“Din Don, din don…ha segnato Bocalon” fu coro-tormentone che spopolò a Salerno nell’estate del 2017. Quella contraddistinta dagli addii di Alfredo Donnarumma e di Massimo Coda e dall’arrivo di un attaccante che aveva fatto sfracelli in terza serie senza mai imporsi in cadetteria. Le dichiarazioni di mister Bollini in conferenza stampa al termine del calciomercato estivo non lasciarono spazio a interpretazioni: “Dobbiamo salvarci e Bocalon è il meglio che la società si potesse permettere. Sono andati via due bomber d’esperienza, ci siamo affidati a scommesse che non hanno trascorsi in questa categoria”. Non proprio parole di incoraggiamento, quanto bastò per incrinare i rapporti con la dirigenza capitanata da Angelo Fabiani. Bocalon, pur con qualche periodo prolungato d’astinenza, riuscì comunque a ritagliarsi uno spazio importante e a guadagnare la stima del pubblico. Non solo per le 12 reti in gare ufficiali, ma anche – e soprattutto – per quello spirito battagliero che gli valse la titolarità anche quando Colantuono sostituì il trainer di Poggio Rusco opponendosi al trasferimento alla Ternana nel mese di gennaio. Intervistato in esclusiva da Cronache, l’ex attaccante della Bersagliera ha parlato di passato, presente e futuro invitando la società di Iervolino a riportare il cavalluccio in categorie più consone al blasone e alla passione della piazza.
6200 abbonamenti, ma mercato a rilento e basato sin qui su giovani e scommesse. Cosa pensa del lavoro svolto dalla proprietà e dal ds Faggiano?
“Salerno sta dando una grande dimostrazione a tutta l’Italia calcistica: la loro passione va oltre ogni categoria e certo non si basa sul calciomercato. Negli ultimi anni le cose sono andate molto male, eppure il pubblico ha sempre garantito presenza e sostegno costituendo un fattore importantissimo. E’ chiaro che la Salernitana abbia bisogno di rinforzi di spessore, ma rispetto alla passata stagione c’è una buona ossatura dalla quale ripartire. Io credo che la garanzia sia Cosmi, un tecnico che ha vinto tanto in carriera e che già nei mesi precedenti ha dato tanto alla causa granata sfiorando la B attraverso gli spareggi”.
Lei ha vissuto le contestazioni del pubblico nell’epoca Lotito-Mezzaroma, quando la piazza disertò pur con una società vincente. Oggi, invece, lo scenario è diametralmente opposto: la proprietà ha commesso tanti errori, sugli spalti però i numeri sono incredibili…
“Anche io ho notato questa cosa. Lotito e Mezzaroma sapevano fare calcio, erano persone estremamente competenti e il passaggio dalla D alla A è un qualcosa che resterà nella storia. Lotito, però, aveva un difetto: non sapeva farsi voler bene. E questo creò incomprensioni con un ambiente che gli riconosceva potenzialità enormi, ma che forse voleva atteggiamenti diversi. Di Iervolino si può dire tutto, tranne che non abbia speso. In A arrivarono anche calciatori di caratura internazionale, con due salvezze che gasarono a mille la piazza. Spero che presto possa trasformare l’amarezza per le due retrocessioni nella voglia di tornare immediatamente in B. Se davvero ha voglia di restare ha tutte le potenzialità per vincere il campionato di C”.
Qual è stato il suo errore principale?
“I proclami nel calcio non vanno mai fatti. Ci furono promesse importanti, Salerno sognò di entrare in un’era diversa. Le cose sono precipitate e la gente non ha mai dimenticato le parole dette nelle prime interviste. Poi il tempo dirà se le responsabilità siano solo sue o anche di chi lo ha affiancato”.
Nel 2017 lei arrivò al posto di due calciatori come Coda e Donnarumma. Bevilacqua, giovane che non ha fatto bene a Foggia, si ritroverà a sostituire Inglese. Quanto pesano queste situazioni per un calciatore?
“Effettivamente possono incidere. Io arrivai a Salerno dopo un biennio contraddistinto da tanti gol, ma fui bravo a isolarmi dalle voci. Non leggevo siti e giornali, non seguivo le trasmissioni televisive e non mi facevo condizionare dai numeri importanti di Coda e Donnarumma. E’ lo stesso consiglio che do a Bevilacqua. Inglese non si discute, fare paragoni sarebbe anche stupido. Lui deve soltanto allenarsi con serenità, convinto di avere le potenzialità per ritagliarsi uno spazio da protagonista. Salerno lo saprà coccolare e proteggere nel modo giusto: io fui accolto benissimo, bastò poco per entrare nel cuore del pubblico. Sarà la stessa cosa anche per lui. E gli auguro di provare una gioia incredibile: segnare sotto la Sud”.
Lescano-Ferrari: coppia complementare o caratteristiche troppo simili?
“E’ vero che si assomigliano un po’, ma in serie C è un lusso poter contare su un tandem del genere e ci sono i presupposti per farli giocare assieme. Chiaramente basando tutto su un calcio propositivo: se non arrivano cross dalle fasce diventa tutto più difficile. Certo, prendere una seconda punta di spessore potrebbe essere importante. Consentirebbe a Cosmi di lavorare anche su soluzioni interessanti da adottare a partita in corso per sorprendere gli avversari”.
Lei ha lavorato con Cosmi a Venezia. Crede che possa essere anche una garanzia in chiave mercato?
“Lo conoscete come e meglio di me: è uno che parla in faccia, che pretende il massimo da ogni componente e che può esaltarsi in una piazza trainante come quella di Salerno. Quella che forse rispecchia meglio il suo carattere da condottiero. State certi che farà valere il suo peso specifico se si renderà conto che la rosa è incompleta. Una base c’è e tanti calciatori sono cresciuti grazie a lui, ma è evidente manchi qualche colpo di categoria anche superiore. Solitamente a fine agosto si sblocca tutto e la dirigenza dovrà farsi trovare pronta”.
A proposito del suo rapporto con Cosmi, condivideste una grande delusione proprio in un giorno di festa per la Salernitana. Gli strani scherzi del “dio” del calcio…
“E’ vero, sembra quasi che io e la Salernitana avessimo un destino incrociato. Andai via da Salerno nel 2019 dopo aver segnato qualche gol importante. Non avrei mai lasciato la Bersagliera, avevo le lacrime agli occhi quando svuotai l’armadietto al Mary Rosy. Alcuni tifosi erano all’esterno della struttura, mi dissero parole che resteranno dentro di me per tutta la vita. Fui tentato dalla chiamata della mia squadra del cuore. A Venezia avviammo una grande rimonta, ma retrocedemmo in serie C nello spareggio proprio contro i granata. 24 mesi festeggiammo entrambe la promozione in A. E contro la Salernitana ho segnato due volte, anche all’Arechi nel giorno in cui iniziò la diserzione degli ultras. Fu una sensazione strana. Ma a me fa tanto piacere che sulla vostra panchina ci sia Cosmi: ripeto quanto detto, quello stadio ha tutto per trasmettergli una carica pazzesca”.
Salernitana-Sampdoria fu un remake di Venezia-Salernitana?
“Si parla tanto della volontà di cambiare il calcio, ma purtroppo si verificano spesso situazioni che allontano la gente dallo sport e dagli stadi. Nel caso di Venezia-Salernitana ricordo che festeggiammo a lungo la salvezza, con Cosmi in versione musicista e tanti calciatori in scadenza che si guardavano attorno per salvaguardare il proprio futuro. Improvvisamente ci dissero che dovevamo tornare in campo e che avremmo dovuto disputare i playout con la Salernitana. Chi fa questo mestiere lo sa: se stacchi la spina diventa difficile riattaccarla, soprattutto quando la B l’hai già difesa sul campo. Proprio per questo mi metto nei vostri panni, quanto accaduto con la Samp non fu bello e la Salernitana arrivò inevitabilmente peggio al doppio confronto”.
A proposito del suo addio a Salerno, ricordiamo quell’esultanza singolare in quel di Lecce…
“In estate si parlava spesso della necessità di prendere attaccanti. Io non mi sono fatto condizionare, anzi lavorai il triplo per farmi trovare prontissimo. Al Via del Mare pareggiai al 93’, andai sotto la curva ed esultai in modo particolare. Per la serie “Quest’anno non ce n’è per nessuno”. Eravamo tra le prime fino a dicembre, poi le cose sono cambiate. E il destino volle che la “mia” Salernitana dovesse evitare la retrocessione contro il “mio” Venezia”.
Qual è il gol più bello che ha segnato a Salerno?
“Mi dicevano spesso che facevo gol bellissimi e sbagliavo quelli facili. In coppa, col Carpi, sorpresi il loro portiere dalla lunga distanza. Ma la rete che ricordo volentieri è quella del 2-2 con la Ternana: la curva venne giù, lì il pubblico è davvero il dodicesimo uomo in campo”.
Cosa fa oggi Bocalon?
“Studio da allenatore. Ho fatto il corso a Coverciano, mi piacerebbe sin da subito trovare una squadra che mi dia la possibilità di iniziare un’avventura stimolante. Nel frattempo seguo a distanza la Salernitana e le auguro di tornare quantomeno in serie B”.
Gaetano Ferraiuolo
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