Salerno. Niente “mini shorts” nei luoghi di cura

L’istituzione sanitaria non è un prolungamento della spiaggia e la cura del corpo, anche sotto il profilo formale, rappresenta il primo tassello del rispetto reciproco tra medico e paziente. Su questo principio cardine si sviluppa la nuova linea programmatica impressa da Paky Memoli, assessore alla medicina territoriale e prevenzione sanitaria del Comune di Salerno, pronta a tradurre in un provvedimento amministrativo strutturato una riflessione che unisce la sensibilità della professione medica alla responsabilità della gestione pubblica. L’obiettivo dell’esponente della giunta cittadina è la redazione di un vero e proprio regolamento comunale che disciplini l’abbigliamento consono da mantenere all’interno degli ambulatori, delle strutture ospedaliere e di tutti i presidi sanitari del territorio, ponendo fine a consuetudini estive giudicate ormai incompatibili con la solennità dei luoghi di cura. Il dibattito si accende programmaticamente con l’arrivo della stagione calda, un periodo dell’anno storicamente associato alla legittima ricerca di refrigerio, alle vacanze e a una diffusa flessibilità nel vestire. Se l’uso di tessuti leggeri come il lino o il cotone e la scelta di tonalità chiare rappresentano soluzioni ottimali e pienamente condivisibili per fronteggiare le temperature roventi, il confine tra la praticità e l’inadeguatezza viene troppo spesso valicato. Secondo la visione dell’assessore salernitano, la libertà individuale nel contrastare la calura non può tradursi in una totale deregolamentazione formale quando si varca la soglia di un centro medico. L’abitudine di presentarsi in ambulatorio o nei reparti ospedalieri indossando pantaloni eccessivamente corti o capi prettamente balneari viene identificata come una distorsione da correggere, un fenomeno che non risparmia nessuna delle categorie che frequentano quotidianamente la macchina sanitaria locale. La necessità di un intervento normativo nasce dalla constatazione che il problema non investe soltanto l’utenza cittadina. Il futuro testo regolamentare si rivolgerà programmaticamente a una platea ampia, includendo sia i pazienti che si recano a vario titolo nelle strutture, sia le figure professionali che vi transitano per ragioni lavorative, come la categoria degli informatori e delle informatrici scientifiche del farmaco. L’intento della dottoressa Memoli non è quello di istituire un regime punitivo, bensì quello di riaffermare il valore simbolico e sociale dello stato di salute, inteso come un bene prezioso che richiede una cornice di assoluta dignità. In quest’ottica, la figura del medico non viene percepita come un mero prestatore di servizi tecnici, ma come un punto di riferimento costante ed essenziale nell’esistenza di ogni essere umano, il cui ruolo merita di essere onorato anche attraverso la postura e l’estetica di chi si relaziona con lui. Il parallelismo proposto dall’amministrazione salernitana traccia una linea di continuità con altre sfere della vita civile e culturale. Comunemente si accetta l’esistenza di un codice di comportamento e di abbigliamento implicito quando si frequenta un teatro o una cerimonia pubblica, contesti in cui l’abito formale riflette la considerazione che si nutre per l’evento e per la comunità ospitante. Secondo l’assessorato alla medicina territoriale, lo stesso identico rigore deve applicarsi all’incontro con il personale sanitario. Il decoro nell’abbigliamento e la cura complessiva della propria persona sono indicatori immediati del modo in cui un individuo si rapporta con il prossimo, elementi comunicativi non verbali che strutturano la qualità della convivenza civile e il mutuo riconoscimento delle funzioni sociali. L’atto amministrativo in fase di studio intende quindi codificare ciò che per lungo tempo è stato affidato al semplice buon senso e che oggi rischia di perdersi tra le maglie di un diffuso disimpegno generazionale e culturale. Indossare un abbigliamento consono non rappresenta un mero formalismo d’altri tempi, ma si configura come una concreta attestazione di stima verso il lavoro degli operatori sanitari, spesso impegnati in contesti di forte pressione emotiva e operativa, e verso le istituzioni stesse che garantiscono la tutela della salute pubblica. La proposta di Salerno mira a fare scuola, trasformando la cura del dettaglio visivo in uno strumento di consapevolezza collettiva, capace di ricordare a chiunque entri in un luogo di sofferenza e guarigione che la dignità del servizio sanitario passa anche attraverso gli occhi di chi lo frequenta. Erika Noschese

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