Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno

La storia è da feuilleton. Ha fatto rumore la tirata di Giorgia Meloni contro Più libri più liberi, la storica kermesse romana della piccola e media editoria che si svolge alla Nuvola, per la decisione di introdurre una dichiarazione di antifascismo da far sottoscrivere ai partecipanti. Orrore e sacrilegio, tutti a commentare le parole della presidente del Consiglio. Ma il sasso per primo lo aveva gettato Luca Ricolfi con un editoriale in prima pagina su Il Messaggero in cui citava pure “lo scandalo Leonardo Caffo”. Fatto sta che nei salotti romani non si parla d’altro e si ricorda che la presidente e «anima della manifestazione è Annamaria Malato, ex moglie di Raffaele Ranucci», e, si fa notare, «nota antifa». Lui, Ranucci, è uno dei pochi uomini fidatissimi di Francesco Gaetano Caltagirone, l’editore del quotidiano, e dopo il naufragio del matrimonio con la figlia di Enrico Malato, storico filologo ed editore con i marchi Salerno e Antenore, ha impalmato Kerssty Torres, stella della moda e amica di Malvina, l’attuale «metà di Calta». Roma è davvero un romanzo… 

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
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Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno

Raduno europeista a Milano con Monti

Lunedì sera, al Teatro Parenti di Milano, va in scena la presentazione del Movimento Europeisti.eu, con l’apertura dei lavori affidata all’ex presidente del Consiglio e senatore a vita Mario Monti. Tra gli ospiti dell'”imperdibile” appuntamento meneghino ci sono ovviamente Carlo Calenda, la pasionaria riformista ex Pd, Pina Picierno, Matteo Hallissey, l’economista specializzato in riserve della Repubblica Carlo Cottarelli, Filippo Rossi, Gianni Vernetti, Giuseppe De Mita, Giuseppe Benedetto e la politologa Sofia Ventura. I maligni dicono che Monti «sta tornando a pensare al Quirinale…».

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Mario Monti (Imagoeconomica).

Gianni Letta punta sulla cultura

Gianni Letta punta sulla cultura. Mercoledì a Roma si terrà una giornata sul tema “Cultura, leva per una crescita sostenibile”, organizzata dall’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito, sotto la presidenza di Ercole Pellicanò, con il supporto della Fondazione Silvano Toti. Tra i presenti Claudio Strinati in qualità di “patron” dell’Accademia Nazionale di San Luca, la bocconiana Paola Dubini, Simonetta Giordani segretaria generale dell’Associazione Civita, Salvatore Rossi “economista e divulgatore”, Innocenzo Cipolletta presidente Associazione Italiana Editori, Francesco Rutelli come presidente Soft Power Club, Barbara Tagliaferri, Head of Arts & Culture Deloitte. A concludere, ovviamente, ci penserà Letta.

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Gianni Letta (Imagoeconomica).

IA, nei giornali è emergenza

Ai piani alti dei giornali italiani, o meglio quelli che rimangono in vita nonostante la continua ecatombe di edicole, è scattata l’emergenza: troppa IA negli articoli. Se all’estero chi fa svolgere tutto il lavoro all’Intelligenza artificiale viene cacciato seduta stante, in Italia riesce a dormire sonni tranquilli. In un noto quotidiano, da una verifica è emerso che un pezzo era stato realizzato dall’IA al 100 per cento. Per essere precisi al 98,75 per cento, ma è bastato togliere la firma per raggiungere l’en plein. Intanto non si sa più che pesci pigliare per giustificare l’accaduto tra «figli di», «quella è potente», «ma questa ci porta la pubblicità» e, ciliegina sulla torta: «Si tratta di un settore molto specialistico dove è meglio non sbagliare»…

Chi si rivede a sinistra? La Malfa

Giorgio La Malfa, classe 1939, non si ferma mai: venerdì pomeriggio era alla convention di Alessandro Onorato all’Eur, al Palazzo dei Congressi, e sabato mattina sempre a Roma, a Teatro Flaiano, ha organizzato la seconda assemblea di Officina Repubblicana dal tema “Uscire dalla crisi. Il programma economico per le prossime elezioni politiche”. Tra gli invitati Giuseppe Conte, Stefano Fassina, Antonio Misiani, Luigi Zanda e anche Onorato, fresco della volata tiratagli da Goffredo Bettini. «Chissà cosa ha in mente, il figlio di Ugo», si sente dire nel Pd.

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
Giorgio La Malfa (foto Imagoeconomica).

Vannacci, tra ex An e Ravetto

L’ingresso dell’ex leghista, e prima ancora ex forzista, Laura Ravetto in Futuro Nazionale è stato tra i più contestati da parte della maggioranza di governo. Ma anche la pattuglia di ex aennini alla corte del generale potrebbe dare filo da torcere. All’assemblea costituente di FnV che si è tenuta il 13 e il 14 giugno all’Auditorium Conciliazione hanno tenuto banco il coordinatore nazionale del neo partito Massimiliano Simoni e Massimo Arlechino, ex presidente di Indipendenza, il movimento fondato da Gianni Alemanno confluito in Futuro Nazionale. Simoni, consigliere regionale in Toscana e parà in congedo, già tra i fondatori di Alleanza Nazionale, nel 2024 aveva lasciato il posto di responsabile nazionale Dipartimento Spettacolo e Teatro di Fratelli d’Italia, caro all’attuale ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, per seguire il generale. Arlechino invece ha lavorato fianco a fianco a Umberto Croppi (entrambi hanno ricoperto ruoli di vertice nella Fondazione Valore Italia), già assessore alla Cultura della prima Giunta Alemanno, esponente storico della nuova destra romana e tra gli ideatori dei Campi Hobbit. Dopo essersi sganciato dall’orbita meloniana, Croppi è diventato big di Federculture e ora è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, con un incarico dalla durata triennale. Vannacci intanto ha parlato, durante l’assemblea, della necessità di dare vita ad «avanguardie futuriste». Per quanto riguarda Alemanno – che uscirà da Rebibbia il 24 giugno – al Foglio ha dichiarato di aver rivisto dopo parecchio tempo Isabella Rauti e di aver rinsaldato la coppia.

Gli intrecci dietro la polemica su Più libri più liberi e le altre pillole del giorno
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Tutti a Ferentino con Tajani

Qualche giorno fa in quel di Ferentino è stato inaugurato un nuovo polo logistico realizzato da Techbau nell’area dell’ex stabilimento Bonser: 89 mila metri quadrati, capacità fino a 40 mila posti pallet, un hub pensato «per diventare un acceleratore industriale e un volano occupazionale per il territorio». E trattandosi della provincia Frosinone, al taglio del nastro poteva mancare Antonio Tajani? Con lui c’erano lo storico forzista Giorgio Simeoni, il parlamentare di Fratelli d’Italia Massimo Ruspandini, il vicepresidente del gruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Lazio Daniele Maura (con un passato da leader del Fronte della Gioventù), l’assessore regionale del Lazio Pasquale Ciacciarelli, il sindaco di Ferentino Piergianni Fiorletta, Raffaele Trequattrini per il Consorzio Industriale del Lazio.

Ruben Amorim sarà il nuovo allenatore del Milan

Sarà Ruben Amorim il nuovo allenatore del Milan. Il tecnico portoghese ha raggiunto un accordo con il club rossonero, con cui ha firmato un contratto biennale (fino al 2028), con opzione per un terzo anno. A riferirlo è il quotidiano portoghese A Bola, secondo cui Amorim riceverà 3,5 milioni di euro netti a stagione, più bonus per scudetto e qualificazione alla Champions League, competizione mancata dai rossoneri nelle ultime due stagioni. Il 41enne di Lisbona attende solo l’approvazione definitiva di Gerry Cardinale di Red Bird, proprietario del club, per recarsi in Italia e firmare il contratto.

La Fondazione Lucio Dalla contro Vannacci per l’uso di “Futura”

All’Assemblea costituente del partito Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, andata in scena a Roma all’Auditorium della Conciliazione, per presentare i programmi per cultura, musica e sport delle sue immaginate Avanguardie Futuriste, l’ex generale ha scelto come sottofondo Futura, celebre brano di Lucio Dalla. Chissà cosa avrebbe pensato il cantautore bolognese, verrebbe da dire. Di sicuro, la fondazione intitolata all’artista ha messo in chiaro di non aver apprezzato la scelta di Vannacci.

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La Fondazione: «Non ha chiesto alcuna autorizzazione»

«Non ci è stata chiesta alcuna autorizzazione, e se quello da parte di un partito politico è sempre un uso improprio delle canzoni di Dalla, è ancora più spiacevole se avviene da chi è così lontano dal pensiero e dal mondo di Lucio», ha dichiarato a Repubblica Dea Melotti, cugina dell’artista e vicepresidente della Fondazione Lucio Dalla. Così Daniela Caracchi, anche lui membro della fondazione e presidente dell’etichetta discografica Pressing Line: «Siamo rimasti spiazzati e meravigliati, per tutelare le immagini e l’arte di Lucio non abbiamo mai consentito che di Dalla si facesse un uso in contesto politico, a prescindere dal partito. Dalla è fuori da ogni ragionamento di parte, qualsiasi essa sia. Credo sia la prima volta che capita questo tipo di uso e cercheremo di fare chiarezza».

La Fondazione Lucio Dalla contro Vannacci per l’uso di “Futura”
Lucio Dalla (Imagoeconomica).

Di cosa parla Futura e la genesi del brano

Scritta nel 1979 e inserita nell’album Dalla del 1980, Futura parla di una storia d’amore sullo sfondo del Muro di Berlino tra un uomo dell’Est e una donna dell’Ovest, capaci di immaginare un futuro comune nonostante le avversità. E persino di avere un figlio: «E se è una femmina si chiamerà Futura», recita il testo. Il brano è dunque un messaggio di speranza nel domani e desiderio di unità, al di là di bandiere e di tutto ciò che ci vorrebbe dividere: un po’ il contrario del Vannacci-pensiero.

Dalla raccontò di aver scritto la canzone su un taccuino in una notte del 1979 quando, dopo un suo concerto a Berlino, si fece portare in taxi al Checkpoint Charlie, posto di blocco situato tra il settore sovietico e quello statunitense. Arrivato sul posto, Dalla si sedette su una panchina per riflettere, fumando una sigaretta e, immaginando la storia due amanti nella città divisa, scrisse di getto il testo di Futura. Il cantautore bolognese raccontò anche che, proprio in quei momenti, vide scendere da un taxi anche Phil Collins, allora batterista dei Genesis, il quale poi si sedette accanto a lui senza parlare.

Più libri più liberi e l’autogol del certificato di antifascismo che ricompatta la destra

La fiera della piccola e media editoria si chiama Più libri più liberi. Quest’anno l’Aie (l’Associazione italiana editori), che la organizza, ha preso sul serio soprattutto la seconda metà del nome: per esporre alla prossima edizione (dal 4 all’8 dicembre 2026 alla Nuvola dell’Eur), gli editori dovranno firmare una dichiarazione in cui si impegnano a rispettare la Costituzione, a ripudiare fascismo e totalitarismi e a non farne apologia. A destra la misura è stata subito bollata come una patente di antifascismo. Con un dettaglio non secondario: senza quella firma, la candidatura non parte nemmeno. Liberi sì, ma solo una volta timbrato il modulo.

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Più libri più liberi e l’autogol del certificato di antifascismo che ricompatta la destra
Più libri più liberi (Ansa).

Tutto nasce dalle forti polemiche del 2025 su Passaggio al Bosco

L’origine della vicenda è nota. Nel 2025 la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco aveva suscitato forti polemiche per un catalogo giudicato da alcuni troppo indulgente verso un immaginario politico descritto come «l’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita». Nonostante le proteste di nomi come Antonio Scurati, Alessandro Barbero, Domenico Starnone, Zerocalcare e altri, l’Aie aveva difeso la scelta richiamandosi al pluralismo e alla libertà di espressione, ovviamente nel rispetto della legge.

Più libri più liberi e l’autogol del certificato di antifascismo che ricompatta la destra
Più libri più liberi e l’autogol del certificato di antifascismo che ricompatta la destra
Più libri più liberi e l’autogol del certificato di antifascismo che ricompatta la destra
Più libri più liberi e l’autogol del certificato di antifascismo che ricompatta la destra

Le norme già esistono, perché aggiungere una dichiarazione ulteriore?

Evidentemente, però, non bastava. Stavolta, invece di discutere i libri, si è deciso di certificare gli editori. Una scelta che ha il pregio della semplicità: un modulo si controlla più facilmente di un catalogo. Le norme già esistono, ma si è ritenuto opportuno aggiungere una dichiarazione ulteriore, un attestato di sana e robusta democrazia da esibire all’ingresso. Un espediente che ricorda le gride manzoniane: solenni e minacciose quanto spesso inefficaci, e alla fine gravose soprattutto per chi non ne avrebbe bisogno.

Più libri più liberi e l’autogol del certificato di antifascismo che ricompatta la destra
Innocenzo Cipolletta (foto Imagoeconomica).

Regalo alla maggioranza che faticava a trovare motivi per stare insieme

L’effetto politico era prevedibile. In una fase in cui la maggioranza fatica a trovare motivi per stare insieme, qualcuno ha finito per regalargliene uno. È bastato evocare la parola censura e il resto è seguito da sé. Roberto Vannacci e la premier Giorgia Meloni, sin qui cane e gatto, si sono ritrovati sullo stesso fronte, e un centrodestra che sembrava in cerca di ragioni per dividersi ne ha trovata una per ricompattarsi.

Anche alla Biennale la discussione si era spostata dall’arte alla censura

Non è la prima volta che accade. Alla Biennale, il caso del padiglione russo aveva spostato la discussione dall’arte alla censura. Più di recente, un gruppo di notabili pugliesi ha chiesto agli organizzatori del festival Il Libro Possibile l’esclusione dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, colpevole, ai loro occhi, di non aver pronunciato la parola genocidio nonostante i suoi appelli alla pace e le dure critiche rivolte al governo del suo Paese. Casi diversi, ma con un tratto comune: a un certo punto il dibattito cambia natura. I libri restano sul tavolo, ma non sono più il centro della scena.

Più libri più liberi e l’autogol del certificato di antifascismo che ricompatta la destra
Alessandro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco. (Imagoeconomica).

Si finisce per parlare più della fiera in sé che dei suoi libri

A quel punto il problema diventa chi può sedersi a quel tavolo e chi no. Una manifestazione ha tutto il diritto di scegliere i propri ospiti, ma quando sente il bisogno di accompagnare quella scelta con un attestato di rispettabilità, finisce per parlare più di sé che dei libri che vorrebbe promuovere. La patente democratica tranquillizza chi la pretende e irrita chi non la riceve. In compenso, offre un argomento perfetto a chi denuncia il pensiero unico e la sua egemonia culturale. Da questo punto di vista Meloni può considerarsi fortunata: pochi alleati sono preziosi quanto certi avversari.

Più Libri Più Liberi, Nordio: «Patentino antifascista? Il Codice penale ha la firma di Mussolini»

«Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Benito Mussolini». Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio commentando l’istituzione del «patentino antifascista» (così lo ha definito Giorgia Meloni) proposto dagli organizzatori della Fiera nazionale della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, in vista della prossima edizione che si terrà a Roma a dicembre.

Più Libri Più Liberi, Nordio: «Patentino antifascista? Il Codice penale ha la firma di Mussolini»
Più Libri Più Liberi alla Nuvola dell’Eur (Imagoeconomica).

Le proteste per la partecipazione di Passaggio al Bosco

Nel 2025 la presenza a Più Libri Più Liberi della di Passaggio al Bosco aveva suscitato forti polemiche, con la protesta di scrittori e intellettuali contro la casa editrice di estrema destra e «l’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita».

La mossa dell’Aie dopo le polemiche del 2025

L’Associazione italiana editori (Aie), che organizza la fiera romana e che l’anno scorso aveva escluso censure preventive, in vista della prossima edizione (in programma dal 4 all’8 dicembre alla Nuvola dell’Eur) ha così stabilito che, per poter esporre, le varie case editrici dovranno firmare una dichiarazione in cui si impegnano a rispettare la Costituzione, a ripudiare fascismo e totalitarismi e a non farne apologia.

Il post di Meloni contro il «patentino antifascista»

La decisione dell’Aie ha provocato la reazione della premier Meloni, che sui social ha scritto: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono». E poi: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica». Ora le affermazioni di Nordio, che suonano come un plauso al Duce.

Il “precedente” di Nordio sul Codice penale e Mussolini

Durante un convegno organizzato all’Università di Roma Tre, in vista dell’ultimo 25 Aprile Nordio aveva dichiarato: «A breve si festeggerà la festa di Liberazione, una festa che celebra l’antifascismo ma dobbiamo ricordare che abbiamo ancora un codice firmato da Mussolini e Vittorio Emanuele III che tra l’altro gode di buona salute, mentre un codice intitolato a un eroe della Resistenza come Giuliano Vassalli è stato demolito e mal interpretato».

BFF Bank, Luigi Lubelli nuovo chief financial officer

BFF Bank, piattaforma pan-europea presente in nove Paesi specializzata nella gestione e nello smobilizzo pro soluto di crediti commerciali verso la pubblica amministrazione e i Sistemi sanitari nazionali, ha annunciato la nomina – con decorrenza odierna – di Luigi Lubelli come nuovo chief financial officer. Il ruolo era ricoperto ad interim da Giuseppe Sica, dal metà marzo amministratore delegato e direttore generale di BFF.

BFF Bank, Luigi Lubelli nuovo chief financial officer
Il logo di BFF Bank (Imagoeconomica).

Chi è Luigi Lubelli

Lubelli vanta più di 30 anni di esperienza internazionale nel settore finanziario. Ha ricoperto ruoli di senior management in importanti istituzioni bancarie, assicurative e di investimento, come Generali e Allfunds Bank. Ha inoltre trascorso più di un decennio in ruoli apicali nelle aree finance e risk management presso MAPFRE, dove è stato group chief risk officer e deputy general manager per Risk e Capital Markets.

Abu Mazen annuncia elezioni presidenziali palestinesi nel 2027

Il presidente dell’Anp, l’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen ha annunciato che le elezioni presidenziali palestinesi si terranno nel 2027. L’ha scritto l’agenzia ufficiale Wafa da Ramallah. Nel decreto presidenziale non è stata indicata una data precisa per la consultazione, ma solo l’anno. Le elezioni per il Consiglio nazionale palestinese, il parlamento dell’Olp, si terranno invece nel novembre di quest’anno.

Televisione: X-Men ’97, ecco il trailer della seconda stagione

X-Men '97, ecco il trailer della seconda stagione

Sta arrivando la nuova stagione della serie animata in stile retrò e gli appassionati sono già entusiasti. Su Disney+ da luglio.

Marvel Television ha pubblicato un nuovo trailer e un poster della seconda stagione di X-Men '97 che offrono fan un'anteprima più dettagliata di ciò che attende gli eroi mutanti quando la serie animata tornerà all'inizio di luglio. Dopo una prima stagione che ha saputo cogliere lo spirito del classico X-Men: The Animated Series, spingendo al contempo la trama verso nuovi orizzonti, la seconda stagione sembra pronta ad alzare ulteriormente la posta in gioco.  Le nuove immagini anticipano un vasto cast di eroi e cattivi, introducono alcuni personaggi mutanti... - Leggi l'articolo

 

FUMETTI - SERIE TV - Televisione - 15 giugno 2026 - articolo di S*

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana degli orecchini di Supergirl

Fantascienza.com, il meglio della settimana degli orecchini di Supergirl

Steven Spielberg nelle sale e in arrivo il nuovo film di Ridley Scott; il nuovo trailer di La fine di Oak Street; la chiusura di Doctor Who; i Premi Nebula e un astronauta italiano verso la Luna nella settimana di Fantascienza.com.

Questa settimana ci lamentiamo un po' di “voi”, cari lettori. Allora, la settimana scorsa abbiamo pubblicato un articolino un po' stupido sul fatto che Supergirl, nonostante essendo kryptoniana abbia la pelle inscalfibile, ha chiaramente i buchi nelle orecchie, per gli orecchini. La notizia come sempre è arrivata su Facebook, e lì è stata accolta da ben tre commenti, tutti e tre che trasudavano odio e rancore, contro chi si pone questi problemi – che poi non si sa neppure se qualcuno se li ponga davvero – e persino contro di noi per aver... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 14 giugno 2026 - articolo di S*

Short Movie: Il crepuscolo degli eroi

Il crepuscolo degli eroi

Invincibile, indistruttibile, dotata di una forza superumana. Ma anche per Power Woman arrivano i problemi della vecchiaia, ed è responsabilità del nipote farsene carico.

Il corto di questa settimana parla di supereroi, e fa parte di quel genere un po' “meta” che affronta l'argomento da un punto di vista realistico. Ed è un corto davvero notevole. Holding Out racconta la storia di un'anziana signora ricoverata nell'equivalente inglese di una RSA. Una struttura però che non la vuole più tenere, perché con l'età avanzata – 125 anni – la signora comincia a dare segni di demenza. E in quei momenti diventa molto pericolosa. Perché la signora è una supereroina. Alla fine la struttura... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 13 giugno 2026 - articolo di S*

Stasi esce dal carcere e ottiene l’affidamento in prova

Alberto Stasi esce dal carcere e ottiene l’affidamento in prova ai servizi sociali. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Milano accogliendo l’istanza della difesa, su cui la procura generale aveva dato parere favorevole. L’unico condannato per il delitto di Garlasco era in regime di semilibertà. La concessione dell’affidamento in prova non è collegata con l’eventuale procedimento di revisione del processo a carico di Stasi, per cui la difesa presenterà istanza.

Azienda israeliana accusata di interferenze elettorali in Scozia, Francia, Africa e a New York

L’agenzia francese per la sicurezza informatica Viginum ha accusato la società tecnologica israeliana BlackCore, con sede a Tel Aviv e specializzata in cybersecurity, di aver interferito in tornate elettorali che si sono tenute in Francia, ma anche in Scozia, a New York e persino in Angola e Togo. BlackCore, in particolare, avrebbe perso di mira alcuni candidati ideologicamente vicini alla causa palestinese, come Zohran Mamdani poi eletto sindaco della Grande Mela.

Azienda israeliana accusata di interferenze elettorali in Scozia, Francia, Africa e a New York
Zohran Mamdani (Ansa).

Le inteferenze elettorali di BlackCore

In Francia l’azienda israeliana è stata accusata di aver messo in piedi diffamatoria online contro tre candidati di La France Insoumise, notoriamente pro-Pal. Nel tentativo di deviare le elezioni, BlackCore avrebbe diffuso dati sensibili dei candidati, oltre a pubblicare false accuse di aggressione sessuale. In Scozia, tramite vari account social, ci sarebbero state interferenze volte a danneggiare il primo ministro John Swinney – che a più riprese ha criticato Benjamin Netanyahu -, il Partito Nazionale Scozzese e il governo di Edimburgo. Come detto, a New York le operazioni di BlackCore si sarebbero concentrate contro Mamdani, che poi è diventato il primo sindaco musulmano della città. I dettagli delle presunte operazioni di BlackCore in Africa non sono ancora stati diffusi.

Azienda israeliana accusata di interferenze elettorali in Scozia, Francia, Africa e a New York
John Swinney (Ansa).

Non è ancora chiaro chi ci sia dietro BlackCore

Reuters, che in passato si era già occupata di BlackCore, spiega che la società ha cancellato il sito web dopo essere stata contattata dai giornalisti dell’agenzia e che non ha risposto alle richieste di commento. Il capo di Viginum, Marc-Antoine Brillant, ha dichiarato che non è ancora chiaro chi abbia incaricato BlackCore di interferire in Francia e in altri Paesi. L’ambasciata israeliana a Parigi, da parte sua, ha affermato di attendere i dettagli dell’inchiesta transalpina prima di avviare una propria indagine.

Il piano Usa per il disimpegno dalla Nato in Europa

Gli Stati Uniti stanno pianificando un netto taglio del numero di caccia e navi militari a disposizione delle operazioni Nato in Europa. Lo scrive il New York Times, spiegando che tale intenzione è stata comunicata agli alleati all’inizio di giugno. La sforbiciata da parte del Pentagono prevederebbe la riduzione da 150 a 100 degli F-16 e degli F-15E in territorio europeo. Verrebbero inoltre ridotti da 26 a 15 degli aerei da ricognizione. In più ci sarebbe il ritiro di tutti e otto gli aerei cisterna e il ricollocamento di un sottomarino lanciamissili, di una portaerei e di «diverse navi da guerra», spiega il Nyt citando due alti funzionari europei.

La Nato è già al lavoro per compensare le riduzioni Usa

La Nato «è già al lavoro» per compensare il taglio delle capacità Usa al suo modello forze, ovvero il «quadro generale per la messa a disposizione delle forze nazionali all’Alleanza». Lo ha detto all’Ansa una fonte diplomatica, spiegando che un piano completo «non è ancora pronto»: questo perché Washington ha comunicato da poco l’entità delle riduzioni. Rimpiazzare i caccia allocati all’Europa non viene definito «problematico», mentre per altre capacità la compensazione si potrebbe rivelare più difficoltosa.

Trump: «L’intesa fatta trapelare dall’Iran non ha nulla a che vedere con l’accordo»

«Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media sono delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno dichiarato — inclusa la loro debole e patetica affermazione sull’esistenza di un accordo — non ha alcun riscontro nella realtà». Lo ha scritto Donald Trump sul suo social Truth, dopo che nelle ultime ore erano trapelate notizie sulla possibile firma di un memorandum nel fine settimana. «Sono persone estremamente sleali con cui trattare. Con loro, la buona fede è un concetto inesistente». E ancora: «L’attacco con droni della scorsa notte contro navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz — attacco che è stato completamente respinto — è assolutamente inaccettabile. L’Iran farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta».

Macron-Meloni, primo bilaterale il 25 giugno ad Antibes

L’Eliseo ha annunciato data e luogo di quello che sarà il primo bilaterale tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, oltre che il primo tra Francia e Italia dopo quello di Napoli di febbraio 2020. Il vertice intergovernativo si terrà il 25 giugno ad Antibes, in Costa Azzurra. Il summit, spiega Parigi, «permetterà di approfondire la cooperazione franco-italiana in molti settori strategici, in particolare la difesa, lo spazio, l’energia e le infrastrutture». Si tratterà, peraltro, del primo incontro di questo formato dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021. Il vertice riunirà nove ministri per ciascun Paese e comprenderà anche un forum economico a Le Cannet, nonché sessioni ministeriali, tra cui una visita – a Cannes – alla sede dell’azienda franco-italiana Thales Alenia Space.

Macron-Meloni, primo bilaterale il 25 giugno ad Antibes
Giorgia Meloni e Emmanuel Macron (Imagoeconomica).

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?

Politico è certamente una testata autorevole. E fa parte di quella ristretta cerchia di brand giornalistici che conferisce credibilità a indiscrezioni o analisi: è un po’ come quando si citano l’Economist, il Financial Times, The Athletic o il Wall Street Journal, la propria aura aumenta a dismisura, a prescindere. Bene, tra pochi mesi anche le élite italiane potranno animare i pranzi e le cene snocciolando le news lette sull’edizione nazionale di Politico.

Riavvolgiamo il nastro, giusto per capire di cosa stiamo parlando: Politico è una piattaforma di produzione di contenuti editoriali, principalmente di politica, fondata nel 2007 da Robert Albritton negli Stati Uniti. Nel 2015 ha debuttato in Europa in joint venture con la tedesca Axel Springer. Nel 2017 il fondatore e direttore, Albritton, ha lasciato l’azienda. E a fine ottobre 2021 il gruppo editoriale tedesco Axel Springer ha comprato tutto Politico, pagando oltre un miliardo di dollari.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Robert Albritton nel 2017 (foto Ansa).

Piattaforma redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno

La testata ha piedi e mente ben saldi in Occidente, supportando, nella sua linea editoriale, l’Europa unita, l’alleanza tra Usa e Ue, l’economia di mercato. E la piattaforma Politico è anche piuttosto redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno e una marginalità attorno al 20 per cento, grazie agli incassi da abbonamenti.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Il sito europeo di Politico.

Va tuttavia sottolineato che le recenti esperienze di Axel Springer in Italia in campo news non sono proprio andate benissimo. L’editore tedesco, dopo aver comprato la testata Business Insider nel 2015, nel 2016 lanciò Business Insider Italia in accordo col gruppo Gedi (la Repubblica, La Stampa, eccetera). Ma l’iniziativa, purtroppo, non è mai decollata, fino alla chiusura del sito italiano, dal primo giugno del 2021.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Mathias Döpfner, ceo di Axel Springer (foto Imagoeconomica).

La chiusura di Upday e un sistema quasi interamente basato sull’IA

La stessa Axel Springer ha poi lanciato Upday, una piattaforma di aggregazione di notizie per smartphone sviluppata in collaborazione con Samsung. Pure in questo caso, però, l’operazione ha subito ridimensionamenti e trasformazioni, tanto che nella seconda metà del 2023 è stata chiusa la redazione di Milano dove lavorava un manipolo di giornalisti, avviando una transizione per trasformare la piattaforma in un sistema quasi interamente basato sull’intelligenza artificiale.

Playbook, una newsletter con un target molto specializzato

Adesso, nel presentare l’iniziativa di Politico in Spagna, i vertici di Axel Springer hanno sottolineato come si partirà con Playbook, una newsletter quotidiana distribuita via email ogni mattina e rivolta a chi lavora in politica e a un target molto specializzato. Un format lanciato 10 anni fa a Bruxelles e successivamente esteso al Regno Unito, a Parigi e a Berlino.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Il logo dell’editore tedesco Axel Springer (foto Imagoeconomica).

Politico «non è una pubblicazione di destra, di sinistra o di centro», e le sue espansioni in Europa mirano «solo a rafforzare la copertura informativa da una prospettiva non ideologica», spiegano dai vertici. «La testata non intende esprimere giudizi e mantiene comunque una posizione critica nei confronti dei governi quando ritiene che non agiscano in modo appropriato». Come andrà a finire in Italia?

Appalti Anas, Verdini rinviato a giudizio

Il gup Roma ha rinviato a giudizio Denis Verdini, coinvolto nelle indagini sulle commesse in Anas. Il reato contestato all’ex parlamentare è corruzione. Il processo che vedrà alla sbarra il “suocero” di Matteo Salvini (il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è il compagno della figlia Francesca) inizierà il 16 settembre. Il giudice dell’udienza preliminare ha inoltre dato il via libera al patteggiamento – in continuazione – a 2 anni e 10 mesi per il figlio di Verdini, Tommaso. Uno dei manager imputati, Domenico Petruzzelli, è stato invece condannato in abbreviato a un anno e 4 mesi e assolto dall’accusa di turbativa d’asta.

Le commesse Anas e l’attività di lobbying dei Verdini

L’inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio di Verdini riguarda presunti illeciti negli appalti Anas (tra cui una commessa di 180 milioni di euro per il risanamento di gallerie) e tra i reati contestati c’è, appunto, anche la corruzione. L’ex parlamentare e il figlio sarebbero stati al centro di un sistema illecito messo su attraverso la società di lobbying Inver. Nel corso delle indagini è venuto alla luce che Verdini intratteneva rapporti telefonici regolari, attività non consentita dalla sua situazione di arresti domiciliari.

Condannato per altre vicende, Verdini è già ai domiciliari

Verdini è già stato condannato in via definitiva a 6 anni per bancarotta nelle vicende del Credito Cooperativo Fiorentino, a 5 anni e 6 mesi per il fallimento della Società Toscana Edizioni e a 3 anni e 10 mesi per il fallimento di un’impresa edile di Campi Bisenzio (Firenze), condanne che sta scontando nel carcere di Sollicciano. Gli erano stati concessi i domiciliari, poi revocati a fine 2025 dal tribunale di sorveglianza di Firenze: aveva violato tre volte la misura detentiva partecipando a cene con politici e manager a Roma, utilizzando come scusa supposte visite dal suo dentista nella Capitale.

Btp Italia Sì, tasso minimo a 1,60 per cento più il tasso di inflazione nazionale

Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato che il tasso annuo minimo garantito della prima emissione del nuovo Btp Italia Sì, al via da lunedì 15 giugno e fino a venerdì 19 giugno alle ore 13, salvo chiusura anticipata, è stato fissato all’1,60 per cento. Per il calcolo del valore delle cedole a questo tasso minimo, garantito anche in caso di deflazione, dovrà quindi essere sommato il tasso di inflazione nazionale (Indice Foi senza tabacchi – Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi) rilevato nel periodo di riferimento. Si potrà prenotare in banca, posta e tramite home-banking.

Morto il pittore David Hockney, maestro della Pop Art

È morto David Hockney, considerato una delle figure più influenti e rappresentative dell’arte contemporanea del XX e XXI secolo. Avrebbe compiuto 89 anni tra un mese. Nativo dello Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra, e aveva studiato al Royal College of Art di Londra, dove partecipò alla mostra Young Contemporaries, che preannunciò l’arrivo della Pop Art. Poi il successo negli Stati Uniti: Hockney ha vissuto gran parte della sua vita in California, facendo dei suoi panorami suburbani motivo ricorrente delle sue opere.

Morto il pittore David Hockney, maestro della Pop Art
“Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)”, venduto per oltre 90 milioni di dollari 8Ansa).

Le opere più famose di Hockney

Nel corso della sua carriera Hockney ha attraversato oltre sei decenni, tra pittura, disegno, fotografia, incisione e media digitali. Tra le sue opere più famose A Bigger Splash (1967), che raffigura semplicemente gli effetti di un tuffo in piscina. Ma anche We Two Boys Together Clinging (1961): Hockney era gay e nella sua ritrattistica ha più volte esplorato la natura dell’amore omosessuale. E poi non si può non citare Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) (1972), che nel 2018 fu battuto da Christie’s a 90,3 milioni di dollari, diventando l’opera più costosa realizzata da un artista vivente (record poi superato dalla scultura Rabbit di Jeff Koons, venduta a 91,1 milioni nel 2019). Nel 2012 era stato colpito da un ictus che aveva compromesso temporaneamente la sua capacità di parlare, ma Hockney non aveva mai smesso di dipingere.

La ritirata di Abodi e le quotazioni di Fitto in Europa: le pillole del giorno

Da quando si è sfilato dalla possibile corsa per il Campidoglio lo chiamano «don Abodi», manco fosse il don Abbondio manzoniano. Fare il sindaco «è un lavoro meraviglioso, amare la città è la cosa più bella del mondo, poterla migliorare e cambiare è fantastico. Ma non è il mio caso», ha messo in chiaro il ministro dello Sport a Un giorno da pecora. «Non credo sia questa la mia prospettiva». Forse Abodi non ha troppa voglia di correre contro Roberto Gualtieri partendo sfavorito, almeno stando ai sondaggi. Senza contare che le “faccende locali” nella Capitale sono pericolosissime da gestire. Nel centrodestra agitato dal fantasma Vannacci – per Futuro Nazionale potrebbe correre l’ex leghista Antonio Maria Rinaldi, che a gennaio era stato indicato come candidato di bandiera da Matteo Salvini – i nomi che continuano a girare sono quelli dei meloniani Fabio Rampelli e Roberta Angelilli, che comunque non sarebbero in grado, a quanto pare, di scalfire il dominio di Gualtieri, specie da quando Il Messaggero dell’ottavo re di Roma, ossia Francesco Gaetano Caltagirone, tratta con i guanti di velluto il primo cittadino.

La ritirata di Abodi e le quotazioni di Fitto in Europa: le pillole del giorno
Andrea Abodi e Roberto Gualtieri (Imagoeconomica).

Fitto for president

Mentre in Italia si litiga, pure tra ex alleati (imperdibile l’attacco in Aula a Giorgia Meloni della neo-vannacciana Laura Ravetto) in Europa c’è chi punta ad alti traguardi. Nel silenzio, come spesso accade tra Bruxelles e Strasburgo, un italiano sta seminando e pare molto proficuamente per il suo futuro. Stiamo parlando di Raffaele Fitto, meloniano con Dna democristianissimo, che da vicepresidente della Commissione Ue continua a coltivare relazioni a tutto campo e senza dare nell’occhio. Fitto riceve e ascolta tutti, non alza mai la voce, offre la massima disponibilità su ogni argomento. Una linea così efficace che secondo alcuni europarlamentari, anche nordeuropei, sarebbe «un ottimo presidente per voi italiani». Insomma, Fitto potrebbe essere un avversario davvero temibile per chi spera di diventare presidente della Repubblica dopo Sergio Mattarella. Solo fantapolitica?

La ritirata di Abodi e le quotazioni di Fitto in Europa: le pillole del giorno
Raffaele Fitto (Imagoeconomica).

Il Pd per i vigilantes nel centro di Roma

Incredibile ma vero: il Partito democratico si converte ai vigilantes nel centro della Capitale. Dopo Cicalone e Serpico, protagonisti di blitz contro i borseggiatori in metropolitana, ecco che la presidente del Primo Municipio, la piddina Lorenza Bonaccorsi, ha avviato un piano per l’impiego di vigilantes privati a supporto delle forze dell’ordine nel centro storico. L’iniziativa mira a presidiare le aree più critiche e contrastare il degrado, integrando il lavoro di polizia, carabinieri e polizia locale.

SpaceX di Elon Musk debutta a Wall Street

Venerdì 12 giugno 2026 SpaceX, il colosso spaziale di Elon Musk, debutta al Nasdaq con un’offerta pubblica iniziale (Ipo) da record, che punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari. Una giornata storica non soltanto per l’imprenditore, ma anche per 4.400 dipendenti dell’azienda – tra ex e attuali – che si apprestano a incassare il valore delle loro quote azionarie. SpaceX ha comunicato, in un documento depositato presso l’autorità di regolamentazione dei mercati statunitensi, di voler collocare 555,6 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna, dato che conferisce alla società una capitalizzazione di mercato di circa 1.770 miliardi di dollari. Lo sbarco in borsa supera il precedente record di Ipo stabilito da Saudi Aramco, che aveva raccolto oltre 29 miliardi di dollari nel 2019. Le azioni inizieranno a essere negoziate alle 15.30 per gli investitori istituzionali, mentre il mercato retail potrà accedere ai titoli dopo qualche ora. Questa valutazione renderebbe Musk la prima persona con un patrimonio netto superiore a 1.000 miliardi di dollari, in base al valore delle sue partecipazioni in SpaceX e in Tesla.

Kyiv colpisce in Tatarstan, a 1.600 chilometri dal confine russo-ucraino

L’Ucraina ha condotto un attacco aereo con droni nella città industriale di Nizhnekamsk, che si trova nella Repubblica del Tatarstan, a ben 1.600 chilometri dal confine con la Russia. Il sindaco Radmir Beliaev ha segnalato su Telegram che un drone si è schiantato contro un edificio residenziale: l’attacco ha causato il ferimento di quattro persone.

Kyiv colpisce in Tatarstan, a 1.600 chilometri dal confine russo-ucraino
L’ubicazione della città industriale russa di Nizhnekamsk, che si trova nel Tatarstan.

Un altro velivolo a pilotaggio remoto, soprattutto, ha colpito la raffineria di petrolio Nizhnekamskneftekhim (parte della holding Sibur). Per motivi di sicurezza, sono stati annullati tutti gli eventi pubblici in programma per oggi: il 12 giugno ricorre la Festa della Russia.

Il Ministero della Difesa di Mosca ha riferito che nella notte del 12 giugno sono stati abbattuti 231 droni ucraini in 15 regioni della Federazione Russa, nella Crimea annessa e nel Mar d’Azov.

Corea del Sud, nuova condanna a 30 anni per l’ex presidente Yoon

L’ex presidente della Corea del Sud, Yoon Suk-yeol, è stato condannato a 30 anni di carcere per alto tradimento e abuso di potere, per aver mandato alcuni droni in Corea del Nord nel 2024. Secondo la procura, l’uomo aveva ordinato l’invio dei droni per provocare di proposito una reazione di Pyongyang e aumentare le tensioni tra i due Paesi, così da avere un pretesto per imporre la legge marziale e accentrare i poteri su di sé. Yoon si trova già in carcere dove sta scontando una condanna all’ergastolo per abuso della propria autorità e insurrezione. Il 3 dicembre del 2024 infatti aveva annunciato l’imposizione della legge marziale, creando un grande caos nel Paese. L’emergenza durò solo sei ore, perché il parlamento votò per annullare la sua decisione. Poi lui venne destituito e arrestato. Due mesi prima, a ottobre, aveva fatto volare alcuni droni sopra la capitale nordcoreana per lanciare alcuni volantini di propaganda. Secondo la procura, ciò aveva messo a rischio la sicurezza nazionale, aumentato le tensioni con la Corea del Nord e permesso al regime di Kim Jong-Un di ottenere informazioni riservate sulle capacità tecnologiche della Corea del Sud, impossessandosi di alcuni droni che erano stati abbattuti.

Yoon nega le accuse

Yoon e i suoi avvocati hanno negato le accuse. Hanno confermato l’invio dei droni, spiegando che però non aveva nulla a che fare con l’imposizione della legge marziale. Era infatti una risposta all’invio di palloni aerostatici carichi di spazzatura ed escrementi da parte della Corea del Nord verso quella del Sud. Gli avvocati hanno anche sostenuto che non fu Yoon a ordinare l’operazione, e che non la approvò mai.

Bimbo trapiantato, sospesi il primario Oppido e la seconda operatrice Bergonzoni

Il gip di Napoli Sorrentino ha disposto l’interdizione dalla professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua vice Emma Bergonzoni, che il 23 dicembre 2025 hanno eseguito il trapianto di cuore fallito al piccolo Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio nell’ospedale Monaldi. I due medici sono accusati di falso materiale e ideologico, oltre che di omicidio colposo.

Accolte le richieste della Procura

Accolte le richieste della Procura: Oppido è stato sospeso per un anno, mentre Bergonzoni per sette mesi. Ai due, accusati assieme ad altri cinque medici di omicidio colposo, viene contestato anche di aver attestato due circostanze non vere nella cartella clinica del bimbo, a cui fu trapiantato un cuore gravemente danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano: la contemporaneità tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo all’ospedale Monaldi dell’equipe proveniente dall’Alto Adige e la contestualità dell’inizio dell’espianto del cuore con l’apertura del contenitore con l’organo da trapiantare.

Chi è Dan Jarvis, nuovo ministro della Difesa del Regno Unito

Dan Jarvis è stato nominato nuovo ministro della Difesa britannico dopo le dimissioni di John Healey, veterano del Labour e grande alleato del premier Keir Starmer, che ha lasciato in aperta polemica col premier (sempre più sulla graticola) e la titolare del Tesoro Rachel Reeves.

Chi è Jarvis, nuovo ministro della Difesa britannico

Anche Jarvis, 53 anni, è considerato un fedelissimo di Starmer. Deputato dal 2011 ed ex sindaco del South Yorkshire, dal 2024 ricopriva fino a oggi la carica di sottosegretario alla Sicurezza nazionale. Prima di intraprendere la carriera politica ha servito come ufficiale del Reggimento Paracadutisti britannico, partecipando a missioni in Afghanistan, Iraq, Kosovo e Sierra Leone.

Le rassicurazioni di Starmer sul budget per la difesa

«Il mio primo dovere è mantenere al sicuro il popolo britannico», ha detto Starmer annunciando la nomina di Jarvis. Il primo ministro ha inoltre sostenuto che il governo laburista sta realizzando «il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda», aggiungendo che le forze armate riceveranno le capacità necessarie per difendere il Paese. Healey ha lasciato dopo aver chiesto – invano – di portare la spesa militare al 3 per cento del Pil entro il 2030, ma il governo ha fissato come obiettivo il 2,68 per cento. Nella lettera di dimissioni l’ex ministro ha Reeves, ostinata nel non voler aumentare il budget per la difesa, e Starmer per non aver avuto la forza di contraddirla.

Trump nomina Jay Clayton direttore dell’Intelligence nazionale

Il presidente Usa Donald Trump ha manifestato l’intenzione di nominare direttore dell’Intelligence nazionale Jay Clayton, procuratore federale del distretto meridionale di New York ed ex presidente della Sec, la Securities and exchange commission. L’annuncio è arrivato sul suo social Truth dopo che il Congresso gli aveva chiesto di designare un sostituto permanente di Tulsi Gabbard, dimessasi il mese scorso. «Pochissime persone nel mondo del diritto godono di un rispetto pari a quello di Jay», ha scritto il tycoon. «Esorto il Senato degli Stati Uniti a confermarlo il prima possibile».

Cosa sappiamo sull’accordo tra Stati Uniti e Iran

Dopo aver minacciato nuovi violenti raid sull’Iran, Donald Trump nella serata dell’11 giugno ha annunciato – durante un comizio telefonico a sostegno di Burt Jones come governatore della Georgia – il raggiungimento dell’intesa con Teheran. E questa sembra davvero la volta buona. Ecco cosa sappiamo sull’accordo tra Usa e Iran.

Cosa prevede l’intesa annunciata da Trump

«L’Iran ha concordato di non dotarsi mai di armi nucleari, cosa su cui abbiamo insistito. Questo era l’obiettivo principale. Rappresentava il 95 per cento della questione», ha spiegato Trump: «Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo». Subito dopo la firma dell’intesa «riaprirà lo stretto di Hormuz», dove nel frattempo «resta pienamente in vigore» il blocco navale statunitense dei porti iraniani. Secondo un diplomatico di uno dei Paesi mediatori, citato da Axios, il testo del memorandum Usa-Iran prevede il libero passaggio nel canale marittimo senza pedaggi e «un alleggerimento delle sanzioni» nei confronti della Repubblica Islamica. Inoltre verrà stabilito «un prolungamento per 60 giorni del cessate il fuoco» tra i due Paesi in conflitto, «valido anche in Libano».

Cosa sappiamo sull’accordo tra Stati Uniti e Iran
Donald Trump (Imagoeconomica).

La firma potrebbe arrivare nel weekend a Ginevra

Trump ha dichiarato che la firma arriverà molto presto, «forse nel fine settimana in Europa». Non sarà il tycoon a siglare l’accordo per gli Stati Uniti: lo farà, ha spiegato, il suo vice JD Vance. Axios scrive che la cerimonia di firma potrebbe avvenire a Ginevra: ieri quattro aerei C-17 statunitensi sono decollati per l’Europa, trasportando «materiale per un possibile viaggio» di Vance in Svizzera.

Teheran: «Il testo è quello proposto da noi»

Dopo una prima smentita, il regime di Teheran ha fatto sapere che l’intesa è quasi pronta ma non è stata ancora finalizzata, precisando in ogni caso che il testo è quello proposto dai Guardiani della rivoluzione. Due fonti a conoscenza della situazione, citate ancora da Axios, hanno affermato che l’intesa è stata approvata «ad alti livelli». della leadership iraniana, anche se mancherebbe ancora il via libera da parte della guida suprema Mojtaba Khamenei.

Cosa sappiamo sull’accordo tra Stati Uniti e Iran
Benjamin Netanyahu (Imagoeconomica).

Netanyahu non sarebbe stato avvertito da Trump

Parlando dallo Studio Ovale, Trump ha detto di aver parlato «con Benjamin Netanyahu e gli altri leader» dell’intesa raggiunta con l’Iran. Axios scrive che il premier israeliano, che non era stato informato in anticipo, è stato colto di sorpresa dall’annuncio del presidente Usa su un imminente accordo con l’Iran.

Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?

Novità in Enav, con un giro di poltrone pesanti. Dopo che Giovannantonio Macchiarola si è trasferito in Terna, seguendo l’amministratore delegato Pasqualino Monti, all’Ente nazionale per l’assistenza al volo c’erano delle caselle da riempire.

Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Alberto Mina (foto Imagoeconomica).

Così ai Rapporti istituzionali è finito Alberto Mina, manager di Arexpo. Ma a far rumore è soprattutto il nome prescelto come capo della Comunicazione: da settembre dovrebbe arrivare infatti Matteo Pandini, storico portavoce e responsabile della Comunicazione di Matteo Salvini.

Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?

Milano, in due sul monopattino: morto 18enne travolto da un’auto, ferito l’amico

Un ragazzo di 18 anni è morto in un incidente stradale a Milano mentre era a bordo di un monopattino guidato da un amico 20enne. Poco dopo la mezzanotte del 12 giugno 2026, un’auto ha travolto i due giovani, forse a causa di una precedenza non data da chi guidava il mezzo elettrico. Un colpo fortissimo costato la vita al 18enne, Eros G, dopo un disperato ricovero all’ospedale Niguarda. I fatti si sono verificati in viale dell’Innovazione vicino agli edifici dell’Università Bicocca. Secondo una prima ricostruzione, il monopattino, che proveniva da viale Pirelli, stava percorrendo via Caldirola in direzione piazzale Egeo quando, arrivato all’incrocio con viale dell’Innovazione, avrebbe proseguito senza dare la precedenza. Per questo sarebbe stato colpito sul fianco sinistro dall’auto guidata da una ragazza di 21 anni che proveniva da via Beccaro. I due a bordo del monopattino, senza casco, sono stati scaraventati a terra e soccorsi dai sanitari del 118. Le condizioni del 18enne sono apparse sin da subito disperate, mentre l’amico ha riportato ferite meno gravi.

Giorgetti mette il sigillo del Mef sulla Rai e congela la riforma

Dunque, ora che fine farà la riforma della Rai? La tanto attesa audizione di Giancarlo Giorgetti mercoledì in VIII commissione a Palazzo Madama sembra essere la pietra tombale della legge sulla tv pubblica, almeno come ce l’ha chiesta l’Europa.

Il testo base della maggioranza dopo mesi di stallo

Breve riassunto delle puntate precedenti. Lo scorso 8 agosto è entrato in vigore l’Emfa (European Media Freedom Act), un regolamento europeo che vincola i Paesi membri su alcuni punti essenziali per quanto riguarda le tv pubbliche. Innanzitutto, dice che la governance delle tv deve essere completamente sganciata dal governo, cosa che in Italia non è visto che il Mef indica amministratore delegato e presidente della Rai. Dice che le tv pubbliche devono essere amministrate in modo trasparente, con risorse certe, e non modificabili ogni anno. E poi fissa alcuni paletti sull’indipendenza e la tutela della libertà di stampa e del lavoro giornalistico. Dopo mesi di stallo, finalmente la maggioranza di governo ha messo a punto un testo base, cui la minoranza si oppone, che comunque fissa almeno una regola, andando incontro all’Emfa: il cda Rai durerà cinque anni e sarà composto da sette consiglieri, uno espresso dai dipendenti e gli altri sei dal parlamento, tre dalla Camera e tre dal Senato. Quindi, almeno su questo, l’Emfa è rispettato.

Giorgetti mette il sigillo del Mef sulla Rai e congela la riforma
L’Aula del Senato (Imagoeconomica).

Giorgetti tira il freno

A questo punto i parlamentari dell’VIII commissione di Palazzo Madama, che stanno lavorando sul testo, attendono il parere del Mef, che è decisivo. Giorgetti però fa melina, si nega, si fa attendere, viene fissata una prima audizione e il ministro dà buca. Finalmente viene audito mercoledì e dice quello che un po’ tutti temevano. «Se la forma che abbiamo scelto per la Rai è quella di una società per azioni, è evidente quel modello implica che ci sia un amministratore espresso dall’azionista, anche se con tutti gli accorgimenti dovuti al caso specifico», afferma il ministro. «Uno spazio che non si ritiene ulteriormente comprimibile, se non al prezzo di compromettere la coerenza con l’assetto azionario e le funzionalità connesse al ruolo e alle responsabilità dell’azionista». Di più: la riforma della Rai non può stravolgere l’assetto societario della tv pubblica. Giorgetti dichiara di aver avuto interlocuzioni con i tecnici di Bruxelles che sul tema l’avrebbero rassicurato. «Non stupisce che da parte dei servizi tecnici della Commissione Ue non siano stati sollevati rilievi strutturali», ha sottolineato il titolare dell’Economia. Cosa assai strana visto che l’Emfa chiede di sganciare il vertice della tv dall’esecutivo.

Giorgetti mette il sigillo del Mef sulla Rai e congela la riforma
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

L’Italia rischia una procedura di infrazione

Giorgetti fa trapelare di essere in possesso anche di una lettera di Bruxelles che avvalora la sua tesi ma, quando i parlamentari gli chiedono di mostrarla, fa il vago e non risponde. Come non risponde alla presidente della Vigilanza, Barbara Floridia, che per settimane gli ha chiesto conto di questa fantomatica lettera, ricevendo solo spallucce da Via XX Settembre. «Sembra il terzo segreto di Fatima», si ironizza in Commissione. Insomma, alla fine Giorgetti pone una condizione: fate la riforma come volete, seguendo l’Emfa, ma il Mef deve avere la possibilità di esprimere almeno l’amministratore delegato. Così facendo, però, sostengono le opposizioni, non si rispetta l’Emfa, con la conseguenza che l’Ue potrebbe far partire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. «Come fa Giorgetti a dire che la nomina dell’ad Rai su proposta del Mef è compatibile con il regolamento Ue? Lo ha letto? C’è scritto nero su bianco che le nomine devono avvenire sulla base di meccanismi liberi da influenze politiche da parte dei governi», ha attaccato Floridia. «Questa destra vuole continuare a lottizzare la tv pubblica, disposta anche a far pagare al nostro Paese le sanzioni per le procedure di infrazione», ha rincarato la dose il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia.

Giorgetti mette il sigillo del Mef sulla Rai e congela la riforma
Barbara Floridia, presidente della Commissione Vigilanza Rai (foto Ansa).

Gli Stati in regola sono solo due

Da quel che si sa, da Bruxelles per ora sono partite 20 lettere ad altrettanti Paesi membri (tra cui l’Italia) in ritardo sulla riforma, per sollecitarli a darsi una mossa. Anche se poi si fa anche notare che gli Stati in regola con l’Emfa sono soltanto due: Finlandia e Danimarca. Mal comune mezzo gaudio, si direbbe. Staremo a vedere. Ora però si dovrà ricominciare a lavorare sul testo, introducendo la modifica chiesta da Giorgetti. «Dall’audizione abbiamo appreso che un assetto che veda presente un numero limitato di consiglieri espressi dal ministero dell’Economia non sarebbe incompatibile con le nuove regole europee. Se una fonte così autorevole fa un’affermazione del genere in Parlamento, non si può non tenerne conto», fa notare il forzista Maurizio Gasparri. Ma l’ipotesi più probabile è che si fermi di nuovo tutto, in attesa che si esprima la Corte di Giustizia europea, che dovrà rispondere a un ricorso delle autorità slovacche sullo stesso tema. Non è solo un problema italiano, dunque.

Giorgetti mette il sigillo del Mef sulla Rai e congela la riforma
Antonio Marano, Giampaolo Rossi e Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).

Per fare ulteriore chiarezza, Floridia ha annunciato di voler audire il ministro dell’Economia anche in Vigilanza, che però è ancora bloccata per l’impasse tra maggioranza e opposizione sulla presidenza Rai. L’audizione dovrà dunque avere il benestare del centrodestra, che ogni tanto lo concede, come mercoledì scorso quando è stato ascoltato il dg Roberto Sergio sulla vendita del patrimonio immobiliare.