Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

«Mi faranno prima beato, poi santo»: così disse Carlo Acutis alla mamma, cui era apparso in sogno dopo la sua morte. Lo ha raccontato lei stessa nel salotto de La volta buona, mentre la conduttrice Caterina Balivo annuiva devotamente. Non è blasfemia pensare che la signora Acutis avrebbe preferito per suo figlio successi più secolari e terreni a una carriera post-mortem, pur brillante. E comunque, un figlio morto nel 2006 per una leucemia fulminante a soli 15 anni, nel cuore dei suoi genitori è già un angelo, senza bisogno di macchinosi processi di canonizzazione per assurgere agli status meno prestigiosi di beato e santo.

Domenica sfiorati i 4,3 milioni di spettatori

Ci piace immaginare che Carlo, che anche in Paradiso rimaneva un ragazzino, per di più piemontese, in quel sogno parlasse dei futuri onori degli altari con un filo di subalpino e autoironico understatement. Lo stesso che deve averlo spinto a non rivelare a sua madre un’altra e ben più strabiliante predizione: «Realizzeranno un film su di me che verrà trasmesso da Canale 5 e sbancherà l’audience». Sì, sbancata: malgrado il titolo pedestre Il mio nome è Carlo (scelto forse perché Vita da Carlo era già stato preso da Verdone), il biopic diretto da Giacomo Campiotti ha sfiorato domenica i 4,3 milioni di spettatori, accaparrandosi un terzo della platea televisiva.

Non si tratta soltanto di vetusti “telemorenti“, come li chiama Dagospia: la storia di san Carlo Acutis, a base di preghiere, sacrifici, morte prematura e miracoli, ha conquistato il segmento più ghiotto e imprendibile del pubblico, quello che apprezza tutti gli schermi tranne il televisore di casa: i giovani e giovanissimi (37 per cento) e addirittura i bambini (41 per cento).

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

Sbaragliata la Rai nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose

Un vero colpaccio per Mediaset. Non contenta di aver scippato a mamma Rai il predominio sui giochi della fascia pre-serale (La ruota della fortuna supera regolarmente Affari tuoi) e di aver portato il Tg5 testa a testa col Tg1 (più per demeriti di Saxa Rubra che per altro), con Il mio nome è Carlo il Biscione sbaraglia l’emittente pubblica anche nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

Una vittoria che sa di rivincita, pensando a quella che negli annali televisivi è ricordata come la “guerra dei santi” fra il Padre Pio Rai e l’omologo Mediaset, nel lontano 2000. In termini di ascolti, il Pio di Stato (Michele Placido) superò di poco il Pio del Cav (Sergio Castellitto), che però fu più acclamato dalla critica e replicato a raffica con successo, tanto da meritare, una volta tanto appropriatamente, il titolo di “cult“.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Michele Placido ha interpretato Padre Pio nel film di Giulio Base sulla vita del frate di Pietrelcina (foto Ansa).
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Sergio Castellitto nello sceneggiato su Padre Pio (foto Ansa).

Carlo in realtà era un baby-nerd alla Young Sheldon

Chissà se il piccolo Carlo Acutis ha visto almeno uno dei due Pio, all’epoca. Viene da dubitarne, visto che già a sei anni si era appassionato all’informatica, a nove programmava in Java e C++ e nelle pause suonava il sax. Insomma, era un baby-nerd alla Young Sheldon, distante dal cliché del santo giovinetto alla Luigi Gonzaga o alla san Domenico Savio.

Non sorprende troppo, quindi, che il pubblico giovane abbia apprezzato il biopic su un ragazzo “strano“, interpretato, peraltro, da Samuele Carrino, protagonista di un altro film di grande successo nella Generazione Alfa, Il ragazzo dai pantaloni rosa, anch’esso storia vera di un adolescente non conforme con un finale tragico, ma senza aureola postuma.

Uno smanettone modello per i giovani: non ditelo al governo…

Più sorprendente che uno smanettone per la maggior gloria di Dio venga proposto come modello agli adolescenti, proprio mentre i nostri governanti discutono su come tenerli lontani da pc, telefoni e tablet, considerati strumenti di perdizione e infiacchimento. Ma non è detto che, come protezione per i minori, un santino di san Carlo Acutis funzioni meglio del parental control.