Le spie italo-russe si fermano a Salerno nei giorni dell’attacco sovietico ai “secret Nato”. La storia processuale del luogotenente Rosario Romeo, messinese ma agente dell’Aisi di Roma (Agenzia italiana Sicurezza Interna) accusato di spionaggio militare, è sul tavolo dell’avvocato salernitano Gerardo Grisi che insieme al collega Giuseppe Ametrano lo dovrà difendere alla Procura di Roma. E’ il caso eclatante dello spionaggio e controspionaggio russo verificatosi in Roma tra militari e personale diplomatico russo con immunità diplomatiche, unaa complessa e inquietante rete di spionaggio accusata di aver ceduto segreti di Stato italiani all’intelligence militare russa (Gru) nell’ambito della maxi-inchiesta dei carabinieri del Ros coordinata dalla Procura di Roma. L’indagine portò alla luce un’organizzazione strutturata, specializzata nel reperimento di dossier, informazioni riservate sulla Difesa e segreti militari del Paese. Al vertice del sistema, secondo gli inquirenti, c’erano due ex funzionari dell’Aisi in pensione: il sardo Gavino Raoul Piras e il materano Vincenzo Di Pasquale. La posizione di Romeo fu definita con precisione: il messinese costituiva una delle “fonti” nevralgiche, un complice chiave operativo sul territorio. Stando all’impianto accusatorio, Romeo faceva parte di un nucleo ristretto di cinque informatori, dislocati tra Puglia e Sicilia, tra i quali comparivano anche quattro militari. Il ruolo di Romao sarebbe stato quello di raccogliere materiale sensibile o agevolare l’accesso ai sistemi informatici, per poi far confluire i dati ai vertici dell’organizzazione. Le contestazioni furono tra le più gravi in materia di sicurezza nazionale: spionaggio politico o militare, procacciamento di notizie riguardanti la sicurezza dello Stato, rivelazione di segreti di Stato e accesso abusivo a sistemi informatici. Il modus operandi, ricostruito grazie a pedinamenti e intercettazioni visive, richiama i manuali della Guerra Fredda: i passaggi di informazioni avvenivano tramite “pizzini” cartacei o micro-schede SD accuratamente preparate e occultate nelle crepe dei muri. Gli incontri si svolgevano in luoghi pubblici, come bar o parchi; per eludere le intercettazioni, in alcuni casi i telefoni venivano allontanati o addirittura chiusi in forni a microonde su richiesta di agenti russi. Il materiale raccolto dalla rete territoriale veniva infine consegnato dai capi dell’organizzazione a un funzionario dell’ambasciata russa a Roma, protetto da immunità diplomatica, in cambio di buste di contanti: circa 4.000 euro per ogni consegna documentata. Un flusso di denaro e informazioni che conferma come la guerra ibrida e sotterranea di Mosca all’Occidente possa passare anche per le province italiane apparentemente insospettabili. La grave vicenda cha turbato gli equilibri diplomatici, non solo tra Italia e Russia perché ha interessato anche rapporti interstatuali, non esclusa la NATO. Gli imputati, militari e civili, sono stati perseguiti sia dal Giudice Militare sia dal Giudice Ordinario, e questo, per legge, quando si tratta di fatti di estrema gravità, non è consentito. I Giudici Militari hanno rigettato tutte le richieste difensive, mentre i Giudici Ordinari hanno disposto il dissequestro delle somme rinvenute sul posto di lavoro del Luogotenente Sergio Romeo, in servizio al ministero dell’interno ritenendole estranee ad ogni reato, laddove il Giudice Militare le ha ritenute frutto di corruzione. Avverso le due ordinanze di rigetto gli avvocati hanno presentato Ricorso per cassazione, chiedendo l’annullamento di quanto il Tribunale Militare ha fatto in violazione delle norme di legge. L’ultima udienza si è svolta il 5 agosto scorso e a difesa è stata sostenuta dall’avvocato Giuseppe Ametrano e dall’avvocato. Claudia Scognamiglio del Foro di Salerno, che mi aveva sostituito l’avvocato Grisi. La Corte di Cassazione dovrà decidere sulla trasmissione degli atti del procedimento penale presso la Procura Militare di Roma alla Procura della Repubblica di Roma Gip Rosamaria De Lellis. Il conflitto di competenza sorge anche per la diversità procedurale in ordine al sequestro delle somme al luogotenente Sergio Romeo che sarebbero state frutto dell’attività di spionaggio bloccate da Tribunale militare e svincolate dalla procura di Roma a.m.
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