Isinbayeva e gli altri “dissidenti”: essere atleti nella Russia putiniana in guerra

Come nelle pagine di 1984. Yelena Isinbayeva, gloria dello sport russo grazie alla raffica di medaglie ottenute nel salto con l’asta, tutt’ora detentrice del record mondiale (5.06 metri), è al centro di una campagna d’opinione ostile in patria a causa di un post sui social non allineato al patriottismo di guerra. E fra le tante iniziative intraprese per farle sentire l’ostilità dei connazionali c’è quella proposta in Daghestan, repubblica della Federazione russa affacciata sul mar Caspio. Qui lo stadio ella capitale Makachkala sta per esserle dis-intitolato, se è lecito usare il termine. Dunque a giorni l’impianto non si chiamerà più Yelena Isinbayeva. Esattamente come sarebbe successo nelle pagine del romanzo di Orwell, dove i soggetti caduti in bassa fortuna agli occhi del regime dittatoriale vedevano cancellata ogni traccia di meriti acquisiti e della stessa presenza in vita. Condannati all’oblio.

Isinbayeva e gli altri dissidenti, essere atleti nella Russia putiniana in guerra
Yelena Isinbayeva (Getty).

Ostilità e disapprovazione intorno a Isinbayeva

La cancellazione giunge per decisione del capo di Stato in persona, Sergei Melikov. Che è rimasto alquanto indispettito dall’ansia di smarcamento dal regime putiniano che l’atleta ha mostrato per non finire nella lista nera dello sport internazionale. Ma l’ansia di salvaguardare la posizione personale all’estero ha minato la posizione personale in patria. E rispetto all’ostilità che le monta intorno, il non vedere più associato il proprio nome a uno stadio del Daghestan (terra di cui sono originari i genitori) è davvero il meno. Molto più preoccupante è quanto sta succedendo in Russia, dove l’ondata di disapprovazione s’ingrossa e lascia pensare che per l’ex atleta sarà molto complicato ricucire i rapporti coi suoi connazionali.

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Yelena Isinbayeva primatista mondiale di salto con l’asta.

Membro del Cio e dell’esercito russo, la presunta incompatibilità

Tutto parte con una richiesta avanzata al Comitato olimpico internazionale (Cio) dal comitato olimpico ucraino. Da Kyiv è partita una richiesta di cacciare Isinbayeva dal Cio, di cui è stata eletta membro nel 2016. Il motivo della richiesta è che l’ex atleta risulta essere anche componente dell’esercito russo, cioè il braccio militare del Paese aggressore, e ciò renderebbe il suo profilo politicamente ed eticamente incompatibile con un consesso che pretende di predicare la pace e la fratellanza attraverso lo sport. A questa accusa, con l’intento di scongiurare il rischio d’essere cacciata dal Cio, Isinbayeva ha risposto attraverso un post sui social per dire che lei in realtà non ha mai fatto parte dell’esercito e che quella membership è soltanto un’onorificenza conferita in seguito ai suoi successi sportivi.

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Isinbayeva è stata eletta membro del Cio nel 2016 (Getty).

L’ex atleta risiede a Tenerife: le accuse di avere ormai un’altra patria

Certamente un modo per smarcarsi dalla Russia in guerra (ma senza prendere esplicitamente campo contro l’aggressione militare all’Ucraina), che però nel suo Paese è stata interpretata come una presa di distanza dal regime, compiuta per di più in modo ipocrita. E ad aggiungere tono polemico ha provveduto il fatto che il post sia stato scritto anche in lingua spagnola. Da anni l’ex atleta risiede a Tenerife e ciò deve averle fatto sembrare naturale esternare anche nella lingua del Paese che la ospita. Ma per chi l’ha presa di mira si tratterebbe invece della dimostrazione che la sua patria sarebbe ormai un’altra. Lo stesso Melikov, dopo avere annunciato di cancellare il nome di Isinbayeva dallo stadio di Makachkala, l’ha invitata a farsi intitolare un impianto in Spagna.

C’è dunque una vasta retorica da tradimento della patria nell’ondata di ostilità che in questi giorni investe l’ex regina del salto con l’asta. Ma il caso di Yelena Isinbayeva rientra anche nel quadro della politicizzazione spinta che coglie gli atleti russi e bielorussi. Chiamati a fare una scelta di campo, in una fase storica che non ammette cautele né mezze misure. L’alternativa è dare l’appoggio al governo in guerra o esporsi al rischio dell’isolamento.

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Isinbayeva con Vladimir Putin (Getty).

Il segno della Z: il caso del ginnasta Ivan Kuliak

A dare un segnale netto di quale sia lo spirito del tempo ha provveduto un atleta fin lì sconosciuto fuori dalla cerchia di esperti della ginnastica: Ivan Kuliak, che dopo essersi aggiudicato la medaglia di bronzo in occasione della Apparatus World Cup di Doha a maggio 2022 si è presentato sul podio sfoggiando una “Z” sulla canotta. La lettera simboleggia i carri armati russi che hanno invaso l’Ucraina. Dunque, da parte del ginnasta, è stato un esplicito appoggio alla politica bellica putiniana. Nonostante la squalifica di un anno, Kuliak ha dichiarato a ripetizione di non avere alcuna intenzione di pentirsi del gesto. Il ginnasta rappresenta il caso più eclatante, ma non certo un caso isolato. Perché l’attenzione di Putin verso lo sport come strumento di propaganda ha una lunga tradizione, che si esprime su molti versanti. A cominciare dal gran numero di ex atleti che hanno guadagnato uno scranno parlamentare nel partito del presidente, Russia Unita.

Isinbayeva e gli altri dissidenti, essere atleti nella Russia putiniana in guerra
Ivan Kuliak con la “Z” sulla canotta.

Il nuotatore putiniano Rylov mollato dallo sponsor Speedo

Nella legislatura in corso sono 20 e coprono un ampio spettro di discipline sportive: dal tennis alla boxe, dal wrestling all’hockey su ghiaccio, dagli scacchi al pentathlon. Fra i nomi spicca quello dell’ex tennista Marat Safin, ma non meno rilevante è la presenza nella lista di Andrei Kovalenko, ex atleta Nhl vincitore della medaglia d’oro di hockey sul ghiaccio alle Olimpiadi invernali di Albertville del 1992. Ma ovviamente ci sono anche gli atleti in carriera. Fra questi figura Evgeny Rylov, campione olimpico e mondiale nel nuoto stile dorso che ha dichiarato di boicottare le manifestazioni internazionali, a sostegno del presidente russo. Ne ha ricavato una squalifica di 9 mesi e la revoca dello sponsor Speedo. A stilare una lista dettagliata di atleti sostenitori del regime in guerra hanno provveduto ancora una volta gli ucraini, per mano del loro ministro dello Sport e della gioventù, fornendo una lista di 23 atleti russi e bielorussi in attività che stanno dalla parte dei loro regimi.

Isinbayeva e gli altri dissidenti, essere atleti nella Russia putiniana in guerra
Il nuotatore russo Evgeny Rylov (Getty).

C’è chi dice no: i tennisti Rublev, Medvedev e Pavlyuchenkova

Ma non tutti gli atleti e le atlete della Russia sono dalla parte del presidente e della sua politica di guerra. E questo dissenso lo esternano in modo anche clamoroso. Come il tennista Andrey Rublev, che nei giorni successivi all’invasione dell’Ucraina scrisse con pennarello “No war please” su una telecamera a bordo campo, dopo una gara di doppio. E tenendo conto che il suo compagno di doppio era l’ucraino Denys Molchanov, ecco che il gesto fu doppiamente significativo. Altro tennista di primissimo piano a dire no alla guerra di Putin è stato Daniil Medvedev, così come la collega Anastasia Pavlyuchenkova. Nei giorni che precedettero l’invasione si espresse in pieno dissenso Nikita Zadorov, giocatore di hockey su ghiaccio che milita nella franchigia Nhl dei Calgary Flames.

Chiesta la garanzia di asilo per gli atleti contrari alla guerra

Altri nomi di sportivi che si sono schierati contro la guerra di Putin sono quelli di Fedor Smolov (calcio) e Larisa Kuklina (biathlon). E sotto la superficie di chi si schiera c’è una moltitudine di atlete e atleti che dissentono in silenzio, per evitare ritorsioni. Forse si riferiva anche a loro un’ex gloria mondiale dell’hockey su ghiaccio, il ceco Dominik Hašek, quando la scorsa settimana ha chiesto a un gruppo di europarlamentari la garanzia di asilo per atleti russi e bielorussi contrari alla guerra. Molti di loro sono parecchio meno in vista di Isinbayeva. E se dovessero finire nel mirino del regime, rischierebbero una cancellazione ben più pesante che quella del nome da un impianto.

Eto’o denunciato alla Fifa per match truccati

Samuel Eto’o è stato denunciato alla Fifa dalla Njalla Quan Sports Academy, formazione camerunense che militava nella serie C del Camerun, e dal suo patron, l’ex vicepresidente della federazione Henry Njalla Quan. L’uomo accusa l’ex stella dell’Inter e del Barcellona, oggi presidente della Fecafoot, di aver truccato alcune partite. Ha presentato un dossier in cui si chiede di aprire un’inchiesta a carico di Eto’o per corruzione, abuso di potere, minacce fisiche e psicologiche, incitamento all’odio e alla violenza, diffusione di notizie false e per alcune gare, il cui risultato sarebbe stato manipolato.

Samuel Eto'o è stato accusato di aver truccato alcuni match: presentato un esposto alla Fifa
Samuel Eto’o (Getty).

Il match truccato è «il più grosso scandalo nella storia del calcio»

Il club, nel documento, si riferisce al match tra Njalla Quan e Kumbo. La prima accusa è rivolta a Foko Kamga, designatore degli arbitri che la società ha invitato per tutelarsi da eventuali torti. Ma quest’ultimo non si è presentato per un guasto all’auto. Nell’esposto alla Fifa si legge: «Quella partita, senza esagerazioni è probabilmente il più grosso scandalo nella storia del calcio. Al termine del match abbiamo scritto a Eto’o per chiedere che la partita venisse rigiocata. A oggi non abbiamo ancora ricevuto risposta. Nel giorno stesso in cui il presidente federale ha ricevuto la missiva, la Fecafoot ha sospeso il nostro proprietario. Poche ore dopo Eto’o si è recato a Limbe dove si è incontrato con Kamga, ignorando Monsieur Njalla Quan». E anche il match di ritorno sarebbe stato truccato, con una telefonata all’intervallo con cui Eto’o avrebbe dato «le ultime istruzioni» all’arbitro.

Le altre accuse: «Eto’o paga un dirigente per controllarmi»

I rapporti tra Eto’o ed Henry Njalla Quan sono tesi da tempo. In precedenza l’ex vicepresidente lo ha accusato di essere stato lui ad allontanare il portiere Andre Onana dalla nazionale camerunense prima del mondiale in Qatar. E poi ha anche dichiarato che «Eto’o ha dato un milione di franchi Cfa a un dirigente di calcio per controllarmi, e quest’uomo ha iniziato a minacciare la mia famiglia. Ho contattato il pubblico ministero, che ha provveduto a garantire la mia incolumità».

Samuel Eto'o è stato accusato di aver truccato alcuni match: presentato un esposto alla Fifa
L’ex calciatore del Barcellona e dell’Inter Samuel Eto’o (Getty).

Massimo Mauro operato d’urgenza per un infarto mentre giocava a padel

Si trovava nella sua Calabria Massimo Mauro quando è stato colpito da un infarto. L’ex centrocampista di Juventus e Napoli, oggi opinionista, stava trascorrendo le sue vacanze nella regione. Il malore è sopraggiunto mentre stava giocando a padel, secondo quanto riferito all’Ansa dalla fondazione Vialli e Mauro per la ricerca e lo sport.

L'ex centrocampista di Juventus e Napoli ha avuto un infarto mentre si trovava in vacanza in Calabria. Operato d'urgenza, è fuori pericolo.
Massimo Mauro, ex calciatore, opinionista (foto Facebook).

Sottoposto d’urgenza a intervento di angioplastica

Subito dopo il trasporto all’ospedale di Catanzaro, Massimo Mauro è stato sottoposto d’urgenza a un intervento di angioplastica. Tramite la sua onlus ha tranquillizzato tutti: «In ospedale sono stati bravissimi e lo sono tuttora. Vengo seguito bene e coccolato».

Mondiali nuoto, Italia oro nella staffetta. Paltrinieri: «L’abbiamo sognato e ci siamo riusciti»

Un altro successo per l’Italia ai Mondiali di Fukuoka con la medaglia d’oro nella staffetta 4×1,5 km in acque libere. Dopo l’argento nella 5 chilometri, il protagonista torna a essere Gregorio Paltrinieri che chiude il lavoro di Barbara Pozzobon, Ginevra Tadeucci e Domenico Acerenza arrivando in solitario in 1h10’31″2. La medaglia d’argento, invece, va all’Ungheria. Sull’ultimo gradino del podio c’è l’Australia.

Gregorio Paltrinieri: «questa medaglia ci mancava»

Gregorio Paltrinieri ha commentato la vittoria sul sito della Federnuoto: «Abbiamo vinto tutto e tutti nel corso degli anni, ma questa medaglia ci mancava e ci tenevamo moltissimo». E ha aggiunto: «Siamo stati tutti bravi. Le ragazze a mantenere posizione e seguire rotte e scie giuste. Poi Acerenza mi ha dato il cambio giusto. Avevo chiesto a Mimmo di farmi partire primo, in testa, non dietro né all’ Ungheria né alla Germania. Ci è riuscito e io ho tenuto botta. Il mondiale non era iniziato nel modo giusto, senza medaglie e pass olimpico, ma la condizione è cresciuta nel tempo. Sappiamo quanto siamo forti. Dobbiamo provare ad esprimerlo sempre, malgrado le difficoltà, anche se obiettivamente il progetto fondo sta andando benissimo. Questa medaglia ne è la dimostrazione. Abbiamo sognato tante volte di vincere l’oro ai mondiali come squadra e finalmente ci siamo riusciti».

Tiger Woods, l’ex fidanzata ritira la causa da 30 milioni di dollari

Erica Herman ha deciso di ritirare tutte le accuse di molestie sessuali mosse nei confronti dell’ex fidanzato, Tiger Woods, il campione californiano. La decisione è giunta dopo che in Florida il giudice Elizabeth Metzger aveva respinto il suo tentativo di annullare l’accordo di non divulgazione firmato con lo stesso Tiger Woods, lo scorso maggio.

Erica Herman ha ritirato le accuse di molestie sessuali nei confronti di Tiger Woods. Chiusa la vicenda giudiziaria da 30 milioni di dollari.
Erica Herman e Tiger Woods (Getty Images).

Chiusa la vicenda giudiziaria per il risarcimento da 30 milioni

La vicenda giudiziaria con la quale la Herman aveva chiesto 30 milioni di dollari di risarcimento al 15 volte campione Major si è dunque chiusa. Woods potrà così dedicarsi alle proprie condizioni fisiche che, da mesi, lo tengono lontano dal green.

Portanova alla Reggiana, le polemiche e la rivolta dei tifosi

La Reggiana Calcio ha dato l’annuncio ufficiale: «AC Reggiana 1919 comunica di aver raggiunto l’accordo per il trasferimento a titolo temporaneo dal Genoa FC del calciatore Manolo Portanova per la stagione 2023 – 2024 e che, pertanto, in attesa del perfezionamento dello stesso, verrà aggregato al club granata con nullaosta da parte del club ligure. L’autorizzazione sarà valida fino al perfezionamento del contratto, che dovrebbe avvenire nelle prossime settimane». A sollevare polemiche e reazioni sul suo trasferimento, la condanna a 6 anni per violenza sessuale di gruppo che pende su Portanova. Il calciatore ha fatto ricorso contro la condanna in primo grado, mentre l’appello è previsto per novembre. Intanto a Reggio Emilia è polemica, con i tifosi che annunciano di voler restituire l’abbonamento.

Dopo l'annuncio del trasferimento di Portanova alla Reggiana sono scoppiate le polemiche per la condanna che pende sul giocatore.
Manolo Portanova (Getty Images).

Le reazioni del Pd e della Cgil

Secondo Ilenia Malavasi, deputata reggiana del Partito democratico, «Il reato contestato al calciatore è molto grave e sarebbe stato necessario porre la massima attenzione». La definisce invece una «scelta poco opportuna» la Cgil di Reggio: «Il calcio e i giocatori sono nel nostro Paese oggetto di ammirazione, modello a cui specialmente i più giovani guardano: forse laddove persistono zone d’ombra su vicende così moralmente inaccettabili non bisognerebbe rischiare di sbagliarsi».

La lettera dell’insegnante «Chiedo la restituzione dei soldi dell’abbonamento»

Tra i tifosi in protesta, anche un’insegnante, Liusca Boni, che ha scritto una lettera postata sui social e rivolta alla AC Reggiana 1919: «Sono una vostra tifosa da oltre trent’anni. Sono una cittadina reggiana da sempre innamorata della squadra della mia città. Di mestiere sono una docente di scuola superiore e il calcio è spesso stato un’occasione di dialogo con i miei studenti. Perché da sempre convinta che sia uno sport portatore di valori e regole modello anche per la scuola. Per questo motivo sono rimasta incredula alcuni giorni fa quando le voci di mercato hanno accostato la figura del giocatore del Genoa, Manolo Portanova, ai nostri colori e alla nostra città. Ho sempre invitato i miei studenti a tifare Reggiana, a venire allo stadio con me, a privilegiare la squadra del nostro territorio piuttosto che il gesto atletico delle grandi squadre di serie A. Perché ci sono valori più importanti, come quelli che ad esempio le tifoserie organizzate reggiane fanno quotidianamente nei confronti del volontariato. Viviamo in un Paese che non è a misura di donne, con una magistratura che ancora emette sentenze che riconoscono attenuanti ad assassini perché “innamorati” di donne “disinibite”. È sentenza di questi giorni. Rimango in attesa di sapere come avere la restituzione dei soldi dell’abbonamento. In nessun caso intendo, con i miei soldi, pagare lo stipendio di un condannato in primo grado per stupro di gruppo».

Mondiale di calcio femminile, in Nuova Zelanda mancano i tifosi: venduti pochi biglietti

Non bastano i buoni propositi e le belle parole su parità di diritti ed equo compenso per il calcio femminile rispetto a quello maschile. Poi, alla prova dei fatti, è ancora parecchio lontana la prospettiva di uno spettacolo che crei un hype paragonabile a quello per le partite dei colleghi uomini. Basta guardare ciò che sta succedendo con il Mondiale femminile 2023 in programma in Nuova Zelanda e Australia. Si parte con Nuova Zelanda-Norvegia all’Eden Park di Auckland, in programma giovedì 20 luglio. Peccato che manchino… i tifosi: fin qui l’evento non ha suscitato negli appassionati l’interesse auspicato da Fifa. Le aspettative su afflusso di pubblico e sold-out sembrano destinate a non realizzarsi.

Infantino: «Non è troppo tardi, abbiamo bisogno di voi»

È per questo che il presidente della Fifa Gianni Infantino ha rivolto un appello ai tifosi durante la conferenza stampa di presentazione del torneo: «Non è troppo tardi, abbiamo bisogno di voi, venite a vedere le partite». E Fatma Samoura, segretario generale della Fifa, ha aggiunto: «Abbiamo ancora biglietti disponibili per la maggior parte delle partite, ma non aspettate fino all’ultimo minuto». In conferenza stampa Infantino è stato molto più misurato rispetto a dicembre del 2022, quando – aprendo a Doha il Mondiale maschile ospitato dal Qatar – aveva detto di sentirsi «qatarino, arabo, africano, gay, omosessuale, disabile, lavoratore migrante», suscitando polemiche per l’ipocrisia di quelle parole. Ad Auckland, invece, ha ammesso semplicemente: «Mi sento stanco per il volo, ma molto felice».

Se non altro, tutto esaurito per Australia-Italia a Sydney 

La Nuova Zelanda ospiterà 29 partite in totale, comprese quelle del girone degli Usa, bi-campioni in carica. Ma nei giorni scorsi Jane Patterson, responsabile delle operazioni della Coppa del Mondo in Nuova Zelanda, ha dichiarato che il numero totale di biglietti venduti per le partite nel Paese è stato di poco superiore ai 320 mila, meno di un quarto del totale annunciato mercoledì dalla Fifa. In ogni caso sono stati venduti finora 1,375 milioni di ticket. E almeno per Australia-Italia che si gioca sempre giovedì 20 luglio, ci sarà il tutto esaurito con 80 mila spettatori.

Atletica, Amusan sui social: «Sono accusata di aver violato le regole antidoping»

Tobi Amusan, campionessa del mondo nigeriana e detentrice del record mondiale nei 100 metri a ostacoli, mercoledì 19 luglio ha scritto sul suo profilo Instagram di essere stata accusata di violazione delle regole antidoping.

Amusan: «Combatterò contro questa accusa»

L’ostacolista e velocista 23enne ha scritto: «L’Athletics Integrity Unit mi ha accusato di una presunta violazione delle regole per aver saltato tre test in 12 mesi». E ha aggiunto: «Ho intenzione di combattere contro questa accusa e il mio caso sarà deciso da un tribunale di tre arbitri prima dell’inizio dei Campionati del mondo del mese prossimo».

Mondiali Pallanuoto, l’Italia batte 24-6 il Canada

Ai mondiali di Foukoka, in Giappone, dopo il 13-6 sulla Francia, l’Italia della pallanuoto batte 24-6 il Canada. Per il Settebello è il secondo successo nel gruppo B: primato e quarti di finale ipotecati.

Il 21 luglio ultimo match contro la Cina

Quaterne di Andrea Fondelli, Gonzalo Echenique (mvp) e Vincenzo Renzuto. Ultimo match contro la Cina venerdì 21 luglio alle 10:30 ora italiana.

Inter, la Curva Nord contro Lukaku: «Ci hai traditi e pugnalati come Bruto»

La Curva Nord dell’Inter si scaglia contro Romelu Lukaku. L’intreccio di mercato che vede protagonista l’attaccante belga, vicino al ritorno a Milano a titolo definitivo ma poi sparito dai radar per accordarsi con la Juventus, sembra non voler arrivare a una conclusione. Gli ultras nerazzurri hanno deciso di prendere nuovamente posizione con un durissimo comunicato, proprio in virtù delle voci del presunto approdo di Lukaku in bianconero. Nella nota il gigante belga viene accusato di aver «tradito tutti noi» e «pugnalato come il miglior Bruto».

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Il comunicato: «Chi tradisce tornerà a farlo»

Gli ultras nel comunicato scrivono: «Chi ti ha tradito tornerà a farlo. Non perché ci prova gusto, ma perché è nella sua indole. Già perché tu, Romelu, hai tradito tutti noi. Noi che ti abbiamo difeso a spada tratta durante il tuo periodo no. Noi che ti abbiamo difeso quando i tifosi della squadra che ti ha cercato ti hanno deriso. Ora ci ripaghi con una pugnalata degna del miglior Bruto. Hai baciato quello stemma che per noi vale più della nostra vita e ora come un vile mercenario da quattro soldi ti vendi al miglior offerente. Prima di essere campioni bisogna essere uomini e tu non lo sei. Lukaku, addio infame». La Juventus non viene mai nominata se non per il riferimento ai fischi e ai cori razzisti ricevuti dall’attaccante durante la semifinale d’andata di Coppa Italia di quest’anno.

La Curva Nord all'attacco di Lukaku per le voci dell'arrivo alla Juve: «Non sei uomo»
Il rammarico di Romelu Lukaku durante la finale di Champions League tra Inter e Manchester City persa dai nerazzurri (Getty).

Un anno fa l’altro attacco: «Sei uno come tanti»

Lukaku viene attaccato duramente dalla Curva Nord a poco più di un anno dall’ultima volta. Durante l’estate 2022 i dirigenti dell’Inter hanno intrapreso una lunga trattativa con il Chelsea per riportarlo in prestito a Milano. E ci sono riusciti, ma non prima di uno scontro con i tifosi che non avrebbero voluto il ritorno dell’attaccante in nerazzurro. La frattura tra Lukaku e il tifo interista è nata 12 mesi prima, quando il centravanti ha fatto di tutto pur di tornare in Inghilterra e lasciare l’Italia, approdando poi al Chelsea. Nel comunicato si leggeva che «è stato sostenuto (e trattato) come un Re, ora è uno come tanti».

La Curva Nord all'attacco di Lukaku per le voci dell'arrivo alla Juve: «Non sei uomo»
Lukaku saluta un tifoso al termine di un match dell’Inter (Getty).

Mondiali di nuoto: Paltrinieri argento e Acerenza bronzo nella 5 km

Continuano i campionati del mondo delle discipline acquatiche, in programma fino al 30 luglio a Fukuoka, in Giappone. Il 18 luglio è di nuovo azzurro il podio per la 5 km di fondo. L’argento va a Gregorio Paltrinieri. Medaglia di bronzo, invece, per Domenico Acerenza.

Le altre medaglie

A guadagnarsi la medaglia d’oro è il tedesco Florian Wellbrock, che bissa il titolo della 10 km. Quarto, invece, è il connazionale Oliver Klemet. Lontani gli altri protagonisti della competizione, tra cui l’ungherese Kristof Rasovszky, che guadagna il settimo posto.

 

 

Messi a Miami, prezzi dei biglietti fino a 10 mila dollari per l’esordio in MLS

Sale la febbre per il debutto di Messi in Florida. Dopo la presentazione in pompa magna di domenica 16 luglio, il fenomeno ex Paris Saint-Germain e Barcellona dovrebbe esordire con l’Inter Miami venerdì 21 luglio, nel match casalingo con il Cruz Azul. In attesa di conoscere l’impatto delle sue giocate sul calcio statunitense, è già chiaro quello sui costi dei biglietti. Come riporta As Usa, per un posto nei distinti dello stadio su Ticketmaster bisogna spendere 250 dollari (circa 220 euro). Per i più cari si arriva a 10 mila (circa 9 mila euro). Prima del suo annuncio ufficiale però si poteva assistere a una partita con appena 29 dollari (26 euro). Forse anche per questo non si registra ancora il sold out, dato che sarebbero disponibili circa mille ticket. Già lo scorso 7 giugno, con l’ufficialità del trasferimento in Usa, i prezzi erano schizzati alle stelle. Il sito di rivendita online TickPick riportò un aumento del 1034 per cento.

Ammirare dal vivo il talento di Leo Messi costerà molto anche a New York e Los Angeles. L’Inter Miami sarà nella Grande Mela soltanto il 26 agosto, dove giocherà contro i Red Bulls. Su TickPick il prezzo dei biglietti parte da 401 dollari (360 euro), mentre prima del suo arrivo ne bastavano appena 30 (circa 27 euro). Un aumento del 1236 per cento, il più alto dell’intera stagione, che ha scatenato un vero effetto domino in tutta la nazione. In California, per la partita dell’Inter Miami in casa dei campioni in carica di Los Angeles del 3 settembre, si è registrata una crescita del 420 per cento. I costi sono passati da 81 dollari (73 euro) a 422 (circa 380 euro).

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Leo Messi, il primo murale a Miami porta anche la firma di David Beckham

Intanto a Miami è spuntato il primo murale dedicato a Leo Messi. A Wynwood, uno dei quartieri più alla moda della città, l’artista argentino Maximiliano Bagnasco ha svelato la sua creazione per la Pulce. Alla creazione ha partecipato nientemeno che David Beckham, come ha confermato la moglie ed ex Spice Girls Victoria su Instagram. «C’è qualcosa che non sa fare?», ha scritto in alcune stories. «È lassù e sta dipingendo, sono impressionata». L’ex calciatore di Manchester United e Milan ha invece sottolineato a The Ahtletic il suo entusiasmo per l’acquisto di Messi. «Ho sempre detto che volevo portare a Miami i migliori al mondo», ha spiegato. «Ho rispettato il mio impegno».

Ancora disponibili i biglietti per l'esordio di Messi a Miami. Forse è colpa del costo troppo alto dei biglietti, che partono da 250 dollari.
Il murale per Leo Messi dell’argentino Maximiliano Bagnasco (Getty Images).

Parigi, il trionfo delle azzurre: «Siamo le tre meraviglie dell’atletica paralimpica italiana»

Una gioia incontenibile: Ambra Sabatini, la prima atleta paralimpica a correre i 100 metri in meno di 14 secondi  ha dichiarato subito dopo il traguardo «Non ce lo aspettavamo, siamo tutte felicissime. Io stessa non volevo crederci». Insieme a lei sul podio per aver conquistato il bronzo come a Tokyo, Monica Contrafatto: «Siamo le tre meraviglie dell’atletica paralimpica italiana, e non importa che io sia arrivata terza. Alla fine sono sempre quella meno considerata ma mi va bene così» ironizza. Ringrazia l’allenatore Martina Caironi: «Spero continui a seguirmi anche quest’anno, bisogna arrivare ancora più in alto».

Le azzurre conquistano il podio ai mondiali di atletica di Parigi. Ambra Sabatini ha stabilito il nuovo record mondiale.
Ambra Sabatini al traguardo della finale dei mondiali paralimpici di atletica 100 mt (frame video)

La finale dei 100 metri dominata dall’Italia

Le tre atlete tingono di azzurro i mondiali paralimpici femminili: Ambra Sabatini ha corso in 13.98, stabilendo anche il nuovo record mondiale mentre 14.35 il crono fatto registrare dalla Caironi e 14.67 quello della Contrafatto. L’Italia è così a cinque medaglie, di cui due ori, un argento, due bronzi.

LeBron James non si ritira: ai Lakers anche nel 2023-24

Ci sarà un giorno in cui il mondo del basket dovrà fare a meno di LeBron James. Quel giorno però, come ha spiegato lo stesso fuoriclasse della palla a spicchi, «per fortuna non è ancora arrivato». Sul palco degli Espy Awards, riconoscimenti sportivi che ogni anno l’emittente Espn consegna ai migliori atleti della stagione, “The King” ha infatti allontanato le voci del suo ritiro, nonostante i suoi 38 anni, confermando la sua presenza in campo per la stagione 2023-24. La sua 21esima in carriera, la sesta consecutiva con i Los Angeles Lakers dove arrivò nell’estate 2018. «Ogni volta che scendo in campo voglio dare tutto per i compagni di squadra, ma soprattutto per i tifosi». LeBron ha ritirato il premio per aver superato Kareem Abdul-Jabbar come miglior realizzatore di tutti i tempi.

LeBron James e l’importanza della famiglia: «I miei figli mi ispirano»

Durante il suo discorso, LeBron James è tornato sul difficile finale della stagione 2022-23 con l’eliminazione nelle semifinali dei play-off per mano dei Denver Nuggets, poi campioni. «Quanto ho detto che non ero sicuro di continuare a giocare era vero», ha spiegato il cestista. «Me lo chiedo da un paio d’anno al termine della stagione, solo che non ne avevo mai parlato apertamente». Vincitore di quattro titoli Nba e altrettanti Mvp della regular season e dei playoff e di due ori olimpici, dal 2020 con i Lakers sta faticando a trovare continuità di risultati. Nel 2021 l’infortunio e l’eliminazione al primo turno, nel 2022 il disastro con l’esclusione dai playoff. Una carenza di risultati che lo ha portato a rifugiarsi nella famiglia: «Mi ispira vedere i miei figli e i loro compagni di squadra», ha proseguito LeBron James. «Mi ricorda perché lo faccio, il puro amore per il basket».

LeBron James giocherà la 21esima stagione in Nba, la sesta a Los Angeles: «Ho ancora tanto da dare, i miei figli sono la mia ispirazione».
LeBron James dopo la sconfitta con i Denver Nuggets (Getty Images).

«Ciò che più conta è non mancare di rispetto a questo gioco», ha proseguito LeBron James, che ha spiegato come in 20 anni di carriera abbia sempre pensato alla squadra prima dei traguardi personali. «Non darò mai nulla per scontato, finché sarò in campo voglio dare tutto». A tal proposito ha parlato anche il suo storico agente Rich Paul. «Non gli dico mai di no», ha raccontato in un’intervista con la radio SiriusXM. «Fin quando salute e motivazione saranno tali, non mollerà. Non gioca per i soldi, ma per amore dello sport». Nel 2024, LeBron potrebbe giocare assieme a suo figlio Bronny, atteso al decimo posto del Draft. Un ottimo momento per chiudere con la pallacanestro e lasciare l’eredità in mano al nuovo esponente della dinastia.

Espy’s Awards, gli altri sportivi premiati alla cerimonia Usa

Oltre a LeBron James, gli Espy’s hanno premiato Nikola Jokic come miglior atleta Nba della stagione, grazie alla vittoria dell’anello con i Nuggets. Il quarterback Patrick Mahomes e i suoi Kansas City Chiefs, vincitori del Super Bowl, sono stati rispettivamente miglior atleta maschile e miglior team. La sciatrice Mikaela Shiffrin si è invece aggiudicata il riconoscimento come miglior atleta femminile. Lionel Messi ha trionfato nel calcio, Max Verstappen fra i piloti e Claressa “T-Rex” Shields miglior pugile ad appena 24 anni.

Napoli, Mauro Meluso è il nuovo ds: l’annuncio su Twitter di De Laurentiis

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha ufficializzato l’arrivo del nuovo direttore sportivo. Si tratta di Mauro Meluso, che prenderà il posto di Cristiano Giuntoli, ora alla Juventus. L’annuncio è arrivato sul profilo Twitter dello stesso patron azzurro: «Sono lieto di annunciare che Mauro Meluso è il nuovo Direttore Sportivo del Napoli. Benvenuto nella nostra famiglia e auguri di buon lavoro!». Meluso, 58 anni, torna in attività dopo due anni di stop. Nell’estate del 2021 l’addio allo Spezia, club bianconero che è riuscito a salvare prima della separazione.

De Laurentiis annuncia: Meluso è il nuovo ds del Napoli
Aurelio De Laurentiis (Imagoeconomica).

Chi è Mauro Meluso

Si tratta di un colpo a effetto di De Laurentiis, visto che il nome di Meluso non è mai stato accostato nei giorni scorsi al Napoli. Da calciatore ha vestito le maglie di Lazio, Cremonese, Salernitana, oltre a Foggia, Casarano, Messina e Fermana. Il ritiro dal calcio giocato è arrivato nel 1995 e da lì è partita la carriera da direttore sportivo. Il dirigente, ha guidato squadre come Foggia, Padova, Pisa, Sangiovannese, Teramo e Ternana. Nel 2011 l’arrivo al Frosinone, in qualità di responsabile del settore tecnico. Nel Lazio resterà tre anni, prima di volare in Calabria, al Cosenza. Dopo altri due anni, il passaggio al Lecce. Con i pugliesi conquista due promozioni in due anni, riportandoli in serie A. E nella massima serie porta anche lo Spezia, dove arriva nel 2019 e resta fino alla salvezza del maggio del 2021.

De Laurentiis annuncia: Meluso è il nuovo ds del Napoli
Lo stadio “Diego Armando Maradona” di Napoli (Getty).

I tifosi su Wikipedia: «Tutti qui per capire chi sia»

Immediate le reazioni sui social, tra chi parla di sorpresa e chi di «aureliata», c’è anche chi corre a studiarne il profilo su Wikipedia. E proprio sul portale, alcuni tifosi del Napoli hanno aggiornata la pagina, inserendo subito la nomina ma anche una frase sibillina, poi cancellata: «Sì, siamo tutti qui per capire chi sia. Forza Napoli sempre». Molti supporter napoletani danno comunque fiducia a De Laurentiis: «Inutile stare lì a guardare la carriera del nuovo ds Meluso, la società merita credito di fiducia per lo scudetto vinto. Non facciamo l’errore dell’anno scorso».

 

Abodi su Jankto e sul coming out: «Non amo le ostentazioni»

Jakub Jankto torna in Italia. Il centrocampista ceco si è accordato con il Cagliari e giocherà in Serie A nella stagione 2023/2024. Nella massima lega italiana ha già vestito le maglie di Udinese e Sampdoria, prima del passaggio al Getafe e poi allo Sparta Praga (fino alla sospensione in aprile, dopo un incidente). Ma soprattutto prima del coming out dello scorso febbraio, quando è diventato il primo calciatore in un campionato europeo ad aver apertamente dichiarato la propria omosessualità. Un fatto che ancora oggi, a distanza di cinque mesi, tiene banco. Soprattutto perché al ministro dello Sport Andrea Abodi, durante la trasmissione 24 Mattino su Radio 24, è stato chiesto cosa ne pensasse. Lui ha risposto: «Non amo le ostentazioni». E così una questione personale è diventata un caso politico.

Il ministro dello Sport Abodi parla di Jankto e del coming out: «Non amo le ostentazioni»
Jankto esulta dopo un gol firmato con la maglia della Sampdoria (Getty).

Abodi: «Non amo le ostentazioni»

Al ministro è stato chiesto cosa ne pensasse dell’annuncio di Jankto di cinque mesi fa. Abodi ha spiegato: «La società probabilmente, in generale, ancora qualche passo in avanti può farlo. Per quanto mi riguarda è prima di tutto una persona e secondo è un atleta. Non faccio differenze di caratteristiche che riguardano la sfera delle scelte personali». Poi il passaggio criticato: «Se devo essere altrettanto sincero non amo, in generale, le ostentazioni, ma le scelte individuali vanno rispettate per come vengono prese e per quelle che sono. Io mi fermo qui». Tanto è bastato a scatenare il dibattito sui social.

Pirondini: «Mostri rispetto». Lui replica e scivola ancora

Tra i primi ad attaccarlo c’è stato Luca Pirondini, il capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Cultura e sport al Senato: «Oggi il ministro dello sport Abodi ci fa sapere che quella del calciatore Jankto, che ha rivelato tempo fa la propria omosessualità e di voler vivere liberamente come tutti, sarebbe una “ostentazione” che lui non ama. Da quando dichiarare il proprio orientamento sessuale significa ostentare qualcosa? Non pensa Abodi che un mondo con grandi sacche di omofobia come quello del calcio avrebbe bisogno di ben altri messaggi rispetto a questo? Ci faccia capire meglio cosa intendeva e soprattutto cerchi di mostrare rispetto per le persone come il suo ruolo da ministro gli imporrebbe». E rispondendo, il ministro inasprisce la polemica: «A esser corretti ho risposto dicendo: per me esistono le persone. Ho parlato di rispetto per le scelte e, aggiungo con convinzione e per correttezza, per la natura umana. Rispetto è un valore non equivocabile, da garantire. Poi, posso non condividere alcune espressioni del Pride?».

Il ministro dello Sport Abodi parla di Jankto e del coming out: «Non amo le ostentazioni»
Jakub Jankto scherza durante un allenamento della nazionale della Repubblica Ceca (Getty).

Edwin van der Sar, ex portiere della Juve, ha avuto un’emorragia cerebrale

La comunicazione ufficiale è arrivata direttamente dall’Ajax: Edwin van der Sar, 52 anni, ex portiere fra le altre di Juventus e Manchester United oltre che della nazionale olandese, è stato colpito da un’emorragia cerebrale mentre si trovava in vacanza in Croazia.

Edwin van der Sar, ex portiere della Juve, ha avuto un'emorragia cerebrale
Edwin van der Sar (Getty Images).

Le sue condizioni sono stabili

Immediato il trasporto in ospedale, con un elicottero atterrato d’urgenza. Attualmente si trova in terapia intensiva, e le sue condizioni sono stabili. Solo poche settimane fa, van der Sar aveva lasciato l’Ajax a partire dallo scorso primo giugno. L’ex portiere, sommerso dalle critiche, aveva dichiarato: «Ora ho bisogno di prendere le distanze, di rilassarmi e di fare altre cose». Il 30 dicembre fu colpito da un infarto, queste furono le sue parole: «Il mio cuore è morto per il 45%. Ho subito così tanti danni che ormai la situazione è irreparabile».

 

 

Mondiali 2030, quattro Paesi si candidano insieme: possibile torneo in due continenti

Dopo i Mondiali invernali in Qatar e quelli a 48 squadre del 2026, che si disputeranno in Stati Uniti, Canada e Messico, il torneo organizzato dalla Fifa potrebbe conquistare un altro record nel 2030. Spagna, Portogallo, Marocco e Ucraina hanno intenzione di presentare la loro candidatura congiunta per quella che sarebbe la prima Coppa del Mondo giocata in due continenti. Si disputerebbe in Europa e Africa, quindi, con il Vecchio Continente ad ospitare la kermesse di nuovo dopo a 12 anni dai Mondiali di Russia e 24 da quelli in Germania. L’ultima volta in terra africana, invece, è stata nel 2010 in Sud Africa.

Spagna, Portogallo, Ucraina e Marocco si candidano ai Mondiali 2030: sarebbe la prima volta in due continenti
L’Argentina trionfa ai Mondiali in Qatar: l’esultanza di Messi e compagni (Getty).

Il progetto: «Al centro la sostenibilità»

Le delegazioni dei quattro Paesi si sono incontrate il 7 luglio a Madrid. L’idea della candidatura per ospitare il torneo in due continenti diversi, si legge in una nota, «mette al centro del progetto la sostenibilità umana e ambientale ispirata dal manifesto pubblicato nel settembre del 2022 dal Comitato olimpico spagnolo, tra i più avanzati al mondo sul tema, in linea con gli obiettivi dell’agenda Onu per lo sviluppo sostenibile nei prossimi anni. In un incontro congiunto tenutosi a Madrid, le Federazioni calcistiche di Spagna e Portogallo che puntano a organizzare il Mondiale 2030 insieme a Ucraina e Marocco, hanno formalizzato l’impegno per una strategia di sostenibilità che dovrà andare oltre i criteri stabiliti dalla Fifa, dando vita a un modello che possa segnare un prima e un dopo nell’organizzazione non solo dei futuri grandi eventi calcistici, ma dello sport in assoluto».

L’idea dell’Arabia Saudita con Grecia ed Egitto

Nella prima metà del 2023, ha preso corpo un’idea simile, portata avanti dall’Arabia Saudita. Il comitato arabo sembrava aver deciso di sfidare il trio composto da Spagna, Portogallo e Marocco, con un progetto simile, insieme a Grecia ed Egitto. Secondo Marca, però, l’Arabia Saudita si sarebbe tirata indietro e non si candiderà. Resterebbe in corsa soltanto il gruppo sudamericano composto da Argentina, Uruguay, Cile e Paraguay.

Spagna, Portogallo, Ucraina e Marocco si candidano ai Mondiali 2030: sarebbe la prima volta in due continenti
Lionel Messi alza al cielo la Coppa del Mondo in Qatar (Getty).

Tennis, chi è la 16enne russa Mirra Andreeva che sogna Wimbledon

Dopo Maria Sharapova, la Siberia potrebbe regalare al tennis una nuova stella. A Wimbledon sta brillando infatti Mirra Andreeva, che ad appena 16 anni è la terza giocatrice più giovane a centrare il terzo turno del torneo. L’8 luglio se la vedrà con la più esperta Anastasia Potapova, connazionale e numero 22 del ranking, ma sogna in grande. «Se arriverò agli ottavi sarò felicissima», ha spiegato alla Cnn. «Se dovessi arrivare poi in fondo, sarebbe incredibile. Non mi pongo obiettivi, gioco e basta». Nel suo cammino ha già eliminato la campionessa del Roland Garros 2021 Barbora Krejčíková, che si è ritirata sul 6-3, 4-0 per l’avversaria. Con lei nel circuito c’è anche una troupe di Netflix, che ne sta filmando le partite per una puntata di Break Point, il nuovo documentario sul tennis. «Mi stanno seguendo», ha raccontato Andreeva. «Non so dove sono, ma immagino in giro da qualche parte».

Siberiana, 16 anni, Mirra Andreeva è la nuova giovane stella del tennis. Al terzo turno di Wimbledon, può seguire le orme di Maria Sharapova.
Mirra Andreeva sui campi di Wimbledon (Getty Images).

Mirra Andreeva, chi è la russa che sta meravigliando il tennis femminile

Classe 2007, nativa di Krasnojarsk, Mirra Andreeva vive a Mosca assieme ai genitori e alla sorella Erika, tennista come lei ma di minor successo. Dal 12 giugno è numero 102 del ranking mondiale Wta, mentre nel dicembre 2022 era quasi fuori dai primi 300 posti. Una crescita esponenziale, merito un 2023 condito da grandi risultati. Iniziando dall’Australian Open Juniores, dove ha perso solo in finale contro la connazionale Alina Korneeva. Ad aprile invece sono arrivati due titoli del circuito ITF, categoria frequentata soprattutto dalle atlete più giovani. Il primo sulla terra battuta di Chiasso contro la padrona di casa Céline Naef e il secondo dopo appena una settimana a Bellinzona contro la francese Fiona Ferro.

Immediato il suo esordio nei grandi tornei. Il 26 aprile ha infatti giocato il primo turno del Masters 1000 di Madrid contro la canadese Leylah Fernandez, liquidata in due set. Ha dominato anche il match successivo contro la numero 14 al mondo Beatriz Haddad Maia e il 29 aprile ha festeggiato il 16esimo compleanno vincendo al terzo turno contro la numero 19 Magda Linette. Il suo cammino si è fermato agli ottavi di finale, contro la numero 2 del ranking Aryna Sabalenka. Mirra Andreeva ha confermato il suo amore per il rosso anche sui campi del Roland Garros, arrivando al terzo turno prima di arrendersi all’americana Coco Gauff strappando anche il primo set al tiebreak.

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Timida, ma già sicura di sé: «Ora datemi un campo con le tribune»

Nonostante il successo, però, fuori dal campo resta umile e molto timida. «A Wimbledon ho incrociato Andy Murray, ma avevo troppa paura per parlargli», ha ricordato Andreeva. «Quando lo vedo cambio strada». Con la racchetta in mano però la musica cambia. Dovesse vincere anche il match contro Potapova, potrebbe aprirsi per lei la strada del campo centrale di Wimbledon, tempio del tennis dove hanno giocato i migliori. «Prima avevo paura solo a pensarci, ora non vedo l’ora», ha spiegato in conferenza stampa. «Datemi un campo con le tribune, mi piacerebbe molto». Difficile stabilire dove potrà arrivare, ma è impossibile evitare un paragone con Maria Sharapova. La Tigre della Siberia conquistò a 17 anni il primo e unico Wimbledon, a 18 invece divenne la migliore al mondo. Mirra Andreeva ha ancora tempo e tanta voglia di stupire.

Siberiana, 16 anni, Mirra Andreeva è la nuova giovane stella del tennis. Al terzo turno di Wimbledon, può seguire le orme di Maria Sharapova.
La tennista Mirra Andreeva in conferenza stampa (Getty Images).

Brasile, Luan del Corinthians aggredito dai tifosi: «Era in albergo con 10 ragazze»

Luan, attaccante brasiliano del Corinthians, è stato aggredito da un manipolo di tifosi del suo club, che hanno portato a termine una sorta di missione punitiva nei suoi confronti. Il centravanti, il cui nome completo è Luan Guilherme de Jesus Vieira, è uno dei più pagati della squadra ma da tempo è in rotta con la società. Nonostante il contratto in scadenza a dicembre 2023, il tecnico Vanderlei Luxemburgo lo ha messo fuori rosa per i suoi atteggiamenti extra campo. Luan, visto come capro espiatorio dagli ultras, inferociti per il pessimo inizio di stagione del Corinthians, è stato picchiato dopo essere stato trovato in un albergo con «10 ragazze nella stanza».

L'attaccante del Corinthians Luan è stato aggredito dai tifosi
L’attaccante Luan durante un match tra Corinthians e Penarol (Getty).

Luan ha riportato la lesione a una costola

I media locali hanno raccontato la notizia. Il calciatore si trovava in una suite di albergo a Barra Funda, a ovest di San Paolo. Secondo la ricostruzione, i tifosi hanno trovato la stanza e fatto irruzione. Le tv brasiliane mandano in onda un audio in cui si sente una voce parlare dell’accaduto: «Hanno preso Luan stamattina e lo hanno picchiato. C’erano circa 10 ragazze nella stanza. Sono entrati e lo hanno picchiato». Gli ultras presumono si trattasse di un’orgia. Luan ha rimediato una lesione alla costola per i calci e i pugni subiti. I tifosi lo accusano di pensare soltanto alle feste, con evidenti ripercussioni sia sulle proprie condizioni fisiche sia sulle prestazioni. Lui ha poi pubblicato su Instagram una storia con i vestiti macchiati di sangue e la scritta: «Non è solo calcio».

L'attaccante del Corinthians Luan è stato aggredito dai tifosi
Luan contro Skov Olsen in una partita tra Brasile e Danimarca nel 2016, alle Olimpiadi di Rio (Getty).

Il Corinthians: «Tristezza e indignazione»

Il Corinthians ha poi diramato una nota con cui condanna il gesto degli aggressori: «Lo Sport Club Corinthians Paulista ha ricevuto con tristezza e indignazione la notizia che l’atleta Luan è stato aggredito da presunti tifosi nelle prime ore di questo martedì a San Paolo. Il club segue l’istruttoria dei fatti e sta offrendo tutto il supporto necessario al giocatore, come ha sempre fatto dal suo arrivo nel 2020. Dopo l’ennesimo schifoso caso di violenza, il Corinthians si rammarica dell’attuale momento di intolleranza che domina il calcio brasiliano. Nulla giustifica la vile aggressione subita dall’atleta».

Wimbledon permetterà alle tenniste con il ciclo di indossare biancheria scura

A Wimbledon cambia una delle regole che più caratterizzano il torneo. Lo storico abbigliamento bianco, un protocollo mai infranto fin dall’Ottocento, cade a favore di quelle tenniste che scenderanno in campo tra giugno e luglio, nei giorni del proprio ciclo mestruale. Soltanto in quel caso sarà permesso loro di indossare indumenti intimi scuri a tinta unita, così da non dover convivere con il timore di macchiare il completo bianco. Una regola che cambia tra gli applausi delle tenniste. Magda Linette, numero 23 al mondo, aveva dichiarato: «Non sono sicura che le persone possano capire quanto siano snervanti le giornate di ciclo». Durante la passata edizione, alcune manifestanti avevano protestato con pantaloncini rossi fuori dai campi.

Cogo Gauff: «Grande sollievo»

Molte atlete hanno prontamente commentato la notizia. Coco Gauff, tennista statunitense, ha parlato a Sky Sport di «un grande sollievo». Poi ha raccontato: «Avevo il ciclo l’anno scorso durante Wimbledon, ed è stato molto stressante. A volte andavo in bagno solo per controllare e assicurarmi che non si vedesse niente. Sicuramente per me e per le altre ragazze è positivo». Dello stesso avviso anche Anne Keothavong, ex numero 1 britannica attualmente membro del consiglio dell’All England Club, che ospita lo Slam. Per lei si tratta di «un gradito cambiamento in termini di regole». E l’amministratrice delegata del club, Sally Bolton, ha spiegato che la regola aiuterà le tenniste «a liberarsi di una forma d’ansia e permetterà loro di concentrarsi solamente sul gioco».

Cambia il regolamento a Wimbledon: sì a indumenti intimi scuri per chi ha il ciclo
Coco Gauff in azione a Wimbledon (Getty).

Ons Jabeur: «Così sapranno tutti che hai il ciclo»

Tra le sportive, però, c’è anche chi non la pensa così. Ons Jabeur, prima giocatrice africana e araba a raggiungere i quarti in un torneo del Grande Slam (agli Australian Open nel 2020), ha dichiarato che «è meglio non essere paranoici». Poi ha avanzato un dubbio: «Tutti sapranno che hai il ciclo. Quindi davvero non so fino a che punto questa è una cosa buona e per questo ho sentimenti contrastanti». Difficoltà sottolineate anche da Heather Watson: «Parlo apertamente del mio ciclo, non credo sia un argomento tabù e mi piacerebbe che le persone ne parlassero di più. L’anno scorso ho preso la pillola per fermare l’emorragia perché sapevo che dovevo indossare mutande bianche e non volevo alcun imbarazzo».

Cambia il regolamento a Wimbledon: sì a indumenti intimi scuri per chi ha il ciclo
La tunisina Ons Jabeur (Getty).

Samuel Eto’o e gli alimenti non pagati: la figlia chiede un anno di prigione

Guai in vista per Samuel Eto’o, l’attuale presidente della Federcalcio del Camerun, che potrebbe rischiare un anno di carcere in Spagna. A chiedere la condanna è la figlia 22enne Erika Do Rosario Nieves, tramite il suo avvocato. La giovane, mai riconosciuta dall’ex attaccante di Barcellona e Inter, nel 2018 avviò una causa per ottenere il riconoscimento per via giudiziaria, fornendo le prove per dimostrare il legame di sangue con il giocatore. Lo scorso febbraio la ragazza ottenne il parere favorevole del tribunale, che riconobbe la paternità del calciatore dopo il test del Dna.

L'ex attaccante sarebbe in arretrato con il pagamento degli alimenti di ben cinque anni. La figlia ha chiesto un anno di carcere.
Samuel Eto’o (Getty Images).

Cinque anni di alimenti non pagati

Dopo aver vinto la causa, Erika Do Rosario Nieves ha così richiesto cinque anni di alimenti non pagati pari a una cifra di circa 90 mila euro. Il legale della 22enne ha affermato che «la condizione economica della figlia è molto precaria, mentre il padre vive nel lusso», come riportato dal Corriere. Il calciatore è stato già condannato a un anno e 10 mesi per un reato fiscale in Spagna, mentre nel nostro Paese è stato convocato in tribunale per gli alimenti non pagati di un’altra figlia, nata dalla relazione con una donna sarda. Secondo l’avvocato di Erika non sarebbe normale che l’ex giocatore rivesta cariche di spicco nel proprio Paese, nonostante i suoi trascorsi legali.

Joey Den Besten, pilota Superbike, è morto in un incidente in pista in Finlandia

Tragedia all’International Road Racing Championship, dove nelle scorse ore ha perso la vita il giovane pilota di superbike Joey Den Besten, rimasto vittima di un tremendo incidente.

Joey Den Besten International morto al Road Racing Championship: cos’è accaduto

La morte del pilota olandese, 30 anni appena, è stata confermata ieri mattina (domenica 2 luglio) con un post social di Imatra Road Races nel quale sono presenti anche le condoglianze alla famiglia della vittima e ai suoi amici e colleghi motociclisti.

Il pilota (che era in sella alla sua Kawasaki) avrebbe a quanto pare perso il controllo della sua moto a causa dell’acqua presente sul tracciato ed è uscito di strada, finendo in maniera molto violenta contro un palo della luce. A niente sono serviti i soccorsi, rapidamente arrivati sul posto: le ferite che ha riportato nell’impatto, infatti, sono state troppo gravi.

La gara, tra l’altro, era stata anche posticipata proprio alla luce di un violento scroscio di pioggia che aveva costretto i tecnici a cambiare rapidamente le gomme dei mezzi dei piloti per evitare possibili incidenti simili.

Chi era Joey Den Besten

Besten era considerato un numero uno dell’Irrc. Nel suo palmarès il pilota poteva vantare tra le altre cose due vittorie nella classe Supersport, rispettivamente ottenute nel 2014 e nel 2017. Nel 2015 e nel 2016, inoltre, lo sportivo si era portato a casa anche altrettanti secondi posti dietro al pilota ceco Marek Cerveny. Più di recente Den Besten aveva fatto il suo passaggio in classe Superbike, ottenendo un buon terzo posto nel 2021. Come dichiarato dall’Ircc dopo la morte il pilota olandese era «una figura familiare e popolare nel paddock».

Nato il 13 settembre del 1992, Den Besten era molto amato in madrepatria e nel settore anche per la sua attività da influencer ed era forse il pilota olandese più conosciuto in assoluto per quanto riguarda il road racing.

Tragedia in Formula 3 europea: morto il pilota 18enne Van’T Hoff

Il pilota olandese Dilano Van’T Hoff è morto questa mattina durante la gara di Formula Regional European Championship, in Belgio. Nel corso dell’evento, interno all’ambito della 24h di Spa del GT World Challenge Europe, il 18enne è rimasto coinvolto in una violenta collisione, mentre sulla pista cadeva una pioggia abbondante.

Il giovane ha perso la vita durante un incidente che ha coinvolto più vetture. Van'T Hoff avrebbe compiuto gli anni il prossimo 26 luglio.
Dilano Van’T Hoff, pilota (foto Facebook)

Morte Van’T Hoff, l’incidente e la collisione mortale

Secondo le prime ricostruzioni, la pioggia potrebbe essere stata una concausa del terribile incidente. Il primo a perdere il controllo del proprio veicolo è stato Tim Traminitz. Subito dopo il contatto nel traffico e lo scontro tra Van’t Hoff e un altro pilota. E’ a quel punto che è avvenuta la tragedia: il giovane, che avrebbe festeggiato il suo compleanno il prossimo 26 luglio, è rimasto bloccato all’ingresso del rettilineo del Kemmel per poi essere centrato in pieno, nella fiancata, da Adam Fitzgerald che sopraggiungeva proprio in quel momento, incolpevole della morte del pilota 18enne.

Il cordoglio della Federazione

Il Formula Regional European Championship ha espresso il cordoglio a nome di tutta la federazione: «Esprimiamo le nostre sincere condoglianze alla famiglia, al team e agli amici. Il Royal Automobile Club del Belgio, il Circuito di Spa-Francorchamps e il Gruppo SRO Motorsports si uniscono ad Alpine e all’ACI nell’esprimere le più sincere condoglianze alla famiglia, al team e agli amici del pilota».

Tour de France 2023, Pogacar contro Vingegaard e altri duelli storici

Il Campionissimo e il Gigante delle montagne, su tutti. Ma anche il Divo e l’Eterno secondo. Poi il Cannibale e Nuvola Rossa, lo Sceriffo il Giaguaro. Sono i protagonisti che hanno anticipato il capitolo del Piccolo Principe e del Re Pescatore, i due fenomeni che danno al ciclismo contemporaneo, sport evolutissimo tecnologicamente, un’aura di leggenda. Perché nonostante l’innovazione, le due ruote e le storiche gare a tappe non possono prescindere dai miti fondativi, come i grandi dualismi e le rivalità che appassionano i tifosi, ieri come oggi.  Accadrà anche al Tour de France 2023. Un piacere per gli occhi poter osservare la sfida, chilometro dopo chilometro, tra due talenti che da sabato primo luglio e per tre settimane animeranno la Grande Boucle.

Gli eterni rivali: Coppi-Bartali, Anquetil-Poulidor, Gimondi-Mercks, Moser-Saronni 

L’almanacco degli eterni rivali è lungo ed è scontato il rischio di far torto a qualcuno, anzi sicuramente lo si farà a tanti (e siano accettate le scuse preventive). Così per cavarci dall’impaccio in prima fila ci sono il Campionissimo Fausto Coppi e il Gigante delle montagne, Ginettaccio Bartali, paradigma inarrivabile della rivalità mediatica, del ciclismo che divide come nemmeno il calcio riuscirebbe a fare. È soprattutto per questo motivo che il celebre passaggio di borraccia tra i due ha segnato la storia del ciclismo e dello sport. Avversari, fino all’ultima pedalata, sì. Ma senza perdere il rispetto nel momento della fatica, della scalata alle vette indomabili. Gli anni del Dopoguerra si sono nutriti dell’epopea Coppi-Bartali, due eroi che hanno conferito al ciclismo l’aura dell’epica.

Tour de France 2023, Pogacar contro Vingegaard e altri duelli storici
Fausto Coppi e Gino Bartali al Col du Galibier, per il Tour del 1952 (Getty Images).

Le coppie rivali non sono solo un piatto tipico italiano, ne sanno qualcosa i cugini d’Oltralpe, che negli Anni 60 si sono appassionati alle gesta sportive del Divo Jacques Anquetil e dell’Eterno secondo, Raymond Poulidor. Due stili opposti: una forza della natura e di stile il primo, un monumento di tenacia e tempra il secondo, capace seppur con le sue sconfitte di scrivere il proprio nome nella storia del pedale. Quasi nessuno ricorda la sua vittoria alla Milano-Sanremo del 1961 o alla Vuelta d’España del 1964, ma sono scolpiti nella memoria i secondi posti conquistati dietro l’avversario di sempre. L’edizione del Tour de France 2023 rende peraltro una sorta di omaggio al Divo e al suo Eterno secondo con l’arrivo a Puy de Dome, cornice nel 1964 di un duello epico tra Anquetil e Poulidor.

Tour de France 2023, Pogacar contro Vingegaard e altri duelli storici
Jacques Anquetil e Raymond Poulidor al Tour del 1964 (Getty Images).

Le rivalità sono spesso sbilanciate, non solo quella di Poulidor con Anquetil: lo sapeva bene Felice Gimondi, che Gianni Brera ribattezzò Nuvola Rossa riprendendo proprio il nome del capo indiano che lottò contro i coloni americani. Più semplicemente il ciclista bergamasco dovette affrontare la supremazia, la prepotenza sportiva, del Cannibale Eddy Merckx, che non ha bisogno di presentazioni. Basta l’etichetta che lo ha accompagnato per tutta la carriera e ricordare che si tratta del campione più vincente di tutti i tempi.

Tour de France 2023, Pogacar contro Vingegaard e altri duelli storici
Eddy Merckx Ee Felice Gimondi (Getty Images).

Tornando in Italia, la rivalità tra lo Sceriffo Francesco Moser e il Giaguaro Giuseppe Saronni non è finita nemmeno quando hanno terminato due carriere che negli Anni 80 hanno infiammato gli appassionati, soprattutto lungo le strade del Giro d’Italia. I due ancora si stanno sinceramente antipatici e non si rivolgono la parola nemmeno quando si incrociano per qualche evento. Lo hanno detto e ripetuto in varie interviste.

Pogacar e Vigegaard: il predestinato e il lottatore

Ai giorni nostri la rivalità è segno dei tempi, e risponde a logiche più internazionali. Il Piccolo principe, Tadej Pogacar da Komenda (Slovenia), e il Re Pescatore, Jonas Vingegaard da Hillerslev (Danimarca) saranno le attrazioni principali del Tour de France 2023. Si contenderanno la maglia gialla da mostrare nell’ultima tappa, la passerella a Parigi nello scenario dei Campi Elisi. I due sembrano usciti da un romanzo: Pogacar è una sorta di predestinato, un Piccolo Principe appunto, mentre Vingegaard ha un passato da lavoratore al mercato del pesce. Il viaggio di tre settimane lungo la Francia, con la partenza dai Paesi Baschi, vivrà intorno al loro talento e alla loro rivalità. Anche se molti, alle loro spalle, ambiscono a scompaginare la diarchia, a smentire i pronostici. Chi sono? Lo scricciolo australiano (vincitore del Giro d’Italia 2022), Jai Hindley, l’enigmatico spagnolo Enric Mas, la (eterna) promessa francese, David Gaudu, i frizzanti fratelli britannici, Simon e Adam Yates, il regolare ecuadoriano Richard Carapaz e il navigato basco Mikel Landa. E poi ci sono le giovani leve, possibili sorprese, i potenziali principi e re: il danese (un altro) Mattias Skjelmose Jensen, lo spagnolo Carlos Rodriguez, lo statunitense Matteo Jorgenson. A loro è riservato il ruolo di comprimari con l’ambizione di arrivare al gradino più basso del podio. E poi chissà, la strada è sempre un giudice imprevedibile. La stessa strada che racconterà un altro mitico dualismo che potrebbe addirittura raddoppiare: lontano dalla ribalta della classifica generale incroceranno sprint e scatti, l’olandese Mathieu van der Poel e il belga Wout Van Aert. Per un’edizione del Tour de France che nonostante l’evoluzione tecnologica pianta le sue radici alla base del ciclismo. Quelle delle leggende che rivivono, ogni giorno in ogni tappa. Nel ricordo di Gino Mader.

Tour de France 2023, Pogacar contro Vingegaard e altri duelli storici
Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar al Tour 2022 (Getty Images).

Wimbledon al via il 3 luglio: tabellone ufficiale, italiani e curiosità

Il tennis indossa l’abito bianco per l’inizio di Wimbledon. I professionisti della racchetta sono pronti a darsi battaglia sull’erba londinese per il torneo più importante e glamour della stagione. Quella in partenza lunedì 3 luglio sarà la prima edizione dal 1998 senza uno fra Roger Federer e Rafael Nadal nel tabellone principale maschile. Grandi favoriti del 2023 sono indubbiamente Novak Djokovic, sette volte campione del torneo, e il nuovo numero uno al mondo Carlos Alcaraz. Fra le donne occhi puntati sulla polacca Iga Swiatek, ancora a caccia del primo trionfo ai Championships, ed Elena Rybakina, detentrice del trofeo. Quanto gli italiani, spicca il primo turno fra Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego, replica esatta del match di Stoccarda del 12 giugno.

Tredici azzurri a Wimbledon tra maschile e femminile con un derby al primo turno. Dalle fragole con panna al falco Rufus, tutto sul torneo.
Il logo di Wimbledon all’ingresso dei cancelli (Getty Images).

Wimbledon, i tabelloni maschile e femminile con i match clou degli italiani

Nel tabellone maschile di Wimbledon ci saranno sei azzurri. Due di loro, Berrettini e Sonego, giocheranno nuovamente un derby a meno di un mese dal precedente. A spuntarla in quell’occasione fu il torinese, che dominò contro il romano ancora alla ricerca della miglior condizione fisica. Turno complicato anche per Jannik Sinner, che se la vedrà con l’argentino Francisco Cerundolo, capace di eliminarlo agli Internazionali di Roma in tre set. Turno più soft per Lorenzo Musetti che dovrà affrontare il peruviano Juan Pablo Varillas, numero 60 del ranking Atp. Marco Cecchinato sarà avversario del cileno Nicolas Jarry, mentre Matteo Arnaldi – alla sua prima apparizione fra i grandi di Wimbledon – giocherà con lo spagnolo Roberto Carballes Baena. Quanto ai big, Alcaraz esordirà sul campo centrale di Londra contro il 36enne Jérémy Chardy, Djokovic andrà a caccia dell’ottava corona iniziando contro Pedro Cachin.

Ben sette invece le tenniste azzurre nel tabellone femminile di Wimbledon. Martina Trevisan, dopo i quarti del Miami Open di marzo, inizierà contro l’iberica Sara Sorribes Tormo, più competitiva sul rosso che sulle superfici in erba. Elisabetta Cocciaretto partirà contro la colombiana Camila Osorio, mentre Lucrezia Stefanini incrocerà sul suo cammino l’estone Annett Kontaveit, al suo ultimo torneo in carriera. Sara Errani partirà contro la statunitense Madison Brengle, numero 114 del ranking Wta, mentre Camila Giorgi aprirà il suo torneo con la russa Varvara Gracheva. Lucia Bronzetti invece dovrà vedersela con la rumena Jacqueline Cristian. Amaro il sorteggio di Jasmine Paolini, che giocherà contro la due volte vincitrice di Wimbledon Petra Kvitova. Fra le big, la campionessa in carica Rybakina tenterà il bis aprendo con l’americana Shelby Rogers, mentre Swiatek sarà opposta alla cinese Zhu Lin.

Dalle fragole in tribuna al falco contro i piccioni, qualche curiosità sui Championships

Fra le tante particolarità di Wimbledon c’è l’utilizzo obbligatorio del colore bianco per i tennisti. Guai a presentarsi con un abito che abbia anche solo alcune striature o motivi colorati. Ne sanno qualcosa persino Roger Federer e Venus Williams, costretti in alcune occasioni a cambiare outfit per giocare sui campi londinesi. Uno degli obiettivi è quello di mascherare gli effetti del sudore, meno visibili sul colore chiaro che sul nero o le tonalità scarlatte. Dal 2023 però le donne potranno indossare pantaloncini scuri per evitare eventuali disagi del ciclo mestruale. Altra peculiarità dei Championships sono le fragole servite con panna sugli spalti, official food della manifestazione. Ogni anno ne vengono consumate mediamente 30 tonnellate per un totale di 2 milioni di frutti, prodotti rigorosamente a chilometro zero. Oltre ai tennisti più forti al mondo, Wimbledon ha anche una star fra i cieli. Il falco Rufus, che vanta 10 mila follower su Twitter, perlustra i campi ogni mattina prima dell’apertura per allontanare i piccioni.

Tredici azzurri a Wimbledon tra maschile e femminile con un derby al primo turno. Dalle fragole con panna al falco Rufus, tutto sul torneo.
Il falco Rufus che pattuglia i campi del torneo (Twitter).

Giuntoli-Juve, tutto pronto per il sì: via libera dal Napoli

La Juventus esulta: Cristiano Giuntoli e il Napoli si separano. Tra il direttore sportivo e il presidente Aurelio De Laurentiis è stato trovato l’accordo per la risoluzione del contratto che sarebbe scaduto soltanto tra un anno, il 30 giugno del 2024. Il dirigente, invece, si libererà già nelle prossime ore e dall’1 luglio sarà il direttore dell’area tecnica della Juventus. Giuntoli è il nome da cui la società bianconera vuole ripartire per costruire una squadra in grado di tornare a vincere, cosa che non accade ormai da due stagioni. Lavorerà al fianco di Giovanni Manna, il braccio operativo del mercato della Juventus, recentemente promosso dalla Next Gen alla prima squadra.

Giuntoli si libera dal Napoli: andrà alla Juventus
Cristiano Giuntoli (Getty).

Per Giuntoli pronto un quinquennale

Cambia, quindi, l’organigramma juventino. Cristiano Giuntoli firmerà un quinquennale e andrà a completare il quadro dirigenziale. Con lui lavorerà Manna, che resta il ds, mentre Claudio Chiellini prenderà il posto lasciato libero alla Next Gen. Il direttore generale bianconero è invece Francesco Calvo, mentre l’amministratore delegato della Juventus è Maurizio Scanavino, arrivato dopo il terremoto di gennaio con le dimissioni di tutti i dirigenti del gruppo Agnelli. Sui social, i tifosi hanno immediatamente commentato la notizia dell’arrivo di Giuntoli con soddisfazione, proprio nel giorno in cui hanno salutato uno degli idoli degli ultimi anni, il Panita Juan Cuadrado.

Chi è Cristiano Giuntoli: la carriera

Dopo aver vestito le maglie di diverse squadre italiane nei campionati di Serie C e D, tra cui anche Latina, Imperia, Savona e Sanremese, Giuntoli si è ritirato nel 2008 dal calcio giocato. Ha prima deciso di frequentare Coverciano, diventando un allenatore, ma poi si è dedicato alla carriera da direttore sportivo. Ha portato lo Spezia in serie B prima della passaggio al Carpi nell’estate del 2009. Grazie al suo operato, i biancorossi centrano quattro promozioni in cinque anni, arrivando dalla Serie D alla A, per la prima volta nella propria storia. Il dirigente fiorentino poi passa al Napoli nel 2015 ed è uno dei protagonisti della crescita dei partenopei fino alla Coppa Italia vinta nel 2020 e allo storico scudetto conquistato nella stagione 2022-2023.

Giuntoli si libera dal Napoli: andrà alla Juventus
Cristiano Giuntoli in panchina durante un match del Napoli (Getty).

Lotta all’antisemitismo, Piantedosi vieta il numero 88 sulle maglie dei calciatori

Tra le previsioni contenute nella dichiarazione di intenti per la lotta contro l’antisemitismo sottoscritta al Viminale con il mondo del calcio, c’è anche il divieto per i giocatori di indossare la maglia numero 88. Lo ha reso noto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: l’88 viene usato dai gruppi neonazisti per simbolizzare il saluto “Heil Hitler”, quanto l’acca è l’ottava lettera dell’alfabeto.

«Sarà inoltre valutato positivamente l’atteggiamento proattivo delle società»

Nel codice etico delle società, ha proseguito inoltre Piantedosi, «viene recepito il riferimento alla definizione internazionale di antisemitismo». C’è quindi «il divieto dell’uso da parte delle tifoserie di simboli che possano richiamare il nazismo; la responsabilizzazione dei tesserati a tenere un linguaggio non discriminatorio in tutte le manifestazioni pubbliche; la definizione delle modalità di interruzione delle partite in caso di episodi di discriminazione». Sarà inoltre valutato positivamente, ha aggiunto il ministro, «l’atteggiamento proattivo delle società in questo campo».

Piantedosi: «Vietato il numero 88 sulle maglie dei calciatori». In questa stagione lo hanno indossato in due in Serie A.
Toma Basic della Lazio in azione contro il Lecce (Getty Images).

In Serie A nell’ultima stagione lo hanno indossato in due, nel 2000 ci provò Buffon

Nel corso della stagione 2022/23, in Serie A hanno indossato la maglia con il numero 88 due calciatori, entrambi croati: Mario Pasalic dell’Atalanta e Toma Basic della Lazio. Il numero 88, nel calcio, non può non riportare alla mente una polemica risalente al 2000, che ha avuto come protagonista Gigi Buffon. Reduce da un infortunio alla mano rimediato in amichevole contro la Norvegia, che gli aveva impedito di difendere la porta dell’Italia a Euro 2000 (dove fu sostituito alla grande da Francesco Toldo), Buffon chiese di usare lo 00, a simboleggiare gli attributi.

Piantedosi: «Vietato il numero 88 sulle maglie dei calciatori». In questa stagione lo hanno indossato in due in Serie A.
Gianluigi Buffon nel 2000, con la maglia del Parma (Getty Images).

Incassato il no della Figc il portiere, che già aveva sfoggiato una maglietta con la scritta “Boia chi molla”, virò allora sull’88, attirandosi le ire della comunità ebraica. «Volevo lo 00, come in NBA, oppure lo 01, ma sono vietati. Il 99 era di Guardalben, col 69 qualcuno si sarebbe offeso, col 66 se la sarebbe presa il Vaticano. Così restava solo l’88, che per me è il numero della forza. Il nazismo? Nulla di più lontano da me. La mia famiglia mi ha sempre spiegato cosa fosse l’Olocausto», spiegò Buffon, che alla fine ripiegò sul 77.

Tennis, altro infortunio per Sinner: cosa succede a lui e Berrettini?

Tennis in ansia per le condizioni di Jannik Sinner. Il numero 1 del ranking italiano e dal 26 giugno pronto a tornare all’ottavo posto della classifica mondiale Atp ha abbandonato il torneo di Halle durante i quarti di finale contro Alexander Bublik. L’altoatesino ha alzato bandiera bianca sul 2-0 per l’avversario kazako nel secondo parziale, dopo aver perso il primo con il punteggio di 7-5. Proprio al termine del primo set, Sinner ha accusato un dolore alla coscia sinistra che lo ha costretto a chiamare il fisioterapista. Ripresentatosi in campo con ampie fasciature alla gamba, ha stretto i denti per due game prima di annunciare il ritiro. È già il terzo acciacco di Sinner dopo Adelaide a gennaio e Barcellona ad aprile che gli ha fatto saltare anche l’Open di Madrid. Ansia per Wimbledon, in programma a partire dal 3 luglio.

Jannik Sinner, da Adelaide ad Halle: i ritiri dell’altoatesino

Un 2022 tormentato dagli infortuni e un 2023 che, a metà stagione, si preannuncia altrettanto difficile. Pur restando sempre tra i migliori al mondo, Jannik Sinner deve combattere continuamente contro un fisico che non sembra accompagnarlo fino in fondo. Colpa, probabilmente, di un calendario eccessivamente ristretto che lo ha portato sui principali campi del mondo in pochissimi giorni. Il primo acciacco della stagione aveva fatto capolino già a gennaio, quando perse contro lo statunitense Sebastian Korda ai quarti di finale dell’Atp di Adelaide. Un risentimento muscolare alla coscia destra, la stessa che lo ha fermato più volte nel 2022, ne ha rallentato movimenti e prestazione, fino al 7-5, 6-1 finale. Immediato il ritiro dal doppio, dove avrebbe giocato in coppia con Lorenzo Sonego.

Nuovo acciacco soltanto il mese successivo, a febbraio, prima del torneo di Marsiglia. Stavolta solamente febbre per via di un malessere dopo la sconfitta contro Daniil Medvedev. «Non sono stato bene dopo Rotterdam, ma ho voluto attendere fino all’ultimo», aveva dichiarato Sinner all’annuncio del forfait. Ennesimo guaio ad aprile a Barcellona, poco prima del derby italiano con Lorenzo Musetti, sempre ai quarti di finale. «Da qualche giorno non stavo bene», aveva scritto poi su Instagram l’altoatesino, motivando la scelta di non scendere in campo. «Oggi le cose sono peggiorate e non ero in grado di giocare». Un infortunio che gli impedì di giocare a Madrid, cautelando così la sua presenza agli Internazionali di Roma e soprattutto al Roland Garros. I fan sperano che anche stavolta si tratti di un ritiro precauzionale in vista di Wimbledon, il torneo più prestigioso del circuito.

In crisi anche Matteo Berrettini fra infortuni e critiche social

Stagione decisamente negativa anche per Matteo Berrettini, oggi numero 35 del ranking in piena crisi di risultati. Il 27enne romano ha saltato una sfilza di tornei nel 2023 per via di fastidi agli addominali che lo hanno fermato già nella fase finale del 2022. L’ultimo preoccupante forfait al Queen’s, torneo che lo aveva visto sul gradino più alto del podio nelle ultime due edizioni consecutive. Appena una settimana dopo la brutta uscita al primo turno di Stoccarda contro Sonego per 6-1, 6-2 con lacrime finali. Prestazioni negative che gli hanno attirato le critiche di Nicola Pietrangeli, ex capitano di Coppa Davis, che già lo aveva bacchettato per le troppe pubblicità. «È bello, ricco e famoso», ha detto di lui a Notizie.com. «Sta dilapidando tutto e non si rende conto della fortuna che ha. Spero che la voce di un suo addio al tennis non sia vera».

Sinner alza bandiera bianca ad Halle per l'ennesimo infortunio. Con Berrettini spesso ai box, i talenti del tennis azzurro sono in crisi.
Matteo Berrettini durante gli allenamenti del Queen’s (Getty Images).

La situazione non migliora nemmeno sui social network, dove gli hater hanno attribuito le sconfitte alla sua relazione con Melissa Satta. Alcuni utenti sostengono infatti che il rapporto con la showgirl abbia distratto il tennista dall’allenamento e dallo sport, facendolo piombare in un baratro di sconfitte. «Sei la causa dei suoi problemi», ha twittato in particolare un utente. «È uno sportivo finito», ha commentato ancora un altro. «È stata lei a dargli il colpo di grazia», hanno scritto ancora. Proprio Wimbledon, dove nel 2021 ha raggiunto la storica finale poi persa contro Novak Djokovic, potrebbe essere l’ultima chance di riscatto.

Tonali, Barella, Osimhen: i club stranieri fanno la spesa in Serie A

La Serie A è tornata agli antichi fasti o è soltanto un contraccolpo dell’arrivo di tre club italiani in altrettante finali (poi perse) delle diverse coppe europee? Se lo chiedono i tanti tifosi delle squadre che rischiano, durante il prossimo mercato estivo, di perdere i propri gioielli. E sono soprattutto i supporter di Milan, Inter e Napoli a tremare quotidianamente all’apertura dei giornali, leggendo di sirene estere per i pezzi pregiati delle rispettive squadre. Sui social le trattative vengono commentate quasi in tempo reale e l’ultima a tenere banco è quella che il Newcastle starebbe imbastendo, con decine di milioni sul piatto, per portare in Inghilterra il centrocampista rossonero Sandro Tonali.

Milan, non solo Tonali: occhi su Maignan e Theo

Il caso di Sandro Tonali è quasi emblematico. Su di lui sono piombati sia il Newcastle sia il Chelsea. Entrambe le società fanno sul serio e i bianconeri hanno messo in crisi la dirigenza del Milan con un’offerta da circa 70 milioni. I blues, invece, restano a guardare mentre puntano un altro gioiello rossonero: il portiere Mike Maignan. Servono 100 milioni ma per i club di Premier League le risorse economiche sembrano l’ultimo dei problemi e l’estremo difensore, che ha frenato sul possibile rinnovo del contratto, ha lanciato un segnale di apertura. Dal Regno Unito, intanto, risuonano anche altre sirene. Stavolta da Manchester, sponda United: i Red Devils vogliono sia Maignan sia il terzino francese Theo Henandez. Su quest’ultimo, per il quale il Milan chiede almeno 70 milioni, ci sono anche il Manchester City, il Real Madrid e l’Atletico.

L’Inter prepara gli addii di Brozovic e Onana 

Intanto a pochi chilometri da Casa Milan, l’Inter fa i conti con due addii eccellenti. Uno è ormai quasi certo. Si tratta di Marcelo Brozovic, colonna del centrocampo nerazzurro, a Milano dal 2015. Il croato ha detto sì all’offerta faraonica dell’Al-Nassr, dove guadagnerà 15 milioni netti a stagione. Un cambio di vita importante per il 31enne, che però attende anche il placet della dirigenza. Si tratta: l’Inter chiede 25 milioni, il club arabo ne ha offerti 18. Ma è ancora una volta dal Regno Unito che arriva un club pronto a pescare dallo spogliatoio interista. Qualora il Manchester United dovesse abbandonare la pista Maignan, scatterebbe l’assalto al portiere camerunense André Onana, protagonista della cavalcata dell’Inter fino alla finale di Champions League. I tifosi tremano. E si parla di sirene estere anche per Federico Dimarco, osservato dal Real Madrid. E Nicolò Barella? Su di lui, uno dei preferiti dei tifosi, c’è il pressing del Liverpool.

Le squadre straniere puntano i gioielli della Serie A
Il centrocampista dell’Inter e della nazionale italiana, Nicolò Barella (Getty).

Il “nuovo” Napoli può perdere Kim e Osimhen

E poi c’è il Napoli neo-scudettato. La formazione ora guidata da Rudi Garcia, nuovo allenatore azzurro dopo il campionato vinto da Luciano Spalletti, potrebbe presentarsi ai nastri di partenza senza due calciatori chiave. Uno è Kim Min-jae, 26enne difensore sudcoreano. United e Bayern Monaco sono pronti a pagare i 60 milioni della clausola rescissoria che lo porterebbero via dalla Campania, con buona pace del Napoli. L’altro è Victor Osimhen. Il bomber nigeriano, mentre la trattativa per il prolungamento del contratto è in stand by, viene corteggiato da mezza Europa: su di lui c’è il Paris Saint Germain, oltre a Bayern Monaco e, ancora una volta, a Manchester United e Chelsea, pronte a una rivoluzione. De Laurentis chiede 150 milioni, ma viste le risorse dei club stranieri il prezzo rischia di non essere un ostacolo.

Le squadre straniere puntano i gioielli della Serie A
L’attaccante Victor Osimhen esulta dopo un gol (Getty).