Maria De Filippi e il potere di Temptation Island: il vero consenso popolare d’Italia

Prendete quattro milioni abbondanti di italiani, sintonizzateli su Canale 5 a godersi lo spettacolo celestiale delle corna sotto il sole e avrete la mappa esatta del vero potere in questa penisola alla deriva. Altro che i sondaggi calibrati nei corridoi di Montecitorio. È il regno assoluto e incontrastato di Maria De Filippi, la vera, unica e spietata presidente del Consiglio ombra di una Repubblica fondata sul melodramma. Mentre la politica si incarta sulle poltrone, la sovrana di Mediaset impartisce lezioni magistrali di governabilità applicata direttamente dal suo stabilimento balneare dei sentimenti. Il suo fenomeno di stagione, alias Temptation Island, non è semplicemente un programma televisivo: è una corazzata scientificamente programmata per blindare il consenso della nazione intera. 

Maria De Filippi e il potere di Temptation Island: il vero consenso popolare d’Italia
Maria De Filippi a C’è Posta per te (Ansa).

Il miracolo pop definitivo di Maria

I dati Auditel non sono semplici indici d’ascolto, sono un bollettino di guerra: la maratona finale della quindicesima edizione stampa un pazzesco record che supera il 34 per cento di share, lasciando solo macerie attorno a sé. Ecco dove risiede la vera maggioranza bulgara del Paese: Queen Maria ha compiuto il miracolo pop definitivo, unendo nello stesso identico calderone il ragazzino che consuma i video dei falò su TikTok, dove il gradimento sfiora il 70 per cento tra i giovanissimi nella fascia tra i 15 e i 19 anni, e il laureato colto, il professionista del salotto bene, che si nutre delle miserie affettive della provincia con distaccato e cinico voyeurismo sociologico, superando il 25 per cento di share tra i medici e i dirigenti che preferiscono questa fiera del congiuntivo masticato alla noia dei talk show politici.

Poca spesa, massima resa

L’idea originale non è farina del nostro sacco: nasce in Olanda con il titolo di Blind Vertrouwen, ovvero “fede cieca”, poi sdoganato dagli americani di Fox col nome di Temptation Island. La Signora di Mediaset ci vide lungo già nel 2005, quando decise di importarlo come Vero Amore e di condurlo lei stessa, prima di lasciarlo riposare nove anni e rilanciarlo nel 2014 affidando la voce narrante a Filippo Bisciglia. Mettere in piedi questo teatrino nazionale della gelosia gestito dai montaggi dell’autrice storica Raffaella Mennoia costa alla Fascino PGT srl, la cassaforte societaria di Maria partecipata al 50 per cento da Mediaset, letteralmente due lire. Le coppie protagoniste vengono scovate nelle province dell’Anagrafe ignorante e spedite nel resort calabrese in cambio di un rimborso spese irrisorio che oscilla tra i 2.000 e i 2.500 euro complessivi a coppia, un prezzo stracciato per farsi umiliare a sentimenti unificati, mentre i tentatori single viaggiano a rimborsi spese minimi e il conduttore si porta a casa un cachet sì generoso, ma contenuto tra i 45 mila e i 50 mila euro complessivi. Poca spesa, massima resa, zero contratti milionari da difendere.

A fronte di investimenti così ridotti all’osso, Publitalia ’80 vende gli spazi di fine luglio a tariffe da finale di Coppa Italia, gonfiando il fatturato d’area della Fascino verso i 67 milioni di euro per un giro d’affari complessivo che sfiora i 77 milioni, con oltre 8 milioni di profitti distribuiti ai soci e 44 milioni di costi per servizi spesi unicamente per pagare i talent vip delle trasmissioni invernali. Un monopolio che non si esaurisce con la prima serata lineare, ma si espande in modo scientifico sul consumo on-demand bulimico di Mediaset Infinity (da oltre 40 milioni di ore di visualizzazioni), mentre le clip dei falò di confronto colonizzano gli smartphone per settimane intere. È la democrazia del click digitale che azzera completamente l’interesse dei cittadini per i telegiornali istituzionali. 

Altro che Meloni, è De Filippi a godere di un puro consenso popolare

La pancia profonda della nazione preferisce, insomma, proiettarsi nelle dinamiche primordiali regolate sul campo dall’ex gieffino sotto il cielo calabro. Lì si consumano i veri drammi sgrammaticati, dove l’italiano viene preso a calci con la stessa foga dei fidanzati gelosi, tra processi pubblici digitali, condanne e assoluzioni sentimentali che la gente commenta al bar o in ufficio la mattina successiva con una foga che nessun leader politico saprà mai generare. Se la politica di oggi è ridotta a una sfilata di promesse non mantenute e alleanze che saltano al primo brivido d’Aula, Maria offre certezze matematiche riproducibili in laboratorio a ogni maledetta estate. Allora diciamolo senza ipocrisie: bionda per bionda, se la premier in carica non trova la quadra per blindare la stabilità economica dello Stato, la soluzione più efficiente sul piano del puro consenso popolare sarebbe quella di affidare direttamente la guida del Paese a Maria De Filippi.

Maria De Filippi e il potere di Temptation Island: il vero consenso popolare d’Italia
Maria De Filippi con Fedele Confalonieri.

L’Italia ha già votato con il telecomando in mano

Lei la maggioranza assoluta degli italiani ce l’ha già in tasca, senza bisogno di fare patti di governo instabili con Matteo Salvini, che va a fare passerella a Bollate e tira disperatamente per la giacchetta il gioielliere cuneese Mario Roggero prima di rimetterlo in stand-by (definitivo), senza bisogno di litigare con i benzinai sul prezzo del gasolio e senza dover inseguire le grane geopolitiche del calcio italiano, dove la panchina della Nazionale è diventata una barzelletta d’appendice. A Queen Mary basterebbe convocare un falò di confronto a reti unificate per risolvere qualsiasi crisi internazionale o vertenza sindacale, azzerando i costi di gestione a un rimborso spese base per i ministri, obbligandoli a guardare i filmati compromettenti nel capanno prima di parlare, e garantendo un livello di stabilità emotiva e monetaria che questa classe dirigente non è più in grado di sognare. L’Italia ha già votato con il telecomando in mano: la vera premier cavalca un Biscione e governa sovrana.