A furia di spararle grosse, prima o poi le munizioni finiscono, ma chissà se Roberto Vannacci se n’è accorto. Sta di fatto che, dopo un’ascesa che pareva inarrestabile, l’ex generale ha cominciato a perdere quota. L’ultima rilevazione del Tg La7 lo dà al 5,6 per cento, contro l’8 di appena tre settimane prima. Una discesa che comincia a essere preoccupante per chi, fino a poco tempo fa, sembrava conoscere soltanto il segno più.

La provocazione continua prima o poi dà assuefazione
L’autore de Il mondo al contrario ha costruito la propria fortuna politica sulla provocazione, usando spesso toni che la politica tradizionale aveva da tempo abbandonato. Una formula che ha funzionato finché restituiva alla platea il sapore della novità, ma che lo ha anche costretto ad alzare continuamente la posta. Solo che la provocazione, come certi farmaci, dà assuefazione e per ottenere lo stesso effetto servono dosi sempre più massicce.

La trasgressione è diventata routine
All’inizio bastava una dichiarazione per scatenare il putiferio e guadagnarsi i titoli dei giornali, insieme a una presenza fissa nei talk show. L’ex generale incarnava la rivolta contro una destra di governo giudicata troppo timida per dare voce a ciò che una parte del suo elettorato pensava. Col tempo, però, la trasgressione è diventata routine: ormai si sa in anticipo che cosa dirà, e l’effetto sorpresa è svanito. Rimasto a corto di argomenti, sembra così essersi ridotto a giocare partite minori, come la sfida a duello con Matteo Renzi. Nata come una trovata spiritosa, è diventata, tra annunci e rinvii, un canovaccio replicato troppe volte, con gli stessi attori e un pubblico sempre più distratto. Per uno che prometteva di rovesciare i palazzi della politica ritrovarsi a discutere su chi nuota più veloce non risponde esattamente allo scopo.

Il termometro dei social
I primi segnali di stanchezza erano arrivati dai social, terreno su cui l’ex paracadutista si è fatto un nome. Su Instagram i nuovi follower sono scesi dai 175 mila di giugno ai 29 mila di settembre, nonostante abbia moltiplicato i contenuti pubblicati. I like mensili si sono quasi dimezzati. Su TikTok le visualizzazioni crescono, mentre a crollare è l’indice di reputazione: molti spettatori, insomma, ma sempre meno applausi.

Futuro Nazionale mostra le prime crepe
Le crepe si vedono anche dentro Futuro Nazionale, il partito che avrebbe dovuto trasformare la popolarità del generale in una forza politica organizzata. Dalla Calabria alla Sardegna, dalla Campania alle Marche, si susseguono abbandoni e liti sulle nomine. Altro che marcia trionfale: la truppa arruolata sull’onda dell’entusiasmo si tiene insieme a fatica quando all’orizzonte non si vedono vittorie. Per quanto Vannacci ami ricorrere al linguaggio militare, comandare un partito non è come comandare una caserma.

Anche i media si raffreddano
Giornali e televisioni, che hanno contribuito a fare dell’ex generale un protagonista, ora sono i primi a percepire che l’interesse comincia a scemare. Non occorrono congiure né improvvise ostilità: una provocazione già sentita non fa più notizia. E se il personaggio perde spazio sui media, viene meno anche uno dei principali motori della sua popolarità. Un meccanismo che potrebbe rendere la discesa ancora più rapida della salita.

L’ex generale sembra prigioniero di se stesso
Detto questo, sarebbe prematuro dare Vannacci per spacciato. Il leader di Futuro Nazionale conserva un suo elettorato e dà voce a istanze che non spariranno soltanto perché il loro interprete attraversa una fase di appannamento. Raccattare malumori, però, non significa automaticamente trasformarli in un progetto politico capace di durare. Il generale sembra ormai prigioniero del personaggio che si è cucito addosso. Se abbassa i toni perde in riconoscibilità, se li alza rischia di diventare la caricatura di se stesso, una sorta di Giuseppe Tritoni, l’onorevole golpista che in Vogliamo i colonnelli Ugo Tognazzi rese irresistibilmente grottesco.
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