politica, hanno contribuito alla narrazione del Re Giorgio, come è stato soprannominato, ossia l’uomo che portò nel 2011 Mario Monti a Palazzo Chigi, alla guida del governo tecnico, con una raffinata strategia, indicandolo subito come senatore a vita. Un’operazione rimasta indigesta al centrodestra, con in testa Silvio Berlusconi che andò proprio da Napolitano al Quirinale per rassegnare le dimissioni della sua ultima esperienza da presidenza del Consiglio. Ma la morte, come direbbe qualcuno, è una livella. Quindi spazio alle dichiarazioni di maniera.

Guerra in Ucraina, 9 morti in attacco a base flotta russa del Mar Nero. Zelensky: “Mosca perderà”


Gli ultimi aggiornamenti sulla guerra in Ucraina e le notizie del 23 settembre: almeno 9 persone sono morte e 16 sono rimaste ferite in seguito all'attacco di ieri delle forze ucraine contro il quartier generale della Flotta russa del Mar Nero a Sebastopoli, nella Crimea occupata. Zelensky in Canada: "Mosca deve perdere una volta per tutte. E perderà".
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Confusi e felici stasera su Rai Movie: trama, cast e curiosità

Stasera 23 settembre 2023 andrà in onda il film Confusi e Felici alle ore 21.10 sul canale Rai Movie. Il regista è Massimiliano Bruno che ha curato anche la sceneggiatura in collaborazione con Edoardo Falcone. Nel cast ci sono Claudio Bisio, Marco Giallini, Anna Foglietta, lo stesso Massimiliano Bruno, Caterina Guzzanti e Pietro Sermonti.

Confusi e felici è il film che andrà in onda questa sera 23 settembre 2023 su Rai Movie, ecco tutte le informazioni.
I protagonisti del film (X).

Confusi e Felici, trama e cast del film in onda stasera 23 settembre 2023 su Rai Movie

La trama racconta diversi eventi che ruotano intorno al fatto che anche i psicoanalisti possono cadere in depressione. Un esempio sotto questo punto di vista è Marcello (Claudio Bisio), uno psicoanalista che un giorno decide di chiudersi in casa e limitare al massimo i contatti con l’esterno. Questo gesto non viene preso bene dalla sua segretaria Silvia (Anna Foglietta) che ha un’idea strana ma che potrebbe funzionare: decide di radunare tutti i pazienti dello specialista per spingerlo a uscire da questa crisi improvvisa.

Tuttavia, a complicare le cose c’è il fatto che i pazienti di Marcello sono molto particolari: c’è Nazareno (Marco Giallini), uno spacciatore che ha attacchi di panico, Pasquale (Massimiliano Bruno), un uomo di 40 anni che vive ancora con la madre, Vitaliana (Paola Minaccioni), una ninfomane invadente ed Enrico (Pietro Sermonti) e Betta (Caterina Guzzanti), una coppia in crisi sessuale. Questo strano manipolo di personaggi, unendo le forze, riuscirà a dare vita a delle esilaranti situazioni che potranno avere però un risvolto positivo.

Confusi e Felici, cinque curiosità sul film 

Confusi e Felici, il cameo di tre cantanti molto famosi

Nel film appaiono tre cantanti molto famosi che fanno un cameo e cantano una canzone insieme agli attori protagonisti. Si tratta di Max Gazzè, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. I tre artisti hanno un buon rapporto con Massimiliano Bruno, regista della commedia.

Confusi e Felici, un titolo diverso inizialmente

Inizialmente questo film doveva avere un titolo diverso. Infatti, la produzione aveva intenzione di chiamarlo Tutti per Uno. In seguito questo titolo venne scartato e venne preferito Confusi e Felici.

Confusi e Felici, le location per le riprese

Il film è stato girato a Roma. Non a caso, nelle diverse scene è possibile notare quelli che sono i luoghi più famosi della capitale.

Confusi e felici è il film che andrà in onda questa sera 23 settembre 2023 su Rai Movie, ecco tutte le informazioni.
I personaggi della pellicola (X).

Confusi e Felici, il regista parla del suo ruolo nel film 

Il regista della pellicola Massimiliano Bruno, nel corso di un’intervista a Repubblica, ha rivelato il suo ruolo nel film e perché ha dovuto entrare anche a far parte del cast: «Sono un quarantenne bambacione che vive ancora con la mamma. Veramente avevo scritto il personaggio per Lillo, ma all’ultimo minuto non era più disponibile per una questione di date».

Confusi e Felici, l’esperienza di Giallini sul set

Marco Giallini, in un’intervista al sito culturaeculture.it, ha parlato del perché ha partecipato a questo progetto. Le sue parole sono state: «Ho fatto questo film perché conosco Massimiliano da anni, siamo amici e volevo lavorare con lui. Condividiamo la passione calcistica. Io sono della Roma, lui tifa Juve e potete immaginare la domenica! Nazareno mi è simpatico perché è un tenero banditello e mi sono divertito molto a interpretarlo».

Caso (5s) a Fanpage: “Carta da 500 euro a studente costerebbe 3 mld, caro libri pesa anche su ceto medio”


In un'intervista a Fanpage.it Antonio Caso (M5s) spiega il pacchetto scuola presentato dal Movimento, per contrastare il caro libri e la dispersione scolastica: "Non voglio vivere in un Paese che pensa di spendere 15 miliardi per un ponte e non può spenderne 3 per garantire il diritto allo studio", ha detto il deputato pentastellato.
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Bellissima stasera su Rai 3: trama, cast e curiosità

Stasera 23 settembre 2023 andrà in onda su Rai 3 il film cult Bellissima alle ore 21.50. Il regista è Luchino Visconti che ha curato anche la sceneggiatura in collaborazione con Suso Cecchi d’Amico e Francesco Rosi. Nel cast ci sono Anna Magnani, Walter Chiari, Tina Apicelli, Gastone Renzelli e Tecla Scarano.

Stasera andrà in onda su Rai 3 il film Bellissima, ecco trama, cast e curiosità di questa pellicola con Anna Magnani.
Anna Magnani in una scena del film (X).

Bellissima, trama e cast del film in onda stasera 23 settembre 2023 su Rai 3

La trama racconta la storia di Maddalena Cecconi (Anna Magnani), la moglie di un capomastro che ha un’unica figlia, Maria (Tina Apicella), una bambina di otto anni che adora e che ritiene bellissima. Maddalena spera che lei possa avere un futuro gioioso e felice e, per questa ragione, decide di portarla con sé a Cinecittà per farla partecipare a un provino e sperare che possa avere un grande successo nel mondo del cinema.

Maddalena prepara al meglio sua figlia, la cura e dedica tempo e denaro per farla apparire meravigliosa in ogni aspetto. Non essendo abituata al caos di questo luogo e alle continue situazioni che accadono, si perde però nel labirinto di Cinecittà. Inoltre, la donna viene anche truffata da un aiutante regista, un tale Annovazzi (Walter Chiari), che le chiede 50 mila lire in cambio del suo aiuto per il provino della figlia. Alla fine, Maddalena e sua figlia Maria faranno il provino e il risultato sarà diverso da quello che si aspettavano. La madre continuerà però ad amare senza riserve la figlia.

Bellissima, cinque curiosità sul film

Bellissima, la sceneggiatura scritta più volte

La sceneggiatura è tratta da un soggetto di Cesare Zavattini. L’autore aveva scritto ben tre versioni di questa sceneggiatura ma nessuna era stata presa in considerazione per essere prodotta. Alla fine è stata scelta una quarta versione, ampiamente modificata dagli sceneggiatori e dal regista Luchino Visconti, che non condivideva molti aspetti con il soggetto originale.

Bellissima, un premio importante vinto da Anna Magnani

Anna Magnani è la protagonista assoluta di questa pellicola. Per la sua straordinaria interpretazione, l’attrice riuscì ad aggiudicarsi il Nastro d’argento nel 1952 nella categoria di Miglior attrice protagonista.

Stasera andrà in onda su Rai 3 il film Bellissima, ecco trama, cast e curiosità di questa pellicola con Anna Magnani.
L’attrice Anna Magnani (Getty Images).

Bellissima, un riconoscimento importante per la pellicola

Questo film di Luchino Visconti ha ottenuto anche un importante riconoscimento. Infatti, Bellissima è stato inserito nella speciale selezione dei 100 film italiani da salvare, che contiene al suo interno quelle pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978.

Bellissima, le parole di Visconti sull’opera

Intervistato da Michele Gandini per il numero 75 della rivista Cinema, il regista Luchino Visconti spese queste parole sul film: «Penso sarebbe meglio parlare di “realismo” semplicemente. Il grosso errore da parte di Germi, ed anche di De Sica, con tutta la stima che ho per loro, è quello di non partire da una realtà sociale effettiva».

Bellissima, i complimenti del ministro degli Esteri francese

La pellicola non venne apprezzata in Italia dalla critica al momento del suo debutto. Tuttavia, ricevette molti elogi all’estero. In particolar modo, alla prima a Parigi, il ministro degli Esteri francese si congratulò personalmente con Anna Magnani, che era presente alla proiezione.

Bimba di 7 anni chiede a Papa Francesco “chi ha creato Dio”, ma la risposta non la convince: “Crescendo capirà”


Intervistato da Fanpage.it, il sacerdote di Flero (Brescia) don Alfredo Scaroni racconta come la bimba di 7 anni ha accolto la risposta di Papa Francesco alla sua domanda. In una lettera la piccola gli ha chiesto: "Chi ha creato Dio?", e il parroco è certo che crescendo capirà le parole del pontefice.
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