Aspettando Godot, cioè il programma. «Bisogna accelerare sul programma comune», continua a ripetere Elly Schlein. «Prima il programma e poi il leader». Andando avanti così, però, si rischia di arrivare se non alle Politiche, quantomeno alle possibili primarie contro Giuseppe Conte (se non si presenteranno altri candidati) con slogan vari ma idee vaghe.
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Schlein affetta dal maanchismo veltroniano
Del resto è un po’ nelle cose. Se il principale pilastro, forse l’unico, dei tre anni e mezzo di segreteria Schlein è stato l’essere «testardamente unitaria», va da sé che lo scontro non è ben visto, a favore di un farsi concava e convessa che trova echi politici un po’ nella vecchia Dc, e un po’ nel maanchismo di un suo predecessore alla guida del Pd, Walter Veltroni. Di contro, gli alleati i programmi invece ce li hanno, e li marcano ben stretti, come è successo quando Schlein dalle colonne di Repubblica ha inviato una lettera aperta a Giorgia Meloni per costruire insieme un patto su energia e clima. Mossa che ha fatto imbufalire sia Conte sia il rossoverde Angelo Bonelli, spiazzato dall’iniziativa solitaria della leader dem. «Questa mano tesa a lavorare insieme è incomprensibile», ha tagliato corto.

Ogni paletto manda in fibrillazione il Pd
Vero è che quando la segretaria cerca di mettere un punto fermo, il partito sbanda, si divide, fibrilla. Basti vedere la parabola del ddl sull’antisemitismo nato dall’iniziativa legislativa di Graziano Delrio. Al Senato i dem ufficialmente si sono astenuti (ma con nove voti a favore) e alla Camera voteranno no (con l’annuncio di molte defezioni). Ce n’è di che disorientare l’elettore. E quando la segretaria tiene una linea coerente, come sull’Ucraina, se la deve vedere con un pezzo di partito e con la riottosità granitica del principale alleato Conte. A cui Schlein risponde ribadendo il sostegno netto a Kyiv ‘ma anche’ la richiesta di maggiore impegno diplomatico all’Europa. Il tutto condito da un ottimistico «troveremo un compromesso».

La vocazione testardamente unitaria può trasformarsi in una trappola
Saranno i prossimi mesi a chiarire man mano se la linea unitaria di Schlein sarà vincente o se si trasformerà nel proverbiale angolo in cui ci si caccia da soli. Il primo banco di prova saranno le primarie, sempre che si tengano e come. Chiamare il popolo progressista ai gazebo senza un programma definito rischia di far restare a casa molti sostenitori. E poi le Politiche. Perché se gli ultimi sondaggi danno il campo largo in leggero vantaggio, è altrettanto vero che sommare mele con pere, per esempio i pro-Kyiv con vuole stoppare l’invio di aiuti militari a Zelensky, è sempre un azzardo. Tradotto: con Conte leader della coalizione quanti dem lo voterebbero? E con Schlein frontwoman per Palazzo Chigi, i 5 stelle accetterebbero di turarsi il naso? Il tempo per stendere un programma in teoria c’è, soprattutto se si votasse in autunno, ma il timore di molti nello stesso Pd è che la vocazione testardamente unitaria finisca per vincere sulla solidità delle scelte politiche. E temono che a pagarne il prezzo sarà proprio il partito più grande della coalizione di centrosinistra.
