Di Olga Chieffi
Trasferta seria e prestigiosa quella del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, che sbarca ad Amburgo, nella prestigiosa Laeiszhalle per partecipare al Festival di Martha Argerich, giunto alla sua ottava edizione. La partnership ha trovato il pieno sostegno di Daniel Kühnel, Sovrintendente della Symphoniker Hamburg, che ha accolto con particolare favore la collaborazione con il Conservatorio salernitano. Tale sinergia costituisce un importante riconoscimento del livello raggiunto dall’Istituzione e conferma la crescente proiezione internazionale del “Martucci”, sempre più presente nei principali contesti musicali europei. L’iniziativa, voluta dal Direttore del Conservatorio, Prof. Fulvio Artiano, condivisa e sostenuta dal Presidente del Conservatorio, Ing. Vittorio Acocella, che ha costantemente accompagnato e incoraggiato il percorso di internazionalizzazione dell’Istituzione ha quale coordinatrice, la pianista Tiziana Silvestri. Dal 15 al 30 giugno gli studenti sono stati coinvolti in un intenso percorso di perfezionamento che comprende residenze artistiche, masterclass, attività cameristiche e concerti presso alcune delle più prestigiose sedi musicali della città anseatica, culminando nelle esibizioni del 28 giugno presso la storica Laeiszhalle. La partnership ha trovato il pieno sostegno di Daniel Kühnel, Sovrintendente della Symphoniker Hamburg, che ha accolto con particolare favore la collaborazione con il Conservatorio salernitano, partecipando di persona alle audizioni dei ragazzi che sono stati scelti. Si comincerà nel Pranzo concerto XXL dal titolo “Saluti da Salerno” fissato per Le 12, 30 del 28 giugno, nel Foyer Johannes Brahms del Laeiszhalle di Amburgo. Leonardo Marzano al violino, Francesco Liguori al clarinetto e Simone Masucci al pianoforte, inaugureranno il matinèe con la Suite di Darius Milhaud, op. 157b, un affascinante e variegato lavoro che combina influenze di diversi generi musicali come il jazz, il folk e la musica classica. Composta nel 1936, questa suite è divisa in quattro movimenti che esplorano una vasta gamma di emozioni e atmosfere. Impostata con una certa ironia sul concetto della suite strumentale tradizionale, dove una finta eleganza barocca si contrappone a grossolani elementi jazzistici. La suite viene realizzata riorganizzando in quattro movimenti parte delle musiche di scena scritte per il dramma “Le Voyageur sans bagage” di Jean Anouilh. L’opera racconta di un veterano della prima guerra mondiale che, soffrendo di amnesia, cerca di ricostruire i suoi ricordi; appreso di essere un membro particolarmente crudele di una ricca famiglia, decide di cambiare identità. Si continuerà con Gianantonio Frisone che eseguirà il Charles Valentin Alkan “Le festin d’Ésope” op. 39 n. 12, un monumentale studio per pianoforte in Mi minore pubblicato nel 1857, considerato l’apice virtuosistico della sua raccolta, consistente in un tema originale e 25 variazioni che richiedono al pianista una somma di abilità tecniche straordinarie, riassumendo tutte le tecniche esplorate negli undici studi precedenti della medesima opera. La prima parte del programma verrà chiusa dal Grand Duo concertante in mi bemolle maggiore op. 48 di Carl Maria von Weber, un grande classico della letteratura romantica, che verrà eseguito da Francesco Liguori al clarinetto e Gianantonio Frisone al pianoforte. A differenza di altre composizioni per clarinetto di Weber, il Duo Concertante si distingue poiché i due strumenti sono entrambi protagonisti in una giustapposizione uguale delle parti. È l’unica composizione non scritta espressamente per Baermann; gli sarà dedicata dopo la prima esecuzione con Weber al pianoforte e Johann Simon Hermstedt al clarinetto. L’Allegro con fuoco è in forma-sonata, splendido il tema affidato al clarinetto dell’Andante con moto, seguito da un episodio solistico del pianoforte; i due strumenti si riuniscono in un lungo commiato ricco di diverse sfumature sonore, mentre le ombre precedenti si dileguano nel Rondò, annullate dal tema festoso del clarinetto, che esplode con energia, nel finale veloce e brillante dei due strumenti. Simone Criscuolo si cimenterà, quindi, con la fantasia in si minore op. 28 di Alexander Scriabin, una delle composizioni per pianoforte più imponenti, complesse e virtuosistiche dell’intero repertorio tardo-romantico, datata 1900, un ideale ponte stilistico tra la Terza e la Quarta Sonata del compositore russo. La pagina presenta una trama sonora fitta ed imponente, denso di passionalità estatica, armonie cromatiche tese e risoluzioni di accordi aumentati che già guardano verso il suo futuro linguaggio atonale e mistico. La scuola flautistica del nostro conservatorio, sarà rappresentata da Michele Maria Orazzo che eseguirà la Sonata per flauto in re maggiore op. 94 di Sergei Prokofiev, in duo con il pianista Simone Criscuolo. La pagina scritta nel 1943 ad Alma-Ata è opera fondamentale nella letteratura flautistica, per l’ampiezza inusuale delle dimensioni e i trascendentali problemi tecnici posti al solista, Il primo tempo è improntato a un lirismo che comunica immediatamente serenità, di grande sottolineatura melodica, dov’è indiscutibile la preminenza del flauto, pur su una scrittura assai dinamica del pianoforte: è certamente lo strumento a fiato che dipana il racconto e, rispetto al violino, la magia è più evidente, più convincente nel rapporto timbrico. C’è tutto intorno una cantabilità popolare, intrisa degli stilemi del folclore russo. Nello sviluppo il flauto si avventura in disegni virtuosistici, ma gli episodi melodici tornano con regolarità, riportando l’ascoltatore a una sorta di centro di gravità di tutta la Sonata, quasi come fossero dei leitmotiv wagneriani o pucciniani. Il secondo movimento è chiamato anche Allegro ma è uno Scherzo a tutti gli effetti, dove prevale quasi un effetto grottesco, bizzarro, ed è Prokofiev stesso qui a parlare di «riso e ironia». Il terzo movimento, Andante, è la parte più commovente dell’intero lavoro: presenta una straordinaria ampiezza lirica, quasi come la declamazione di una romanza per voce, ed è la parte più profonda della Sonata, più intimistica, più ricca di pathos. Secondo alcuni flautisti il colore è lunare, fresco, contemplativo. E da qui si arriva al quarto movimento, Allegro con brio, e dopo il “gioco” e la tenerezza quasi clownistica dello Scherzo e la serenità dell’Andante, Prokofiev torna a infondere energia, ottimismo, luce, vitalità. Finale affidato per intero a Simone Masucci che dedicherà al pubblico la Toccata op.7 in Do Maggiore, di Robert Schumann, tecnicistica e brillante, dove la fantasia è trattenuta nella felicità del gioco contrappuntistico, prima della Sonata per pianoforte n. 3 in la minore op. 28, di Sergei Prokofiev è uno dei capisaldi del repertorio pianistico del Novecento, celebre per la sua straordinaria energia percussiva, la densità virtuosistica e la struttura condensata in un unico movimento, composta nel 1917 ma basata su abbozzi giovanili del 1907 (da cui il sottotitolo “Dai vecchi quaderni”), rappresentante il perfetto equilibrio tra il rigore formale classico e l’audacia armonica moderna, otto minuti di esecuzione ad altissima intensità. Ma si continuerà nel serale alle ore 19,30, quando il concerto “Mostly Beethoven”, con nomi quali la stessa Martha Argerich, Maxim Vengerov, Lilya Zilberstein, Marc Renner, Fabian Ludwig, Christian Ganzhorn e Péter Gulyka, sarà introdotto dal clarinettista Francesco Liguori, in duo col pianista Gianantonio Frisone, in rappresentanza di tutti gli altri allievi e dei loro maestri, Dario Candela, Giuseppe Carotenuto, Costantino Catena, Sabrina Consoli, Gaetano Falzarano e Tiziana Silvestri.
L'articolo Martha Argerich accoglie i giovani del Martucci proviene da Le Cronache.
