Cambia la tassa sugli extraprofitti, le piccole banche potranno non pagarla: cosa ha deciso il governo


Il governo Meloni ha trovato un accordo sulla tassa sugli extraprofitti delle banche, che verrà depositato al Senato come emendamento. Appare anche una nuova norma che permette alle banche di evitare il pagamento, se usano gli stessi soldi per rinforzare il loro patrimonio. Una pratica diffusa soprattutto tra gli istituti più piccoli.
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Le calciatrici spagnole tra lotta di classe e di genere

Girls Power? No, Poder Feminino. Perché ciò che sta accadendo in Spagna va ben oltre il calcio e riguarda un mutamento sociale complessivo, al quale i Paesi dell’Europa mediterranea farebbero bene a guardare con attenzione. Qui succede infatti che le professioniste del calcio hanno intrapreso una durissima battaglia per i diritti, sulla linea di confine fra lotta di classe e rivendicazione di genere. Nel farlo possono anche giovarsi di una posizione di forza, che viene dall’essere il movimento calcistico femminile fresco campione del mondo. E che invece di adagiarsi sulla gloria è partito all’attacco per rivendicare in via definitiva il ruolo che alle calciatrici compete. Perché le spagnole, nel pallone, non sono l’altra metà del cielo (che poi nemmeno metà sarebbe, vista la pesantezza del grado di sperequazione); loro sono un cielo a parte e per questo chiedono di essere trattate nella loro specificità. Per riuscire nell’intento hanno accettato di affrontare la lotta dura. L’hanno condotta fino in fondo. E infine sono riuscite a spuntarla, portando a casa tutti gli obiettivi che si erano prefissate. In questo momento le donne spagnole del calcio sono una chiara potenza. E da loro parte un segnale forte per tutti gli altri sistemi sportivi nazionali, che al calcio femminile continuano a conferire, sia pure per gradi diversi, un’importanza secondaria.

Le calciatrici spagnole tra lotta di classe e di genere
I festeggiamenti della Nazionale di calcio femminile spagnola dopo la vittoria ai Mondiali (Getty Images).

Rubiales e il bacius belli della protesta

Sarà banalizzante far partire tutto da lì, eppure è un dato di fatto. Il bacio inflitto dall’allora presidente della Federcalcio spagnola, Luis Rubiales, alla calciatrice Jenni Hermoso ha fatto da detonatore. I motivi di malessere nel movimento erano già vasti e nemmeno tanto latenti. Ma dopo l’episodio che si è verificato sul palco della premiazione dei Mondiali di Australia e Nuova Zelanda la scena è cambiata. Che ciò sia avvenuto a causa di un episodio estemporaneo e di un gesto assolutamente sconsiderato è l’ennesimo segno di come, sovente, le grandi mobilitazioni esplodano per caso, nonostante esistano tutte le pre-condizioni per farle scaturire. Ma al di là di tali considerazioni resta il fatto che da quella vicenda giunge una dimostrazione netta su quanto il tempo sia cambiato e su come le calciatrici non abbiano più intenzione di rassegnarsi a un ruolo di subalternità. E le dimissioni di Rubiales ne sono evidente dimostrazione. Quanto il personaggio sia attaccato al potere è noto, e il suo tentativo di resistere a capo della RFEF nonostante avesse un Paese intero schierato contro è stata l’ennesima prova di impermeabilità al senso etico-morale della leadership. Con formidabile faccia da tolla Rubiales aveva persino provato a far passare per consensuale il bacio dato alla calciatrice fresca campione del mondo. Il fatto che un soggetto così resistente a qualsiasi pressione sia stato costretto a farsi da parte per effetto di una mobilitazione del calcio femminile è un segno potente. Da qui in avanti le cose sono cambiate e il nuovo regime politico del calcio spagnolo non potrà non tener presente questo mutamento sociale.

Le calciatrici spagnole tra lotta di classe e di genere
Luis Rubiales (Getty Images).

La defenestrazione del ct campione del mondo e la sfida di Montessat Tomé

Da questo mutamento nella distribuzione del potere non si salva nessuno. Nemmeno il commissario tecnico campione del mondo, giusto colui che aveva appena portato la nazionale femminile in cima al mondo, Jorge Vilda. A lui non è bastata la gloria conquistata sul campo. Sulla bilancia dei meriti e dei demeriti ha pesato molto di più l’atteggiamento di consenso verso il presidente federale arroccato alla poltrona. Il pessimo spettacolo di quel giorno di fine agosto, quando tutti si aspettavano le dimissioni di Rubiales e invece hanno dovuto constatare che bisognasse rimuoverlo con la gru, ha lasciato il segno sul Ct. Quel giorno Jorge Vilda era in prima fila e quando Rubiales ha esclamato per ben cinque volte «No voy a demitir!» ha applaudito. Da quel momento in poi il suo rapporto con le campionesse del mondo è finito. Tutte hanno preteso il suo licenziamento, annunciando che altrimenti non avrebbero più risposto alle convocazioni. A ricoprire il suo posto è stata chiamata una donna, l’ex calciatrice Montessat Tomé. Che certo dovrà misurarsi con un’eredità scomoda (quando sostituisci il commissario tecnico campione del mondo in carica puoi soltanto pareggiare), ma che se la si mette sul piano del nuovo potere femminile nel calcio spagnolo è una risposta perentoria.

Le calciatrici spagnole tra lotta di classe e di genere
Il ct Jorge Vilda con Luis Rubiales (Getty Images).

La battaglia per la dignità salariale

Rubiales o non Rubiales, il fronte del conflitto fra il calcio femminile spagnolo e la RFEF era comunque aperto sul versante del professionismo e dei diritti salariali. Che come succede in altri Paesi è un fronte estremamente turbolento. La questione era in agenda da tempo, ma dopo il trionfo della nazionale ai Mondiali è diventata ancora più urgente. Le calciatrici si sono trovate in una posizione di forza e l’hanno sfruttata. Come era giusto che accadesse. Al centro delle rivendicazioni c’era la questione del salario minimo, da portare a livelli di dignità. Che nella fattispecie significa fargli toccare i 25 mila euro lordi annui entro il 2026. Cifre lontanissime da quelle dei colleghi uomini, ma che costituiscono già una conquista. Per ottenere l’obiettivo le calciatrici hanno minacciato il blocco del campionato nazionale e, ancora una volta, il rifiuto di rispondere alle convocazioni in nazionale. La RFEF, che deve pure fare i conti col vuoto di potere lasciato da Rubiales, non è riuscita a controbattere. È dovuto intervenire il Consiglio Superiore dello Sport per convocare un tavolo delle riforme che vada incontro alle richieste delle calciatrici. Dunque per adesso lo sciopero è revocato, ma rimane lì come opzione nel caso si dovesse scoprire che sono in corso tentativi di cincischiare. Le ragazze del calcio non scherzano né sono disposte a farsi prendere in giro.

Covid Italia, quasi un milione di dosi di vaccino in arrivo il 25 settembre

Sono in arrivo lunedì 25 settembre, in Italia, le prime dosi di vaccino – aggiornato contro le recenti varianti – destinate alla campagna anti-Covid. Le 969.600 dosi del nuovo vaccino, destinate alla somministrazione nelle Rsa e ai fragili, nei giorni successivi saranno distribuite alle Regioni.

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Un numero equivalente di dosi arriverà entro il 9 ottobre

Un numero equivalente arriverà entro il 9 ottobre, indicano fonti ministeriali. Complessivamente l’Italia riceverà oltre 9 milioni di dosi. Per fine ottobre saranno quasi 4 milioni quelle distribuite. Le rimanenti, più di 5,2 milioni di dosi, arriveranno a novembre.

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Giorgio Napolitano, funerali di Stato e in forma laica martedì 26 settembre

Il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano ha disposto che per il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano si celebrino le esequie di Stato. Il funerale si terrà alle ore 11.30 di martedì 26 settembre, in forma civile.

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Le esequie si terranno in forma laica a Montecitorio

La presidenza del Consiglio ha reso noto che la cerimonia si terrà nell’Aula della Camera dei Deputati, a Palazzo Montecitorio. È la prima volta che succede. Le altre figure politiche ad aver ricevuto questa forma di saluto erano stati Pietro Ingrao e Nilde Iotti, storici dirigenti Pci: ma in questi casi le esequie si erano svolte in Piazza di Montecitorio. I funerali saranno trasmessi in diretta televisiva su Rai 1 e su maxi-schermi appositamente predisposti in Piazza del Parlamento.

Camera ardente domenica 24 e lunedì 25 al Senato

Si apre invece domenica 24 alle 10 al Senato la camera ardente per il Presidente emerito, morto a Roma all’età di 98 anni. Dalle 11 l’accesso sarà aperto a tutti fino alle 19 e poi di nuovo dalle 10 alle 16 di lunedì.

Giorgio Napolitano, funerali di Stato martedì 26 settembre. Da domenica 24 camera ardente al Senato. Proclamato il lutto nazionale.
Bandiere a mezz’asta a Milano (Ansa).

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Il giorno delle esequie di Stato sarà dichiarato lutto nazionale

«A seguito del decesso del Presidente emerito della Repubblica senatore di diritto e a vita Giorgio Napolitano si dispone, dal 22 settembre 2023 fino al giorno della celebrazione delle esequie di Stato, l’esposizione a mezz’asta delle bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici dell’intero territorio nazionale e sulle sedi delle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all’estero. Il giorno delle celebrazioni delle esequie di Stato sarà dichiarato lutto nazionale», si legge nel provvedimento.