Michele Albanese*
Qualche giorno fa, partecipando a una trasmissione TV, ho avuto modo di confrontarmi sulla situazione finanziaria delle famiglie e delle imprese e sul ruolo che una banca del territorio può svolgere a sostegno dell’economia e delle comunità in una fase economica certamente non semplice. È stata l’occasione per riflettere ancora una volta su una domanda che considero centrale: “in un sistema bancario che cambia rapidamente, c’è ancora bisogno delle Banche di Credito Cooperativo?” La mia risposta è convintamente sì. E credo che oggi ce ne sia, per certi aspetti, ancora più bisogno. I dati ci restituiscono una situazione economica con alcuni segnali incoraggianti, ma ancora molto differenziata. In Campania l’economia è cresciuta dello 0,9% nel 2025, più della media nazionale e del Mezzogiorno ed anche il credito alle imprese è tornato complessivamente ad aumentare. Ma dietro il dato generale c’è una realtà che merita attenzione: la crescita dei finanziamenti ha interessato soprattutto le aziende medio-grandi, mentre per le piccole imprese, come la maggior parte del nostro territorio, il credito ha continuato a diminuire. Eppure, sono proprio le piccole imprese a rappresentare una parte fondamentale della nostra economia. Ed è proprio su questo terreno che si comprende meglio il ruolo di una BCC. Nei nostri territori l’economia è fatta soprattutto di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, agricoltori, professionisti e attività familiari. Realtà che magari non muovono grandi numeri singolarmente, ma che, messe insieme, producono occupazione, reddito, servizi e tengono vive le nostre comunità. Una piccola impresa può essere piccola nei numeri, ma non lo è mai per la famiglia che vive di quell’attività, per i dipendenti che vi lavorano e per il paese nel quale opera. Questo le Banche di Credito Cooperativo lo sanno bene e, partendo da qui che, secondo me, va compreso il valore attuale di una Bcc. Non perché debbano concedere credito troppo facilmente o senza la necessaria prudenza. Sarebbe un errore pensarlo. Una banca seria ha il dovere di tutelare il sudato risparmio che le viene affidato e di valutare con responsabilità ogni finanziamento. Ma prudenza non significa distanza. Significa conoscere l’impresa, comprenderne il progetto, valutarne le prospettive, distinguere una difficoltà temporanea da una situazione strutturale. Significa, soprattutto, non ridurre una persona, una famiglia o un imprenditore soltanto a un numero prodotto da un algoritmo o da un giudizio dato dall’IA. Il buon credito non è dire sempre sì. E non è neppure dire sempre no. È saper dire il sì giusto, quando esistono le condizioni per costruire qualcosa di sostenibile. È questa una delle grandi responsabilità del nostro mestiere.La tecnologia, l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e sistemi di valutazione sempre più evoluti stanno trasformando profondamente il settore bancario. È un processo necessario e, per molti aspetti, positivo. Ma nessuna innovazione dovrebbe farci dimenticare che dietro una richiesta di finanziamento c’è quasi sempre un progetto di vita: una casa da acquistare, un’attività da avviare, un’impresa da far crescere, un investimento da realizzare, dei posti di lavoro da difendere, una persona con la sua storia e la sua dignità. Ed è qui che la relazione continua a fare la differenza. Per questo ritengo che famiglie, risparmiatori e piccoli imprenditori dovrebbero guardare con sempre maggiore attenzione alle Banche di Credito Cooperativo e servirsi di esse. Non per una questione di appartenenza o di campanile, ma per una ragione molto concreta: scegliere una BCC significa scegliere un modello bancario nel quale il territorio non rappresenta semplicemente un mercato nel quale vendere prodotti, ma la comunità della quale la banca stessa è parte. Ed è una differenza sostanziale. Il risparmio raccolto sul territorio viene in larga misura rimesso in circolo sullo stesso territorio attraverso finanziamenti a famiglie e imprese. E una parte del valore prodotto ritorna alle comunità anche attraverso il sostegno alla cultura, al sociale, allo sport, alla formazione, ai giovani, alle associazioni e alle iniziative capaci di valorizzare le nostre realtà. Anche questo significa fare banca. Qualcuno potrebbe considerarlo qualcosa di accessorio rispetto all’attività creditizia. Io penso esattamente il contrario. Un territorio economicamente forte ma socialmente debole difficilmente può costruire uno sviluppo duraturo. E un territorio che perde giovani, imprese, servizi, cultura e occasioni di aggregazione finisce inevitabilmente per impoverirsi anche economicamente. Gli interessi, quindi, non sono contrapposti, anzi sono profondamente legati. Nelle aree interne questa responsabilità pesa ancora di più e il problema è particolarmente evidente. Qui una banca non può risolvere da sola problemi complessi come lo spopolamento o la carenza di infrastrutture e servizi. Sarebbe presuntuoso pensarlo. Può però fare la propria parte: sostenere chi investe, accompagnare chi vuole intraprendere, incoraggiare i giovani, essere vicina alle famiglie e contribuire alle iniziative che rendono un territorio più vivo, attrattivo e consapevole delle proprie potenzialità. Perché esiste un principio molto semplice: una banca del territorio cresce davvero se cresce il territorio nel quale opera. Se quel territorio si impoverisce, prima o poi si impoverisce anche la banca. Ecco perché credo che oggi scegliere una BCC abbia anche un significato che va oltre la convenienza di un singolo prodotto o servizio. Può aggiungere qualcosa che diventa sempre più prezioso: conoscenza, relazione, ascolto e responsabilità verso la comunità. Per questo il mio invito a famiglie, risparmiatori e imprenditori è semplice: “conoscete meglio le vostre BCC, confrontatevi con loro, utilizzatene i servizi, mettetele alla prova”. Perché scegliere dove depositare i propri risparmi, dove chiedere un finanziamento o a chi affidare i propri progetti non è mai una decisione completamente neutrale. Significa anche scegliere quale modello di banca si vuole sostenere.Una banca, qualunque essa sia, deve meritarsi ogni giorno la fiducia dei propri clienti. Deve essere solida, efficiente, trasparente, competitiva, tecnologicamente avanzata e offrire prodotti e condizioni adeguati al mercato. Oggi le BCC possono farlo contando anche sulla forza dei due grandi Gruppi Bancari Cooperativi, Cassa Centrale Banca e ICCREA, che mettono a disposizione delle singole banche solidità patrimoniale, liquidità, tecnologia, servizi e condizioni competitive. È una forza di sistema che consente alle BCC di competere alla pari con i maggiori gruppi bancari, conservando però ciò che le distingue: autonomia e conoscenza dei territori, prossimità, relazione e attenzione alle persone. Ma, anche a parità di condizioni, c’è una differenza importante: per una BCC il territorio non è soltanto uno spazio economico in cui operare. È la comunità di cui la Banca è parte e con cui condivide presente e futuro. Noi della Banca Monte Pruno continuiamo a credere in una banca moderna e solida, rigorosa nelle regole ma vicina alle persone; capace di utilizzare la tecnologia senza rinunciare alla relazione; prudente nella concessione del credito ma pronta ad assumersi la responsabilità di accompagnare chi ha idee, capacità e progetti sostenibili. Una banca che non si limiti a stare sul territorio, ma continui a sentirsi parte del territorio.È questa, ancora oggi, la ragione più profonda del Credito Cooperativo. * Presidente della Banca Monte Pruno
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