Le università telematiche contribuiscono ad ampliare l’accesso all’istruzione universitaria, intercettando persone che avrebbero avuto una minore probabilità di iscriversi. È una delle conclusioni del paper della Banca d’Italia Who goes online? Selection and performance in Italian higher education di luglio 2026, che analizza la crescita degli atenei online e il profilo dei loro studenti. Secondo lo studio, la crescita delle università telematiche si è concentrata soprattutto nelle province dove l’accesso all’università era storicamente più basso. Per gli autori questo rappresenta un’espansione della platea degli studenti universitari e non un semplice spostamento di iscritti dagli atenei tradizionali a quelli online. L’analisi mostra inoltre che chi sceglie una laurea telematica aveva, già prima dell’immatricolazione, una probabilità inferiore di iscriversi all’università. Per questo il rapporto sostiene che gli atenei online agiscono «almeno in parte come complemento e non come sostituto» del sistema universitario tradizionale, portando nella formazione accademica persone che altrimenti avrebbero avuto minori possibilità di intraprendere tale percorso.
Più studenti che completano il percorso
Negli ultimi anni il settore ha registrato una crescita significativa. Gli iscritti agli 11 atenei telematici sono passati da circa 119 mila nell’anno accademico 2018/19 a quasi 308 mila nel 2024/25, arrivando a rappresentare il 15 per cento della popolazione universitaria italiana. Nello stesso periodo sono aumentati anche i laureati e l’offerta formativa, con i corsi attivi cresciuti del 40 per cento. Tra gli aspetti più rilevanti messi in evidenza dalla ricerca figurano anche gli esiti del percorso universitario. A parità di caratteristiche degli studenti, l’iscrizione a un’università telematica si associa a un tasso di abbandono tra primo e secondo anno inferiore di 9,8 punti percentuali rispetto agli atenei tradizionali e a una probabilità più elevata di conseguire la laurea nei tempi previsti. Il differenziale stimato è di 14,6 punti percentuali a favore degli studenti iscritti agli atenei online. Il rapporto individua diverse possibili spiegazioni di questi risultati. La maggiore flessibilità della didattica online può ridurre gli ostacoli per chi lavora o ha responsabilità familiari, consentendo di conciliare gli studi con altri impegni. Inoltre, chi torna a studiare dopo alcuni anni tende a essere particolarmente motivato a completare il percorso. Modalità di valutazione più modulari possono infine contribuire a limitare il rischio di interruzione degli studi. Il rapporto, tuttavia, presenta queste come ipotesi interpretative, senza indicarne una come prevalente.
Un canale complementare a quello tradizionale che intercetta una platea con esigenze diverse
Quanto al profilo degli studenti che scelgono gli atenei telematici, si tratta mediamente di persone più adulte rispetto agli iscritti alle università tradizionali, spesso lontane dal conseguimento del diploma e più frequentemente residenti nel Mezzogiorno o nelle aree interne del Paese. Secondo gli autori, gli atenei telematici sembrano quindi intercettare soprattutto persone per le quali l’accesso alla formazione terziaria può essere ostacolato dalla distanza temporale dal diploma, dalla necessità di conciliare gli studi con il lavoro o altri impegni e dalla residenza in territori caratterizzati da una partecipazione universitaria più bassa. È proprio la combinazione di questi fattori a rendere l’offerta online un canale complementare rispetto a quella tradizionale: non si limita ad attirare studenti che avrebbero comunque scelto l’università, ma rende più praticabile l’ingresso o il rientro negli studi a una popolazione che, sulla base delle proprie caratteristiche iniziali, avrebbe avuto una minore probabilità di iscriversi.
