di Aldo Primicerio
Ma rilanciarla come? Riaffermando il primato dell’umano e scoprendo il limite dell’algoritmo.
E’ Papa Leone XIV che su questo tema ha aperto gli occhi al mondo intero. Per la prima volta nella sua lunga storia, la Chiesa cattolica interviene direttamente sul tema della tecnologia. Ma è Giuseppe De Ruvo, filosofo dell’Università di Veroma, a sottolineare l’accostamento tra la Rerum Novarum di Leone XIII (fine ‘800) e la Magnifica Humanitas, l’enciclica di Robert Francis Prevost, al secolo Leone XIV, il primo Papa americano della storia. Mentre Leone XIII opera nella conciliazione sociale, fondandosi sulle aspirazioni delle masse operaie, Leone XIV pone il suo accento sulla proprietà e sulla governance della tecnologia. Ambedue però scrivendo il loro nome nella storia dell’umanità su temi epocali. Che intuizione!
I 4 snodi civili, etici e filosofici del nostro tempo
Il 1° snodo è il declino delle istituzioni educative e culturali. La crisi della scuola, delle università, dei presìdi culturali in Italia non è una semplice questione di bilanci o infrastrutture. E‘ una ferita al tessuto democratico. Quando la cultura si inaridisce e l’istruzione perde centralità, si riduce la capacità critica di una comunità. Una società che non investe nel sapere smette di immaginare il proprio futuro e finisce per subire passivamente il presente. Il 2° snodo sono le derive ideologiche e le retoriche di regresso. Il negazionismo climatico, la riesumazione di pulsioni razziste e la spinta verso la militarizzazione e il riarmo sono sintomi manifesti di quella perdita di pensiero critico. Rappresentano la scorciatoia della paura di fronte a complessità epocali (come la crisi ecologica o le trasformazioni sociali). Si sceglie la rimozione dei fatti scientifici, la ricerca del capro espiatorio o la logica della forza. La retorica bellica, in particolare, svuota le risorse e le energie morali che andrebbero destinate alla cooperazione e al benessere sociale. Il 3° snodo è, appunto, il rilancio dell’intelligenza umana. Oggi sotto assedio non solo dall’ignoranza, ma dall’assuefazione all’iper-semplificazione dei linguaggi e alla delega cognitiva. Un programma di rilancio richiede di rimettere al centro la capacità di dubitare, di argomentare, di comprendere la complessità e di provare empatia. Non si tratta soltanto di nozionismo, ma di un’ecologia della mente che educhi al discernimento e alla responsabilità verso la comunità. Il 4° snodo è il valore da accreditare all’IA, l’intelligenza Artificiale. Lo ha fatto capire anche il nostro Papa. L’IA non è un’entità autonoma con una propria morale: ma un amplificatore e uno specchio dell’umanità che la progetta e la nutre. Se alimentata da una cultura impoverita o da logiche di profitto e sopraffazione, ne replicherà i difetti. Rilanciare l’intelligenza umana — e la sua dimensione etica e spirituale — è il presupposto indispensabile per governare la tecnologia anziché esserne governati. L’auspicio di un’umanità che ritrovi la propria statura e bellezza (il richiamo al valore e alla dignità dell’uomo caro alla tradizione sociale e umanistica) indica proprio questo: la tecnologia resta un mezzo, ma è la consapevolezza umana a dover tracciare la direzione. La prima enciclica Magnifica Humanitas di Pap Leone, ed i recenti interventi, rappresentano una vera e propria mappa d’orientamento nel disordine della nostra epoca.
No alla tentazione della delega cognitiva. Sì alla nozione del limite
La prospettiva del Papa riporta al centro la nozione di limite. La tentazione contemporanea è quella di cedere alla “delega cognitiva”: cioè demandare all’algoritmo non solo la sintesi dei dati, ma persino le decisioni etiche, sociali, giudiziarie o mediche. Il primato dell’uomo non è un’affermazione di antropocentrismo prepotente o un rifiuto della tecnica, ma una riaffermazione dell’insostituibilità della coscienza, della compassione e della responsabilità individuale. L’algoritmo calcola correlazioni, ma solo la persona umana comprende contesti, sofferenze e sfumature di senso. Solo lei possiede la “coscienza”.
La tutela del lavoro e della dignità personale
In continuità con la lezione storica della Rerum Novarum di Leone XIII, la riflessione sul lavoro di Papa Prevost scardina la visione utilitaristica dell’agire umano. Il lavoro non è una mera variabile di costo da efficientare o sostituire mediante automazione e agenti sintetici. Il lavoro è piuttosto il luogo principale di realizzazione della dignità, della partecipazione sociale e della costruzione identitaria del cittadino. Se la transizione verso l’IA riduce l’essere umano a risorsa sacrificabile sull’altare del profitto o dell’ottimizzazione, non siamo di fronte al progresso, ma a un regresso civile.
Una governance internazionale, trasparente e democratica
È l’aspetto operativo più pressante. La Santa Sede, anche con i suoi recenti appelli nelle sedi multilaterali (come l’Onu e il Parlamento), sottolinea che la regolamentazione dell’IA non può essere lasciata all’autoregolamentazione di pochi giganti tecnologici privati o alla frammentazione di singoli Stati. Occorre una struttura di governance globale multilateralmente condivisa, con regole trasparenti volte a: 1. Prevenire asimmetrie di potere e monopoli informativi – 2. Garantire l’auditabillità e la spiegabilità degli algoritmi – 3. Proteggere lo spazio democratico da interferenze, disinformazione sistematica e violazioni della privacy.
Siamo davanti a 3 direttrici di un’unica crisi esistenziale dell’umano
La prima è la crisi del “Senso”. Quando il lavoro viene ridotto a mero costo economico e sostituito senza una visione sociale, non si distrugge solo un reddito, ma l’essenza stessa della partecipazione della persona alla costruzione della comunità. L’essere umano rischia di trovarsi espropriato del proprio ruolo nel mondo, ridotto a consumatore passivo di beni o contenuti generati da altri. La seconda è la crisi del Limite e della Vita. Affidare ad algoritmi la decisione di togliere la vita con la guerra o ingaggiare un conflitto significa infrangere l’ultimo e più sacro tabù etico. Senza l’esitazione della coscienza, della paura e della pietà umana, la guerra si desensibilizza, diventando un freddo processo di ottimizzazione matematica in cui la tragedia del dolore viene cancellata da un indice di efficienza. La terza direttrice è la crisi della Libertà, dell’Autonomia della Mente. Forse è il pericolo più strisciante e pervasivo. La cessione progressiva della facoltà di scegliere, dubitare, delegando a sistemi di raccomandazione o modelli predittivi, crea una sorta di atrofia della volontà. Una società che non esercita più il pensiero critico diventa immensamente manipolabile, esposta ad attriti sociali, polarizzazioni e retoriche di sopraffazione.
L'articolo Intelligenza artificiale? Si rilanci anche e innanzitutto quella umana proviene da Le Cronache.
