Nel primo dei due giorni dedicati alle offerte dedicate agli utenti Prime, i lavorati di Amazon hanno annunciato lo sciopero nello stabilimento di Piacenza. Circa 400 i dipendenti a incrociare le braccia, come spiegato dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, Nidil Cgil, Felsa Cisl, Uiltemp. La protesta è scattata a causa «dell’indisponibilità aziendale al confronto per ascoltare le richieste di chi lavora, un incremento di retribuzione molto basso, 1,1 per cento, rispetto a quello del 3,3 proclamato; l’assenza di forme di welfare e il mancato aumento dell’importo del buono pasto, l’assenza di attenzione alle problematiche di salute e sicurezza; il continuo ricorso a contestazioni disciplinari per futili motivi».
I sindacati: «L’aumento è meno di quanto annunciato»
I vertici delle sigle sindacali di Piacenza hanno spiegato che nel precedente confronto tra i dipendenti e l’azienda non si era raggiunto l’accordo su buoni pasto e altre forme di welfare aziendale. Alberto Zucconi della Filcams Cgil ha spiegato che «per quanto riguarda i salari l’azienda ha annunciato a fine settembre un incremento del 3 per cento. Da parte dell’azienda abbiamo dunque un aumento limitato all’1,1% effettivo, molto meno di quello annunciato». Questo perché i lavoratori hanno percepito un Afac (anticipo sui futuri aumenti contrattuali) che ora risulta assorbito nei 45 euro in più annunciati da Amazon.

Amazon: «Retribuzione è 7 per cento in più del Ccnl»
Dal canto suo, l’azienda ha risposto che «la retribuzione di ingresso prevista dal Ccnl Commercio è pari a 1655,98 euro. Amazon, grazie alla propria politica di revisione annuale degli stipendi, offre, a partire dal 1º ottobre 2023, una retribuzione di ingresso di 1.765 euro, cioè circa il 7 per cento in più rispetto a quanto previsto dal Ccnl». E poi ha concluso: «Queste revisioni annuali degli stipendi ci permettono di garantire e mantenere una equità di trattamento salariale in tutto il network».

