Il lavoro sommerso e lo sfruttamento si nascondono ancora in diversi settori dell’economia salernitana, ma adesso hanno un nuovo punto di emersione. A meno di due mesi dall’apertura, lo sportello multilingue del progetto “ALT Caporalato T.R.E. – Tutela, Resilienza ed Emersione”, attivo dal 23 giugno presso l’Ispettorato territoriale del lavoro di Salerno, ha già raccolto numerose segnalazioni da parte di lavoratori provenienti da diversi Paesi. Uno strumento pensato soprattutto per raggiungere quei lavoratori che, per paura di perdere il posto, per timore di ritorsioni o semplicemente per difficoltà linguistiche e culturali, spesso non riescono a denunciare le proprie condizioni di lavoro. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e mette a disposizione ascolto, orientamento e assistenza, con il supporto di mediatori culturali. Dai primi colloqui sono emerse situazioni che hanno richiesto l’intervento e ulteriori verifiche da parte delle strutture competenti. Le segnalazioni riguardano principalmente edilizia, agricoltura, turismo e autotrasporto, comparti particolarmente esposti al rischio di irregolarità e sfruttamento. Nel settore delle costruzioni, alcuni lavoratori di nazionalità africana hanno raccontato condizioni legate a orari di lavoro, mancato rispetto dei riposi settimanali, registrazione delle ore effettivamente lavorate e pagamento delle retribuzioni. Elementi che hanno fatto scattare gli approfondimenti da parte degli organi competenti. Situazioni da verificare anche nel mondo dell’autotrasporto, dove le informazioni raccolte allo sportello hanno portato a controlli su possibili rapporti di lavoro irregolari, sulla corretta comunicazione dell’instaurazione del rapporto e sulla gestione di un infortunio. Ancora più delicata la situazione emersa nel comparto agricolo. In questo caso gli operatori si sono imbattuti nella posizione di un lavoratore che si trova in una condizione di forte vulnerabilità sociale, economica e abitativa. Una vicenda che sarà approfondita anche per verificare l’eventuale presenza di forme di intermediazione illecita di manodopera. «I primi riscontri confermano l’utilità di uno strumento che stabilisce un rapporto diretto con i lavoratori più fragili», spiega il direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Salerno. «Spesso sono restii a rivolgersi alle istituzioni per timore di ritorsioni o per difficoltà linguistiche e culturali. L’ascolto qualificato, la mediazione linguistica e l’assistenza individuale sono condizioni preliminari perché lo sfruttamento possa emergere e possa essere perseguito». Lo sportello diventa così una sorta di porta d’accesso alle istituzioni per chi vive una condizione di possibile sfruttamento, con l’obiettivo non soltanto di individuare il lavoro irregolare, ma anche di informare i lavoratori sui diritti e sulle tutele previste dalla legge. Un’attività che si inserisce nella più ampia rete di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo e che punta a favorire anche percorsi di inclusione sociale. Il servizio è rivolto a lavoratori e lavoratrici, italiani e stranieri, che ritengano di trovarsi in una situazione di lavoro irregolare o sfruttamento, ma anche a chi abbia semplicemente bisogno di informazioni sui propri diritti. Le segnalazioni possono essere effettuate in forma riservata e viene garantita la riservatezza sull’identità di chi si rivolge allo sportello. Il presidio è aperto ogni martedì dalle 9.30 alle 12.30, presso la sede dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Salerno, in Corso Vittorio Emanuele 94, secondo piano, stanza 7. Non è necessaria alcuna prenotazione e l’accesso è gratuito. I mediatori culturali garantiscono assistenza in inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo, lingue afro-asiatiche, indiano, cinese, russo, ucraino e rumeno. Un servizio che, nei primi due mesi di attività, ha già iniziato a squarciare il velo su una realtà sommersa e difficile da intercettare: quella di chi lavora, ma spesso senza poter contare pienamente sui propri diritti.
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