Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue

L’Unione europea ha approvato fino a oggi 22 pacchetti di sanzioni contro la Russia. Nell’ultimo, annunciato lunedì, sono state inserite circa 1.600 nuove voci (tra individui ed entità) con particolare attenzione alla filiera dell’industria militare russa e alla produzione di missili balistici. Per Bruxelles si è trattato del più grande ampliamento della lista sanzionatoria dall’inizio della guerra e il provvedimento è arrivato dopo l’allentamento delle sanzioni energetiche contro Mosca annunciato da Donald Trump e all’accordo per l’importazione immediata di 300 mila tonnellate di diesel.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Donald Trump (Ansa).

Giochi e promesse sulle spalle degli ucraini

La linea dell’Occidente nel contesto del conflitto tra Russia e Ucraina non potrebbe essere in questo momento più confusa. L’Ue, sulla scia soprattutto della Germania guidata da Friedrich Merz, resta su posizioni intransigenti nei confronti di Mosca, con diversi distinguo tra i Paesi membri. Washington continua a non brillare per coerenza e di fatto ha azzerato gli aiuti militari diretti a Kyiv. Nel mezzo stanno non solo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, costretto a fare buon viso a cattivo gioco, ma l’intera popolazione ucraina, che si appresta ad affrontare il prossimo inverno nelle peggiori condizioni.

Aiuti all’Ucraina e affari con la Russia: la doppia faccia dell’Ue
Friedrich Merz con Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

I conti dell’Istituto di Kiel sugli aiuti tedeschi

Sul fronte europeo però, al di là delle dichiarazioni roboanti sia dei vertici dell’Ue sia in particolare della Germania, è evidente quanto la forbice tra propaganda e realtà si stia sempre più allargando: a dimostrarlo, per l’ennesima volta, sono i numeri, sfornati la settimana scorsa dall’Istituto per l’economia mondiale di Kiel, che ha messo nero su bianco proprio come Berlino abbia sovrastimato il volume del sostegno a Kyiv. Dei 100 miliardi di euro che il governo federale tedesco ha indicato come «aiuti bilaterali all’Ucraina», di fatto solo circa 41,7 miliardi possano essere classificati come effettivo appoggio. Quasi 36 miliardi di euro sono stati infatti spesi in Germania, in gran parte per i rifugiati ucraini, mentre 22 miliardi rappresentano impegni futuri per aiuti militari, la cui attuazione rimane incerta. Su queste cifre si addensano inoltre diverse incognite visto che da giugno 2025 il governo non pubblica più informazioni dettagliate, limitandosi a diffondere dati aggregati. A conti fatti, secondo i calcoli dell’Istituto tedesco, degli sbandierati 100 miliardi, solo 7,4 miliardi di euro sono effettivamente giunti in Ucraina: 6,3 miliardi per aiuti umanitari, sostegno energetico d’emergenza e ricostruzione delle istituzioni governative ucraine; un miliardo di euro sotto forma di sovvenzione a un conto gestito dal Fondo Monetario Internazionale a favore dello Stato ucraino; e 0,1 miliardi di euro in sgravi del debito tramite una moratoria temporanea. Il caso tedesco solleva una questione più ampia sulla contabilizzazione degli aiuti occidentali.

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Il cancelliere Friedrich Merz (foto Ansa).

Già lo scorso agosto l’Istituto di Kiel, che attraverso l’Ukraine Support Tracker monitora il flusso di aiuti occidentali dall’inizio del conflitto, aveva evidenziato come il supporto militare occidentale, dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, sia ormai rimasto a carico dell’Ue e dei cosiddetti volenterosi, Germania in primis. Il supporto è sì cresciuto, ma è rimasto in buona parte sulla carta, con oltre 390 miliardi di euro stanziati complessivamente dall’inizio del conflitto e 160 ancora da allocare effettivamente. Mentre gli aiuti militari nel primo semestre del 2026 sono rimasti all’incirca al livello dello scorso anno, quelli finanziari e umanitari sono scesi del 41 per cento.

I numeri dell’accordo tra Putin e Trump

Anche l’ira dell’Unione europea e della Germania contro i deal russo-americani merita di essere inquadrata. Il volume dell’affare sul diesel si aggira sui 400 milioni di dollari, che diventeranno 6-7 miliardi nei prossimi mesi se davvero si arriverà a 5 milioni di tonnellate esportate da Mosca. Cifra comunque lontana dai 33 miliardi di euro che i Paesi Ue hanno ricavato dalle esportazioni in Russia nel 2025, a cui vanno sommati nello stesso anno i 30 finiti nelle casse del Cremlino per le importazioni. Dal 2022, l’Europa ha in gran parte ridotto ogni tipo di commercio con la Russia, ma ciò nonostante negli ultimi quattro anni si sono registrati scambi per circa 475 miliardi di euro: le importazioni – in gran parte combustibili fossili e derivati, ma anche acciaio, terre rare e fertilizzanti – sono state pari a 196 miliardi di euro nel 2022 (maggiori addirittura dei 176 miliardi del 2021), 48 miliardi nel 2023, 36 nel 2024, 30 appunto nel 2025. I Paesi Ue hanno esportato verso la Russia prodotti farmaceutici, apparecchiature mediche, generi alimentari per 57 miliardi nel 2022, 41 nel 2023, 34 nel 2024, 33 nel 2025. Dal 2022 al 2025, secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica tedesco, la Germania ha esportato verso la Russia beni per circa 38 miliardi di euro e ne ha importati per oltre 42 miliardi. Solo lo scorso anno, quindi sotto la cancelleria Merz, l’export ha toccato i 7 miliardi mentre l’import 1,2.

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Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Insomma, a fare affari con la Russia non sono soltanto gli Usa, che nel 2025 hanno importato beni per 4,5 miliardi (meno di 30 miliardi dal 2022) ed esportato per 590 milioni (nemmeno 4 miliardi dal 2022), ma soprattutto l’Europa, al contrario della narrazione che proviene proprio da Bruxelles e Berlino. I numeri dell’Ukraine Support Tracker dicono che gli aiuti effettivi dei Paesi e delle istituzioni Ue all’Ucraina dal 2022 sino ad oggi sono stati di 200 miliardi di euro. Il volume degli scambi con la Russia (a fine 2025), con tutti i distinguo del caso, sono valsi oltre il doppio.