Carmelo Conte
Il 30 giugno 2026, il Giornale “Le Cronache” ha pubblicato un articolo che merita una riflessione di sistema. “L’improvvisa uscita pubblica del Sindaco De Luca contro i Chechile, proprietari del Grand Hotel Salerno, ha lasciato esterrefatti. Uno: la questione dell’inadempienza dei canoni dovuti al Comune da parte dell’Hotel è vecchia di anni. Anzi, la somma è iscritta da oltre 10 anni nel bilancio del Comune tra i crediti non onorati dal debitore. Quali azioni civili di recupero sono state avviate, così come la procedura di blocco della concessione? E l’incredibile ipoteca di 27 milioni concessa al Grand Hotel su un edificio costruito su suolo pubblico perché non ha originato immediata reazione, già anni fa, del Comune? La verità è che l’uscita di De Luca, apparentemente di propaganda, sembra più una mossa irrazionale dettata dal timore di subire le conseguenze di una tempesta che sta arrivando. Anzi, non una tempesta, ma un uragano. Perché la faccenda dei suoli dell’ex Cementificio venduti a Chechile è la madre di tutte le tempeste. E De Luca ci si trova dentro.” Il Sindaco di Salerno non ha replicato a questa che ha tutte le caratteristiche di una denunzia di fatti circostanziati; e, il 13 agosto, ha ordinato la sospensione della licenza e la chiusura Grand Hotel Salerno per il mancato pagamento di oltre 9 milioni di euro dovuti per oneri concessori al Comune da parte della società gestrice dell’hotel. Provvedimento che, com’era prevedibile, su ricorso della società (la famiglia Chechile), il tribunale amministrativo ha sospeso poche ore dopo la notifica, riaprendo la struttura in attesa del giudizio di merito. Un ordinario contenzioso di cui si dovrebbe occupare anche il consiglio Comunale a fine settembre. Tutto lascia pensare che siamo di fronte alla classica iniziativa di “distrazione” di massa, come evoca tal Sergio Sorrentino che, a commento del citato articolo, scrive un post significativo: “Sono tutti schiavi o servi di De Luca. “ Vediamo perché. In base all’art.21 della legge 219/81 e successive modifiche, di cui sono stato, a suo tempo relatore alla Camera dei Deputati, il Comune di Salerno “avrebbe” dovuto acquisire, a titolo gratuito, le aree di sedime dell’ex Italcementi in quanto beneficiaria di un finanziamento di 23 miliardi da parte dello Stato, per delocalizzare il suo stabilimento. E le aree dismesse avrebbero dovuto essere destinate a verde pubblico, parcheggi e servizi sociali. Invece, il Comune di Salerno, per acquisire quelle aree ha pagato un corrispettivo all’’ex Italcementi e si è impegnato a liberarle dalle strutture murarie del vecchio impianto, con un costo di oltre tre milioni dell’epoca. Ma non basta, il Comune ha svolto, a proprie spese, intorno a quell’area un’opera di risanamento, con bonifiche, strade e parcheggi, e ne ha cambiato la destinazione a verde e a servizi pubblici, prevista per legge. Il problema che si pone, perciò, non è quello, pur grave, del mancato pagamento dei canoni concessori, ma il rapporto intercorso tra pubblico e privato, quanto ci ha rimesso finanziariamente il Comune e il danno che ha subito la Città. È questo il vero contenzioso da risolvere ovvero il ruolo svolto dalla “mano pubblica” in un delle città più belle d’Italia, che riguarda il Grand Hotel ma anche con il Crescent, la Cittadella Giudiziaria, la città sanitaria e Piazza della Libertà, e, più in generale, il sovraccarico urbanistico a scopo speculativo, con la negazione di qualsiasi regola di pianificazione. E, quindi, una questione che va affrontata senza opacità e artifizi, “speculando anche sulla speculazione”.
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