Salerno, Ora e sempre sofferenza

di Alfonso Malangone*

Sappiamo tutti che, nella vita, non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. E, quindi, che è ben possibile ci sia chi apprezzi quello che altri disprezzano in conseguenza di valutazioni strettamente personali. Sta di fatto che ciascuno può definire ‘bello’ ciò che, risultando gradevole alla vista, riesce ad esercitare nei suoi confronti una potente forza attrattiva sotto la pressione psicologica delle stesse emozioni prodotte da una condizione di benessere. La rilevazione di tali accadimenti ha spinto da lungo tempo qualche studioso a dichiarare che ‘il bello fa stare bene’ e a spiegare, con basi scientifiche e filosofiche, che le simmetrie, le proporzioni e l’armonia complessiva sono elementi del patrimonio genetico degli esseri umani in qualità di indicatori biologici di salute e vita. Peraltro, che sia l’armonia a regolare il mondo è comprovato dalle forze universali che impediscono alla palla sulla quale giriamo di andarsi a sfracellare da qualche parte alla velocità di 110.000 Km all’ora. Più di recente, una branca della stessa biologia, l’epigenetica, ha dimostrato che i comportamenti, l’ambiente, le condizioni esteriori agiscono come interruttori di attivazione e disattivazione dei geni all’interno del dna cellulare modificando, nel bene o nel male, le istruzioni di montaggio trasmesse dai cromosomi dei genitori. In sostanza, l’epigenetica dice che se l’apporto materno e paterno definisce il carattere, i tratti somatici e anche la predisposizione rispetto a specifiche malattie, la qualità della vita quotidiana, in tutti i sensi, è in grado di incidere sull’evoluzione della specie, sia pure nel lungo periodo. In merito, benché tutto questo sembri frutto di scoperte recenti, c’è da sottolineare che già tra i primi Romani il termine ‘bellus’, cioè bello, era usato come diminutivo di una forma arcaica di ‘bonus’, cioè buono, così denunciando la presenza di un legame tra il bello-attraente e il bello-buono, lieto, piacevole, nonché l’influenza benefica sulla salute fisica e psicologica della ricchezza interiore. Di fatto, pur senza l’epigenetica, loro avevano capito che il bello e il buono sono facce della stessa medaglia e che l’alimentazione corretta, l’attività fisica, i fenomeni ambientali positivi, il livello di educazione, le sane abitudini quotidiane, sono tutte fonti di una condizione di benessere in grado di modificare la originaria composizione chimica dei geni. Una chiara conferma è offerta dalle diversità stratificatesi nel corso dei secoli tra le varie popolazioni in funzione delle caratteristiche dei luoghi, delle abitudini di vita, delle tradizioni, a dimostrazione del fatto che nascere in un’area o in un’altra non è equivalente. In quelle dove è presente un elevato livello di ‘bello-buono’ migliora l’evoluzione della specie e si modifica, in profondità, il filamento del dna dei fortunati residenti. Dove prevalgono situazioni sventurate, con inquinamento ambientale, degrado e comportamenti incivili, o dove mancano le radici della memoria, l’involuzione colpisce e debilita l’organismo minacciandone la vitalità. In tutto questo, anche la cultura fa la sua parte, perché il contatto continuo con luoghi capaci di trasmettere ricordi e profonde sensazioni induce ad interiorizzare le emozioni ponendo le basi per l’attivazione di quei geni che chimicamente costruiscono la strada per un più elevato livello di civiltà. Il segmento aureo dei greci, l’uomo Vitruviano, la Venere del Botticelli, e tante altre cose, sono esempi concreti dei secolari effetti del ‘bello-buono’ sulla vita del nostro Paese. Per questo motivo, cresce costantemente il numero di coloro che, privi di eguali riferimenti, vengono a decine di milioni a visitarci per quello che siamo e, soprattutto, per quello che siamo stati, allo scopo di ritrarne stupore, meraviglia, sorpresa e commozione da assorbire a beneficio dei propri dna. Per fortunata circostanza, Salerno può vantare indiscutibili ricchezze ambientali e importanti memorie storico-culturali prodotte in oltre 2.700 anni di vita, a iniziare dalle prime popolazioni etrusche insediatesi sulle alture di Fratte, a ridosso del fiume Irno. I Romani hanno lasciato reperti archeologici significativi, in rapporto alle sue dimensioni, mentre Longobardi e Normanni l’hanno resa grande nella veste di Capitale dei territori meridionali. Da qui partì Roberto il Guiscardo per la conquista della Sicilia, sconfiggendo gli Arabi che l’avevano dominata per 250 anni. Nel Centro Storico, edifici religiosi e civili sono la testimonianza di una civiltà antica che ha saputo produrre Chiese e Monasteri, due Regge, le mura Arechiane, gli Archi di via Arce, la Cattedrale e altro ancora. In quella Salerno, i criteri costruttivi seguivano regole ispirate a proporzioni e a simmetrie tuttora in grado di alimentare profonde emozioni, magari pure tra gli stessi cittadini se ci fosse una maggiore attenzione. Purtroppo, queste ricchezze versano in condizioni di evidente degrado, se non di devastante abbandono, in luogo di essere mostrate con giusto orgoglio a chi ricerca cose diverse dai grattacieli di Dubai. A chi, cioè, non va in giro alla ricerca di divertimenti, né di un Casinò, né di volteggiare su qualche montagna russa e neppure avverte l’impulso di fare ‘ohhh’ di fronte agli edifici della modernità, ma che è pronto ad emozionarsi osservando un tramonto sul mare, un cielo azzurro, l’abilità di un artigiano, il talento di un artista e anche la creatività di uno chef. Per questo, aspirare al ‘bello-buono’ per la nostra Città non esprime la scomposta volontà di manifestare una superiorità morale e/o culturale, ma semplicemente il desiderio di vedere finalmente diffuse quelle condizioni che possono modificare in meglio la chimica dei geni del dna dei residenti. Un bel mare, una bella spiaggia, le luci delle stelle, il profumo di un giardino, la pulizia e il decoro non sono fronzoli da esporre a maggior gloria, ma elementi basilari di un rinnovamento esteriore che, dice l’epigenetica, migliora le condizioni di salute e vita. Diversamente, ci sarebbe solo sofferenza. Ora e sempre. *Ali per la Città

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