Mario Polichetti*
I dati sulla denatalità a Salerno, con un calo delle nascite del 18% negli ultimi dieci anni, impongono una riflessione seria che non può limitarsi alle statistiche. Dietro questi numeri ci sono famiglie, scelte di vita e, soprattutto, servizi che devono essere in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini. Come si suol dire, tutti i nodi vengono al pettine. E oggi Salerno si trova a fare i conti anche con le conseguenze di un progressivo impoverimento del proprio ospedale, in particolare del comparto del punto nascita, che avrebbe dovuto rappresentare un’eccellenza del sistema sanitario cittadino. Aver perso professionalità, competenze e attrattività in un settore così delicato ha contribuito ad alimentare la sfiducia di tante famiglie, spingendole a scegliere altre strutture per un momento fondamentale come la nascita di un figlio. Si è arrivati a una situazione paradossale: pur di non partorire a Salerno, si preferisce andare altrove. Una realtà che dovrebbe far riflettere chiunque abbia responsabilità nella gestione della sanità e nella programmazione dei servizi sul territorio. Eppure, non si tratta di un problema emerso oggi. Già in passato l’ex sindaco di Salerno, Aniello Salzano, aveva sollevato l’attenzione sulle criticità della città, lanciando segnali che avrebbero meritato maggiore considerazione. Quando si denuncia per tempo il rischio di un declino, ignorare gli avvertimenti non significa risolvere il problema: significa soltanto rinviare il momento in cui se ne dovranno affrontare le conseguenze. La denatalità è certamente un fenomeno complesso, legato alla precarietà lavorativa, al costo della vita, alle difficoltà di accesso alla casa e all’assenza di politiche familiari adeguate. Sarebbe però sbagliato ignorare il ruolo dei servizi sanitari. Una città che vuole essere attrattiva per le giovani coppie deve garantire assistenza qualificata, reparti efficienti e professionisti messi nelle condizioni di lavorare al meglio. La fiducia delle famiglie si costruisce anche così, attraverso la qualità concreta dei servizi pubblici. Non possiamo invocare più nascite e, contemporaneamente, assistere all’indebolimento di strutture che dovrebbero accompagnare le donne durante la gravidanza e garantire sicurezza al momento del parto. Non possiamo chiedere ai giovani di restare, mettere su famiglia e costruire il proprio futuro a Salerno, se poi non siamo capaci di offrire loro servizi all’altezza delle aspettative. Il dato sul calo delle nascite deve dunque rappresentare un’occasione per interrogarsi sulle scelte compiute e sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto tutelare e valorizzare le eccellenze sanitarie cittadine. Non servono polemiche sterili, ma una presa di coscienza e interventi concreti per restituire al punto nascita di Salerno professionalità, prestigio e fiducia. Perché, alla fine, i numeri raccontano ciò che troppo spesso la politica non vuole vedere. E quando si lasciano impoverire i servizi essenziali, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. *Direttore unità ‘ funzionale chirurgia ginecologica ad indirizzo oncologico cdc Tortorella
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