Primo Carbone
Egregio Direttore,
alla luce dei fatti incresciosi verificatisi al “Porticciolo”la notte scorsa, dove un gruppo di ragazzi nel voler affiggere dei manifesti commemorativi in città, del CINQUANTAQUATTRESIMO anniversario della morte del caro Carlo Falvella studente universitario, che a diciannove anni perché di Destra e quindi considerato “FASCISTA”, era stato giudicato e condannato a morte da chi , ieri come oggi, aveva dato esecuzione all’infame slogan : “UCCIDERE UN FASCISTA NON è REATO”, si sono scontrati, in maniera franca e fortunatamente senza gravi conseguenze ( qualche pugno, qualche spintone e qualche vaffff..) con altri giovani che, ignorando ogni logica di libertà, hanno pensato di opporsi all’affissione di quei manifesti. Questo accadimento mi porta a fare delle considerazioni: Che due gruppi di giovani, per motivi politici, possano “menarsi” va nella logica, anche se deprecabile, dei fatti. Tuttavia ciò che per me fa scandalo è la presa di posizione di quattro neo consiglieri comunali, che in maniera sciacallesca, hanno pensato bene di cogliere il fatto deprecabile e portarlo all’attenzione della città e del sindaco chiedendo la revoca della concessione del “Salone dei Marmi”, in “palazzo Guerra”, della cerimonia del 07 luglio, di presentazione di un libro che racconta i fatti su citati. Questa squallida iniziativa che va contro ogni logica di pacificazione nazionale e che dopo tanto tempo serve a risvegliare odi e rancori, è stata presa non solo da “VECCHIE CIABATTE, resuscitate, ANTIFASCISTE”; quello che mi fa specie è vedere nella foto il prof. Adalgiso Amendola, penso, tra i fautori di questa presa di posizione. Si Adalgiso, quel ragazzo che non molti anni fa era in via Diaz, nella sede del MSI e del Fronte della Gioventù. Dovevo calmarlo quando si trattava di iniziative politiche esterne, in piazza e davanti alle scuole, poichè tanti ragazzi, allora, lo guardavano come punto di INTRANSIGENZA politica, forte della sua capacità oratoria e culturale. Adalgiso, ai microfoni di radio “Sfida” (radio privata del FDG di Salerno), parlava di orgoglio, amore, Patria. Si faceva notare per il suo attivismo e tanti erano gelosi di lui. Non erano molti i camerati che venivano dal liceo “T. Tasso”, di p.zza San Francesco, in via Diaz. Un figlio dell’alta borghesia salernitana e con un tale grado di cultura. Ascoltarlo recitare a memoria i versi dei “CANTOS”, di Ezra Pound, era meraviglioso. Sublime era ascoltare i versi di “ALTOFORTE”: “All’inferno! La pace appesta tutto il nostro Sud…….. Diamoci alla musica! Io non ha vita tranne quando cozzano le spade… Conceda l’Inferno di sentire presto il cozzo delle spade! E i nitriti dei destrieri acuti dei destrieri che gioiscono nella battaglia. Petto chiodato opporsi a petto chiodato!………. L’Inferno conceda presto che di nuovo s’odi il cozzar delle spade! L’Inferno cancelli in nero per sempre il pensiero”Pace”! Avevo visto e seguito altri giovani del FdG, che presi dalle passioni giovanili, si erano persi nel mito del “Super Uomo”. Lo vedevo diverso e gli parlai di “Spiritualità”, gli parlai di Gesù e di essere forte in Lui, come i cavalieri “Templari” e non travalicare nella mitologia degli “ASI”. Ricordo , a me sembra, mi desse ascolto. Dopo qualche tempo assistetti al suo, per me, “crollo valoriale. Passò qualche estate, lo persi di vista. Lo ritrovai nel “gruppo” di Padre Salvatore; dopo poco tempo diventò, per me, un libertario pannelliano (?). Cercai di parlargli tuttavia sembrava sfuggirmi. Passò ancora qualche tempo e lo vidi come un comunista (?). Tuttavia continuavo a stimarlo come uomo di cultura. Qualche settimana fa, prima delle elezioni comunali, lo incoraggiai nella sua corsa a consigliere comunale. Gli dissi: “Finalmente un po’ di cultura in quel contesto, non potrà che fare del bene alla città. Confidavo nella sua buona fede, lo conoscevo comunque come un uomo d’onore, rispettoso degli altri, difensore della dignità di ognuno, aldilà delle posizioni ideali. E pensare che , in una eccezione assoluta,volevo votarlo. Certo che avrei dato un voto all’uomo che conoscevo e non al “comunista” che era diventato. Fortunatamente la mia tenacia, intransigente, politica mi fece desistere. Quando lo rividi qualche giorno orsono, mi congratulai con lui per il successo personale ottenuto, mi gelò la sua risposta: “Grazie Primo. Pensa che dopo aver avuto la certezza della mia elezione, con i “compagni”, abbiamo intonato “Bella Ciao”. Rimasi sconcertato. Poteva essere una cosa normale, ma ricordarlo che cantava “Allarmi siam Fascisti” ed oggi, cantare “Bella Ciao”, in verità mi fece male nel profondo. Egregio Direttore, potrei finirla qui. Tuttavia al peggio non c’è limite. Lui, Adalgiso Amendola, il professore a cui avevo dato la prima lettura, del mio primo libro (2003 lo conoscevo ancora come uno dei “nostri”) “La Chiesa Salernitana nel Risorgimento Italiano, tra Rivoluzione e Controrivoluzione”, ritrovarlo protagonista di un’azione tanto miserevole contro nostro comune Martire Carlo Falvella, mi ha profondamente deluso. Direi disgustato. Sono un uomo libero e lui lo sa. Dico quel penso e penso quel che dico: “caro prof. Con questa tua presa di posizione , nel voler negare la commemorazione di Carlo Falvella nel salone dei “Marmi”, non ti darà il “patentino” di antifascista. Sarai sempre e per tanti quello che qualche ragazzo del FdG diceva di te: “E’ SOLO UN OPPORTUNISTA POLITICO”.
L'articolo Adalgiso Amendola: Da «All’armi, siam fascisti» a Bella Ciao proviene da Le Cronache.
