In ogni operazione finanziaria, grande o piccola che sia, arriva il momento in cui la narrazione (abilmente costruita a suon di storytelling e munifici investimenti pubblicitari) incontra il bilancio. Per Banca Ifis quel momento è arrivato venerdì 26 giugno, con un crollo in Borsa che in tarda mattinata ha sfiorato il 40 per cento. Non quella che gli analisti chiamano una correzione di un titolo giudicato sopravvalutato, ma proprio una resa dei conti.
L’utile 2026 si è quasi dimezzato rispetto alle promesse
Il mercato, che pur nei mesi scorsi aveva applaudito la scalata a Illimity, la banca fondata da Corrado Passera, ha deciso di leggere bene i numeri. L’utile 2026, che a febbraio il presidente Ernesto Fürstenberg Fassio prometteva tra i 170 e i 190 milioni «in assenza di shock geopolitici», si è quasi dimezzato a 100-110 milioni. Un tonfo tanto più clamoroso se si pensa che, complice il risiko bancario in corso, l’intero settore viaggia sui massimi. Evidentemente lo shock Banca Ifis ce l’aveva già in casa, e si chiama appunto Illimity. Un brutto inciampo per le ambizioni di Fürstenberg Fassio.

Fuori dai crediti spazzatura proprio mentre si scopre di averne ereditati
Da notare l’ironia, tipica di quelle che la finanza confeziona con rara perfidia. Banca Ifis ha comprato l’istituto di Passera con l’idea di crescere nella specialty finance, ma nel frattempo aveva dato l’addio al business degli Npl, quello dei crediti deteriorati, prevalentemente nel segmento di mercato small tickets unsecured, crediti di piccolo taglio e senza garanzia. Cioè il mestiere che ne ha fatto la fortuna. Quindi la banca veneziana di Fassio esce dai crediti spazzatura proprio mentre scopre di averne ereditati a sufficienza altrove. Un miliardo e mezzo di portafoglio messo in vendita, firma entro l’anno, perfezionamento «a inizio 2027». Almeno si spera.

Comprarsi un competitor e portarsi in dote anche i rilievi della Vigilanza
Ma il capitolo più istruttivo è quello degli accantonamenti: 70 milioni, già stanziati, di cui 30 su «alcune esposizioni creditizie di grandi dimensioni» riviste con approccio «ancor più conservativo». Gli altri 40 su esposizioni cartolarizzate di Illimity, su cui Bankitalia aveva già acceso un faro, di cui Banca Ifis si è fatta carico con la sua acquisizione. Insomma, un capolavoro: si compra un competitor per le sinergie e ci si porta in dote anche i rilievi della Vigilanza. Che infatti è in casa: ispezione conclusa, rapporto finale atteso «tra la fine di luglio e l’inizio di settembre». Tradotto dal banchese: prima dell’estate non si sa nulla.

A scongiurare il crollo della baracca sono arrivati puntuali altri 70 milioni di attività fiscali differite, le benemerite Dta, che «contribuiranno positivamente alla generazione di capitale negli esercizi successivi». È l’alchimia di sempre: una perdita di oggi promossa a risorsa di domani, purché domani vada tutto bene. Il Cet 1 dovrebbe attestarsi a 13,5 punti, ma l’amministratore delegato Frederik Geertman si dice «impegnato a raggiungere i 14». L’impegno, come la guidance, resta un genere letterario.

Sul piano industriale, prospettive diciamo nebulose. Niente «guidance formale» per il prossimo anno perché «abbiamo diverse cose in divenire». E sui dividendi, vero termometro per la famiglia Fürstenberg Fassio, imparentata con gli Agnelli e padrona del 50,5 per cento via la lussemburghese La Scogliera, la rassicurazione è di quelle che inquietano: la politica «non è cambiata formalmente».
Acquisire a sconto una banca in difficoltà è facile. Ma poi gli azionisti…
Resta la fotografia di un istituto che nel 2025 ha celebrato la «tappa storica», doppiato gli utili a 328 milioni grazie al badwill di una preda pagata meno del suo patrimonio, e che oggi scopre il significato meno nobile di quel termine inglese: cattiva volontà, sì, ma anche cattivo presagio. Comprare a sconto una banca in difficoltà è facile. Il difficile viene quando tocca poi spiegarlo agli azionisti. Che infatti hanno risposto nel modo più eloquente: vendendo i titoli a manetta.
