Parco del Cilento: la famiglia Sarnicola

di Raffaella D’Andrea

Il nostro viaggio nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e degli Alburni ci porta ad Agropoli, la città che da sempre viene considerata la porta d’ingresso del territorio cilentano. Un luogo che non è soltanto mare e turismo, ma anche storia, tradizioni e attività familiari che da generazioni contribuiscono a costruirne l’identità. Nel cuore del borgo antico, affacciato sulle stesse strade che hanno visto passare oltre un secolo di vita cittadina, sorge il Caffè Nazionale 1910, attività storica che da quattro generazioni appartiene alla famiglia Sarnicola. Un locale che è molto più di un bar: è un punto di ritrovo, un osservatorio privilegiato sui cambiamenti della città e un vero museo della memoria collettiva. Tra fotografie d’epoca, documenti, cimeli e racconti tramandati di padre in figlio, il Caffè Nazionale 1910 racconta la storia di Agropoli meglio di molti libri. Una storia iniziata agli albori del Novecento con Francesco Sarnicola, quando il locale era già un riferimento per la comunità. «La nostra famiglia è ad Agropoli da oltre un secolo», racconta Mario Sarnicola, terza generazione alla guida dell’attività. «Abbiamo documenti e fotografie che testimoniano la presenza della famiglia già dalla fine dell’Ottocento. Questo locale ha visto crescere intere generazioni di agropolesi». Tra i tanti primati custoditi dal Caffè Nazionale 1910 ce n’è uno particolarmente curioso: aver contribuito a far conoscere nel Cilento il pasticciotto leccese. Una tradizione che risale agli anni Venti e Trenta del secolo scorso. «Secondo una ricerca fatta in famiglia – spiega Sarnicola – il pasticciotto arrivò qui probabilmente attraverso una suora proveniente da Lecce. Fu mia zia a cominciare a prepararlo e da allora è diventato uno dei simboli della nostra produzione». Un dolce che ancora oggi identifica il locale e che continua ad attirare clienti e visitatori da tutto il territorio e che oggi si declina anche nella versione gelato. Nel corso dei decenni il Caffè Nazionale ha accompagnato l’evoluzione di Agropoli. Dai tempi in cui il caffè veniva preparato con macchine alimentate a fuoco e il locale ospitava ricevimenti e matrimoni nel giardino, fino all’attuale proposta che affianca alla tradizione una pasticceria più moderna, la produzione di cioccolato artigianale e la ristorazione. Una trasformazione che non ha mai cancellato il legame con le proprie radici. Anzi, lo ha rafforzato. Oggi l’attività è arrivata alla quarta generazione con i figli Corrado e Mario, che hanno scelto di restare ad Agropoli e proseguire il lavoro di famiglia. Una scelta non scontata in un’epoca in cui molti giovani lasciano i piccoli centri. «Non li abbiamo mai obbligati – racconta Mario Sarnicola – ma hanno deciso spontaneamente di continuare questa storia. Accanto ai due figli che hanno scelto di proseguire l’attività di famiglia, c’è anche una terza figlia che ha intrapreso una strada diversa, lavorando come insegnante lontano da Agropoli. Eppure ogni volta che torna in città per le vacanze o nei periodi di ferie, non esita a rimboccarsi le maniche e dare una mano nel locale. Ognuno ha portato il proprio contributo, soprattutto nella ristorazione e nell’accoglienza». Il Caffè Nazionale 1910 continua così a essere un luogo di incontro per residenti e visitatori, ma anche un custode della memoria cittadina. Le centinaia di fotografie raccolte negli anni raccontano l’evoluzione di Agropoli, delle sue famiglie, delle sue piazze e delle sue tradizioni, significative quelle che mostrano lo sbarco degli Alleati a Salerno durante la Seconda guerra mondiale, merierebbero un posto di riguardo nel museo cittadino. «Sono fotografie che raccontano non solo la nostra famiglia ma la storia di un’intera comunità. Custodirle significa preservare la memoria di ciò che siamo stati». Accanto a Mario c’è anche la moglie Francesca, farmacista di professione, che dopo il matrimonio ha scelto di dedicarsi alla famiglia e all’attività. Una storia familiare che si intreccia con quella del locale e della città. «Abbiamo sempre cercato di trasmettere ai nostri figli valori semplici come onestà, sincerità e rispetto per il lavoro», racconta. «È questa l’eredità più importante che vogliamo lasciare». Ed è forse proprio questo il segreto che ha permesso al Caffè Nazionale di attraversare oltre cento anni di storia: non soltanto il caffè, i dolci o il celebre pasticciotto leccese, ma la capacità di una famiglia di custodire nel tempo la propria identità e quella di una comunità intera. Perché il Cilento non vive soltanto nei suoi paesaggi. Vive soprattutto nelle famiglie che, generazione dopo generazione, continuano a raccontarne la storia.

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