Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo

Alla fine dei conti, della fiera, alla fine del campo largo, alla fine del sinistra-centro, delle primarie, della coalizione tanto attesa quanto disattesa, alla fine di tutto, insomma: c’è questo progetto oppure no?

Il dubbio sulla lealtà dell’elettorato è la fine intrinseca del campolarghismo

Perché le idee scarseggiano a sinistra quanto scarseggiano i leader autorevoli, carismatici, di quelli che si impongono senza bisogno di competere. Questi leader non ci sono più, a sinistra, ecco perché c’è tutta questa discussione campolarghista assai estenuante per decidere chi fa il capo. Se ci fosse un capo naturale, come c’è a destra, le primarie sarebbero un feticcio scenografico. Invece c’è chi le mette in discussione, vedi Roberto Speranza, ex ministro della Salute, che ha pure proposto la boiata simbolica del neo 18enne o del partigiano da mettere come candidato premier (e il problema è che i campolarghisti si dividerebbero pure sul giovane e sul vecchio, ecco). Il partito anti-primarie teme, non senza qualche ragione eh beninteso, che gli elettori sconfitti non correrebbero alle urne per sostenere il candidato che ha vinto le primarie, e quindi la soluzione migliore è congelare tutto, narcotizzare il dibattito, far finta che non ci sia, andiamo sul giovane o sul vecchio e poi ci si pensa dopo. Ma questa è già la fine intrinseca del campolarghismo. Il dubbio sulla lealtà e la fedeltà dell’elettorato. Il timore d’essere fregati

Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo
Roberto Speranza (Imagoeconomica).

L’assenza di vero capo e la maledizione del renzismo

Non ci sono leader a sinistra, è un fatto palmare. Le sacre istituzioni sono state già desertificate, di Bankitalia ormai da ingaggiare mancano solo gli uscieri. L’ultimo grande leader a sinistra è stato Matteo Renzi, uno che oggi vale il 2 per cento e viene incolpato anche di colpe che non ha (e pure le responsabilità non gli mancano), mentre delle segreterie Zingaretti e Letta non v’è traccia nel dibattito pubblico del centrosinistra. Renzi era il leader per essenza maggioritario, ma come Icaro s’è bruciato le ali avvicinandosi al sole, cercando peraltro di fare sia la parte di Icaro sia quella del sole. Il problema è che quella sua leadership muscolare adesso non è più possibile perché la sua sconfitta politico-culturale impedisce a qualsiasi altro di mettersi sulle sue tracce. È come le riforme istituzionali e costituzionali: ogni volta che si perde un referendum su questi temi, si assiste alla loro sparizione totale dal dibattito parlamentare e politico. Sono temi associati alla sconfitta, dunque consegnati alla storia per non essere più riproposti. Ci penserà magari qualcuno fra 30 anni, chissà.

Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Con le leadership ordinarie la gente non sogna

Vale anche per i leader: nessuno può assomigliare a Renzi. Sì, ogni tanto sui giornali torna l’“ipotesi Gentiloni”, che rischia di essere come l’“ipotesi Amato” per qualsiasi incarico ai massimi livelli. È il destino dell’essere riserva della Repubblica; sei lì a disposizione per salire al governo. Il problema però è che con leadership ordinarie la gente non sogna, è il motivo (uno dei motivi, via) per cui, tragicamente, Donald Trump negli Stati Unito ha vinto non una ma due volte. La politica è anche credere in qualcosa, finanche di assurdo. Qui non si capisce però in che cosa creda il campo largo o come perbacco si chiamerà quella che rischia di essere un’accozzaglia non troppo larga (bisogna ancora capire se il solito Renzi sarà accolto oppure se sarà un’alleanza Pd-M5S-Avs e stop).

Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo
Paolo Gentiloni (Imagoeconomica).

È Conte il trendsetter del campo largo e magari vince pure le primarie

La politica estera, il fisco, forse la legge elettorale. È sui valori non negoziabili o presunti tali che l’armonia campoarghista scarseggia, perché come il coraggio la visione comune se non ce l’hai non te la puoi dare. Non si può inventare la chimica fra due persone. Vale anche per la politica. È per questo che il più scaltro di tutta la combriccola, cioè Beppe Conte, insieme a qualche suo amico che prova a essere scaltro, cioè Goffredo Bettini, sa dove andare a colpire. È lui che detta i tempi del sinistra-centro, c’è poco da fare. Così come dopo due ore dalla chiusura dei seggi referendari, a marzo, aveva già riaperto il caso primarie dicendosi a favore, oggi obbliga la sinistra a parlare della cultura woke, prendendone le distanze. È Conte il trendsetter del campo largo. Magari vince pure le primarie. Tanti cari auguri. 

Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).