La solitudine di Mattarella: esiste ancora un partito del Presidente?

Talmente super partes da essere solo. Sergio Mattarella consegna alla politica e ai cittadini la sua riflessione prima della pausa estiva e ricorda per cinque volte nel suo saluto all’Associazione stampa parlamentare per la cerimonia del Ventaglio che il ruolo che la Costituzione gli assegna è quello di un arbitro fuori da ogni contesa politica. Una posizione un po’ voluta dal capo dello Stato per tutelare le sue prerogative, un po’ figlia degli attuali partiti, nessuno dei quali si sente più “il partito del Presidente” come era in passato. E così si trova, a pochi giorni da una breve vacanza in montagna, a tre anni scarsi dalla fine del mandato e a un anno dalle elezioni, a bacchettare sia la destra sia la sinistra, sia governo sia opposizione, non nascondendo la sua preoccupazione per un clima di scontro in cui basta una scintilla per accendere la violenza.

La solitudine di Mattarella: esiste ancora un partito del Presidente?
Sergio Mattarella alla cerimonia del Ventaglio (Imagoeconomica).

La bacchettata al centrodestra su Roggero e sulle politiche migratorie

Al governo, che lo ha strattonato sul caso Roggero, il capo dello Stato ricorda che le leggi ad personam, magari alla rincorsa di un caso di cronaca e per fare un po’ di propaganda, non rafforzano la sicurezza ma portano «all’abdicazione dello Stato». E a quei partiti euroscettici ed eurocritici, da FdI alla Lega fino ora a Futuro nazionale, rimprovera di essere i primi a frenare quando Bruxelles cerca di accelerare su un dossier, ostacolando «in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci». Mattarella lamenta anche le politiche migratorie concentrate solo sui risvolti di illegalità ed emergenza e, citando Papa Leone XIV, chiede all’esecutivo «interventi di strategia di governo del fenomeno», magari senza dimenticare i tanti italiani, soprattutto giovani, che se ne vanno all’estero «non per scelta ma per necessità». E spera che si faccia ripartire il lavoro della commissione di Vigilanza Rai, paralizzata da un mese dopo aver tenuto per un anno in stand by il rinnovo dei vertici

La solitudine di Mattarella: esiste ancora un partito del Presidente?
Carlo Nordio (Imagoeconomica).

E al centrosinistra per le esitazioni nel condannare la violenza

Ma Mattarella non risparmia nemmeno le opposizioni, a volte tiepide o distratte o lente nel condannare senza appello ogni forma di violenza politica e sociale. «Non è accettabile che si faccia strada la convinzione che, se le proprie posizioni risultano minoritarie all’interno della società, sia giustificabile il ricorso a forme di violenza», che è invece «virus letale della democrazia». Davanti a quel che è avvenuto in Val di Susa, ultimo esempio di scontri nelle strade e nelle piazze, «non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi». Non esistono insomma ‘compagni che sbagliano’ perché «chi pratica, chi predica, chi giustifica» la violenza «aggredisce la Costituzione» e non può dirsene paladino. 

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Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani al cantiere di Chiomonte dopo gli scontri (Imagoeconomica).

L’invito bipartisan alla misura

Dunque, dopo aver distribuito fendenti a destra e a manca, il presidente mette tutti in riga alle prime mosse di una campagna elettorale che al momento pare «intempestiva», come a dire “siete partiti un po’ troppo presto a incornarvi, si vota tra un anno”. Innanzitutto una sottolineatura bipartisan (nel senso che in entrambi gli schieramenti ci sono partiti ostili) sul fatto che una difesa comune europea «non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace». Poi la constatazione che il dibattito sulla riforma elettorale si sta dipanando su mille direttrici tranne una, forse la più importante: la lotta all’astensionismo. Pare poco utile cercare strani meccanismi per strapparsi un voto in più o in meno se non va alle urne nemmeno la metà degli elettori. Ma quel che preoccupa Mattarella, sopra tutto, è la sordità reciproca. All’estero, negli Usa, la chiamano polarizzazione, ma lì i partiti sono solo due. In Italia il capo dello Stato lo descrive come «una sorta di rifiuto sdegnato non di condividere ma di ascoltare le opinioni altrui: non ci si può sorprendere che ne derivi un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza». Senza voler arrivare alla teoria dei cattivi maestri, i politici dovrebbero per primi misurare le parole, pur nell’asprezza del confronto politico, sapendo che su alcuni temi serve una condivisione, dalla politica estera alle regole istituzionali. 

La solitudine di Mattarella: esiste ancora un partito del Presidente?
Sergio Mattarella con Ignazio La Russa e Renato Brunetta (Imagoeconomica).

Così super partes da essere solo

«Nelle Camere i rispettivi presidenti sono organi di garanzia, ricoperti comunque da esponenti politici. Diversa è la posizione del Presidente della Repubblica, estraneo alla dialettica tra le forze politiche», butta poi là Mattarella, sempre più super partes, sempre più solo nel palazzo, sempre più popolare tra i cittadini, che non vorrebbe essere l’ultimo a interpretare la presidenza come un ruolo di garanzia.  

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Tredici anni fa Giorgio Napolitano accettando la rielezione aveva parlato di sordità dei partiti e di una serie «imperdonabile» di mancate decisioni. Ora Mattarella, che ci ha abituato a un diverso linguaggio, si augura che «le tensioni elettorali non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini». Mutatis mutandis, l’appello è quasi lo stesso e parla a tutta la politica.