Trasparenza, conciliarità, comunione ecclesiale: parole che nei documenti ufficiali e nelle omelie festive della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno risuonano con toni solenni, ma che di fronte alle prove concrete si infrangono contro una realtà ben diversa. Il caso dell’associazione “Il Gregge” (oggetto di una inchiesta di Le Cronache a firma di Erika Noschese a cui nessuno ha dato risposte su quanto sollevato) è diventato il simbolo plastico di un fallimento di governo pastorale, segnato da opacità, ritrosie e da una scandalosa assenza di fermezza istituzionale. Una “Chiesa nella Chiesa” che ignora il Concilio Al centro di questa dolorosa vicenda c’è una percezione oramai diffusa nel clero e tra i fedeli: “Il Gregge” non agisce come una semplice aggregazione laicale, ma come una vera e propria Chiesa dentro la Chiesa. Un’entità autosufficiente, autoreferenziale, con prassi e dinamiche che appaiono in aperto contrasto con le direttrici del Concilio Vaticano II.Invece di promuovere una comunità aperta e sinodale, l’associazione si è mossa negli anni lungo traiettorie chiuse, alimentando un forte senso di isolamento rispetto alla vita diocesana. Com’è possibile che all’interno di una Sede metropolitana possa prosperare una realtà strutturata in modo così alieno al magistero conciliare senza che l’autorità intervenga con la dovuta fermezza canonica? Il veto del Gregge e il crollo di Don Mauro Gagliardi Per comprendere fino a che punto si spinga la debolezza dell’autorità diocesana, occorre ricostruire uno dei passaggi più sconcertanti di questa vicenda: la sostituzione di Don Mauro Gagliardi. Nominato in prima battuta per fare luce sulla situazione, il teologo Don Gagliardi aveva approcciato il problema con il rigore che la materia richiedeva, mettendo subito a nudo criticità teologiche, disciplinari e pastorali devastanti. Ma la sua opera si è interrotta bruscamente. Perché fu rimosso? La risposta svela la vera natura della gestione Bellandi: fu “Il Gregge” stesso a chiederne e ottenerne la testa. Non è una illazione, ma la sconcertante verità. Il Vescovo ammette di essere a conoscenza di elementi tali da giustificare lo scioglimento immediato del sodalizio, ma sceglie deliberatamente di tirarsi indietro. Invece di difendere l’operato del suo delegato e la verità della fede, Bellandi cede al ricatto morale dell’associazione e rimuove il sacerdote sgradito. Viene da chiedersi: chi governa davvero la Diocesi di Salerno? Il Vescovo o i vertici de “Il Gregge”? La commissione Napolitano: la seconda verità insabbiata Dopo la rimozione di Don Gagliardi, la patata bollente passa nelle mani di Don Erasmo Napolitano, chiamato a guidare una nuova commissione d’inchiesta. Un giurista esperto, uomo d’ordine, chiamato nell’illusione di poter “ammorbidire” la diagnosi o quantomeno dilazionare i tempi. Ma la realtà dei fatti era tale che nemmeno la commissione Napolitano ha potuto tacere. Vengono svolti accertamenti, raccolte testimonianze, redatti verbali e formulati rilievi rigorosi, sia scritti che verbali, consegnati direttamente all’Arcivescovo. Risultato? Anche questa relazione finisce dritta in un cassetto chiusa a chiave. I rilievi di Don Erasmo vengono ignorati, la relazione tenuta rigorosamente nascosta al clero e alla comunità. Un insabbiamento sistematico che ha portato al totale deterioramento dei rapporti: Don Erasmo Napolitano oggi non vuole più nemmeno sentir parlare dell’operato di Bellandi, nauseato dal veder trasformato un lavoro d’inchiesta in un’operazione di pura facciata. Un Vescovo senza governo: il silenzio con il presbiterio Di fronte a un caso di questa gravità, un vero Vescovo — un pastore di governo — avrebbe convocato il presbiterio, affrontato apertamente la questione con i suoi sacerdoti e applicato le norme del Diritto Canonico con carità e fermezza. Mons. Bellandi ha scelto invece la via del silenzio, tenendo all’oscuro la propria Chiesa locale e comportandosi come un moderno Ponzio Pilato che lava le mani di fronte alle proprie responsabilità. Nascondere i dossier, cedere ai desiderata di un’associazione chiacchierata, sacrificare sacerdoti rigorosi come Don Gagliardi e Don Napolitano pur di non affrontare il problema: tutto questo traccia il profilo di un episcopato debole, incapace di guidare e difendere il popolo di Dio. Le domande che esigono risposta La credibilità della Chiesa di Salerno è al minimo storico. I fedeli e il clero esigono risposte immediate: 1. Se le relazioni di Don Gagliardi e Don Napolitano contengono elementi tali da dover chiudere “Il Gregge”, perché si continua a tutelare questa realtà? 2. Perché l’Arcivescovo ha ceduto alle pressioni dell’associazione rimuovendo il suo primo commissario? 3. Per quale motivo la relazione finale della commissione continua ad essere tenuta nascosta al presbiterio diocesano? La Chiesa non trae mai beneficio dal compromesso con la menzogna o dalla codardia di governo. Finchè Mons. Bellandi continuerà a lavarsene le mani, l’ombra dell’inganno e della complicità continuerà a gravare inesorabilmente sul suo ministero episcopale.
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