La fucilazione di Nidal Malik Hasan, l’autore della strage di Fort Hood, non sarà trasmessa in streaming. Lo ha annunciato Donald Trump su Truth, smentendo l’annuncio da parte del segretario della Difesa Pete Hegseth, che aveva sollevato forti polemiche. «Morirà, come previsto, davanti a un plotone d’esecuzione, ma l’evento non sarà trasmesso in streaming». Tuttavia, ha aggiunto il presidente Usa, «i familiari più stretti delle vittime potranno assistere all’esecuzione di persona, se lo desiderano», in quanto «meritano di vedere la giustizia in azione».

Trump: «Avrebbe mostrato come trattiamo i terroristi»
«Ritengo che trasmettere l’esecuzione in diretta, affinché tutti potessero vederla, avrebbe potuto costituire un forte deterrente, mostrando al mondo come l’America affronta i terroristi e la feccia come Hasan», ha spiegato Trump nel suo post. Tuttavia, ha aggiunto, «molte persone perbene e animate da buone intenzioni preferirebbero non assistere alla sua morte, né tramite una diretta né attraverso qualsiasi altro mezzo visivo».

Il ricordo della strage e il dito puntato contro Obama
La strage di Fort Hood è avvenuta il 5 novembre 2009 nell’omonima base militare statunitense in Texas (oggi rinominata Fort Cavazos). Hasan, maggiore dell’esercito e psichiatra militare («trasformatosi in traditore»), spinto da motivazioni legate all’estremismo islamico, fece fuoco uccidendo 13 persone – tra cui una soldatessa incinta, deceduta insieme al figlio che portava in grembo – e ferendone altre 32. Nel suo post, Trump ha ricordato i fatti, lanciando pesanti accuse nei confronti di Barack Obama: «L’Fbi intercettò comunicazioni elettroniche tra Hasan e il religioso radicale yemenita-americano Anwar al-Awlaki. Dopo averle esaminate, la task force antiterrorismo dell’Fbi stabilì che le e-mail di Hasan non costituivano una minaccia. Tale valutazione, riconducibile all’operato dell’Amministrazione Obama, è stata in seguito considerata un grave fallimento dell’intelligence».
