Il difensore della nazionale panamense Gilberto Hernandez è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nella città di Colon, sulla costa caraibica del paese. A dare la notizia è stata la polizia che ha arrestato un sospetto.
Arrestato un individuo sospettato di essere coinvolto nei fatti
Domenica 3 settembre 2023, il calciatore 26enne era stato crivellato di proiettili da uomini non identificati che hanno sparato da un’auto, secondo quanto riferito dagli agenti. Diverse altre persone sono rimaste ferite, in una città dove sono frequenti i regolamenti di conti tra narcotrafficanti. Il vice commissario Hermogenes Argüelles, capo della polizia della regione di Colon, ha dichiarato che «è stato arrestato un individuo» sospettato di essere coinvolto nell’omicidio, senza fornire ulteriori dettagli.
Chi era Gilberto Hernandez
Il 26enne era approdato nel 2022 al Club Atletico Independiente de La Chorrea, uno dei più importanti del campionato panamense con il quale ha vinto un campionato di Apertura e di Clausura tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. In Nazionale il difensore vantava due presenze: aveva debuttato a marzo 2023 in un’amichevole contro il Guatemala e aveva poi giocato contro l’Argentina il 24 marzo, match terminato 2-0 per i campioni del mondo.
Jannik Sinner non ce l’ha fatta. Dopo 4 ore e 40 di gioco, il 22enne azzurro è stato sconfitto dal tedesco Alex Zverev per 6-4, 3-6, 6-2, 4-6, 6-3 ed eliminato agli ottavi di finale dell’US Open 2023. Numerosi errori (67 contro i 46 dell’avversario) e un rendimento di servizio altalenante (53 per cento di prime) hanno portato il numero 1 italiano alla sconfitta. I 50 colpi vincenti non sono stati sufficienti a battere il tedesco in stato di grazia, che ora affronterà ai quarti Carlos Alcaraz (numero 1 al mondo) che ha battuto in 3 set Matteo Arnaldi.
L’abbraccio tra Alexander Zverev e Jannik Sinner (Getty Images).
Sinner e Zverev si erano scontrati agli Us Open già due anni fa. Anche nel 2021, il tedesco con alle spalle quattro tornei vinti più le Finals di Torino e la medaglia d’oro olimpica a Tokyo, si impose in tre set contro il campione azzurro.
Dopo la delusione dell’Europeo, la nazionale femminile di pallavolo si appresta a ritrovarsi per il torneo preolimpico e nel gruppo delle convocate dal Ct Davide Mazzanti non c’è Paola Egonu. Si tratta, spiega la federazione, «di una scelta concordata» con il tecnico e il presidente federale sulla volontà della Egonu. «L’atleta, pur ribadendo il proprio attaccamento alla maglia azzurra, ha concordato con il ct ed il presidente Manfredi di non partecipare al torneo preolimpico per prendersi un periodo di riposo».
Quindici atlete convocate
Concluso l’Europeo di pallavolo 2023, la nazionale italiana femminile si ritroverà il 9 settembre a Cavalese per preparare il torneo di qualificazione olimpica in programma a Lodz (Polonia) dal 16 al 24 settembre. Per il collegiale in Val di Fiemme Mazzanti ha convocato quindici atlete, da questo gruppo saranno scelte le quattordici che disputeranno il torneo preolimpico.
Il cestista serbo 25enne Borisa Simanic è stato operato d’urgenza per la rimozione di un rene, dopo essersi infortunato durante la Coppa del mondo di basket in corso in Asia. Simanic era stato portato in un ospedale della capitale filippina Manila dopo essere stato colpito con una gomitata da Nuni Omot del Sud Sudan in una partita della fase a gironi il 30 agosto.
Il medico: «il decorso postoperatorio procederà senza intoppi»
Le complicazioni derivanti da una prima operazione hanno costretto Simanic a subire un ulteriore intervento chirurgico il 3 settembre, quando uno dei suoi reni è stato rimosso. Il medico della squadra serba Dragan Radovanovic ha detto di aspettarsi che «il decorso postoperatorio procederà senza intoppi».
«Mancini ha commesso un gravissimo errore, ha accusato il presidente della federazione dicendo che non sentiva la fiducia quando in realtà sarebbe stato più semplice dire “guardi presidente ho ricevuto un’offerta a cui non posso dire di no ed accettare l’offerta”». L’ex tecnico dell’Inghilterra e di Milan, Juve, Roma e Real Madrid Fabio Capello ha criticato ai microfoni di Radio Anch’io Sport la scelta di Roberto Mancini di lasciare l’azzurro per l’Arabia Saudita.
Su Spalletti Ct azzurro: «Sono contento perché ci voleva uno un po’ matto
«Si è arrampicato sugli specchi accusando il presidente e la federazione di non sentire più la fiducia e di avergli cambiato lo staff», ha aggiunto. Poi su Spalletti Ct azzurro: «Sono contento perché ci voleva uno un po’ matto e Luciano è un po’ matto ad accettare subito di rientrare ad allenare la Nazionale. L’emozione è grande e la voglia altrettanto, essendo un allenatore ispirato che sa dove portare le sue squadre mi sembra sia stata una bellissima scelta da parte di Gravina».
Il campione del mondo della Ducati Francesco Bagnaia ha rassicurato i tifosi all’uscita dell’ospedale di Barcellona, dove sono state escluse fratture nonostante il terribile incidente nel GP Catalunya. Il motociclista ha raccontato ai microfoni di Sky: «Avevo poco grip nel giro di ricognizione, ho preso una grande botta. Al momento è difficile capire cosa sia successo, di sicuro non è stata una caduta normale. Farò di tutto per essere a Misano». E Davide Tardozzi, team manager Ducati, ha aggiunto: «Fortunatamente non ci sono fratture, molto probabilmente Pecco sarà in pista a Misano».
La Ducati: «Nessuna frattura»
Il pilota sudafricano che ha investito Bagnaia, Brad Binder, ha così raccontato: «Quando ho visto la moto di Pecco ho fatto di tutto per evitarlo, ma non ci sono riuscito. È stato spaventoso, il peggiore incubo di noi piloti è quello di fare male a un altro pilota. Ho parlato con lui al centro medico per sincerami delle sue condizioni. Ma l’ho trovato cosciente, meno peggio di quanto mi aspettassi». Anche la Ducati, in una nota, ha dichiarato: «Francesco ha riportato contusioni multiple, ma ulteriori accertamenti medici non hanno evidenziato fratture. Il campione del mondo in carica volerà stasera in Italia con la squadra».
Secondo quanto appreso dall’Ansa, la procura della Federcalcio ha aperto un’indagine sui cori anti-Juve intonati dai calciatori del Milan durante il trasferimento in aeroporto dopo la partita con la Roma e poi postati sui social. Il procuratore federale Giuseppe Chinè, secondo quanto appreso, acquisiti i filmati diventati subito virali ha deciso di fare luce sull’episodio «per accertare l’eventuale violazione dei canoni di lealtà, probità e correttezza ed individuarne i responsabili». Il coro incriminato, partito dal bus rossonero, è stato: «Chi non salta è un gobbo juventino».
La Procura #Figc ha doverosamente aperto un’inchiesta sui cori insultanti dei giocatori del #Milan contro la #Juventus nel post #RomaMilan.
L’Italbasket ha conquistato l’accesso ai quarti di finale ai Mondiali in corso nelle Filippine battendo il Portorico per 73 a 57. Un quarto di finale iridato mancava all’Italia dal Mondiale 1998, edizione in cui scese in campo anche l’attuale coach azzurro Gianmarco Pozzecco. Il successo sulla squadra portoricana garantisce agli azzurri un posto tra le migliori otto nazionali del mondo. La gara è stata dominata per larga parte dall’Italia trascinata da Ricci (15 punti) e dall’esperienza di Datome.
Pozzecco: «Partita tremenda»
Sarà il risultato di Serbia-Repubblica Dominicana a stabilire il posizionamento nel girone e il prossimo avversario (Stati Uniti o Lituania). La vittoria della Serbia ci darebbe il primo posto e, con ogni probabilità, lo scontro con i baltici. Queste le prime parole dell’allenatore dopo l’impresa: «Dedichiamo la partita a Matteo Spagnolo e alla sua famiglia per la perdita del nonno materno. Lui è un ragazzo meraviglioso. Sono cose a cui do un valore esagerato. Gli ho chiesto come stesse, lui mi ha detto “andiamo a vincere questa c… di partita”. Di quelli che capiscono il basket, solo il padre di Datome aveva previsto tutto ciò. È stata una partita tremenda». Gli ha fatto eco il presidente federale GianniPetrucci: «Troppi anni che non arrivavamo tra i primi otto. Ora possiamo continuare a sognare».
Da alcune settimane la Ginnastica dinamica militare italiana, una forma di allenamento a corpo libero di radice marziale, è tornata a essere protagonista di spot sui canali Mediaset. Simile al crossfit, si tratta di un allenamento certificato e con un vero e proprio copyright che è in capo alla Gdm Italia Srl, società di Brescia in cui nel 2013 ha preso il via la storia di questa disciplina che molto dice del milieu socio-culturale in cui è nata.
Una ginnastica ispirata alla preparazione militare
Il fondatore è Matteo Sainaghi, fisioterapista, che nel 2014 ha depositato il marchio della società e, a quanto si apprende dalle informazioni disponibili sulla Gdmi, ha studiato a lungo i protocolli di allenamento degli atleti degli Anni 70, con il supporto del dottor Mario Tagliaferro, specializzato in ortopedia e medicina dello sport, per creare un sistema di allenamento ispirato alla concezione della ginnastica come preparazione militare. Il sito della società non ne fa certo mistero, affermando di pescare a piene mani dallo «spirito e corpo delle dinamiche di appartenenza militare in quanto le esercitazioni proposte vengono date in forma di comando, un metodo atto a forzare con la dovuta aggressività le barriere resistenti psico-culturali che sono alla base dei processi di adattamento alla sedentarietà e alla disapplicazione fisico sportiva». I punti di riferimento sono gli olimpionici Piero Mennea e Sara Simeoni che Sainaghi riconosce come i “genitori” della moderna Ginnastica dinamica militare italiana con i loro metodi di allenamento intensivi.
Contro la sedentarietà di oggi e contro il comfort delle palestre
Ampi spazi, allenamenti in gruppi numerosi, esercizi a corpo libero ad alta intensità, comandi urlati come ordini militari, inno nazionale alla fine di ogni sessione: il militarismo è insito nei programmi di allenamento della Gdmi. Il punto di partenza di questa disciplina è chiaro: la società moderna sta creando incentivi alla sedentarizzazione che vanno combattuti con un metodo di allenamento dichiaratamente ostile a ogni tipo di comfort. Associato, tra le altre cose, anche alle palestre contemporanee. Sainaghi lo scriveva nel 2019 in una riflessione: «Negli ultimi 50 anni, abbiamo visto come la fisicità abbia perso di pertinenza nelle attività umane, e come la tecnologia sia vicariante ormai in molte attività che un tempo erano sostenute a braccia. Questo ha fatto nascere in compensazione strutture per l’esercizio fisico come le palestre, e centri fitness o sport che via via si sono arricchiti attrezzature e marchingegni nella speranza di far esercitare gambe e braccia di un uomo che non le utilizza più come un tempo». L’unione tra fisicità in declino e attenzione all’intelletto porterebbe, secondo questa teoria, a situazioni estreme: «Arrivare a dire che tra 1000 anni avremo testa grossa e arti inconsistenti non è infondato».
Trecentosessanta centri in Italia e 37 mila iscritti: i numeri della Gdmi
Un tipo di allenamento, questo, che secondo i suoi promotori starebbe riscontrando un crescente successo: la rete della Gdmi, come si legge sul sito, conta 360 centri diffusi in tutta Italia e 37 mila iscritti. La società-capo è attiva dal 2014 e secondo il registro delle imprese di Brescia fatturava prima della pandemia 868 mila euro stando al bilancio 2019. Complice il Covid-19, le entrate sono scese nel biennio successivo: 463 mila euro nel 2020 e 591 mila nel 2021. Sarà interessante avere a disposizione i dati sul 2022 che non appaiono ancora, mentre l’associazione sui suoi canali social rivendica nuove aperture di centri e una rinnovata diffusione della disciplina.
Le polemiche in Toscana per il coinvolgimento delle scuole
È evidente il richiamo di questo metodo di allenamento a una concezione “retrò” della ginnastica. Un istruttore di Gdmi, negli anni scorsi, sosteneva che «risvegliare il guerriero» dentro ogni iscritto era l’obiettivo primario della disciplina. In passato, lo sbarco della Gdmi in alcune città aveva creato polemiche perché associata inevitabilmente alla concezione della formazione ginnica fascista. E non a caso le tensioni maggiori si sono verificate quando corsi di Gdmi, riconosciuti dal Coni, sono entrati nelle scuole. «Si diffondono sempre di più le presentazioni nelle scuole per l’orientamento ai percorsi post-scolastici da parte di Forze Armate, al pari delle Università statali e (purtroppo) private», hanno scritto a fine maggio i Cobas in un comunicato contro la promozione della “cultura di guerra” in Italia, in cui veniva citata proprio «la diffusione e promozione della cosiddetta Ginnastica Dinamica Militare, svolta nelle palestre scolastiche di alcune regioni». Tre i casi segnalati in Toscana. A fine aprile la scuola secondaria di primo grado Pier Cironi di Prato aveva ospitato un corso interno di Gdmi contestato duramente da due associazioni locali, il Comitato 25 Aprile e Priorità alla Scuola di Prato. A Pisa, la lista civica Una città in comune, area centrosinistra, aveva contestato un evento di Gdmi all’Istituto comprensivo Fucini del settembre precedente. Lo stesso è accaduto a Livorno, per una volta d’accordo con Pisa. E a ottobre a Firenze, dove un evento di Gdmi ha coinvolto gli impianti di Sassetti-Peruzzi, Vittorino Da Feltre e Palarcobaleno, suscitando addirittura un’interrogazione delle civiche di sinistra al sindaco Dario Nardella per la presunta ideologizzazione dell’addestramento ginnico-militare. Sainaghi dal canto suo ha sempre negato la politicizzazione della disciplina e la vicinanza alla “cultura fascista”. Ma che la destra sia – indubbiamente – più sensibile a una tale visione dello sport e a una mentalità aggressiva e militaresca lo testimoniano diverse iniziative ibride tra vita giovanile e cultura militare nate in passato. Il cui caso più noto è la “mini-naja” introdotta, senza grandi successi concreti, da Ignazio La Russa negli anni in cui rivestiva la carica di ministro della Difesa (2008-2011).
Il successo della disciplina nelle Marche, laboratorio della destra meloniana
Se la Gdmi è stata ostacolata in Toscana, nelle vicine Marche – laboratorio dell’Italia meloniana – ha invece trovato terreno fertile. Ad Ascoli Piceno, città che non solo è capitale culturale della Gdmi, in quanto ha dato i natali a Carlo Vittori, storico allenatore di Mennea, ma è anche epicentro della destra nella regione, è presente un’attiva e dinamica sezione. E sempre nelle Marche governate dal 2020 da Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d’Italia, nel 2022 dopo l’incontro nazionale di Gdmi tenutosi a Grottammare, nel Piceno, la direzione Ginnastica Dinamica Militare Italiana ha siglato un patto con la Regione per contribuire, attraverso le sue scuole e le sue palestre, alla diffusione della sana promozione dell’attività fisica. A siglare il patto, in nome della maggioranza, il consigliere di Fdi e ex deputato Carlo Ciccoli. Sebbene la Gdmi non abbia una dichiarata collocazione politica, l’area che finora l’ha incentivata con accordi espliciti è chiara. E non potrebbe esserci tempo migliore dell’era Meloni per espandere la popolarità di questa disciplina a 10 anni dalla sua ideazione.
Bebe Vio è tornata. La campionessa azzurra ha vinto la tappa di Coppa del mondo di scherma paralimpica a Busan, in Corea del sud. È il quarto oro consecutivo (su altrettante prove) da quando ha ripreso a gareggiare a marzo 2023, in cui è arrivato il successo a Pisa, seguito da quelli di Nimes a maggio e Varsavia a luglio.
L’atleta punta ai Mondiali di Terni
Nella finale a squadre ai Giochi di Tokyo, l’azzurra si era sublussata il gomito e da allora è stata ferma per quasi due anni. Un’assenza dalle gare che l’aveva fatta crollare nel ranking mondiale. Con questi quattro ori è tornata tra le prime cinque del mondo. Il prossimo appuntamento è con i Mondiali in programma a Terni dal 3 all’8 ottobre 2023. A Busan sono arrivate anche le medaglie di Andrea Mogos, argento nel fioretto categoria A, Edoardo Giordan argento nella sciabola categoria A e Matteo Dei Rossi bronzo sciabola categoria A.
Bebe Vio (Imagoeconomica).
«Sono super felice per questa vittoria, ma lo sono ancora di più per le tante medaglie che abbiamo vinto oggi», ha commentato Bebe Vio all’Ansa. «E tra un mese esatto ci saranno i Mondiali a Terni, non vedo l’ora».
Il campione olimpico Marcell Jacobs ha corso in 10.05 nei 100 metri al meeting della Wanda Diamond League a Xiamen, in Cina, pareggiando il primato stagionale ottenuto in semifinale ai Mondiali di Budapest. Al traguardo l’azzurro ha chiuso settimo nella gara vinta dall’ex iridato statunitense Christian Coleman, che ha eguagliato la migliore prestazione mondiale dell’anno con 9.83 davanti al 9.85 del sorprendente giamaicano Kishane Thompson. Terzo Fred Kerley in 9.96. Quarto e quinto gli statunitensi Brandon Carnes (10.01) e Marcin Bracy-Williams (10.02), sesto il vecchio leone giamaicano Yohan Blake (10.04). Ottavo il cinese Xie Zhenye (10.12), nono il giamaicano Rohan Watson (10.18), mentre Ackeem Blake si è infortunato uscendo dai blocchi.
Luciano Spalletti, che ha ufficialmente iniziato venerdì 1 settembre 2023 la sua avventura da ct della Nazionale con le prime convocazioni, ha tenuto una conferenza stampa di presentazione accanto al presidente federale Gabriele Gravina. Dopo aver osservato un minuto di silenzio in memoria dell’incidente di Brandizzo consumatosi pochi giorni prima – in cui hanno perso la vita cinque operai -, non ha nascosto «l’emozione indescrivibile» e la «grandissima responsabilità» che accompagnano l’accettazione del nuovo ruolo.
«Col Napoli ho preso la decisione giusta»
«Grazie alla Federazione e al presidente Gravina per avermi dato questo incarico», ha esordito davanti ai giornalisti. «Spero di far rinascere quel sogno di poter portare con orgoglio la bandiera italiana a festeggiare a tutte le migliaia di bambini che guardano la Nazionale». A chi gli ha chiesto quanto ci ha messo ad accettare il compito, ha risposto di essere stato «felicissimo già dalla prima chiamata ricevuta». Poi il capitolo addio al Napoli e clausola di non concorrenzialità di De Laurentiis: «La città, i tifosi e la squadra sono stati qualcosa di travolgente, più di quanto uno possa aspettarsi. Ho un ricordo bellissimo, ma per quanto riguarda la clausola niente mi farà retrocedere dal pensiero di aver preso la decisione corretta. Ci sono delle cose da mettere a posto, stanno lavorando gli avvocati e spero si arrivi il più velocemente possibile alla migliore soluzione per entrambe le parti».
Sulle convocazioni: «Non voglio avere un numero esagerato di giocatori»
Spalletti ha continuato spiegando come vuole impostare la nuova esperienza con la Nazionale: «Cerco la felicità, è questo ciò di cui abbiamo tutti bisogno. Non riesco di solito a essere felice da solo, o per qualcosa che riguarda me stesso. La mia felicità riflette verso gli altri, se la gente intorno a me non è felice non riesco neanch’io. Napoli e i napoletani sono stati la mia felicità. Questa cosa è da chiarire subito coi calciatori, perché loro devono essere felici di vestire questa maglia e solo così possono dare il meglio in campo». Infine il criterio delle convocazioni: «Dobbiamo giocare due partite fondamentali e quindi ci serve spessore internazionale ed esperienza. Non voglio avere un numero esagerato di giocatori perché poi dispiacerà dover mandare qualcuno in tribuna. In questo momento è fondamentale guardare il minutaggio, perché è diverso adesso rispetto a dicembre. Verratti e Jorginho non li ho chiamati perché non avendo mai giocato è impensabile convocarli. Non conta il nome, ma il comportamento e quello che accade».
Il tribunale amministrativo dello sport spagnolo (Tad) ha aperto un procedimento disciplinare per «condotta grave» contro il presidente della Federcalcio spagnola, Luis Rubiales. Lo hanno riferito fonti dell’Afp vicine alla vicenda. Il procedimento per «condotta grave» e non «molto grave», come chiesto dal governo spagnolo, non consente al Consiglio superiore dello sport (Csd) di pronunciare una nuova sanzione contro Rubiales, già sospeso dalla Fifa per 90 giorni.
Il governo ha riferito che chiederà in ogni caso al tribunale di sospendere Rubiales dalle sue funzioni durante l’indagine. Il Consiglio nazionale dello sport inoltre chiederà al tribunale di «sospendere temporaneamenteLuis Rubiales dalle sue funzioni fino a quando il caso contro di lui non sarà risolto definitivamente», ha detto il ministro dello Sport Miquel Iceta in una conferenza stampa.
Luis Rubiales: " Siento que se me ha tratado de juzgar injustamente por medios y políticos. Esto no le debería volver a ocurrir a nadie"
Il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha preso parte alla presentazione della Nazionaledirugby in partenza per i Mondiali in Francia in programma dall’8 settembre al 28 ottobre. L’esponente del governo ha salutato gli azzurri con il seguente messaggio: «Porto i saluti della premier Meloni e durante il Mondiale sentirete il nostro orgoglio nazionale. Voi rappresentate la maglia azzurra in modo esemplare. La World Cup non ci vede in primissima linea, ma comunque con ambizioni alte. Conosciamo i nostri limiti, ma ci avete insegnato a sapere andare oltre. Il rugby non si improvvisa, ma avete qualcosa nell’animo e nei vostri occhi. E mi auguro che il vostro comportamento possa essere poi d’esempio. Ci vedremo in Francia». L’esordio della Nazionale sarà il 9 settembre contro la Namibia a St. Etienne.
Il calendario delle partite
Ai Mondiali, l’Italia farà parte del gruppo A e affronterà: Namibia (9 settembre a St. Etienne), Uruguay (20 settembre a Nizza), Nuova Zelanda (29 settembre a Lione) e Francia (6 ottobre a Lione). Le prime due classificate nel girone si qualificheranno per i quarti di finale.
Impresa dell’Italia del basket guidata da Gianmarco Pozzecco, che nella prima partita della seconda fase dei Mondiali 2023 è stata in grado di superare la Serbia per 78-76, avvicinandosi così ai quarti di finale che ora sembrano essere a un passo.
L’Italia batte la Serbia ai Mondiali di basket 2023
Una vittoria decisiva per l’Italia trainata da un’eccellente performance in campo di Simone Fontecchio (che in questa occasione ha realizzato il suo record personale di canestri in Nazionale), da quella di Marco Spissu (14 punti) e da quella del capitano Gigi Datome, che è stato in grado di far guadagnare al suo team 10 preziosi punti in una fase particolarmente delicata della partita, a cavallo tra il terzo e il quarto periodo, quando tutto sembrava già perduto. Niente da fare invece per la squadra serba, nonostante i 18 punti segnati da Bogdan Bogdanovic. I serbi, in ogni caso, restano al comando del girone, ma l’Italia li tallona e si prepara a sbarcare ai quarti grazie allo scontro decisivo con Portorico, in programma domenica 3 settembre alle ore 10 (secondo il fuso italiano).
Un rimonta da manuale: la gioia di Pozzecco
Sconfiggere i serbi non è stata una passeggiata per la Nazionale azzurra, che nel quarto periodo è riuscita a risorgere da un -16 grazie a un Fontecchio capace di segnare 30 punti. Ma il suo impegno non sarebbe bastato senza la forza difensiva di Alesssandro Pajola (sempre con gli occhi puntati sul temibile Bogdanovic) e il controllo dell’area di Nicolò Melli. Il team è dunque pronto a giocarsi le sue ultime carte in occasione di un match che potrebbe riportare l’Italia a giocare i quarti di finale dei Mondiali di basket a ben 45 anni di distanza dal torneo organizzato nel 1978 a Manila. Qui alcune delle immagini del match contro i serbi.
Jannik Sinner ha battuto Lorenzo Sonego nel derby azzurro valido per il secondo turno dell’Us Open di tennis. L’altoatesino si è imposto in tre set, col punteggio di 6-4, 6-2, 6-4 e al prossimo turno affronterà il vincente del match tra l’argentino Tomas Martin Etcheverry e lo svizzero Stan Wawrinka.
«Io e Lorenzo», dice Sinner a Supertennis dopo il successo, «ci conosciamo abbastanza bene, è un bravissimo ragazzo e dietro ha un ottimo team. Credo che oggi non sia stata una partita semplice per nessuno di noi due, c’era poco ritmo. Ho servito bene e risposto abbastanza bene, sono contento della mia prestazione. Mi dispiace per Lorenzo, ma questo è il nostro sport e quando giochi cerchi sempre di vincere».
La nuova stagione di Champions League è partita con i sorteggi, al Grimaldi Forum di Montecarlo. Il Napoli affronterà il Real Madrid nel gruppo C, dove c’è anche il Braga e l’Union Berlin. L’Inter, nel gruppo D, trova Benfica, Real Sociedad e Salisburgo. Il Milan invece, nel gruppo G, vede Psg, Newcastel e Borussia Dortmund, infine la Lazio, nel gruppo E, trova Feyenoord, Celtic Glasgow e Atletico Madrid.
Questi i gironi della Champions League 2023-24, come stabilito dal sorteggio Uefa:
Gr. A: Bayern Monaco (Ger), Manchester United (Ing), Copenaghen (Dan), Galatasaray (Tur)
Gr. B: Siviglia (Spa), Arsenal (Ing), Psv Eindhoven (Ola), Lens (Fra)
Gr. C: NAPOLI, Real Madrid (Spa), Braga (Por), Union Berlin (Ger)
Gr. D: Benfica (Por), INTER, Salisburgo (Aut), Real Sociedad (Spa)
Gr. E: Feyenoord (Ola), Atletico Madrid (Spa), LAZIO, Celtic Glasgow (Sco)
Gr. F: Paris Saint Germain (Fra), Borussia Dortmund (Ger), MILAN, Newcastle (Ing)
Gr. G: Manchester City (Ing), Lipsia (Ger), Stella Rossa (Ser), Young Boys (Svi)
Gr. H: Barcellona (Spa), Porto (Por), Shakthar Donetsk (Ucr), Anversa (Bel)
La fase a gruppi
Dal 19 settembre, si comincerà a giocare andando avanti fino a Wembley, lo stadio londinese che ospiterà la finale del primo giugno, il prossimo anno. Ora però c’è la fase a gruppi, che saranno otto ciascuno con quattro squadre, divise come sempre in quattro fasce. Della prima faranno parte il club campione in carica, quindi il Manchester City, quello che ha vinto l’ultima Europa League, ovvero il Siviglia, e i sei team campioni nazionali dei rispettivi tornei, quelli con dei paesi con i migliori coefficienti Uefa. Quindi con il Napoli campione d’Italia saranno in prima fascia Barcellona, Bayern Monaco, Psg e Feyenoord.
Poi, visto che il City è campione sia d’Europa sia d’Inghilterra, come ottava squadra della prima fascia, verrà scelta quella che ha vinto il torneo portoghese, ovvero il paese al n.7 del ranking per nazioni, e quindi il Benfica. Intanto balza agli occhi che, con la presenza del Siviglia che nella scorsa stagione in campionato è andato male ma nella finale di Budapest ha battuto la Roma ai rigori, la Spagna è l’unica nazione che presenterà al via cinque: Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid e Real Sociedad, oltre agli andalusi. L’Italia, così come Inghilterra e Germania, ne avrà quattro, ovvero le due milanesi e la Lazio, oltre a Osimhen, ‘Kvara’ e soci.
L’Iran ha vietato al pesista Mostafa Rajai Langroudi di partecipare a qualsiasi competizione di sollevamento pesi e di utilizzare strutture sportive per tutta la sua vita, per avere stretto la mano a un pesista israeliano durante i Mondiali Master di Wieliczka in Polonia. Lo sportivo, che ha ricevuto due medaglie d’argento durante la competizione, è apparso sabato sul podio accanto al pesista israeliano Maksim Sverisky e si è scattato delle foto con lui.
وزنه بردار گیلانی پس از شرکت در مسابقهای که یکی از شرکتکنندگان آن اسرائیلی بود توسط فدراسیون وزنهبرداری ایران به صورت مادام العمر محروم شد.#مصطفی_رجایی ورزشکار پیشکسوت لنگرودی که در مسابقات پیشکسوتان جهان مدال نقره کسب کرده بود به دلیل گرفتن عکس با ورزشکار اسرائیلی بصورت… pic.twitter.com/xprI8etQRt
La situazione ha portato anche al licenziamento del capo della squadra di pesisti iraniani Hamid Salehinia. «Altre inchieste saranno portate avanti e tutti i responsabili saranno perseguiti duramente e in modo serio», ha dichiarato la Federazione dei Pesisti iraniani, come riporta Isna. Dopo la fondazione della Repubblica islamica nel 1979, è stato proibito agli atleti iraniani di competere con israeliani durante campionati regionali e internazionali.
The weightlifting federation bans athlete Mostafa Rajaei for life from entering all sports facilities in the country and dismisses the head of the delegation for the competition, Hamid Salehinia, the body announced in a statement cited by state news agency IRNA#Iranianpic.twitter.com/hwaEWTP3BS
Il mondo del calcio internazionale è in lutto per la morte di Waldemar Victorino, scomparso martedì 29 agosto all’età di 71 anni nella capitale dell’Uruguay, Montevideo.
Era ricoverato in ospedale dopo aver tentato il suicidio
La dinamica precisa della morte dell’ex sportivo (soprannominato “El Piscador”) è stata raccontata da Telemundo, che ha spiegato come da qualche giorno Victorino si trovasse ricoverato in fin di vita in un’ospedale della capitale dell’Uruguay dopo aver tentato di togliersi la vita. Stando a quanto riportato da alcuni media uruguayani, infatti, pare che Victorino fosse tormentato da ormai diverso tempo da gravi problemi economici. Nel nostro Paese, era noto soprattutto per aver indossato la maglia del Cagliari nella stagione 1982-1983, dove aveva però giocato appena 10 partite senza riuscire a segnare alcun gol, nonostante le grandi speranze che l’allora tecnico dell’Italia Enzo Bearzot aveva su di lui (come riportato, tra gli altri, anche da La Gazzetta dello Sport). Diverso invece il discorso per la sua Nazionale, quella uruguaiana, dove era riuscito a totalizzare ben 58 gol con un totale di 113 presenze, diventando uno dei calciatori più apprezzati dell’epoca in madrepatria. Tra i suoi traguardi si ricordano in modo particolare la Copa Libertadores nel 1980 e una Coppa Intercontinentale l’anno successivo, sempre con il suo Nacional.
Il legame speciale con il cartone animato Holly e Benji
Al di là dei meriti sportivi, forse non tutti sono a conoscenza del fatto che la figura di Waldemar Victorino è stata una preziosa fonte di ispirazione per il noto anime Holly e Benji, ispirato al manga giapponese Capitan Tsubasa. L’autore del celeberrimo cartone animato, Yoichi Takahashi, decise infatti di creare un personaggio dedicato proprio al compianto sportivo: Ramon Victorino, questo il suo nome, era stato il protagonista di alcuni episodi del cartone animato come punta della nazionale giovanile uruguayana.
«Tanti di voi mi hanno chiesto del perché della mia uscita dalla Nazionale e delle tempistiche del nuovo ingaggio. Immagino che sarete stati confusi da certe notizie di stampa. D’altra parte, informazioni false e manipolazioni sono esistite da sempre». In un post su Instagram Roberto Mancini ha puntualizzato alcuni passaggi del suo trasferimento in Arabia: «Il vero e concreto contatto con i rappresentanti dei sauditi risale al 18 agosto», ha scritto. Poi ha aggiunto: «ricevere la piena fiducia, con l’autonomia che ne consegue, è sempre stato il mio primo criterio di scelta. Perché dove non c’è fiducia, non c’è calcio, né vittoria e né futuro».
«Voglio ringraziare tutti voi per il grande sostegno e la vera amicizia dimostratami da sempre» – ha scritto Mancini – «ed in particolare in questi ultimi giorni e ore frenetiche, che mi hanno visto non in panchina ma al centro campo. Le vostre testimonianze di affetto e di stima sono tutte contenute in parole importanti, vere e sincere come ‘ricordati che sei il gol di tacco’, ‘l’uomo della vittoria extra time’, ‘non ti sei mai arreso, fino all’ultimo secondo’, ‘sei l’abbraccio dell’amicizia’. Ecco, le ho messe tutte in valigia e mi accompagneranno e mi ispireranno nell’affrontare le nuove sfide che mi aspettano».
Romelu Lukaku è atterrato a Ciampino a bordo del Gulfstream G650, jet privato di Dan Friedkin, pilotato dallo stesso presidente della Roma. Ad attenderlo all’aeroporto circa 4 mila tifosi giallorossi, che si sono radunati già dopo le 15 e per quasi tre ore hanno intonato cori per l’attaccante belga. Oltre alla dirigenza, presenti quattro suv Toyota e Lexus, una Mercedes, un van e alcune auto di scorta. L’aereo è partito da Bruxelles intorno alle 16 ed è stato seguito da oltre 35 mila persone attraverso il portali di tracciamento dei voli Flightradar. Sold out anche i parcheggi dell’aeroporto.
Il blitz a Londra del presidente Friedkin e del direttore sportivo della Roma, Tiago Pinto, ha funzionato. Lukaku passa dal Chelsea al club giallorosso in prestito oneroso per una stagione, fino al 30 giugno 2024. Costerà 5,8 milioni di euro da versare alla società londinese e 7,5 milioni netti al calciatore, che pur di vestire la maglia della Roma si è ridotto lo stipendio. Il Chelsea verserà a Lukaku le mensilità di luglio e agosto, secondo quanto rivelato da Sport Mediaset. Nell’accordo c’è anche una clausola rescissoria di 37 milioni di sterline, pari a 43 milioni di euro, che tutela gli inglesi da una eventuale minusvalenza in caso di cessione.
#Lukaku sta per arrivare a #Roma! E intanto quasi 40mila persone osservano il volo su #Flightradar
Nell’attesa di Lukaku, i 4 mila tifosi hanno osannato la dirigenza. Tra i più acclamati c’è stato il presidente Friedkin, che non appena apparso sulla pista ha ricevuto gli applausi degli ultras. Hanno cantato: «C’è solo un presidente». E lui ha risposto salutando e sorridendo. Canti e cori anche per il tecnico José Mourinho. E c’è stato chi ha chiesto al patron romanista di rinnovargli il contratto e di acquistare anche un portiere. Sui social, anche qualche vip ha postato contenuti in attesa dell’arrivo di Lukaku. La cantante Noemi, ad esempio, ha pubblicato una foto con indosso la maglia della Roma e lo sguardo verso il cielo: «Io che cerco QUEL volo».
L’arbitro di Juventus-Bologna, Marco Di Bello, e il Var Francesco Fourneau, sono stati sospesi per due mesi dal designatore unico Gianluca Rocchi. Troppo grave l’errore commesso dai due sul rigore non assegnato alla formazione rossoblù in occasione del contatto, non punito né rivisto al monitor, tra l’esterno bianconero Iling-Junior e il centrocampista emiliano Ndoye. L’Associazione arbitri ha sospeso anche l’aiuto Var Luigi Nasca.
L’audio del colloquio tra Di Bello e Fourneau sarà pubblico
Ora si attende la conferenza stampa del primo settembre a Coverciano, quando si farà il punto sulle prime due giornate di Serie A. E già in quell’occasione potrebbe essere reso pubblico l’audio relativo allo scambio di battute tra Di Bello e Fourneau, dopo il quale l’episodio non è stato rivisto. La Figc e Dazn devono ancora chiudere l’accordo su modalità e termini contrattuali riguardanti la diffusione del file. La registrazione intanto è a disposizione di Rocchi. Il designatore potrà usarla a scopi didattici spiegando quale sia stato l’errore e le eventuali correzioni ai fischietti italiani.
L’allenatore del Bologna Thiago Motta (Getty).
Di Bello avrebbe detto: «Ho visto io, sono caduti insieme»
Secondo la ricostruzione di Repubblica, Di Bello avrebbe detto alle due panchine: «Vanno giù insieme, ho visto io». E sarebbe proprio la presa di posizione dell’arbitro principale il motivo per cui l’episodio non è stato rivisto al Var. Una scelta che non è stata apprezzata né dal tecnico del Bologna Thiago Motta né dalla dirigenza rossoblù. Ma il Corriere della Sera racconta anche che a fine gara lo stesso Di Bello, a colloquio con Marco Di Vaio e Claudio Fenucci, rispettivamente ds e ad del club emiliano, avrebbe fornito un’altra spiegazione. L’arbitro ha affermato di non aver dato il rigore «perché non ho dato quello su Chiesa».
Un’azione di Federico Chiesa durante la gara tra Juventus e Bologna (Getty).
La Corte di Appello Federale presieduta da Mario Luigi Torsello ha ridotto da 16 a 10 mesi l’inibizione di Andrea Agnelli, decisa dal Tribunale Federale Nazionale per la cosiddetta manovra stipendi. Lo apprende l’Ansa. La Caf ha infatti parzialmente accolto il ricorso dell’ex presidente della Juventus contro la squalifica, riducendo anche l’ammenda inflittagli da 60 mila a 40 mila euro. La palla adesso passa al Collegio di Garanzia del Coni per il terzo grado di giudizio.
L’inibizione di 16 mesi era stata comminata, insieme alla multa da 60 mila euro, il 20 luglio scorso. Il Tribunale federale nazionale, presieduto da Carlo Sica, ha deciso di condannare Agnelli anche per il secondo filone dell’inchiesta Prisma. L’ex presidente della Juventus ha subito impugnato la decisione e la Corte d’Appello gli ha dato ragione. Nelle motivazioni della sentenza si leggeva: «Il Collegio ritiene provata con ragionevole certezza la responsabilità del dott. Andrea Agnelli».
Manovra stipendi #Juventus: la Corte Federale d'Appello ha ridotto da 16 a 10 mesi la squalifica di Andrea #Agnelli. Prossimo step il terzo grado di giudizio davanti al Collegio di Garanzia presso il #Coni
Il sindaco di Pesaro, ed esponente del Partito democratico, Matteo Ricci ha espresso in una nota la sua intenzione di sostituire Roberto Mancini, nuovo ct dell’Arabia Saudita, come testimonial della Regione. «Propongo alla Regione Marche di recedere dal contratto che vede Mancini nostro testimonial turistico e di sostituirlo con Gianmarco Tamberi. Abbiamo bisogno di messaggi e testimonial positivi e unificanti, non divisivi».
«Alla faccia della Patria. Brutta e triste la vicenda. Era una questione di soldi»
Matteo Ricci ha poi continuato: «Alla faccia della Patria. Brutta e triste la vicenda di Mancini e la Nazionale. Molte scuse, quando in fondo era solo questione di milioni, i tanti che intascherà per andare ad allenare l’Arabia Saudita. Senza ipocrisia sappiamo bene che il calcio funziona così purtroppo, ma la Nazionale non dovrebbe essere trattata come un club. Gli azzurri sono il nostro orgoglio, rappresentano un forte senso di appartenenza popolare, qualcuno direbbe patriottismo. Mancini, che va ringraziato per l’Europeo vinto, ha scelto di arricchirsi ulteriormente dando poca importanza alla sua immagine, che ne esce danneggiata da questa vicenda».
Matteo Ricci, sindaco di Pesaro (Ansa).
La proposta di Ricci di far diventare Tamberi il nuovo testimonial delle Marche
Il primo cittadino di Pesaro ha così proposto: «Per questo propongo alla Regione Marche di recedere dal contratto che vede Mancini nostro testimonial turistico. Abbiamo bisogno di messaggi e testimonial positivi e unificanti, non divisivi. In questo momento credo che l’immagine miglior nel mondo per le Marche sia quella di Gianmarco Tamberi (già testimonial social), grande campione che ha compiuto un’impresa storica». Nella nota rilasciata Ricci ha anche aggiunto, in riferimento alla scelta Tamberi: «Abbiamo bisogno di una Regione che salti più in alto, e stavolta la sostituzione dobbiamo farla noi: fuori Mancini, dentro Tamberi come testimonial unico delle Marche». La Regione Marche non è l’unico brand che ora deve decidere cosa fare con il testimonial Mancini. Sono tantissimi gli sponsor che negli anni hanno investito sulla figura di Roberto Mancini. Che ne sarà ora delle pubblicità e delle campagne di cui l’ex ct della Nazionale è stato testimonial?
Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, domani 28 agosto Roberto Mancini sarà presentato come nuovo allenatore dell’Arabia Saudita. L’evento è stato fissato per le ore 17 locali, le 16 in Italia, e si terrà in un hotel di Riad. A presentare Mancini sarà il presidente federale, Yasser Al Misehal.
Debutto in panchina a Newcastle in amichevole contro la Costa Rica
L’ex ct azzurro firmerà un contratto fino al 2027, da 25 milioni di euro all’anno. E debutterà l’8 settembre a Newcastle in amichevole contro la Costa Rica. Dopo un altra partita contro la Corea del Sud, sempre nello stadio della squadra di proprietà del Pif saudita, affronterà le qualificazioni ai Mondiali da novembre. L’Arabia Saudita è in un gruppo con Giordania, Tagikistan, più la vincente del playoff tra Cambogia e Pakistan. Nel 2027, anno in cui terminerà il contratto di Mancini, l’Arabia Saudita organizzerà per la prima volta nella storia la Coppa d’Asia, competizione che non vince dal 1996. Potrà però intanto tentare di riconquistarla in Qatar, dove è in programma dal 12 gennaio al 10 febbraio 2024.
Il quartetto composto Marcell Jacobs, Lorenzo Patta, Filippo Tortu e Roberto Rigali, ha conquistato la medaglia d’argento nella finale della staffetta 4×100 uomini dei Mondiali di atletica di Budapest. Gli azzurri hanno corso in 37″62. L’oro (il terzo per Noah Lyles) è andato agli Usa, il bronzo alla Giamaica. L’Italia torna così sul podio iridato 28 anni dopo il bronzo di Goteborg 1995, acciuffando di nuovo la seconda posizione a 40 anni da Helsinki 1983.
Abodi: «Formidabile la squadra azzurra con il suo argento vivo»
«Quando siamo scesi in pista sapevamo che potevamo vincere una medaglia. Siamo i campioni olimpici, non dimentichiamolo. Abbiamo dato il massimo e siamo un gruppo molto unito, abbiamo conquistato una super medaglia», ha detto a Sky Sport Jacobs, che non era riuscito a qualificarsi per la finale dei 100 m, disciplina di cui è campione olimpico in carica. Felicissimo Tortu: «Quando ho tagliato il traguardo ho sentito il cuore esplodere, non riuscivo a stare in piedi e respirare. È stato bellissimo». Così il ministro dello Sport Andrea Abodi su Twitter: «La staffetta 4×100 non è solo una meravigliosa competizione, ma anche un indicatore della qualità della scuola della velocità. Formidabile la squadra azzurra con il suo argento vivo, fantastiche le nostre ragazze con un quarto posto che vale moltissimo. Italia, sul podio del mondo!».
La staffetta 4×100 non è solo una meravigliosa competizione,ma anche un indicatore della qualità della scuola della velocità.Formidabile la squadra azzurra con il suo argento vivo,fantastiche le nostre ragazze con un quarto posto che vale moltissimo. Italia, sul podio del mondo!r pic.twitter.com/BNvkXcMhmS
Quarta medaglia per l’Italia ai Mondiali di atletica di Budapest
Le ragazze della 4×100 (Zaynab Dosso, Dalia Kaddari, Anna Bongiorni e Alessia Pavese) non sono riuscite infatti a salire sul podio, quarte in finale (con il tempo di 42”49) alle spalle di Stati Uniti, Giamaica e Gran Bretagna. L’Italia finora ha conquistato quattro medaglie ai Mondiali di atletica leggera di Budapest. Oltre a quella nella 4×100 maschile ci sono l’oro di Gianmarco Tamberi nel salto in alto, l’altro argento di Leonardo Fabbri nel getto del peso e il bronzo di Antonella Palmisano nella 20 km di marcia.
La Commissione Disciplinare della Fifa ha deciso di sospendere il presidente della federcalcio spagnola, Luis Rubiales, con un provvedimento che al momento avrà una durata di 90 giorni: non potrà svolgere alcuna attività legate al calcio, a livello nazionale ed internazionale, in attesa del procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti il 24 agosto.
Jennifer Hermoso durante la finale contro l’Inghilterra (Getty Images).
La Fifa ha ribadito il suo «assoluto impegno a rispettare l’integrità di tutte le persone»
La decisione è stata adottata dal presidente della Commissione, Jorge Ivan Palacio, avvalendosi dei poteri concessi dall’articolo 51 del Codice Disciplinare Fifa, fa sapere il massimo organismo del calcio mondiale. federazione internazionale. Palacio, al fine di preservare i diritti della calciatrice Jennifer Hermoso e la regolarità dei procedimenti davanti alla Commissione, ha emesso due direttive aggiuntive con cui ordina a Rubiales e alla federcalcio spagnola e suoi rappresentanti di astenersi dal contattare l’atleta. La Fifa ha specificato inoltre che la Commissione non fornirà ulteriori informazioni sui procedimenti disciplinari fino a quando non sarà stata presa una decisione definitiva e ha ribadito il suo «assoluto impegno a rispettare l’integrità di tutte le persone», condannando «col massimo vigore ogni comportamento contrario».
Rubiales non si vuole difendere: la federcalcio spagnolo pubblica un foto che lo scagionerebbe
«Non mi dimetto. Non mi dimetto. Non mi dimetto. Ho ricevuto molte pressioni. Magari troveranno la formula per cacciarmi. Intendo difendermi e lottare sino alla fine. E spero che si compia la legge e siccome non c’è niente non mi aspetto niente di male», ha detto il 25 agosto Rubiales, aprendo l’assemblea della federcalcio spagnola. Che, nella nota con cui ha tentato di difendere il suo presidente, ha allegato una foto in cui si vede Hermoso abbracciare e sollevare per un istante Rubiales, prima del bacio sulla bocca che ha scatenato un caso internazionale. Secondo la Federazione spagnola, il fotogramma proverebbe la buona fede del presidente.
La foto diffusa dalla federcalcio spagnola (Ansa).
Finale centrata per l’Italia della 4×100 ai Mondiali di atletica in corso a Budapest. La staffetta azzurra (detentrice del titolo olimpico) in pista con Roberto Rigali, Marcell Jacobs, Lorenzo Patta, Filippo Tortu ha vinto la sua batteria con il tempo di 37″65.
La 4×100 femminile vola in finale ai campionati mondiali di atletica leggera in corso a Budapest. Il quartetto composto da Zaynab Dosso, Dalia Kaddari, Anna Bongiorni e Alessia Pavese ha chiuso al terzo posto la sua batteria con il tempo di 42”14, nuovo record italiano.
E ALLORA DITELOOOOOOOOOOO
Ma che serata è???? La 4×100 femminile fa segnare il primato italiano in 42”14 e accede alla finale!!!
Tijl De Decker, ciclista belga di 22 anni, è morto dopo due giorni d’agonia. Il 23 agosto scorso il corridore della Lotto-Dstny si è scontrato con un’auto durante un allenamento a Lier. Dopo essere stato trasportato all’ospedale di Lierre, ad Anversa, è stato sottoposto a un primo intervento chirurgico. Poi il trasferimento all’ospedale universitario, dov’è morto oggi a distanza di 48 ore. Un dramma per il mondo del ciclismo, che perde una delle sue promesse. De Decker nello scorso marzo ha vinto la Parigi-Roubaix Under 23.
De Decker esulta dopo la vittoria (Instagram).
Il comunicato della Lotto-Dstny: «Tijl ha perso la sua battaglia»
L’annuncio è arrivato direttamente dalla Lotto-Dstny, squadra belga che il prossimo anno avrebbe fatto debuttare De Decker tra i professionisti. Su Twitter il profilo ufficiale scrive: «È con grande tristezza che annunciamo la scomparsa di Tijl De Decker, a seguito di un incidente in allenamento mercoledì scorso. La squadra ha il cuore spezzato da questa notizia e invia tutto il suo amore e i suoi pensieri alla famiglia e ai suoi cari di Tijl in questo momento incredibilmente difficile». Poco prima è stato inviato il comunicato ufficiale: «Nonostante i migliori sforzi del personale dell’ospedale, Tijl non è riuscito a farcela e questa mattina ha perso la sua battaglia».
It is with great sadness that we announce the passing of Tijl De Decker, following a training accident past Wednesday.
The team is heartbroken by this news and sends all of its love and thoughts to Tijl’s family and loved ones in this incredibly difficult time pic.twitter.com/Sq8HnndiJF
Heulot: «Lo ricorderemo sempre come un giovane talentuoso»
A parlare è stato anche il Ceo della squadra, Stéphane Heulot: «Siamo devastati dalla perdita. Tijl aveva mostrato grandi progressi quest’anno e abbiamo creduto nel suo margine di crescita. Passare al team professionistico sarebbe stata una scelta logica. Sfortunatamente non diventerà mai professionista e lo ricorderemo sempre come un giovane talentuoso, un ragazzo cordiale e amichevole». Si tratta della seconda tragedia che sconvolge il mondo del ciclismo in pochi mesi. Il 16 giugno scorso a morire è stato il ciclista svizzero Gino Mäder, caduto in un burrone durante una discesa al Giro di Svizzera.
Il 22enne al traguardo della Parigi-Roubaix U23 (Instagram).
La scalata saudita nel calcio si fa inarrestabile e le reazioni da parte europea sono sempre più isteriche. Manifestano una paura scomposta, perché emotivamente sregolata ma anche colma di incoerenze. Quei petrodollari intimoriscono, ma al tempo stesso sono ambiti. La solita doppia morale, poiché li si valuta a seconda che schiaccino nell’angolo di una concorrenza non sostenibile o che diano ossigeno a finanze asfittiche. Ma al di là dell’incoerenza, cosa davvero fa paura di questa massiccia dimostrazione di forza finanziaria saudita?
Cristiano Ronaldo gioca nell’Al-Nasrr (Getty).
In gioco ci sono potere politico ed egemonia culturale
Risposta semplice: si ha paura di perdere centralità. Che significa veder dissolvere non soltanto potere economico e politico, ma anche egemonia culturale, facoltà di dettare l’agenda delle priorità, governare i processi di mutamento. Detto in termini semplificati: è la paura di essere provincializzati. Una prospettiva difficile da accettare, ma che si espande nel mondo del calcio (e dello sport in generale) in piena coerenza con quanto sta accadendo nel vasto scacchiere globale della politica e dell’economia, col possibile allargamento dei Brics di cui proprio i sauditi dovrebbero essere parte. Una paura umanamente giustificabile, ma che comunque non servirà a cambiare la direzione delle cose. Né lo farà l’atteggiamento spocchioso da nobili in decadenza che guardano con terrore alle nuove élite. Tanto più se quelle nuove élite stanno usando il medesimo mezzo dei nobili in decadenza per acquisire posizione di supremazia: la forza del capitale.
Il principe saudita Mohammad bin Salman (Getty).
L’inarrestabile scalata: golf, cricket, Formula 1, tennis…
Partiamo da un assunto: i sauditi si stanno prendendo non soltanto il calcio, ma lo sport intero. Si annettono il golf con la Liv Golf, si apprestano a fare altrettanto col cricket, hanno messo le mani sul vasto fenomeno degli e-sport, vogliono il secondo Gran Premio annuale di Formula 1 (dopo l’appuntamento fisso a Gedda) da far disputare nella città futuristica di Neom, nella stessa Neom ospiteranno i Giochi invernali asiatici del 2029, hanno appena soffiato la Next Gen di tennis a Milano. Avrebbero voluto anche il Mondiale di calcio 2030, ma infine hanno deciso di desistere per puntare all’edizione di quattro anni dopo.
Sergej Milinkovic-Savic dell’Al-Hilal (Getty).
L’economia dell’intrattenimento sarà cruciale come le rinnovabili
Dunque si tratta di un’espansione a tutto campo, che vede lo sport come un pezzo strategico nel campo dell’economia dell’intrattenimento. Che è anche una delle economie cruciali del XXI secolo, unitamente a quella delle energie rinnovabili. Il piano strategico di sviluppo nazionale, Vision 2030, consegna allo sport grossa parte delle ambizioni di fare dell’Arabia Saudita una potenza globale non soltanto sul piano economico, ma anche sul piano culturale e degli stili di vita.
Il calcio, una macchina da debito schiacciata dal suo gigantismo
In un contesto strategico del genere, il calcio non poteva che essere il bersaglio grosso. Grosso e fragile. Perché il movimento calcistico globale è una macchina produttrice di debito, a rischio di rimanere schiacciata dal suo stesso gigantismo. E dunque se arriva un attore capace di iniettare denaro nel movimento, per di più in quantità esagerate, viene ben accolto. Ma che succede se chi inietta il denaro nel movimento vuol comprarsi il movimento stesso, escludendo chi fin qui lo ha controllato? La risposta sarebbe semplicissima: se succede è perché è inevitabile che succeda. Si tratta di una fra le tante applicazioni della spietata e darwinista logica del mercato. Chi ha inventato questa logica? Pietoso silenzio.
Karim Benzema dell’Al-Ittihād (Getty).
A colmare lo scarto di appeal ci pensa il più convincente degli argomenti
I sauditi comprano adesso come compravano negli anni passati. Con una differenza, tuttavia. Che negli anni passati compravano calciatori a fine carriera, ciò che faceva del loro campionato un cimitero degli elefanti. Invece adesso vogliono il meglio. Calciatori nel pieno dell’attività, pronti a trasferirsi in un campionato non ancora di prima fascia, convinti dal richiamo irresistibile del denaro. Ancora una volta, si tratta dell’applicazione di una logica elementare: il soggetto più ricco si prende il meglio disponibile sul mercato, e se c’è da colmare uno scarto di appeal (campionato nazionale non seducente) lo si colma col più convincente degli argomenti. Storicamente le società calcistiche europee hanno fatto incetta di talento estero applicando questo schema. E così hanno costruito un vantaggio competitivo (l’Europa come terra calcistica di approdo) che però adesso non è più sufficiente.
Firmino e, dietro di lui, Mendy, Demiral e Ibanez, tutti dell’Al-Ahli (Getty).
Gabri Veiga testimonia il definitivo mutamento di mentalità
Né basta rivendicare la superiore qualità delle principali leghe europee rispetto al campionato saudita, per provare a arginare la tendenza. Perché se un giovane come lo spagnolo Gabri Veiga, con tutta una carriera davanti a sé, preferisce la Saudi Professional League (Spl) alla Serie A (il Napoli, nella fattispecie), significa che non è più nemmeno una questione di superiore offerta economica. Piuttosto, si è avuto un lento ma costante mutamento della mentalità che investe i calciatori in primis. E i calciatori di quest’ultima generazione hanno un’idea completamente diversa dello sviluppo di carriera. Un’idea post-agonistica, che privilegia la realizzazione economica a quella sportiva. E chissà che un giorno non si scopra un rovesciamento del ciclo: coi calciatori migliori che vengono a chiudere la carriera in Europa dopo aver gonfiato il conto in banca a Riad e dintorni.
Gabri Veiga del Celta Vigo: ha preferito l’Al Ahli al Napoli (Getty).
L’argomento (fuori luogo) della Superlega: era un livello sovranazionale
In queste settimane di confusione da rischio provincializzazione è capitato di sentire tirare in ballo argomenti sommamente forzosi. Spicca la recriminazione sulla mancata realizzazione della Superlega per club, vista come una soluzione meno peggio della scalata saudita. A questo argomento rispondiamo con un interrogativo: ma che ci azzecca? La Superlega doveva essere un’organizzazione sovranazionale (con relativa competizione) che avrebbe impattato sull’Uefa e indebolito i campionati nazionali. Qui invece siamo in presenza di una lega nazionale che si sta espandendo, fino a minacciare le principali leghe europee. La Saudi Pro League non sarà mai una Superlega, magari non arriverà mai a essere nemmeno una lega del massimo livello sul piano internazionale. Riproduce piuttosto uno schema da Nba, con la centralizzazione della governance dei club e delle decisioni, ma rimane una lega nazionale. Qualcuno si sente di strepitare contro la Nba? Aggiungiamo: se la Superlega fosse partita, i sauditi si sarebbero comprati pure quella. Amen.
Il no per Salah e i timori della Premier League: perdere il primato
Già che è stata menzionata la Nba, giusto deviare sulla Premier League inglese. Che è la Nba del calcio e perciò si ritiene seriamente minacciata dalla Saudi Pro League. Il rifiuto del Liverpool di cedere Mohammed Salah all’Al-Ittihad è stato accompagnato dalla precisazione che il calciatore non verrà ceduto ai sauditi indipendentemente dall’offerta. Domanda: non verrà ceduto perché ritenuto indispensabile, o perché non lo si vuol cedere ai sauditi? L’interrogativo apre scenari che riguardano proprio la Premier. Per il momento la massima lega inglese non vede minacciato dagli arabi il primato calcistico globale, ma a lungo andare la corsa finanziaria al rialzo potrebbe rivelarsi sanguinosa. In questo momento sono proprio gli inglesi a temere più di tutti la forza dei sauditi, anche perché sanno che toccherebbe a loro sfidarli. Ma come farebbero? I sauditi li hanno in casa, come proprietari del Newcastle United. Saranno anni molto difficili per la Premier.
Momo Salah è stato dichiarato incedibile dal Liverpool (Getty).
Esiste una soluzione? Forse solo accettare le regole e abituarsi
Ma allora come si può rimediare? Francamente non vediamo quali possano essere i rimedi. Ribadiamo: se la logica è quella del mercato, promossa nel calcio proprio dagli europei, bisogna accettarla. E aspettare di vedere quanto durerà l’ondata saudita. Abbiamo visto tramontare l’epoca degli oligarchi russi, e poi esplodere la bolla cinese dopo soli due anni dal suo avvio. Quanto vorranno e potranno ancora spendere i sauditi per assicurarsi il controllo del giocattolo? Questo è il vero interrogativo. Tutto il resto è paura di provincializzazione. Passerà con l’abitudine.