Chiamalo se vuoi Sevizio pubblico. La Rai meloniana travolta da addii, defezioni, nuovi editti e cacciate può solo appellarsi a Santo Stefano De Martino, sperando nella grazia sanremese e nella reunion dei Maneskin all’Ariston. Per il resto, tra Report e Belve – per citare solo gli ultimi due casi – la situazione comincia a essere insostenibile.

I motivi dietro l’insofferenza di Francesca Fagnani
Francesca Fagnani ha intenzione di mettere fine al suo contratto. Si è compromesso il rapporto di fiducia, ha spiegato, accennando a idee divergenti con l’azienda. Tra le motivazioni ci sarebbero anche i cachet troppo onerosi degli ospiti. Fatto sta che perdere Belve e il suo share (con picchi del 12 per cento) è un rischio che questa tivù pubblica non può permettersi. E infatti è subito intervenuto Williams Di Liberatore, direttore dell’Intrattenimento Prime Time. «Francesca Fagnani è un asset fondamentale e una risorsa preziosa per la Direzione Intrattenimento Prime Time ed è legata all’azienda da un contratto di esclusiva», ha messo in chiaro. «Durante l’estate ci sono state varie interlocuzioni sugli sviluppi del programma. Oggi siamo al lavoro». I problemi legati a un’eventuale uscita di Fagnani non finiscono con le percentuali di ascolto. Come ha scritto Il Fatto Quotidiano, perdere Belve, co-prodotto dalla Rai e da Fremantle, significherebbe perdere pure l’accordo economico siglato con Disney+ attraverso la controllata Rai Com. Di sicuro, Fagnani non avrebbe problemi a ricollocarsi. Per lei si potrebbero aprire le porte di Mediaset, anche ai grazie ai buoni rapporti con Maria De Filippi, magari in accoppiata con Enrico Mentana, sempre più insofferente a La7.

Il caso Report e l’autogol dei vertici Rai
C’è poi il caso Report. La cacciata di Sigfrido Ranucci dalla conduzione ha avuto l’effetto di compattare la redazione. Fino a luglio, la stragrande maggioranza della squadra convergeva su una soluzione collegiale ma, dopo la bufera mediatica sollevata contro il conduttore dai giornali di destra, gli inviati hanno fatto fronte comune minacciando di lasciare in blocco la Rai. Evidentemente i vertici dell’azienda pensavano che bastasse come garanzia la doppia nomina a capo-autore di Bernardo Iovene e Giulio Valesini, ma è andata diversamente. I due hanno risposto picche ed è partita la rivolta contro i nuovi volti imposti dai vertici: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Destinato alla sede campana della TgR, Piervincenzi a Napoli non ha mai messo piede. Circostanza che, a posteriori, ha corroborato l’ipotesi che la scelta di Presutti e Piervincenzi fosse stata presa da tempo dai vertici, senza minimamente consultare la redazione, informata dall’avvicendamento solo da un lancio d’agenzia. Un pasticcio che ha infiammato animi già surriscaldati. Ora anche il cdr dell’Approfondimento Rai invita alla battaglia per difendere il «giornalismo di inchiesta».

Il botta e risposta tra Ranucci e Piervincenzi
Ranucci, che con i suoi legali sta preparando la causa contro il suo allontanamento, dai teatri e dalle serate firmacopie continua a cannoneggiare contro l’azienda. «Ci sono imprenditori pronti a finanziare la battaglia per la libertà di stampa e aiutare i colleghi esterni con centinaia di migliaia di euro», ha tuonato. «Anche su YouTube, faremmo numeri più alti di certe trasmissioni», attaccando di nuovo i due presunti usurpatori con cui ha ingaggiato un botta e risposta a distanza. I maligni sussurrano che alla fine potrebbe persino candidarsi con il Movimento 5 stelle, seguendo le orme di Lucia Annunziata che, un anno dopo aver lasciato In mezz’ora, scese in campo col Partito democratico alle Europee trasferendosi a Strasburgo.
Chi l’ha visto? resisterà senza Federica Sciarelli?
Ai cahiers de doléances va poi aggiunto Chi l’ha visto?. L’uscita di scena di Federica Sciarelli potrebbe causare contraccolpi agli ascolti. Tra i papabili candidati a sostituirla c’era pure Fagnani, che si era resa disponibile. Non se ne è fatto nulla e al posto della Fede nazionale è arrivata l’interna Raffaella Griggi. Anche questo, per inciso, sarebbe uno dei motivi delle frizioni tra la Signora delle Belve e la Rai.

Roberto Sergio lascia la poltrona di dg
Per non farsi mancare nulla, ai piani alti dell’azienda si registra l’uscita di Roberto Sergio che lascerà l’incarico di direttore generale a fine settembre. I motivi non sarebbero solo anagrafici (Sergio è nato nel 1960): si mormora che i rapporti con il presidente facente funzione Antonio Marano non siano dei migliori. A Sergio resta la guida di tv San Marino. L’interim, ha scritto Il Fatto, potrebbe andare all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, almeno fino a quando la tanto agognata riforma della Rai non vedrà la luce. Chissà se davanti alla nuova ondata di uscite (che arrivano, vale la pena di ricordarlo, dopo quelle di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, oltre che di Bianca Berlinguer, Amadeus, Corrado Augias, Massimo Gramellini e la già citata Annunziata) Rossi ripeterà la battuta con cui commentò le dimissioni di Augias: «La Rai è sopravvissuta all’addio di Baudo…». Il punto però è come sopravviverà.

