La chiamano Zona demilitarizzata (Dmz) ma in realtà è una delle frontiere più armate del mondo. Nella penisola coreana, a ridosso del 38esimo parallelo, corre il confine invalicabile e fortificato che separa la Corea del Nord di Kim Jong-un dalla Corea del Sud. Questa striscia di terra, larga 4 chilometri e lunga 248, piena di torri di guardia e fortificazioni, divide due Paesi tecnicamente in guerra dal 1953. Nel corso degli anni la Dmz ha ospitato saltuari incontri diplomatici tra Pyongyang e Seul, ed è stata scossa anche da diversi incidenti, tra cui diserzioni di soldati nordcoreani, scontri a fuoco e, soprattutto, esplosioni di ordigni.

Le mine della discordia (circa 2 milioni) sul confine coreano
All’interno della Zona demilitarizzata ci sono circa 2 milioni di mine. Sono sepolte nell’area per scongiurare eventuali incursioni nemiche e spesso feriscono i militari che pattugliano il confine. L’ultimo episodio risale al 21 settembre, quando tre ufficiali sudcoreani in servizio nei pressi di Paju sono rimasti contusi a causa della deflagrazione di una mina. Per Seul sarebbe stata piazzata dai soldati di Pyongyang a Sud della cosiddetta linea di demarcazione militare, la vera separazione tra Nord e Sud, nel settore della Dmz situato nella parte sudcoreana.

Il retaggio più evidente di un conflitto congelato
Il ministro della Difesa della Corea del Sud, Kang Shin-chul, al termine delle indagini preliminari sull’accaduto, ha detto che «si tratta di una chiara violazione dell’accordo di armistizio. Adotteremo le misure conseguenti». La Corea del Nord ha invece respinto le accuse descrivendo l’incidente come una «farsa meschina» orchestrata da Seul. La frontiera coreana è il retaggio più evidente di un conflitto congelato. Sui due lati i soldati sono infatti pronti a entrare in guerra in qualsiasi momento.

Tra propaganda e provocazioni
È questa tensione asfissiante che nel 1993 spinse l’allora presidente statunitense Bill Clinton a definire la Dmz come «il luogo più spaventoso della Terra». Ma cosa succede sul confine? Le truppe di Pyongyang e Seul si osservano a vicenda. Fino al 2025 enormi altoparlanti disposti su entrambi i lati del confine trasmettevano a tutto volume: dalla Corea del Sud risuonavano musica K-pop ed elogi alla democrazia, dalla Corea del Nord propaganda pro-Kim e attacchi contro il governo sudcoreano. La guerra psicologica è stata alimentata anche da particolari palloni aerostatici usati dagli attivisti sudcoreani per trasportare oltre frontiera volantini e materiale anti-regime.

Un Luna park turistico
In Corea del Sud alcune aree della Zona demilitarizzata sono diventate gettonate mete turistiche. I visitatori, oltre 1,2 milioni all’anno, possono osservare da vicino la frontiera, visitare i tunnel scavati dalla Corea del Nord per attaccare Seul, acquistare t-shirt, spille e souvenir marchiati Dmz, e scattare foto ricordo da punti panoramici. Anche Pyongyang, prima della pandemia e della chiusura del Paese ai viaggiatori stranieri, effettuava tour organizzati lungo il confine.
Ma anche culla della biodiversità
Nei 73 anni trascorsi dalla fine della guerra la Dmz si è trasformata per puro caso anche in un paradiso ecologico. Il vasto territorio comprende habitat distinti. Le zone umide del settore occidentale, per esempio, offrono rifugio alle gru migratrici, mentre le montagne orientali ospitano il cervo muschiato siberiano e l’orso nero asiatico. L’Istituto nazionale di ecologia sudcoreano ha documentato nell’area la presenza di quasi 6 mila specie, tra cui oltre 100 considerate a rischio estinzione. Tra queste figurano l’orso della Luna, la gru coronata di rosso, la spatola dalla maschera nera, il leopardo dell’Amur e la lince eurasiatica.







