Il Sud-Est asiatico vola in massa in Russia, mettendo da parte la guerra in Ucraina che aveva causato non poche tensioni nelle relazioni tra la regione e il Cremlino. Mercoledì e giovedì si svolge infatti a Kazan il summit Russia-ASEAN. Formalmente, l’evento serve a celebrare i 35 anni delle relazioni tra Mosca e l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico. Politicamente, però, è un segnale rilevante di una Russia che riannoda i fili con una regione chiave per gli equilibri strategici globali.
La scelta di Kazan come sede dell’incontro dice già molto, visto che si tratta di una città simbolo della Russia eurasiatica, musulmana, multiculturale e già usata per proiettare l’immagine di un Paese ponte tra Europa, Asia e mondo non occidentale.
Non a caso, Vladimir Putin aveva scelto Kazan anche per ospitare il summit dei BRICS del 2024.

La presidenza filippina amplifica la portata del summit
L’evento sarà co-presieduto da Putin e da Ferdinand Marcos Junior, il presidente delle Filippine, Paese che per il 2026 ha anche la presidenza di turno dell’ASEAN. Un dettaglio che amplifica la portata del summit, visto che Manila è un alleato formale degli Stati Uniti e si era molto allontanata da Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. Non solo. Negli anni scorsi, Marcos ha rafforzato l’accesso militare americano alle basi filippine e mantiene una linea durissima contro la Cina nel Mar Cinese Meridionale. Eppure Marcos va a Kazan, incontra Putin e discute di sicurezza alimentare, sicurezza energetica e possibili forme di cooperazione nucleare. Questo non significa che Manila stia cambiando campo. Significa piuttosto che le Filippine vogliono dimostrare due cose: la presidenza ASEAN dialoga con tutti i partner, inclusa la Russia, e la politica estera filippina resta formalmente indipendente anche dentro una cornice di alleanza con Washington.

Singapore presente nonostante il gelo con Mosca
Molto significativa anche l’annunciata presenza del primo ministro di Singapore, Lawrence Wong. Prima visita di un leader della città-Stato in Russia dall’inizio della guerra in Ucraina. Nonché il primo contatto politico di questo livello dopo il drastico deterioramento delle relazioni bilaterali nel 2022.
Singapore è stato l’unico Paese ASEAN ad adottare sanzioni autonome contro Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, condannando apertamente quella che il ministro degli Esteri Vivian Balakrishnan definì una violazione grave del diritto internazionale e un precedente inaccettabile per un piccolo Stato la cui sicurezza dipende dal rispetto della sovranità territoriale. In risposta, la Russia inserì Singapore nella lista dei Paesi ostili.
Secondo i media di Singapore, l’annunciata presenza di Wong non sarebbe il segnale di una normalizzazione delle relazioni né un cambiamento della posizione sull’Ucraina, ma evidenzierebbe la volontà della città-Stato di preservare l’unità e la centralità dell’ASEAN, evitando che il dialogo con la Russia venga monopolizzato dai membri più vicini a Mosca, come Vietnam o Laos. Allo stesso tempo, per Mosca la partecipazione di Singapore è importante anche al di là di eventuali bilaterali o accordi, perché potrebbe essere presentata come una dimostrazione del fatto che nemmeno i Paesi che hanno imposto sanzioni intendono interrompere completamente il dialogo.

Putin può ritagliarsi il ruolo di mediatore tra Cambogia e Thailandia
Annunciata anche la presenza di Prabowo Subianto, presidente dell‘Indonesia. L’ex generale del dittatore Suharto è un habitué dei viaggi in Russia, dove si è già recato nei mesi scorsi. Giacarta è d’altronde uno degli interlocutori più interessanti per Mosca: grande economia, membro dei BRICS, Paese non allineato e potenziale partner in energia, grano, difesa e nucleare civile. Cambogia e Thailandia, coinvolte l’anno scorso in violenti scontri lungo il confine conteso, saranno rappresentate dai rispettivi capi di governo, vale a dire i premier Hun Manet e Anutin Charnvirakul. Non sono esclusi scambi tra Phnom Penh e Bangkok, con Putin che potrebbe provare a ritagliarsi il ruolo di facilitatore del dialogo tra i due contendenti.

La diplomazia del bambù vietnamita
Il Vietnam sarà rappresentato dal primo ministro Le Minh Hung. Per Hanoi, il vertice è quasi naturale, visto che è storicamente il partner più solido di Mosca nel Sud-Est asiatico, soprattutto su difesa ed energia.
Hanoi non vuole però farsi intrappolare in un asse anti-occidentale. La sua diplomazia del bambù punta a mantenere rapporti forti con Russia, Cina, Stati Uniti, Giappone, India ed Europa. A Kazan il Vietnam cercherà quindi di rafforzare il ruolo di ponte tra ASEAN e Russia, ma senza compromettere la propria apertura verso Washington e Bruxelles. Non a caso, non è presente il presidente To Lam.
La normalizzazione del governo birmano
Non dovrebbe esserci nemmeno Min Aung Hlaing, generale golpista da poco nominato presidente “civile” del Myanmar dopo che si sono svolte elezioni senza opposizione. Mosca resta uno dei partner più importanti della giunta, soprattutto in campo militare ed energetico, ma l’ASEAN non vuole che il vertice di Kazan diventi una riabilitazione piena del regime birmano. Sin qui, il blocco ha limitato o escluso la presenza dei vertici militari birmani agli incontri regionali dopo il golpe del 2021. La tendenza è comunque quella di una normalizzazione del governo di Min Aung Hlaing, tanto che l’ex capo dell’esercito (dimessosi formalmente per ottenere la presidenza del Paese) è stato in visita sia in India che in Cina nel giro di poche settimane.

Gli obiettivi politici ed economici del Cremlino
Gli obiettivi della Russia sono sostanzialmente due. Il primo è politico: Mosca vuole dimostrare di non essere isolata e rafforzare la retorica dell’ordine multipolare. Putin presenterà l’ASEAN come esempio di regionalismo non occidentale, fondato su consenso, non interferenza e rispetto della sovranità. Il secondo è economico: vendere energia, fertilizzanti, cereali, tecnologia nucleare civile e servizi logistici. Il Sud-Est asiatico è importatore netto di energia in molti suoi mercati, ha bisogno di fertilizzanti per sostenere la produzione agricola, cerca fornitori alternativi e non vuole dipendere eccessivamente da rotte vulnerabili o da un solo partner.
La Russia non può competere con la Cina come investitore infrastrutturale totale, né con gli Stati Uniti come garante di sicurezza marittima, ma può inserirsi in nicchie ad alto valore strategico.

Il Sud-Est asiatico vuole mantenere margine di manovra
Dal lato ASEAN, l’obiettivo è invece quello di preservare spazio di manovra. I Paesi del Sud-Est asiatico vogliono continuare a parlare con Mosca senza essere percepiti come filo-russi. Vogliono benefici materiali senza pagare costi diplomatici eccessivi. Vogliono energia, fertilizzanti, turismo, studenti, tecnologia e forse investimenti, ma senza “importare” la polarizzazione della guerra in Ucraina. Per questo, i documenti finali dovrebbero concentrarsi su cooperazione pratica, non su dichiarazioni politiche. Il loro linguaggio sarà probabilmente prudente: sicurezza alimentare, energia, scienza e tecnologia, commercio, investimenti, turismo, educazione, cultura, scambi people-to-people, forse cybersecurity, città intelligenti e connettività.
Il Cremlino vuole trasformare il vertice in prova visiva dell’ascesa del mondo multipolare. L’ASEAN cercherà di trasformarlo in un esercizio di autonomia diplomatica. Marcos, più di tutti, incarnerà questa ambiguità: alleato degli Stati Uniti, avversario della Cina e interlocutore di Putin.
